01/09/2022
DI MONASTERI ED ALTRE STORIE
“Sigà sigà”, “piano piano”, dicono qui. E’ un po’ la filosofia di vita che così tanto ci piace di questo Paese meraviglioso. E l’abbiamo presa alla lettera! Tant’è che mi accorgo adesso che vi avevo promesso di parlarvi dei monasteri, qualche giorno fa… O mammaaaaa, sono già passati quasi 20 giorni! Vabbè, giuro che sarà un bel post.
Di monasteri, dunque, si diceva. L’isola ne ha diversi: Panachrantou, Agias Marinas, Palatiani, Agias Irini, Agios Nikolaou, Tromarchianis, Zoodochou Pigis, ecc... ed ognuno ha il suo carattere unico. Si trovano tutti lontano dalle zone turistiche, via dai centri affollati, in luoghi che solo per questo motivo offrono al visitatore panorami mozzafiato e pace assoluta. Ce ne sono tre ai quali siamo particolarmente affezionati, perché per noi hanno un significato legato a qualcosa di speciale. Agios Nikolaou è stato il primissimo monastero che abbiamo visitato nel 2018, durante la nostra prima vacanza ad Andros. All’epoca avevamo affittato una Honda rosso fiammante, ed in effetti per arrivare a questo monastero la strada è un po’ impervia e sconnessa (come per altri sull’isola), il complesso appare all’improvviso dopo una serie di tornanti e passaggi stretti e a strapiombo. Soffrendo di vertigini, ricordo che mi ero parecchio imparentata con la maniglia sopra lo sportello passeggero, ma la fatica fu ampiamente ripagata dalla visita. San Nicola è un posto fermo nel tempo, dove aleggia un silenzio irreale e si sentono i gridi dei falchi in volo radente sopra le sue pietre. La vista che si gode dall’alto offre il necessario distacco per riflettere sulle umane cose, che da qui appaiono davvero lontane e di poco conto. Il cuore è in raccoglimento e i capelli scompigliati dal vento sembrano tirati in alto verso il paradiso da una mano invisibile, tanto ci si sente vicini al cielo. La visita alla chiesa è avvenuta nella totale oscurità, il pope che ci accompagnava parlava qualche parolina di inglese, ma abbiamo preferito rimanere in silenzio, lasciar abituare gli occhi al buio e godere di quella meraviglia. Mi ha colpita la magnificenza degli interni, in assoluta contrapposizione con la semplicità dell’edificio, e la miriade di ex-voto presenti, davvero splendidi e di epoche diverse.
Il secondo monastero di cui mi piace parlarvi è Panachrantou, complesso davvero imponente che domina la valle della Chora. Come un guardiano austero e fedele, presta la sua protezione a queste terre benedette, dove ulivi, cipressi e ogni sorta di alberi da frutta si susseguono, tra muri a secco e piccole platee sulle colline. E’ generosa Andros, soprattutto in questa parte dell’isola, le sue numerose fonti d’acqua rinfrescano e rendono produttiva la terra, qui non c’è giardino che non abbia i suoi limoni, i suoi fichi, le amarene, le susine, e poi uva, mele cotogne, agrumi e tanti tanti orti. Mangiano bene e sano, gli andrioti. Peccato che l’isola e le sue bellissime case bianche non siano abitate tutto l’anno, quanto spreco di frutta deliziosa! Ma sto divagando… torniamo al nostro magnifico monastero. Ci siamo andati molte volte, ma ne ricordo una in particolare, l’anno scorso, durante la festa che ogni 27 del mese di luglio anima questo luogo. Siamo partiti a piedi di buon mattino, sembrava così vicino e assolutamente fattibile, alloggiavamo nel piccolo villaggio di Fallika, che si trova proprio ai suoi piedi. Non avevamo calcolato però i tornanti. Una scarpinata ragazzi!! O forse a noi poco allenati è sembrata così. Ma ne valeva la pena! Il monastero era vestito a festa, le centinaia di visitatori e pellegrini lo rendevano vivace e animato, e si respirava un clima di gratitudine, raccoglimento e gioia. Una lunga funzione tenuta dai pope vestiti con i loro paramenti sacri più belli e colorati, i canti e le voci in preghiera, la processione verso le icone a cui rendere omaggio, e poi il pane santo, bevande e dolcetti offerti ai visitatori, le candele accese e il profumo di incenso rendevano l’atmosfera davvero mistica e accogliente, come sempre accade nelle chiese ortodosse di questo Paese. Ci piacque tanto riconoscere tra la folla il viso amichevole di Iorgos, e osservare i dettagli preziosi delle vesti sacre, ricevere con le mani giunte quei dolci offerti con amore, e condividere con degli sconosciuti una cerimonia così sentita e partecipata.
Il terzo monastero di cui vorrei parlarvi è quello di Agias Marinas. Se ne sta appena sopra la casa di Inga ed Angelo, per raggiungerlo ci vogliono davvero 5 minuti (in auto). Se volete andarci a piedi, fatelo in un giorno in cui non soffi forte il Meltemi, perché si trova in cima ad una petrosa collina molto esposta. E’ stato tutto rimesso a nuovo, il vecchio intonaco smantellato e la pietra rimessa a n**o e stuccata di tutto punto. E’ un cantiere continuo, Agias Marinas, le numerose donazioni da parte di magnati ciprioti arrivano con costanza e il monastero ha ampliato e abbellito la sua struttura negli anni, forse perdendo un po’ della sua autenticità, ma devo dire che resta comunque un posto molto bello ed evocativo di una pace che qui aleggia veramente, sia nei visi sereni dei pochi pope rimasti, sia nei sorrisi delle volontarie all’accoglienza, sia nei suoi angolini di raccoglimento. La chiesa poi è splendida, così come le icone al suo interno, le decorazioni, gli affreschi. Siamo particolarmente affezionati a questo luogo perché l’anno scorso abbiamo assistito del tutto inaspettatamente ad una scena che non dimenticheremo: eravamo nella saletta in cui i visitatori stazionano dopo aver reso omaggio alla Santa Madre di Gesù, e stavamo degustando il caffè , quando un pope molto anziano si è avvicinato, offrendoci dei lokum alla rosa. Vicino a noi, una piccola famiglia con un bimbo, che pareva non gradire quella pausa e piangeva disperatamente. Il pope, con voce profonda, rivolgendo il suo sguardo e le sue mani aperte verso il bimbo in lacrime, cominciò a cantare un salmo la cui dolcezza, nonostante non capissimo una parola, ci commosse profondamente. Una voce che arrivava da lontano, dal tempo passato, e proprio dal suo cuore… Il bambino smise di piangere e noi ci sciogliemmo per la bellezza di quell’attimo perfetto. Vedendo la nostra commozione, il pope ci chiese di rimanere a dormire lì, più volte; purtroppo avevamo altri impegni e declinammo l’invito. Ma quest’anno siamo tornati determinati a restare, per vedere di nuovo quel Pater che era rimasto nei nostri cuori. Purtroppo, abbiamo saputo che non gode di buona salute e che la sua mente è offuscata dalla malattia, ci è dispiaciuto molto. Resta per noi una immagine di dolcezza e accoglienza che non dimenticheremo.