AndrosVai?

AndrosVai? Vacanze emozionali sull'isola di Andros - Grecia Benvenuto nella nostra pagina, noi siamo Inga e Angelo, Betta e Max.

Siamo “amici per caso”, ci ha uniti il comune amore per Andros, questa isola splendida e ancora poco turistica, pressoché sconosciuta agli italiani. Ci piacerebbe accompagnarti alla scoperta dei suoi colori, e perché no accoglierti quando vorrai sentire anche i suoi sapori e i suoi profumi, vivendo una vacanza indimenticabile fatta di natura, tanto mare, buon cibo e vita vera. Se ti piace l’idea,

comincia a viaggiare tra le nostre pagine, e domani, magari, vorrai farlo davvero…
Buona navigazione, e buon vento!

Dolcissimo Settembre ❤️
14/09/2022

Dolcissimo Settembre ❤️

DI MONASTERI ED ALTRE STORIE“Sigà sigà”, “piano piano”, dicono qui. E’ un po’ la filosofia di vita che così tanto ci pia...
01/09/2022

DI MONASTERI ED ALTRE STORIE

“Sigà sigà”, “piano piano”, dicono qui. E’ un po’ la filosofia di vita che così tanto ci piace di questo Paese meraviglioso. E l’abbiamo presa alla lettera! Tant’è che mi accorgo adesso che vi avevo promesso di parlarvi dei monasteri, qualche giorno fa… O mammaaaaa, sono già passati quasi 20 giorni! Vabbè, giuro che sarà un bel post.
Di monasteri, dunque, si diceva. L’isola ne ha diversi: Panachrantou, Agias Marinas, Palatiani, Agias Irini, Agios Nikolaou, Tromarchianis, Zoodochou Pigis, ecc... ed ognuno ha il suo carattere unico. Si trovano tutti lontano dalle zone turistiche, via dai centri affollati, in luoghi che solo per questo motivo offrono al visitatore panorami mozzafiato e pace assoluta. Ce ne sono tre ai quali siamo particolarmente affezionati, perché per noi hanno un significato legato a qualcosa di speciale. Agios Nikolaou è stato il primissimo monastero che abbiamo visitato nel 2018, durante la nostra prima vacanza ad Andros. All’epoca avevamo affittato una Honda rosso fiammante, ed in effetti per arrivare a questo monastero la strada è un po’ impervia e sconnessa (come per altri sull’isola), il complesso appare all’improvviso dopo una serie di tornanti e passaggi stretti e a strapiombo. Soffrendo di vertigini, ricordo che mi ero parecchio imparentata con la maniglia sopra lo sportello passeggero, ma la fatica fu ampiamente ripagata dalla visita. San Nicola è un posto fermo nel tempo, dove aleggia un silenzio irreale e si sentono i gridi dei falchi in volo radente sopra le sue pietre. La vista che si gode dall’alto offre il necessario distacco per riflettere sulle umane cose, che da qui appaiono davvero lontane e di poco conto. Il cuore è in raccoglimento e i capelli scompigliati dal vento sembrano tirati in alto verso il paradiso da una mano invisibile, tanto ci si sente vicini al cielo. La visita alla chiesa è avvenuta nella totale oscurità, il pope che ci accompagnava parlava qualche parolina di inglese, ma abbiamo preferito rimanere in silenzio, lasciar abituare gli occhi al buio e godere di quella meraviglia. Mi ha colpita la magnificenza degli interni, in assoluta contrapposizione con la semplicità dell’edificio, e la miriade di ex-voto presenti, davvero splendidi e di epoche diverse.
Il secondo monastero di cui mi piace parlarvi è Panachrantou, complesso davvero imponente che domina la valle della Chora. Come un guardiano austero e fedele, presta la sua protezione a queste terre benedette, dove ulivi, cipressi e ogni sorta di alberi da frutta si susseguono, tra muri a secco e piccole platee sulle colline. E’ generosa Andros, soprattutto in questa parte dell’isola, le sue numerose fonti d’acqua rinfrescano e rendono produttiva la terra, qui non c’è giardino che non abbia i suoi limoni, i suoi fichi, le amarene, le susine, e poi uva, mele cotogne, agrumi e tanti tanti orti. Mangiano bene e sano, gli andrioti. Peccato che l’isola e le sue bellissime case bianche non siano abitate tutto l’anno, quanto spreco di frutta deliziosa! Ma sto divagando… torniamo al nostro magnifico monastero. Ci siamo andati molte volte, ma ne ricordo una in particolare, l’anno scorso, durante la festa che ogni 27 del mese di luglio anima questo luogo. Siamo partiti a piedi di buon mattino, sembrava così vicino e assolutamente fattibile, alloggiavamo nel piccolo villaggio di Fallika, che si trova proprio ai suoi piedi. Non avevamo calcolato però i tornanti. Una scarpinata ragazzi!! O forse a noi poco allenati è sembrata così. Ma ne valeva la pena! Il monastero era vestito a festa, le centinaia di visitatori e pellegrini lo rendevano vivace e animato, e si respirava un clima di gratitudine, raccoglimento e gioia. Una lunga funzione tenuta dai pope vestiti con i loro paramenti sacri più belli e colorati, i canti e le voci in preghiera, la processione verso le icone a cui rendere omaggio, e poi il pane santo, bevande e dolcetti offerti ai visitatori, le candele accese e il profumo di incenso rendevano l’atmosfera davvero mistica e accogliente, come sempre accade nelle chiese ortodosse di questo Paese. Ci piacque tanto riconoscere tra la folla il viso amichevole di Iorgos, e osservare i dettagli preziosi delle vesti sacre, ricevere con le mani giunte quei dolci offerti con amore, e condividere con degli sconosciuti una cerimonia così sentita e partecipata.
Il terzo monastero di cui vorrei parlarvi è quello di Agias Marinas. Se ne sta appena sopra la casa di Inga ed Angelo, per raggiungerlo ci vogliono davvero 5 minuti (in auto). Se volete andarci a piedi, fatelo in un giorno in cui non soffi forte il Meltemi, perché si trova in cima ad una petrosa collina molto esposta. E’ stato tutto rimesso a nuovo, il vecchio intonaco smantellato e la pietra rimessa a n**o e stuccata di tutto punto. E’ un cantiere continuo, Agias Marinas, le numerose donazioni da parte di magnati ciprioti arrivano con costanza e il monastero ha ampliato e abbellito la sua struttura negli anni, forse perdendo un po’ della sua autenticità, ma devo dire che resta comunque un posto molto bello ed evocativo di una pace che qui aleggia veramente, sia nei visi sereni dei pochi pope rimasti, sia nei sorrisi delle volontarie all’accoglienza, sia nei suoi angolini di raccoglimento. La chiesa poi è splendida, così come le icone al suo interno, le decorazioni, gli affreschi. Siamo particolarmente affezionati a questo luogo perché l’anno scorso abbiamo assistito del tutto inaspettatamente ad una scena che non dimenticheremo: eravamo nella saletta in cui i visitatori stazionano dopo aver reso omaggio alla Santa Madre di Gesù, e stavamo degustando il caffè , quando un pope molto anziano si è avvicinato, offrendoci dei lokum alla rosa. Vicino a noi, una piccola famiglia con un bimbo, che pareva non gradire quella pausa e piangeva disperatamente. Il pope, con voce profonda, rivolgendo il suo sguardo e le sue mani aperte verso il bimbo in lacrime, cominciò a cantare un salmo la cui dolcezza, nonostante non capissimo una parola, ci commosse profondamente. Una voce che arrivava da lontano, dal tempo passato, e proprio dal suo cuore… Il bambino smise di piangere e noi ci sciogliemmo per la bellezza di quell’attimo perfetto. Vedendo la nostra commozione, il pope ci chiese di rimanere a dormire lì, più volte; purtroppo avevamo altri impegni e declinammo l’invito. Ma quest’anno siamo tornati determinati a restare, per vedere di nuovo quel Pater che era rimasto nei nostri cuori. Purtroppo, abbiamo saputo che non gode di buona salute e che la sua mente è offuscata dalla malattia, ci è dispiaciuto molto. Resta per noi una immagine di dolcezza e accoglienza che non dimenticheremo.

29/08/2022
DI INCONTRI, GATTI, MONASTERI ED ALTRE STORIE: 1) GLI INCONTRIEccomi di nuovo qui, mamma mia da quanto tempo non scrivo!...
10/08/2022

DI INCONTRI, GATTI, MONASTERI ED ALTRE STORIE:

1) GLI INCONTRI

Eccomi di nuovo qui, mamma mia da quanto tempo non scrivo! L’isola è talmente accattivante, e noi così curiosi, che il tempo scorre via veloce e neppure ci ricordiamo più che giorno sia. La Grecia è maestra nell’insegnare a prendere la vita con calma, nel gustare ogni cosa senza fretta o urgenza, e noi ci siamo adeguati subitissimo. Anche se le cose da fare sono sempre tante, non ci priviamo più del piacere di fermarci a chiacchierare con qualche amico vecchio o nuovo incontrato per strada, o per caso. In Italia ci saremmo lasciati andare ad un fugace saluto con la mano da lontano, tutti presi nel nostro “andare”, qui lasciamo quel che stavamo facendo e ci concediamo spessissimo il lusso di prenderci il nostro tempo, per fermarci all’ombra di un platano a sorseggiare un “freddo cappuccino” parlando del tempo, del cibo o della situazione internazionale. La cosa che mi piace di più è proprio questo confronto, e i racconti di vita che emergono dagli incontri che sempre più spesso caratterizzano le nostre giornate. Da quando siamo qui, abbiamo avuto la fortuna di parlare con tante persone nuove, tra cui diversi italiani che per un motivo o per l’altro si trovano a condividere con noi questo cielo, non da turisti ma da viaggiatori, o addirittura da residenti. Abbiamo così conosciuto Luisa e Laura, due simpatiche cugine con le quali abbiamo sorseggiato una deliziosa vissinada, che ci hanno mostrato lati della vita sull’isola davvero interessanti, una con lo sguardo di chi vive e lavora stabilmente qui e l’altra con l’occhio leggero di chi viene come turista da tanto tempo ed ha assistito ai cambiamenti degli ultimi 20 anni; poi Eugenia ed Aurora, incontrate in una taverna fuorimano dove io stavo sbranando un delizioso pollo stufato in foglie di vite, che ci hanno raccontato un po’ di storia e di curiosità, parlandoci anche della piccola comunità italiana che ha casa sull’isola; o ancora Liana, Carlo, Francesca e i loro ragazzi, con i quali abbiamo veramente spaziato piacevolmente, chiacchierando d’ogni cosa, davanti alle delizie di Inga ed ai liquorini di Max; Nachum, Gianna e Luciano, da Jaffa e Torino, con i quali abbiamo surfato tra usanze diverse e diversi idiomi; Olivier e Roberta, con le loro esperienze di vita intense e piene di passioni. Da questi incontri nascono i ricordi che sempre rendono speciali i viaggi ed il tempo lontani da casa, e chissà, magari anche pezzettini di futuro da costruire insieme. Amo ciò che quest’isola fa alle persone: prima le cattura, poi le avvicina, e infine le fa sbocciare come fiori…

2) I GATTI

O forse dovrei chiamarli, “gli SfiGatti di Andros”, prendendo a prestito un neologismo davvero delizioso, da un famoso film americano. Qui non si può parlare di gatti nel senso felino del termine, cioè di quei batuffolini pelosi e accattivanti che selezionano marche di crocchette al gusto salmone con lo sguardo annoiato, spaparanzati sul nostro divano cittadino, immersi in morbidi cuscini color pervinca. Nossignori, qui i gatti sembrano usciti da un album di foto del dopoguerra, sembrano premasticati, digeriti e poi sputati, sopravvissuti ad un olocausto nucleare. Li vedi uscire con balzo da rapina dai cassonetti a bordo strada, il più delle volte sembrano dei puzzle di gatto, un orecchio intero e l’altro mozzicato, un occhio guercio e una zampa sifolina, una coda mozzata ed una cicatrice a forma di 7, assemblati a casaccio giusto quel poco che basta per stare ritti. Qui, gatti-normalmente-gatti non ce ne sono, la vita invernale solitaria a suon di botte per un pezzo di pane, li ha selezionati: sopravvivono solo i più forti. Abbiamo da un po’ adottato una gattina che è arrivata da noi pelle e ossa, piena di croste e profonde ferite sulla parte sinistra del corpo, probabilmente procurate durante un raid notturno in un cassonetto con troppe bottiglie di vetro rotte. Aveva perso molto sangue, ed era debolissima, barcollava, tant’è che l’abbiamo rifocillata con metà del nostro pasto serale, pesce alla griglia, pensando di averle donato almeno un ultimo pasto decente. E poi una tazza di latte. Per tre giorni non l’abbiamo più vista, pensando che non ce l’avesse proprio fatta. E invece è risaltata fuori, un po’ rinfrancata, e con le ferite pulite, e quindi l’abbiamo rimpinzata di nuovo. Altri due giorni di assenza, poi nuovamente una scorpacciata, e via e via, così, da due settimane. Puntuale come una rata di Equitalia, ogni due giorni arriva, si riempie fino a scoppiare (giuro che una sera ha mangiato 4 pesci, una ciotola di latte, una scatoletta di tonno e poi ha voluto un limoncello) e poi sparisce. Era bruttissima, sembrava un incidente, ora è quasi una gattina. L’abbiamo chiamata Tipota=Niente, per ricordarci che… puff!, ci vuole niente a finire in disgrazia, ma che poi… puff! ci vuole altrettanto niente per riprendersi, rimettersi in sesto e ricatapultarsi nel mondo. La resilienza, spiegata bene. Ma ci ha insegnato anche che nessuno si salva da solo. Nessuno. Nemmeno un gatto scamuffo di Andros. E’ qui vicina a me mentre scrivo, sdraiata all’ombra, che digerisce serena e fa le fusa come un Same 40 cavalli. Bella, la vita...
P.S. dei monasteri e delle altre storie vi racconto domani, adesso mi faccio una limonata...

UN COMPLEANNO PARTICOLAREEh lo so, è da un po’ che non scriviamo. Siamo stati un po’ impegnati: qualche lavoretto, qualc...
20/07/2022

UN COMPLEANNO PARTICOLARE

Eh lo so, è da un po’ che non scriviamo. Siamo stati un po’ impegnati: qualche lavoretto, qualche pomeriggio in esplorazione dell’isola, un paio di giorni di labirintite e altri due o tre con il mondo rallentato, e poi… il mio compleanno. In quest’epoca di social, compiere gli anni mica è semplice. Ha ha ha, direte voi. Non scherzo: tutto quell’affetto è bellissimo, ma rispondere ai messaggi ricevuti su facebook, whatsapp, alle telefonate, agli sms e provare a viversi comunque la giornata, è un’impresa, lo so che mi capite, e quindi quest’anno mi son detta “metto in muto il telefono e ci penso stasera”. E mi sono goduta il mio giorno speciale. Da qualche tempo c’è un mutuo accordo tra me e Max, niente regali, solo tempo condiviso ed esperienze nuove. Quindi, alla sua domanda “Cosa vuoi fare il 13?”, ho risposto, spiazzandolo: “Voglio vedere le cave Foros e andare a visitare il Museo di Arte Moderna!”. Lui, che si aspettava forse di andare a scovare qualche spiaggia nuova e mettere le gambe sotto al tavolo in qualche bella taverna, dopo un primo attimo di incredulità, ha accettato con entusiasmo, e quindi verso mezzogiorno siamo partiti zaino in spalla in direzione Aladinou, il grazioso piccolo villaggio dove si trova questa magnifica grotta. Attraversato il bel ponte di pietra che divide il villaggio, si avvista il cartello “Cave Foros 350 m”, e ottantordicimila scalini ci portano verso l’ingresso. Che in piano, 350 metri sono una bischerata, ma tutti a scale non so com’è ma si dilatano abbestia! Siamo arrivati alla grotta con la lingua in terra, ma abbiamo potuto riprendere fiato, in attesa che il gruppo di visitatori prima di noi finisse la sua visita; poi, indossato caschetto protettivo e imbracciata la torcia, seguendo la nostra brava guida ci siamo infilati in una vera e propria meraviglia della Natura! Mai mi sarei aspettata che su un’isola ci fosse un complesso così bello, e così grande, di grotte naturali! Come sempre mi capita in queste occasioni, mi sono sentita subito bene, al sicuro, avvolta dalle viscere della Madre Terra, meravigliata e col naso all’insù nel riempirmi gli occhi di bellezza. La Natura davvero sa creare magnificenze, solo con il passare del tempo e lo scorrere dell’acqua, o il soffiare del vento. Una serie di 8 camere, una più bella dell’altra, alcune ampie, altre più strette, il sito delle Cave Foros è davvero un gioiello che vi invito a visitare se verrete sull’isola. All’interno, complessi di stalattiti, stalagmiti ed elictiti, rocce sospese e calcari colorati lì da milioni di anni, creano paesaggi incantati, ai quali la luce fioca delle torce regala una suggestione che stupisce e resta negli occhi e nel ricordo. I colori schizzano prepotenti emergendo dall’ombra, e le forme di calcare, pietra e marmo prendono vita ricordando animali e oggetti conosciuti. Strano, ma comprensibile, questo desiderio di dare un nome familiare a queste forme nella pancia della Terra, a decine di metri di profondità, là dove tutto è immobile e sconosciuto. Una bellissima emozione da portare con noi! Poi da lì, un ottimo pranzo a base di pesce e verdure in una semplice taverna alla Chora, e poi la visita al Museo, dove la mostra di una eclettica artista greca, Alexandra Athanassiades, ci ha regalato davvero attimi di plastica armonia, forza e bellezza, nella rappresentazione di torsi umani e cavalli riprodotti con l’uso di materiale di recupero, legno e ferro, trovato sulle spiagge del Paese. Abbiamo concluso la giornata condividendo con Inga e Angelo un dolcetto delizioso a forma di cuore, preparato da Inga, sulla loro bella terrazza, che guardava una luna piena enorme e avvolgente, spettacolo della Natura tutto per me, per questa vecchia ragazza e i suoi 55 anni...

P.S. Bonus pics: cane di rara bellezza e denti a caso, bellezze italiane in caschetto protettivo

UNA SERATA INDIMENTICABILEOrmai ci stiamo facendo l’abitudine: qui ogni volta che ci si riunisce per una cena, accade qu...
07/07/2022

UNA SERATA INDIMENTICABILE

Ormai ci stiamo facendo l’abitudine: qui ogni volta che ci si riunisce per una cena, accade qualcosa di piacevole ed inaspettato. Che poi, tutto il mondo è Paese: il desiderio di condivisione e di vicinanza, una volta seduti ad un tavolo gustando del buon cibo e bevendo buon vino (o Raki, come in questo caso) è sempre lo stesso, e celebra la vita e l’amicizia ad ogni latitudine. Sarà che mi sembra che in Italia sia diventato tutto complicato e pretenzioso, ma qui la semplicità e l’ospitalità delle quali siamo testimoni mi appaiono sempre più come un valore aggiunto. Lontana mille miglia dagli “eventi”, le “location di design” e le sfilate dei “fashion addicted”, qui mi sento a mio agio con un semplice paio di pantaloni di cotone, una maglietta e una felpa (tira vento!!), e apprezzo tanto questo stile di vita che tende all’essenzialità piuttosto che all’apparenza. Da qualche tempo sto meglio dove trovo vuoti da riempire con emozioni e ricordi, piuttosto che abbondanza di cose, cose, cose. Gli champagnini e le sciabolate a bordo piscina non mi sono mai piaciute, e trovo, da sempre, molto più divertente una cocomerata in riva al mare, giocando a tirarsi le bucce, come si faceva con la nonna quando s’era piccini. L’amore tra me e questo paese che ci ospita è stato dunque immediato: pochi fronzoli, e vai di sostanza. Mykonos ed i suoi eccessi sono lontani un bel braccio di mare da quest’isola, la vita scorre lenta e piena di colori, profumi, asperità e dolcezza: io qui mi sento a casa. E ogni volta che uno dei nostri amici greci ci apre la sua, invitandoci a trascorrere la serata su una terrazza con la vista più bella di tutta Andros, o inaugurando la nuova cucina all’aperto fatta di pietra, sappiamo già che la conversazione, la musica e la compagnia saranno il meglio che si possa desiderare. E’ accaduto anche ieri sera, da Iorgos e Nino, con la compagnia di Angelo, Iadonna (la figlia di Inga) e i suoi due ragazzi, Luka e Zura, e poi Tsira, una amica georgiana in visita. Iorgos aveva cucinato per noi una deliziosa Mussakà, inaspettatamente leggera (Max ne ha mangiati due piatti!), e poi carne, verdure, Tiropitàkia e feta e… insomma, la tavola era davvero imbandita di ogni bontà, molto spesso preparata con prodotti locali. Abbiamo gustato tutto, e chiacchierato in quell’idioma fatto di parole e lingue diverse, gesti e sguardi che ogni volta rinnova il desiderio di conoscere l’altro e ascoltare il suo vissuto: quello che chiamo “la magia dell’incontro”. Alla fine della cena, Tsira ha voluto regalarci, con la sua dolce voce, un canto tradizionale georgiano struggente e bellissimo, che abbiamo ascoltato in silenzio, e che ha accarezzato corde profonde in ognuno di noi. Era così bella mentre cantava! E dopo, lei e Iadonna hanno cominciato a ballare, scalze, alcune delle danze tipiche del loro paese, perfino quelle che solitamente fanno gli uomini, che ricordano la resistenza armata contro i Turchi, mimando sciabole e armi con i rapidi movimenti delle mani e delle gambe. Io ero davvero estasiata! E le due ragazze erano bellissime, aggraziate, fiere nei loro movimenti. Ci siamo uniti poi tutti insieme in un ballo tipo Sirtaki (perdonaci Zorba!), italiani, greci, georgiani, donne, uomini, con solo la gioia di stare lì, in quell’abbraccio di popoli e di persone, su una terrazza, sotto le stelle, davanti al mare. E abbiamo riso, pianto, gioito, ricordato, messo nel cuore attimi che resteranno lì custoditi: un piccolo tesoro trovato qui, ad Andros.
(Ci sei Mancata, Inga!) ❤️

Ci stiamo trasformando... I ❤️ Andros
03/07/2022

Ci stiamo trasformando...


I ❤️ Andros

L’OCA SOGNATRICEIeri il mare era grosso, quindi ci siamo messi di buzzo buono a trasformare il pescato dei giorni scorsi...
02/07/2022

L’OCA SOGNATRICE

Ieri il mare era grosso, quindi ci siamo messi di buzzo buono a trasformare il pescato dei giorni scorsi in sugo per la pasta, e abbiamo provato a fare il gelato senza gelatiera. A sera, un po’ cotti e intristiti dall’aver scoperto che avevamo usato la panna vegetale (bleah! Dobbiamo migliorare il nostro greco!), ci siamo detti “dai che andiamo a fare una passeggiatina!” e ci siamo ritrovati a Syneti, che è proprio il mio posto del cuore sull’isola, perché è stata la prima spiaggia che abbiamo visto la prima volta che siamo arrivati qui nel 2018, quando cercavo una fuga dall’anno appena trascorso, e poi perché...beh, perché era deserta, perché c’erano le rondini ecc ecc… E’ sempre bella, Syneti, anche quando il mare sbatte a riva delle onde violente che impediscono di tuffarsi, anche se arrivano alghe e detriti sulla spiaggia, anche se qualche bischero lascia i bicchieri del freddo cappuccino sotto alle rocce, ma mica è colpa di Syneti se noi esseri umani siamo stolti! Insomma, ce la siamo guardata in lungo e in largo, e anche in alto e in basso, la nostra vecchia amica. Come sempre, gli uccelli si abbeveravano in volo alle sue gocce d’acqua dolce filtrate tra le rocce, stavolta c’erano tre falchi a rincorrersi nell’aria, sfruttando le correnti per gettarsi rapidi sotto quelle piccole cascatelle; i loro richiami come melodia d’accompagnamento allo sb****re ritmico delle onde. In alto, sulla cresta della montagna che sovrasta la baia, tre selvatiche caprette bianche ci guardavano incuriosite, senza mai perdere di vista lo stretto sentierino di roccia sul quale pascolavano tra i cespugli e gli spini. Nient’altro in vista, nessuno, qualche rara macchia verde e un oleandro ribelle. La scogliera, secca e riarsa da questa parte dell’isola, se ne stava lì imponente e muta, come sempre è. Ci siamo voltati, con le spalle al sole, a guardare le creste a sinistra, giocando a riconoscerne i dettagli, come si fa con un amico che non vedi da troppo tempo e sul cui viso cerchi i mutamenti e i segni del tempo passato. Poi ci siamo voltati di nuovo a guardare la scogliera, ed è lì che l’abbiamo vista, sbucata all’improvviso da chissà dove. Un’oca. Bianca, enorme, col becco arancione. Ferma. Guardava il mare. E nel guardarlo, aveva un non so che di serio, d’urgente. E’ stata ferma mezzora buona, e noi con lei, era lì proprio per il mare, su un costone di roccia a sbalzo, sotto di lei a poca distanza le onde, tutto quel blu, quel nero e quell’azzurro mescolati al bianco in una tela d’artista impazzito da cui si levava, salmastro, un profumo d’acqua viva e minerali, sbattuto sul viso come uno schiaffo. Nel guardare, era rapita l’oca bianca, affascinata e immobile, si godeva lo spettacolo, abbiamo sentito il suo piacere, la sua libertà. E ce la siamo immaginata scappare dal villaggio, dal cerchio delle signorine pettegole che spesso abbiamo visto alla sera lungo le strade sonnacchiose dell’isola, e raggiungere il suo sogno lì, sulla scogliera. E’ stata un segno, per noi, una gentile messaggera di bellezza, “andate verso i vostri sogni”. Ci siamo voltati verso la macchina, e lei si è incamminata sul sentiero, lenta, impacciata e goffa, uno spuntino ogni tanto beccando da terra, qualche passo in avanti, un’ultima occhiata verso il mare. Ci siamo fermati a raccogliere i capperi, un paio di minuti, poi ci siamo voltati di nuovo per salutarla...ed era sparita! Come era arrivata all’improvviso, sparita, andata, mai esistita. Bella nel ricordo e dolcissima.

Oggi si lavora qua... 🐟🦐🐟🦀🐟🐙   I ❤️ Andros
29/06/2022

Oggi si lavora qua... 🐟🦐🐟🦀🐟🐙


I ❤️ Andros

Glykò di limoni... Il PARADISO in terra! Mi scoppiano le papille! Ci sono tanti bei limoni che nessuno raccoglie, che fa...
27/06/2022

Glykò di limoni... Il PARADISO in terra! Mi scoppiano le papille! Ci sono tanti bei limoni che nessuno raccoglie, che fai, li lasci cadere a terra? Naaaaa!

I ❤️ Andros

Il più bel cinema all'aperto di sempre...I ❤️ Andros
25/06/2022

Il più bel cinema all'aperto di sempre...

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E alla fine il vento è cessato di colpo, ON-OFF, il mare è una tavola blu, e Utopia scivolava via che pareva unto. Prima...
23/06/2022

E alla fine il vento è cessato di colpo, ON-OFF, il mare è una tavola blu, e Utopia scivolava via che pareva unto. Prima uscita, sera tardi, due ore dopo a casa di Inga e Angelo ❤️

Se Kostas ti porta il FORMAGGIO PIÙ BUONO DEL MONDO (perdonatemi Valentina e Robi), cosa fai la mattina dopo?I ❤️ Andros
22/06/2022

Se Kostas ti porta il FORMAGGIO PIÙ BUONO DEL MONDO (perdonatemi Valentina e Robi), cosa fai la mattina dopo?

I ❤️ Andros

SULL’ISOLAEccoci qua, siamo arrivati da una decina di giorni circa. Il tempo che ci vuole per lasciarsi alle spalle i ve...
20/06/2022

SULL’ISOLA
Eccoci qua, siamo arrivati da una decina di giorni circa. Il tempo che ci vuole per lasciarsi alle spalle i vecchi ritmi e cominciare ad andare con un altro passo. In così pochi giorni abbiamo vissuto: due temporaloni estivi, i gatti scamuffi di Andros che hanno mangiato i guanti di Max perché odoravano di pesce, una fantastica cena da Iorgos e Nino, e il loro abbraccio affettuoso dopo tutti questi mesi, un risottino allo zafferano davvero niente male fatto da Inga, il pescato del giorno trasformato in sugo per i tortelli fatti in casa (ci siamo portati dietro la macchina per fare la pasta!!), una cena luculliana multietnica con delle ghemistà e keftèdes deliziose (sempre Inga), vari aggiornamenti di politica internazionale e narrazione dei miti greci da parte di Angelo, una amicizia molto poco disinteressata con due caproni, una passeggiata naso all’insù nel paesino di Stenìes, capatina veloce a Batsì e Gavrio, un bel freschino che la sera ci vogliono felpa e pantaloni lunghi, la raccolta delle amarene e la trasformazione in vissinada, la raccolta dei limoni e la creazione di UNA ROBA DIVINA DA METTERE SULLO YOGURT (il glikò di limoni), un bel po’ di lacrime, un arrivederci, la scoperta di una nuova spiaggia (Ateni), una gita a Remata, la Hora vista dall’alto, la luna piena vista dal basso, le bomboniere più tenere di sempre, tanti momenti di amicizia condivisa che ci fanno stare bene...

Cielo, ne abbiamo? I ❤️ Andros
13/06/2022

Cielo, ne abbiamo?

I ❤️ Andros

DEGLI STRANI VICININei nostri ormai 4 anni di presenza sull’isola, abbiamo avuto un bell’assortimento di vicini, da quel...
11/06/2022

DEGLI STRANI VICINI

Nei nostri ormai 4 anni di presenza sull’isola, abbiamo avuto un bell’assortimento di vicini, da quelli più tranquilli e silenziosi, tanto che non ci accorgevamo neppure di averli, a quelli più festaioli e caciaroni, con i quali abbiamo condiviso feste improvvisate con musica e risate a tutta randa, loro dalla terrazza e noi dal materasso… Essendo in vacanza, abbiamo sempre gradito entrambe le tipologie, fossero locali o turisti, la vita è bella e quindi ha senso celebrarla in ogni sua manifestazione. Quest’anno, nella nostra confortevole e deliziosa casetta che guarda la vallata, la Chora e il mare, abbiamo come vicini due ragazzi pakistani molto carini, e dall’altra parte della stradina d’accesso, due simpatici ragazzi locali con i quali ci esprimiamo a gesti e tentativi gutturali di parlare la loro lingua. Non sappiamo come si chiamino e li abbiamo quindi battezzati noi, ma in pochi giorni siamo diventati amici, anche se ho il sospetto che sia più per via della nostra predilezione per frutta e verdura fresca, che volentieri condividiamo con loro, piuttosto che per il nostro italico charme. Oggi era il giorno del cocomero, che qui chiamano “karpouzì”… a quanto pare Dumbo (il perché del nome è veramente intuitivo) ne va ghiotto.
Be-bhè invece oggi era inverso ed è rimasto a brucare erbetta.

FOSSE SEMPRE COSI’, IL MARE...In traghetto da una mezza giornata abbondante, in lontananza le coste dell’Albania, improv...
09/06/2022

FOSSE SEMPRE COSI’, IL MARE...

In traghetto da una mezza giornata abbondante, in lontananza le coste dell’Albania, improvvisamente il vento cala, e ci avvolge una bonaccia umida che appiattisce il mare come se fosse un prato azzurro. Non sono abituata a queste condizioni quando navigo, ho sulle spalle esperienze un po’ forti, di navigazioni con onde alte che spaccano i vetri, nausee feroci o vento che ti strappa la maglietta di dosso. E’ una piacevole sorpresa, il mare placido sotto di noi ha un profumo più dolce di quello salmastro e impetuoso che portano con sé le onde quando invece è agitato. Ho visto dei delfini poco fa, una famigliola: mamma, un piccolo appena nato e poco più lontano, di vedetta, il maschio. Rincorrevano con fatica la rotta della nave, troppo veloce per loro, ma l’hanno seguita per un po’, saltando fuori dall’acqua nei loro giochi dentro e fuori la scia. Quasi nessuno se n’è accorto, e mi sono goduta lo spettacolo in silenzio, senza gridolini eccitati come avviene di solito. Hanno la forma perfetta per essere tutt’uno con l’acqua, e quella loro pelle liscia e morbida come la più pregiata delle sete orientali li rende veloci e senza peso nei rapidi movimenti e cambi di direzione. Starei ore a guardarli, così come non riesco a staccare lo sguardo da questa immensità di blu: nel mare mi sento a casa, da sempre. Non so perché, ma mi commuove, se ne sta lì dall’inizio dei tempi, ora spettatore discreto delle vite di noi esseri umani. Senza giudizio, senza verdetto. Generoso e terribile; la sua voce come un sussurro o un grido, il suo abbraccio come una cura, o una sentenza che spaventa. Una volta mia sorella scrisse una frase che mi è sempre piaciuta terribilmente “il mare ruba gli uomini, e li nutre”. Quanta forza in questo pensiero! (grazie Valentina!) E’ proprio così che sempre è stato e sempre sarà. Lo sanno bene i marinai, che questa vastità di acqua salata si può trasformare nel giro di pochissimo in una violenta morsa, o in una sfida adrenalinica che leva sonno e forze. Personalmente ci vedo molte analogie con la vita: la Natura insegna sempre, se la si sa ascoltare. Una metafora perfetta, il mare. Ma le tempeste della vita non sono proprio quelle che ci fanno apprezzare maggiormente i momenti di quiete? Non dà, questo mare in bonaccia, l’emozione dolcissima di un attimo di pace assoluta?

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