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21/10/2026

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Cantina dei Fragni  .....quando si dice TERROIR
16/10/2026

Cantina dei Fragni .....quando si dice TERROIR

Il mare, le pietre e la memoria. Il Salento oltre la cartolinaTutto cominciò con una domanda a un amico geologo. Gli ave...
15/10/2026

Il mare, le pietre e la memoria. Il Salento oltre la cartolina

Tutto cominciò con una domanda a un amico geologo. Gli avevo chiesto perché, lungo la costa vicino a Porto Cesareo, ci fossero quei grandi massi: presenze che sembravano fuori posto, come se qualcuno li avesse strappati al mare e abbandonati sulla terra.
«Franco, tra poco esce la mappa dei geositi della Puglia», mi disse. E mi spiegò che quei blocchi erano interpretati come tracce di uno tsunami, testimonianze di una forza capace di cambiare il profilo della costa. Dove io avevo visto soltanto delle pietre, lui mi invitava a leggere una storia.
Poi il discorso si allargò alle ville di Santa Maria al Bagno, alla ricca borghesia agraria che aveva portato al mare il proprio benessere. I latifondisti, per intenderci. Anche quelle dimore raccontavano qualcosa: il gusto di un’epoca, le vacanze di pochi, una ricchezza che aveva le sue radici nella proprietà della terra e nel lavoro di molti.
Bastò quella conversazione a mettere in moto la voglia di partire. Vedere, avvicinarsi, toccare. È sempre stato questo il mio modo di conoscere un territorio: camminarci dentro, fare domande, fotografare, prendere appunti, cercare ciò che rimane fuori dall’inquadratura più comoda.
Partimmo, ospiti di amici a Torre Inserraglio. E naturalmente non potevamo limitarci a stare al mare. C’era una costa da esplorare, un paesaggio da interrogare, qualche pietra da osservare con occhi nuovi. Il programma provocava piccole e affettuose discussioni con un amico, per il quale ogni uscita trovava la sua più convincente giustificazione in una mangiata di pesce a Porto Cesareo. Io cercavo tracce del passato, lui un buon tavolo. Alla fine, fra una deviazione e l’altra, riuscivamo a coltivare entrambe le passioni.
Conservo ancora i taccuini di quel piccolo viaggio. Rileggendoli ritrovo la curiosità di quei giorni, il bisogno di descrivere prima che i particolari svanissero. Perché quel tratto di Salento offriva molto più di una bella vacanza: era un territorio in cui tempi lontanissimi si incontravano, talvolta si urtavano.
L’articolo di Enrica Simonetti, pubblicato oggi sulla Gazzetta del Mezzogiorno nella rubrica Con te partirò, mi ha riportato proprio lì. Il suo racconto di Porto Cesareo apre un passaggio sotto la superficie della bellezza: il mare custodisce anche tracce di antichi approdi, commerci, navigazioni. E il percorso verso Santa Maria al Bagno conduce a un’altra memoria, quella degli ebrei sopravvissuti alla persecuzione e accolti nel dopoguerra.
Leggere queste pagine significa ritrovare una convinzione maturata camminando: il paesaggio contiene molte più storie di quante siamo abituati ad ascoltare. Per scoprirle bisogna rallentare.
In quelle nostre uscite passavamo dalle domande sulla formazione della costa ai segni lasciati dagli uomini, dalle presenze più antiche alle trasformazioni recenti. E dentro questo stesso territorio incontravamo perfino la pista di collaudo delle automobili tedesche: un’altra dimensione ancora, fatta di velocità, tecnica, sperimentazione industriale.
Una concentrazione sorprendente di natura, storia e contraddizioni. Un biotopo da conoscere e conservare, ma anche un luogo in cui misurare quanto profondamente sappiamo intervenire sull’ambiente. Dalla preistoria alla specializzazione edilizia, dalle pietre modellate dal tempo alle costruzioni che pretendono di piegarlo alle esigenze di una stagione.
Le ville della vecchia borghesia agraria, intanto, mi suggerivano altre domande. Chi poteva permettersi quel mare? Da dove provenivano i soldi necessari a costruire quelle dimore? Quale vita conducevano, nelle campagne, coloro che rendevano possibile quell’agiatezza? Anche una facciata elegante può diventare un documento, se abbiamo voglia di leggerla insieme alla storia sociale che la circonda.
È questo il Salento che mi interessa raccontare: quello che dà piacere agli occhi e contemporaneamente sollecita la coscienza. Dove la conservazione convive con il consumo del suolo, la cura con l’abbandono, il rispetto con il saccheggio ambientale.
Il mio amico geologo mi aveva indicato dei massi. Senza saperlo, mi aveva consegnato un metodo: guardare meglio ciò che abbiamo davanti.
E oggi, tornando con la memoria a quei giorni, ai taccuini e alle discussioni sul pesce, penso che viaggiare cominci proprio così. Da qualcosa che non comprendiamo e che ci ostiniamo a voler conoscere.
Poi viene la responsabilità di conservarlo. Perché la bellezza della Puglia possa continuare a essere un bene di tutti, e non il ricordo di ciò che abbiamo lasciato distruggere.di ENRICA SIMONETTI
Acqua, sabbia, felicità: l’antico a Porto Cesareo
È ora il momento giusto per goderci le meraviglie di una regione presa d’assalto in estate. Un suggerimento per una gita facile e da brivido per la bellezza intensa dei panorami è quello di visitare un luogo appena aperto al pubblico, il «Parco sommerso costiero di Porto Cesareo»

https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/blog/enrica-simonetti/2171434/acqua-sabbia-felicita-lantico-a-porto-cesareo.html

I Corbezzoli o Russoli..
08/10/2026

I Corbezzoli o Russoli..

Cattedrale di Altamura.
06/10/2026

Cattedrale di Altamura.

ALTAMURA, L’IMPREVISTO DI UNA GIORNATANon sempre è possibile organizzare una giornata come si vorrebbe. Oggi avevo tutt’...
06/10/2026

ALTAMURA, L’IMPREVISTO DI UNA GIORNATA

Non sempre è possibile organizzare una giornata come si vorrebbe. Oggi avevo tutt’altro programma, quando un amico giornalista mi ha telefonato chiedendomi se fossi disponibile ad accompagnarlo ad Altamura per realizzare un servizio fotografico destinato a un settimanale straniero. Il suo fotografo gli aveva dato buca all’ultimo momento.
La mia prima risposta è stata esitante: «Forse non sono all’altezza». Ma non c’era tempo per pensarci. Ho preparato l’attrezzatura e, dopo appena quindici minuti, il clacson sotto casa mi ha richiamato alla realtà. Sono sceso e siamo partiti, direzione Altamura, passando da via Cassano.
Arrivato nella città federiciana, ho scoperto con meraviglia un centro vivace e pieno di visitatori. Tanta gente passeggiava tra le strade antiche, animate dagli stendardi medievali appesi lungo il centro storico. Una scenografia perfetta, capace di restituire ad Altamura il fascino della sua storia.
Ho scattato moltissime fotografie, cercando di raccontare la città, i suoi vicoli, i colori, il lavoro e le persone. E naturalmente non potevo tornare a casa senza qualche acquisto: pane, biscotti e focaccia, sapori che da soli raccontano una terra.
La coincidenza più sorprendente? Proprio ieri sera un amico altamurano mi aveva telefonato dicendomi: «Franco, quando ti fai vedere per fare due chiacchiere?». Neanche ventiquattr’ore dopo ero lì. Strana la vita: a volte prepara gli incontri e i viaggi prima ancora che noi possiamo immaginarli.
Non avendo tempo per la post-produzione, ho consegnato direttamente la scheda SD al mio amico giornalista: «Pensateci voi a scegliere e ottimizzare le immagini». Per me ho conservato soltanto pochi scatti, ma significativi. Forse non raccontano tutta Altamura, ma ne custodiscono l’essenza: la pietra, il pane, la storia e quella vitalità che una giornata nata per caso mi ha permesso di riscoprire.

05/10/2026

🎶 SALIS & ZANCHINI | DUE PRESTIGIATORI DELL'IMPROVVISAZIONE
L I B E R I
📍 Venerdì 9 ottobre | ore 21.00
Teatro Forma – Bari
Per la rassegna «Soundscapes»

Due musicisti straordinari. Due virtuosi dell’improvvisazione. Un incontro che sfugge a qualsiasi classificazione.

Antonello Salis e Simone Zanchini Accordion arrivano al Teatro Forma con un progetto costruito sulla libertà creativa, sull’ascolto reciproco e sull’imprevedibilità.

Pianoforte e fisarmonica, acustica ed elettronica, tecnica e istinto si incontrano in un dialogo musicale sempre vivo.

Da oltre venticinque anni condividono palcoscenici e visioni musicali, trasformando ogni concerto in un autentico gioco a due fatto di energia, ironia, invenzione e continua sorpresa.

🎟️ Info e prenotazioni:338.9031130
🎫 Prevendite online: https://www.liveticket.it/evento.aspx?Id=641454&InstantBuy=1

Liveticket
Un nuovo appuntamento con la grande musica e con due protagonisti assoluti della scena jazz internazionale.

Tricase, un Salento che non si lascia raccontare in frettaTricase, per me, non è mai stata soltanto una località da ragg...
01/10/2026

Tricase, un Salento che non si lascia raccontare in fretta
Tricase, per me, non è mai stata soltanto una località da raggiungere per trascorrere qualche giornata al mare. È un microcosmo, uno dei luoghi più complessi e affascinanti dell’intero Salento: una terra nella quale, nel giro di pochi chilometri, si incontrano la storia delle lotte sociali, la fatica delle tabacchine, i palazzi nobiliari, i castelli, le antiche cantine, la poesia, il cinema, la civiltà contadina e un Adriatico capace di essere luminoso e accogliente, ma anche severo, scuro, agitato dal vento.
Il mio interesse per Tricase cominciò molto prima di conoscerla veramente. Nacque attraverso lo studio della rivolta del 15 maggio 1935, una pagina che ho letto, approfondito e ripreso più volte. Quel giorno contadini, lavoratori e soprattutto donne impiegate nei tabacchifici scesero in piazza per difendere il proprio lavoro. Non chiedevano privilegi: chiedevano di non perdere quel poco che permetteva alle loro famiglie di vivere. In una terra povera, nella quale il tabacco rappresentava un salario, una speranza e spesso l’unica possibilità di sopravvivenza, la minaccia della disoccupazione significava fame.
Lo Stato fascista rispose con le armi. La forza pubblica sparò contro la folla, lasciando cinque morti e numerosi feriti. Tra le vittime c’erano le tabacchine Cosima Panico e Maria Assunta Nesca, il contadino Pompeo Rizzo, Donata Scolozzi e Pierino Panarese, un ragazzo di appena quindici anni. Cinque vite cancellate perché avevano osato chiedere lavoro e dignità. È una storia meridionale che dovrebbe trovare posto nei libri di scuola: racconta la violenza del regime fascista, ma anche il coraggio di una comunità e, soprattutto, delle donne, troppo spesso dimenticate persino quando furono protagoniste delle lotte sociali.
Quando arrivai a Tricase, dunque, non vi giunsi come un turista distratto. Conoscevo già il peso della sua storia. Tuttavia fu una piccola e dolorosa disavventura a permettermi di entrare davvero nel suo paesaggio umano. Una spina di riccio di mare mi costrinse ad andare al pronto soccorso dell’ospedale ecclesiastico. Non potevo guidare e fummo costretti a prolungare la permanenza di qualche giorno.
All’inizio mi sembrò soltanto un contrattempo. Poi compresi che quel riposo forzato mi stava regalando qualcosa. Non avendo fretta di ripartire, potei osservare il territorio con altri occhi. Cominciai a muovermi lentamente, a guardare le facciate delle case, le corti nascoste, i muri di pietra, le campagne segnate dai muretti a secco, gli ulivi, le vigne, le torri, le strade che scendono verso il mare. Tricase smise di essere un semplice punto sulla carta geografica e cominciò a mostrarmi le sue molte anime.
C’era il centro storico, con piazza Pisanelli, Palazzo Gallone, la chiesa di San Domenico e quelle strade nelle quali la luce, riflessa sulla pietra chiara, cambia continuamente colore. C’era Tutino, con il suo castello severo e le antiche mura che avevano visto passare famiglie nobili, contadini e tabacchine. C’era Lucugnano, con Palazzo Comi e la presenza ancora viva del poeta Girolamo Comi: un luogo appartato, quasi sospeso, dove la letteratura sembra nascere direttamente dal silenzio delle stanze e dalla luce della campagna.
C’era poi Tricase Porto, che non mi apparve come una marina costruita esclusivamente per i villeggianti. Era, ed è, un piccolo mondo di pescatori, barche, moli, scalinate, reti, case affacciate sull’insenatura e uomini che conoscono i cambiamenti del vento prima ancora di guardare il cielo. Al mattino il porto possiede una luce limpida, quasi metallica; nelle ore più tarde il colore delle pietre si scalda, mentre il mare entra lentamente nell’ombra.
E c’era Marina Serra, con la sua piscina naturale incastonata fra le rocce, Torre Palane, le grotte e quel mare che non ha nulla di ornamentale. Fuori dalla confusione estiva, il paesaggio riacquista la propria voce: si sente il vento passare tra la vegetazione, il rumore dell’acqua contro gli scogli, l’odore del sale e delle alghe. È un luogo che in ottobre diventa ancora più bello, perché si libera dalla cartolina turistica e ritorna a essere pietra, mare, silenzio.
Ma la scoperta che più mi incuriosì fu Depressa. Già il nome sembrava uscito da un racconto: un nome insolito, quasi malinconico, che faceva immaginare un paese appartato e ripiegato su sé stesso. Invece vi trovai un’altra storia sorprendente. Mi colpì il castello e mi incuriosì la presenza della famiglia Winspeare: un cognome che allora mi sembrò scozzese, certamente britannico, inatteso in un piccolo centro del Capo di Leuca.
Quella famiglia non aveva soltanto abitato il castello, ma aveva costruito intorno alla campagna e alle vigne una lunga esperienza produttiva. Di fronte alla dimora sorgeva l’antica cantina Castel di Salve, fondata nell’Ottocento: volte a stella, pietra leccese, ambienti nei quali il vino riposava mentre fuori trascorrevano le stagioni. Mi affascinava quel legame tra una famiglia arrivata da lontano e una terra meridionale che aveva saputo assorbirla, modificarla e renderla parte della propria storia.
Molti anni dopo quel cognome tornò davanti a me attraverso il cinema di Edoardo Winspeare. Rimasi profondamente affascinato da Pizzicata. In quel film riconobbi il Salento che avevo cercato durante quei giorni: non quello levigato delle campagne pubblicitarie, ma una terra concreta, attraversata dal lavoro, dalla povertà, dai conflitti sociali, dall’amore, dalla gelosia, dalla musica e dai riti della comunità.
La pizzica non era ancora diventata un fenomeno turistico, un grande palcoscenico estivo o un prodotto da vendere. Nel film era ancora un linguaggio profondo, un corpo che si muove, una febbre, un richiamo collettivo. Edoardo Winspeare raccontava il Salento dall’interno, senza abbellirlo e senza umiliarlo. Ne mostrava la durezza e insieme la vitalità, restituendo dignità ai volti, alle campagne e alle persone.
Questa mattina, leggendo sulla Gazzetta del Mezzogiorno l’articolo di Enrica Simonetti, “Mare, castello e idee. Ottobrata a Tricase”, tutti quei ricordi sono riaffiorati. Enrica racconta Tutino e il suo castello, ricorda le stanze nelle quali furono lavorate le foglie di tabacco, conduce il lettore verso Tricase Porto, il Museo delle imbarcazioni tradizionali, il Ciheam, Marina Serra e infine nel centro storico.
Il suo non è soltanto il suggerimento per una gita autunnale. È un invito a guardare Tricase nella sua complessità, a riconoscere ciò che si nasconde dietro la bellezza immediata del mare e dei castelli. Perché sotto quelle pietre rimangono il lavoro delle tabacchine, la fatica dei contadini, le partenze dei pescatori, le idee dei poeti, l’esperienza degli artigiani, le intuizioni degli studiosi e lo sguardo di un cinema che ha saputo raccontare il Salento prima che diventasse una moda.
Per questo considero Tricase un microcosmo di interesse quasi unico nel Salento. Non è un luogo da attraversare velocemente, raccogliendo qualche fotografia e una sosta al mare. È un territorio da leggere come un libro: pagina dopo pagina, fra la rivolta del 1935 e le antiche cantine di Depressa, fra Girolamo Comi ed Edoardo Winspeare, fra il castello di Tutino e le barche di Tricase Porto.
A volte basta una spina di riccio, un pronto soccorso e qualche giorno di immobilità non previsto per scoprire che dietro una località conosciuta esiste un intero mondo. A me accadde così. E da allora, quando penso a Tricase, non vedo soltanto il mare. Vedo le tabacchine in piazza, le foglie di tabacco stese ad asciugare, le vigne di Depressa, le stanze di Palazzo Comi, le mura di Tutino e i volti di Pizzicata. Vedo un Salento profondo che continua a raccontare la propria storia a chi possiede ancora il tempo e la curiosità necessari per ascoltarla.di Enrica Simonetti

Mare, castello e idee: tante soluzioni per trascorrere l'Ottobrata a Tricase

Alla scoperta di un Salento di spighe e campagne, di vecchi profumi e di nuove sfide culturali

https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/enrica-simonetti/2153459/mare-castello-e-idee-tante-soluzioni-per-trascorrere-l-ottobrata-a-tricase.html

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29/09/2026

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