09/09/2026
Lavagna, un nome che dice tutto, non c’è bisogno di aggiungere altro …
Però la città simbolo della pietra 🪨 nera/grigia fu anche città di marmi, bianchi e colorati.
Infatti dalla metà dell’800 con il lento,ma costante abbandono delle cave, anche i laboratori che lavoravano l’ardesia chiusero, o meglio no ! vennero sostituiti da quelli che lavoravano il marmo. Essi si diffusero velocemente e gli opifici di Lavagna raggiunsero grande fama vincendo anche premi ad esposizioni internazionali.
La professione di scalpellino divenne così importante che la famiglia Repetto, la proprietaria del maggiore opificio di Lavagna, fece edificare a proprie spese un altare dedicato agli scalpellini nel santuario della Madonna del Carmine.
La pala dell’altare, che purtroppo ora non c’è più rappresentava i quattro santi patroni degli scalpellini martirizzati da Diocleziano perché si rifiutarono di realizzare la statua del dio Pagano della medicina Esculapio.
Il quadro fu collocato tra 2 colonne di marmo verde delle Val Polcevera e ancora oggi si possono ammirare le belle decorazioni degli utensili utilizzati dagli scalpellini.
Resta anche a lato un’epigrafe che ricorda i fratelli Repetto che adempiendo al desiderio del padre innalzarono l’altare.