ViviAmo Civitanova

ViviAmo Civitanova Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di ViviAmo Civitanova, Corso umberto 1, Civitanova.

Viviamo Civitanova APS è un’associazione no-profit che promuove cultura, tradizioni e partecipazione civica a Civitanova Marche: organizziamo eventi, laboratori e progetti per una comunità inclusiva.!!

🚨 𝟏𝟗 𝐋𝐔𝐆𝐋𝐈𝐎 𝟐𝟎𝟐𝟔: 𝐌𝐄𝐓𝐓𝐄𝐓𝐄𝐋𝐎 𝐈𝐍 𝐀𝐆𝐄𝐍𝐃𝐀.Una serata speciale dedicata ai valori, alla solidarietà e alle eccellenze della n...
10/06/2026

🚨 𝟏𝟗 𝐋𝐔𝐆𝐋𝐈𝐎 𝟐𝟎𝟐𝟔: 𝐌𝐄𝐓𝐓𝐄𝐓𝐄𝐋𝐎 𝐈𝐍 𝐀𝐆𝐄𝐍𝐃𝐀.

Una serata speciale dedicata ai valori, alla solidarietà e alle eccellenze della nostra città.

𝐃𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝟏𝟗 𝐥𝐮𝐠𝐥𝐢𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔,
nella splendida cornice dello
𝐒𝐡𝐚𝐝𝐚 𝐁𝐞𝐚𝐜𝐡 𝐂𝐥𝐮𝐛 𝐝𝐢 𝐂𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚𝐧𝐨𝐯𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐡𝐞, si terrà il 𝐏𝐫𝐞𝐦𝐢𝐨 𝐒𝐚𝐧 𝐌𝐚𝐫𝐨𝐧𝐞 – 𝐑𝐚𝐝𝐢𝐜𝐢 & 𝐅𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔
nel corso del quale sarà conferito anche il prestigioso 𝐏𝐫𝐞𝐦𝐢𝐨 𝐌𝐨𝐬𝐜𝐚 𝐁𝐢𝐚𝐧𝐜𝐚.

Due riconoscimenti diversi, ma accomunati dallo stesso obiettivo: valorizzare le persone, le imprese, le associazioni e le attività che contribuiscono a rendere Civitanova Marche una città viva, dinamica e ricca di identità.

🏆 𝑷𝒓𝒆𝒎𝒊𝒐 𝑺𝒂𝒏 𝑴𝒂𝒓𝒐𝒏𝒆 – 𝑹𝒂𝒅𝒊𝒄𝒊 & 𝑭𝒖𝒕𝒖𝒓𝒐
Destinato a persone, imprese, associazioni e realtà del territorio che si siano distinte per il loro contributo umano, sociale, culturale, imprenditoriale o civico, lasciando un segno concreto nella crescita della comunità.

🏆 𝙋𝒓𝙚𝒎𝙞𝒐 𝑴𝙤𝒔𝙘𝒂 𝑩𝙞𝒂𝙣𝒄𝙖
Destinato alle attività storiche che hanno saputo attraversare i cambiamenti del tempo senza perdere la propria identità, continuando a rappresentare un esempio di resilienza, passione, continuità e attaccamento alla città.

🍽 𝐂𝐞𝐧𝐚 𝐝𝐢 𝐆𝐚𝐥𝐚
📍 𝐒𝐡𝐚𝐝𝐚 𝐁𝐞𝐚𝐜𝐡 𝐂𝐥𝐮𝐛 – 𝐂𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚𝐧𝐨𝐯𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐡𝐞
📅 𝐃𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝟏𝟗 𝐥𝐮𝐠𝐥𝐢𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔

La serata sarà impreziosita da momenti istituzionali, premiazioni, red carpet e fotografie ufficiali, in una suggestiva atmosfera affacciata sul mare.

❤️ Ma il cuore dell’iniziativa sarà soprattutto la solidarietà.

Con la vostra partecipazione contribuirete concretamente a sostenere 𝑨𝑰𝑳 – 𝑨𝒔𝒔𝒐𝒄𝒊𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝑰𝒕𝒂𝒍𝒊𝒂𝒏𝒂 𝒄𝒐𝒏𝒕𝒓𝒐 𝑳𝒆𝒖𝒄𝒆𝒎𝒊𝒆, 𝑳𝒊𝒏𝒇𝒐𝒎𝒊 𝒆 𝑴𝒊𝒆𝒍𝒐𝒎𝒂, perché parte del ricavato della serata sarà devoluto all’associazione per supportare la ricerca scientifica e l’assistenza ai pazienti e alle loro famiglie.

Partecipare significa vivere una serata elegante e ricca di significato, ma anche compiere un gesto concreto di vicinanza e speranza verso chi affronta ogni giorno la malattia.

✨ Una serata dedicata alle radici che ci hanno reso ciò che siamo e al futuro che vogliamo costruire insieme.

👥 𝐄𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐚𝐩𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐚 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢, 𝐚𝐬𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢, 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐞 𝐢𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞.

📌 𝐏𝐫𝐞𝐧𝐨𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐨𝐛𝐛𝐥𝐢𝐠𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐩𝐚𝐠𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐜𝐢𝐩𝐚𝐭𝐨

💶 𝐐𝐮𝐨𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: € 𝟓𝟓,𝟎𝟎

🏦 𝐁𝐨𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝐕𝐢𝐯𝐢𝐀𝐦𝐨 𝐂𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚𝐧𝐨𝐯𝐚 𝐀𝐏𝐒
𝐈𝐁𝐀𝐍: 𝐈𝐓𝟑𝟔𝐈𝟎𝟓𝟑𝟖𝟕𝟔𝟖𝟖𝟕𝟎𝟎𝟎𝟎𝟎𝟎𝟒𝟔𝟒𝟕𝟓𝟖𝟗

𝐜𝐚𝐮𝐬𝐚𝐥𝐞:
Cena di Gala Premio San Marone 2026 – Nome e Cognome partecipante/i

📞 𝐈𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐧𝐨𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢:
392 9082053

Una data da ricordare.
Una serata da vivere.
Un gesto concreto di solidarietà.

❤️ *Vi aspettiamo il 19 luglio per celebrare insieme le persone, le attività, la memoria, l’identità e il futuro della nostra città.

09/06/2026


CIVITANOVA TORNA AL SUO MAREC’è un luogo dove il profumo dell’Adriatico incontra i sapori della tradizione.C’è un luogo ...
08/06/2026

CIVITANOVA TORNA AL SUO MARE

C’è un luogo dove il profumo dell’Adriatico incontra i sapori della tradizione.

C’è un luogo dove il porto diventa piazza, incontro, racconto e festa.

Quel luogo è GustaPorto.

Due giorni per vivere Civitanova attraverso le sue eccellenze, le sue persone, la sua storia e la sua voglia di stare insieme.

Perché il mare non è soltanto uno scenario.
È parte della nostra identità.

Vi aspettiamo a GustaPorto 2026.

Viviamo Civitanova APS tra i protagonisti dell’organizzazione.

𝐄𝐒𝐓𝐀𝐓𝐄 𝟐𝟎𝟐𝟔: 𝐋𝐄 𝐀𝐋𝐓𝐑𝐄 𝐂𝐈𝐓𝐓𝐀̀ 𝐒𝐈 𝐏𝐑𝐎𝐌𝐔𝐎𝐕𝐎𝐍𝐎. 𝐂𝐈𝐕𝐈𝐓𝐀𝐍𝐎𝐕𝐀 𝐂𝐎𝐒𝐀 𝐒𝐓𝐀 𝐀𝐒𝐏𝐄𝐓𝐓𝐀𝐍𝐃𝐎?Siamo ormai a metà giugno e mentre molte citt...
08/06/2026

𝐄𝐒𝐓𝐀𝐓𝐄 𝟐𝟎𝟐𝟔: 𝐋𝐄 𝐀𝐋𝐓𝐑𝐄 𝐂𝐈𝐓𝐓𝐀̀ 𝐒𝐈 𝐏𝐑𝐎𝐌𝐔𝐎𝐕𝐎𝐍𝐎. 𝐂𝐈𝐕𝐈𝐓𝐀𝐍𝐎𝐕𝐀 𝐂𝐎𝐒𝐀 𝐒𝐓𝐀 𝐀𝐒𝐏𝐄𝐓𝐓𝐀𝐍𝐃𝐎?

Siamo ormai a metà giugno e mentre molte città marchigiane hanno già presentato o annunciato la propria programmazione estiva, Civitanova ancora non ha reso noto un cartellone organico degli eventi dell’estate 2026.

Eppure la promozione turistica non inizia il giorno dell’evento.

Le famiglie programmano le vacanze settimane o mesi prima.

I turisti scelgono con anticipo dove trascorrere un weekend o una vacanza.

Albergatori, ristoratori, commercianti, stabilimenti balneari e operatori turistici hanno bisogno di conoscere per tempo il calendario degli appuntamenti per organizzare personale, promozioni, investimenti e strategie commerciali.

Alcuni esempi nelle Marche:

Pesaro ha presentato già a maggio la brochure dei grandi eventi 2026:

https://back.visitpesaro.it/MultimediaFiles/Brochure-Eventi-2026.pdf

Ancona ha annunciato già nei primi mesi dell’anno la propria programmazione estiva e i grandi eventi dell’estate 2026:

https://www.ansa.it/marche/notizie/2026/02/12/piazza-cavour-cuore-eventi-estivi-2026-ad-ancona-con-unarena-da-4mila_872ed7c9-b18f-482f-8fed-66f5d85ef27c.html

San Severino Marche ha già pubblicato il programma “Summer Time 2026”:

https://www.comune.sanseverinomarche.mc.it/novita/summer-time-2026-tutti-gli-eventi-dellestate-settempedana/

Monteprandone ha già presentato ufficialmente il proprio calendario estivo:

https://www.facebook.com/comunemonteprandone/posts/1345580897766357/

La differenza non è soltanto negli eventi.

La differenza è nella comunicazione.

Perché gli eventi non servono soltanto a riempire una piazza per una sera.

Gli eventi rappresentano un investimento pubblico.

E quando un’amministrazione investe denaro pubblico per organizzare spettacoli, concerti, manifestazioni e iniziative turistiche, l’obiettivo dovrebbe essere quello di generare un ritorno economico per l’intera città.

Più persone arrivano a Civitanova, più lavorano alberghi, ristoranti, bar, negozi, stabilimenti balneari, attività commerciali e servizi.

Più persone soggiornano sul territorio, maggiore è il beneficio economico che ricade sulla comunità.

Ma tutto questo funziona soltanto se gli eventi vengono comunicati con il giusto anticipo.

Perché nessuno prenota una vacanza dopo che l’evento è già stato annunciato all’ultimo momento.

Nessuno organizza un weekend con pochi giorni di preavviso se non era già orientato a ve**re.

La promozione serve proprio a questo: trasformare un evento in un motivo per scegliere una destinazione.

Ed è qui che nasce la riflessione.

I soldi utilizzati per finanziare gli eventi non appartengono all’amministrazione comunale.

Sono risorse della collettività.

Sono soldi dei cittadini.

Per questo ogni euro investito dovrebbe essere messo nelle condizioni di produrre il massimo risultato possibile per il territorio.

C’è poi un aspetto che non dovrebbe mai essere dimenticato.

Ad un amministratore non viene chiesto soltanto di spendere risorse pubbliche.

Gli viene chiesto di amministrarle.

E amministrare significa utilizzare nel modo più efficace possibile i soldi che provengono dalle tasse pagate dai cittadini.

Ogni euro investito in eventi, manifestazioni e promozione turistica dovrebbe essere finalizzato a generare un beneficio concreto per il territorio, per le attività economiche e per la comunità.

Perché quelle risorse non appartengono alla politica.

Non appartengono all’amministrazione di turno.

Appartengono ai cittadini che le hanno versate attraverso imposte e tributi.

Per questo non basta organizzare un evento.

Occorre creare le condizioni affinché quell’investimento produca il massimo risultato possibile.

Se una manifestazione viene comunicata in ritardo, si riduce la possibilità di attrarre visitatori, di generare pernottamenti, di aumentare i consumi nelle attività locali e di far circolare ricchezza sul territorio.

E quando si rinuncia a queste opportunità, il rischio è che una parte del valore potenziale di quell’investimento venga semplicemente perduta.

Amministrare bene significa proprio questo: fare in modo che ogni euro speso dalla collettività abbia il massimo ritorno possibile per la collettività stessa.

La domanda quindi non è quali eventi verranno organizzati.

La domanda è:

𝑷𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆́ 𝒂 𝒈𝒊𝒖𝒈𝒏𝒐 𝒊𝒏𝒐𝒍𝒕𝒓𝒂𝒕𝒐 𝑪𝒊𝒗𝒊𝒕𝒂𝒏𝒐𝒗𝒂 𝒏𝒐𝒏 𝒉𝒂 𝒂𝒏𝒄𝒐𝒓𝒂 𝒑𝒓𝒆𝒔𝒆𝒏𝒕𝒂𝒕𝒐 𝒖𝒇𝒇𝒊𝒄𝒊𝒂𝒍𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒊𝒍 𝒑𝒓𝒐𝒑𝒓𝒊𝒐 𝒄𝒂𝒓𝒕𝒆𝒍𝒍𝒐𝒏𝒆 𝒆𝒔𝒕𝒊𝒗𝒐?

Perché una città turistica non può limitarsi ad organizzare eventi.

Deve promuoverli.

Deve comunicarli.

Deve venderli all’esterno.

Deve consentire a turisti, operatori economici e cittadini di programmare per tempo.

Ogni settimana persa nella comunicazione è una settimana in meno di visibilità, programmazione e opportunità economiche.

Perché gli eventi attirano persone.

Ma è la comunicazione anticipata che convince le persone a scegliere una destinazione.

E quando si utilizzano risorse pubbliche, l’obiettivo non dovrebbe essere soltanto fare un evento.

𝑳’𝒐𝒃𝒊𝒆𝒕𝒕𝒊𝒗𝒐 𝒅𝒐𝒗𝒓𝒆𝒃𝒃𝒆 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆 𝒄𝒓𝒆𝒂𝒓𝒆 𝒗𝒂𝒍𝒐𝒓𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒂 𝒍𝒂 𝒄𝒊𝒕𝒕𝒂̀.

05/06/2026

II PARTE

C’è una domanda ancora più profonda che forse dovremmo avere il coraggio di farci.

Ma noi… sapremmo ancora tornare a stare insieme davvero?

Sapremmo tornare a frequentare le persone?
A parlare senza uno schermo?
A guardarci negli occhi?
A stare in una piazza senza sentire il bisogno continuo di prendere in mano il telefono?

Perché oggi vediamo tante persone camminare…
ma poche persone incontrarsi davvero.

Si esce di casa.
Si cammina.
Si corre.
Si fanno chilometri.

Ma spesso ognuno resta chiuso nel proprio mondo:

cuffiette nelle orecchie,
sguardo basso,
musica,
podcast,
telefono.

Persino il tempo libero è diventato sempre più individuale.

E questa trasformazione si vede soprattutto nei ragazzi.

I giovani comunicano continuamente.
Messaggiano.
Commentano.
Condividono.

Eppure spesso fanno più fatica nella relazione reale:
nel confronto,
nell’ascolto,
nella gestione delle emozioni,
nella capacità di stare insieme senza conflitti.

E allora accade qualcosa che dovrebbe farci riflettere.

Una socialità sempre più fragile.
Una crescente difficoltà a gestire le frustrazioni.
E talvolta esplosioni improvvise di rabbia.

Risse.
Aggressività.
Bullismo.
Violenza verbale.

Come se stessimo perdendo una parte di quell’allenamento quotidiano che per generazioni si imparava vivendo insieme agli altri.

Perché socializzare non significa semplicemente stare nello stesso posto.

Socializzare significa imparare il rispetto.
L’attesa.
La pazienza.
Il dialogo.
La convivenza.
Perfino il saper accettare chi è diverso da noi.

E queste cose si imparavano vivendo i luoghi.

Le piazze.
I bar.
Le comitive.
I cortili.
Le passeggiate lente.
Le chiacchiere inutili che inutili non erano affatto.

Oggi invece molti ragazzi crescono più davanti a uno schermo che dentro una comunità reale.

Hanno centinaia di contatti.
Migliaia di follower.

Ma spesso pochissime relazioni profonde.

E allora forse il problema non è soltanto economico.

Non riguarda solo il commercio.
Non riguarda solo i negozi vuoti.
Non riguarda soltanto le città che si svuotano.

Forse stiamo vivendo una trasformazione umana e sociale molto più grande.

Stiamo perdendo l’abitudine alla presenza.

Alla vita condivisa.
Alla comunità.
Alla leggerezza di stare insieme senza dover produrre qualcosa.
Senza dover pubblicare qualcosa.
Senza dover dimostrare qualcosa.

E una città senza persone che si incontrano davvero diventa silenziosa anche quando è piena.

Per questo oggi più che mai servono luoghi vivi.

Piazze vere.
Eventi autentici.
Musica.
Cultura.
Sport.
Occasioni di incontro reale.

Perché forse la grande emergenza del futuro non sarà soltanto economica.

Sarà emotiva.
Relazionale.
Umana.

E la domanda che dovremmo iniziare a farci è questa:

stiamo ancora insegnando ai nostri figli a vivere insieme agli altri?

01/06/2026
01/06/2026

𝟏* 𝐏𝐀𝐑𝐓𝐄

Quello che stiamo vivendo è uno dei cambiamenti sociali più profondi degli ultimi vent’anni, accelerato enormemente dopo il Covid.

E forse la domanda più inquietante non è nemmeno “perché la gente compra online?”.
La vera domanda è: perché la gente non vive più gli spazi reali?

Perché non passeggia.
Perché non si incontra.
Perché non perde tempo fuori casa.
Perché non sente più il bisogno di stare in mezzo agli altri.

Una volta il centro cittadino non era soltanto commercio.
Era un rito sociale.

Si usciva anche senza dover comprare nulla.
Si passeggiava.
Si guardavano le vetrine.
Si incontravano persone.
Si prendeva un caffè.
Si viveva il rumore della città.

Oggi invece molte persone vivono chiuse dentro una dimensione digitale continua:
telefono, streaming, social, delivery, e-commerce, serie tv, lavoro da remoto, relazioni virtuali.

Siamo diventati iperconnessi… ma scollegati dal territorio.

Il Covid ha lasciato qualcosa di molto più profondo di quanto si pensi:
ha cambiato le abitudini mentali.

Per anni ci hanno detto:
“state a casa”,
“evitate contatti”,
“ordinate online”,
“non assembratevi”.

E una parte della società non è più tornata indietro davvero.

Molti hanno scoperto che potevano fare tutto senza uscire:
comprare,
mangiare,
guardare film,
parlare,
perfino lavorare.

Ma il problema è che una città senza persone non perde solo clienti.
Perde anima.

Perché i centri cittadini vivono di presenza umana.
Di occhi.
Di rumore.
Di relazioni.
Di bambini.
Di anziani seduti sulle panchine.
Di ragazzi che passeggiano.
Di vetrine accese.
Di persone che si fermano senza motivo.

Quando sparisce questo, non chiude solo il commercio:
si spegne lentamente la vita urbana.

E c’è anche un altro tema enorme: la stanchezza psicologica.

Le persone oggi sono più isolate, più stressate, più impaurite economicamente.
Molti non escono perché:

* risparmiano,
* lavorano troppo,
* si sentono mentalmente scarichi,
* preferiscono rifugiarsi nel proprio spazio privato.

Il telefono è diventato una specie di rifugio emotivo permanente.

Scorriamo vite invece di viverle.

Guardiamo reel di città invece di attraversarle.

Osserviamo persone invece di incontrarle davvero.

Ed è qui che nasce il paradosso più triste:
siamo nell’epoca della massima comunicazione… e della minima socialità reale.

Persino i parcheggi raccontano questo cambiamento.

Una volta erano insufficienti perché la città attirava continuamente persone:
shopping,
passeggio,
incontri,
bar,
piazze.

Oggi in molte città, anche turistiche, si vedono momenti irreali:
strade vuote,
corsi silenziosi,
negozi accesi senza flusso umano.

E attenzione: non è solo colpa dell’online.

L’online ha cambiato il commercio.
Ma il problema più grande è che è cambiato il comportamento umano.

Le città oggi devono tornare a dare motivi emotivi per uscire:
eventi,
bellezza,
sicurezza,
verde,
luoghi vivi,
esperienze autentiche,
musica,
piazze accoglienti,
illuminazione,
socialità vera.

Perché se una città non emoziona più, le persone restano a casa.

E forse la grande sfida del futuro non sarà soltanto salvare i negozi.

Sarà riportare gli esseri umani fuori dalle loro solitudini digitali.

𝐎𝐋𝐓𝐑𝐄 𝟏𝟓𝟎 𝐏𝐀𝐑𝐂𝐇𝐄𝐆𝐆𝐈 𝐒𝐎𝐒𝐏𝐄𝐒𝐈 𝐅𝐈𝐍𝐎 𝐀 𝐅𝐈𝐍𝐄 𝐋𝐀𝐕𝐎𝐑𝐈: 𝐀𝐍𝐂𝐎𝐑𝐀 𝐔𝐍𝐀 𝐕𝐎𝐋𝐓𝐀 𝐀 𝐏𝐀𝐆𝐀𝐑𝐄 𝐄̀ 𝐋’𝐄𝐂𝐎𝐍𝐎𝐌𝐈𝐀 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐂𝐈𝐓𝐓𝐀̀.Oltre 150 parcheggi...
31/05/2026

𝐎𝐋𝐓𝐑𝐄 𝟏𝟓𝟎 𝐏𝐀𝐑𝐂𝐇𝐄𝐆𝐆𝐈 𝐒𝐎𝐒𝐏𝐄𝐒𝐈 𝐅𝐈𝐍𝐎 𝐀 𝐅𝐈𝐍𝐄 𝐋𝐀𝐕𝐎𝐑𝐈: 𝐀𝐍𝐂𝐎𝐑𝐀 𝐔𝐍𝐀 𝐕𝐎𝐋𝐓𝐀 𝐀 𝐏𝐀𝐆𝐀𝐑𝐄 𝐄̀ 𝐋’𝐄𝐂𝐎𝐍𝐎𝐌𝐈𝐀 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐂𝐈𝐓𝐓𝐀̀.

Oltre 150 parcheggi sospesi fino a fine lavori.
Tradotto: centinaia di persone al giorno in meno che potranno raggiungere comodamente la spiaggia, gli stabilimenti balneari, i ristoranti e le attività della zona sud di Civitanova.

Ed è qui che nasce una riflessione seria.

Per completare il ponte ciclopedonale che dovrà collegare la ciclovia tra Civitanova Marche e Porto Sant’Elpidio, si è scelto di occupare proprio una delle poche aree strategiche di sosta della città, utilizzata negli ultimi anni come parcheggio di supporto estivo.

Parliamo di oltre 150 posti auto.
Che significa potenzialmente oltre 500 persone al giorno in meno a servizio del lungomare e delle attività economiche.

La domanda allora è inevitabile:

possibile che ogni opera pubblica debba sempre scaricare il proprio peso sulle attività economiche, sui residenti e sull’accessibilità cittadina?

Perché il problema non è il ponte.
Le infrastrutture servono.
I collegamenti servono.
La mobilità sostenibile serve.

Il problema è un altro:
la totale mancanza di equilibrio e programmazione.

Quel ponte, tra l’altro, arriva dopo ritardi enormi accumulati nel tempo.
E oggi, proprio all’inizio della stagione estiva, si sceglie di togliere oltre 150 parcheggi senza prima individuare alternative compensative reali.

In una città turistica, i parcheggi non sono un dettaglio.
Sono parte dell’economia urbana.

Meno accessibilità significa:
meno famiglie,
meno presenze,
meno consumazioni,
meno lavoro per stabilimenti, bar, ristoranti e negozi.

E allora qualcuno dovrebbe spiegare:
questa scelta è stata richiesta dalla Regione?
È stata decisa dal Comune?
Esiste un piano alternativo?
Sono stati previsti parcheggi sostitutivi?

Ma c’è anche un altro problema che in una città turistica non dovrebbe mai esistere:
la chiarezza.

Perché quel cartello, così come è stato posizionato, non chiarisce affatto se il divieto riguardi:

* tutta l’area parcheggio,
* soltanto una parte,
* oppure singoli settori destinati ai lavori.

E il risultato è il solito disorientamento.

Il turista che arriva da fuori, davanti a un cartello generico “DIVIETO DI SOSTA FINO A FINE LAVORI”, cosa dovrebbe capire?

Che può parcheggiare?
Che non può parcheggiare?
Che rischia la multa?
Che l’auto potrebbe essere rimossa?

In una città accogliente la segnaletica deve essere immediata, precisa e inequivocabile.
Soprattutto in piena stagione estiva.

Perché quando le informazioni sono approssimative succedono sempre due cose:
o la gente, per paura della sanzione, rinuncia direttamente a parcheggiare e se ne va;
oppure parcheggia sperando di aver interpretato bene il cartello, con il rischio poi di trovarsi una multa o la rimozione.

E questo crea soltanto nervosismo, caos e danno economico.

Servivano:

* delimitazioni precise,
* cartelli chiari,
* indicazioni visibili,
* e soprattutto parcheggi alternativi compensativi.

Perché l’accoglienza passa anche da queste cose.
E spesso sono proprio i dettagli a fare la differenza tra una città organizzata e una città lasciata all’approssimazione.

𝐌𝐄𝐍𝐓𝐑𝐄 𝐋’𝐄𝐔𝐑𝐎𝐏𝐀 𝐑𝐈𝐏𝐎𝐑𝐓𝐀 𝐕𝐄𝐑𝐃𝐄, 𝐂𝐈𝐕𝐈𝐓𝐀𝐍𝐎𝐕𝐀 𝐂𝐎𝐍𝐓𝐈𝐍𝐔𝐀 𝐀 𝐂𝐄𝐌𝐄𝐍𝐓𝐈𝐅𝐈𝐂𝐀𝐑𝐄La vera differenza tra certe città e Civitanova non è ...
30/05/2026

𝐌𝐄𝐍𝐓𝐑𝐄 𝐋’𝐄𝐔𝐑𝐎𝐏𝐀 𝐑𝐈𝐏𝐎𝐑𝐓𝐀 𝐕𝐄𝐑𝐃𝐄, 𝐂𝐈𝐕𝐈𝐓𝐀𝐍𝐎𝐕𝐀 𝐂𝐎𝐍𝐓𝐈𝐍𝐔𝐀 𝐀 𝐂𝐄𝐌𝐄𝐍𝐓𝐈𝐅𝐈𝐂𝐀𝐑𝐄

La vera differenza tra certe città e Civitanova non è semplicemente il cemento.
Il cemento è soltanto la conseguenza finale di una visione politica, culturale e amministrativa.

Oggi in Europa e in Italia si sta aprendo una riflessione enorme sul futuro delle città.
Per decenni abbiamo pensato che sviluppo significasse asfaltare, impermeabilizzare, costruire, riempire ogni spazio libero. Oggi invece molte amministrazioni stanno facendo il percorso inverso: togliere cemento, riportare alberi, restituire terreno permeabile, creare ombra, abbassare le temperature urbane e migliorare la qualità della vita.

Non è estetica.
È salute pubblica.
È difesa climatica.
È qualità urbana.
È amore verso la propria città.

A Genova la sindaca Silvia Salis e l’assessora all’Urbanistica Francesca Coppola hanno inserito ufficialmente il depaving nel Piano Urbanistico Comunale. Tradotto: dove possibile si tolgono superfici impermeabili per riportare verde, terra e permeabilità del suolo dentro la città.

Fonti:

https://smart.comune.genova.it/comunicati-stampa-articoli/depavimentazione-assessora-allurbanistica-%C2%ABparte-integrante-della-nostra

https://smart.comune.genova.it/comunicati-stampa-articoli/urbanistica-suolo-e-verde-riconosciuti-nel-puc-come-infrastrutture

https://genova.repubblica.it/cronaca/2026/05/11/news/depavimentazione_depaving_genova_puc_prima_citta_in_italia_15_minuti_silvia_salis_sindaca_francesca_coppola_assessora_avs_pa-425337992/

https://www.ilpost.it/2026/05/20/depavimentazione-genova/

https://www.touringclub.it/notizie/centro-studi/genova-dice-si-alla-depavimentazione-al-posto-di-cemento-e-superfici-impermeabili-alberi-e-verde

E attenzione: Genova non è una città “vergine” dal punto di vista urbanistico.
Anzi. È una delle città che storicamente ha pagato di più la cementificazione e il consumo di suolo. Proprio per questo oggi sta cercando di invertire la rotta.

Milano, con il progetto Forestami sostenuto dal sindaco Giuseppe Sala, sta lavorando sulla riforestazione urbana e sul recupero ecologico di aree urbane compromesse, con milioni di alberi previsti nell’area metropolitana.

Fonti:

https://forestami.org/

https://www.repubblica.it/green-and-blue/dossier/festival-greenandblue/2022/06/04/news/giuseppe_sala-352389276/

https://www.fsitaliane.it/content/fsitaliane/it/media/comunicati-stampa-e-news/2024/6/13/scali-milano-rigenerazione-urbana.html

Anche Padova sta intervenendo sulle piazze urbane con progetti di depavimentazione e aumento delle superfici permeabili per contrastare le isole di calore.

Fonte:

https://www.comune.padova.it/progetto-di-riqualificazione-urbana-di-piazza-savelli

Persino il dibattito europeo ormai parla apertamente di “ripristino della natura” nelle città.
Non più solo limitare il consumo di suolo, ma iniziare a restituire terreno alla natura dopo decenni di impermeabilizzazione.

Fonte:

https://environment.ec.europa.eu/topics/nature-and-biodiversity/nature-restoration-law_en

Anche ISPRA continua a lanciare allarmi sul consumo di suolo in Italia, ricordando che il cemento aumenta il rischio idrogeologico, le temperature urbane e la perdita di qualità ambientale.

Fonte:

https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/suolo-e-territorio/consumo-di-suolo

Ed è qui che nasce la vera riflessione per Civitanova.

La differenza non è tra città che costruiscono e città che non costruiscono.
La differenza sta nel motivo per cui si governa il territorio.

Ci sono amministrazioni che guardano una città come una comunità da proteggere, rendere vivibile e preparare al futuro.

E poi ci sono realtà dove troppo spesso il territorio rischia di diventare soltanto uno spazio da occupare, consumare e sfruttare.

E la cosa più grave è che qui non si tratta nemmeno più di immobilismo politico, né della mancata conoscenza di quello che sta accadendo nelle città più evolute d’Italia ed Europa.

Perché oggi le informazioni ci sono, i modelli virtuosi esistono e l’inversione di marcia verso città più verdi, più vivibili e meno cementificate è sotto gli occhi di tutti.

Qui il problema rischia di essere molto più profondo: un preoccupante menefreghismo verso la città, verso la qualità della vita dei cittadini e verso il futuro urbano di Civitanova.

Una città non può essere amministrata senza sensibilità, senza visione e senza amore per il proprio territorio.

Perché quando manca questo legame con la città, allora tutto diventa numeri, metri cubi, cemento e convenienze.

E invece Civitanova meriterebbe di essere pensata, protetta e valorizzata come un patrimonio collettivo da lasciare migliore alle prossime generazioni.

Perché quando ami davvero una città, non la soffochi.
La fai respirare.

Indirizzo

Corso Umberto 1
Civitanova
62012

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