20/04/2026
Crescevano davanti al mare, ma non potevano entrarci. A Zanzibar, per molte ragazze, imparare a nuotare non era previsto.
Le regole sociali e la mancanza di abbigliamento adatto rendevano l’acqua uno spazio vicino ma non accessibile. Il mare era parte della quotidianità, ma non della loro esperienza diretta.
Poi qualcosa ha iniziato a cambiare.
La fotografa Anna Boyiazis ha documentato una serie di lezioni di nuoto sull’isola. Nelle immagini si vedono donne in acqua, sostenute da bidoni vuoti usati come galleggianti. Non c’è costruzione, non c’è scena: solo esercizi, concentrazione, piccoli movimenti per restare a galla.
Dietro quelle immagini c’era il progetto Panje, nato proprio a Zanzibar. L’obiettivo era pratico: insegnare nuoto di sopravvivenza, sicurezza in acqua e prevenzione degli annegamenti. Ma per farlo serviva anche superare un ostacolo culturale.
Il programma ha introdotto costumi da bagno a copertura completa, compatibili con le norme locali. Questo ha permesso a molte donne e ragazze di entrare in acqua senza sentirsi in contrasto con il proprio contesto culturale.
Da lì, il cambiamento si è allargato. Alcune partecipanti sono diventate istruttrici, insegnando ad altre nella stessa comunità. Le lezioni si sono moltiplicate, mantenendo lo stesso approccio: pratico, accessibile, continuo.
Quelle immagini raccontano questo passaggio. Non solo l’apprendimento di una tecnica, ma l’accesso a uno spazio che era sempre stato presente, senza essere davvero utilizzabile.
Oggi, in quelle acque, ci sono più persone che sanno muoversi, restare a galla, aiutarsi a vicenda.