Gruppo Archeologico di Terra d'Otranto

Gruppo Archeologico di Terra d'Otranto Organizzazione per la per la ricerca, la salvaguardia e la tutela dei Beni Culturali del Salento.

Il Gruppo Archeologico di Terra d'Otranto è una associazione culturale, aderente ai Gruppi Archeologici d'Italia.

Nella Grotta delle Veneri di Parabita sono state ritrovate due piccole statuette femminili in osso, datate al Paleolitic...
17/04/2026

Nella Grotta delle Veneri di Parabita sono state ritrovate due piccole statuette femminili in osso, datate al Paleolitico superiore, tra circa 14.000 e 12.000 anni fa. La scoperta avvenne nel 1965 e diede a questo luogo un rilievo speciale nella preistoria del Salento.

Le figure mostrano il corpo femminile con grande essenzialità e con un’evidenza particolare del ventre, motivo per cui gli studiosi le collegano ai temi della fertilità e della generazione della vita. Sono oggetti piccoli nelle dimensioni, ma enormi per il valore storico, perché raccontano un modo antico di rappresentare il corpo umano e di attribuirgli un significato profondo.

La Pasqua arriva mentre la luce cambia e le giornate si allungano, e in questo tempo più aperto viene naturale pensare a...
05/04/2026

La Pasqua arriva mentre la luce cambia e le giornate si allungano, e in questo tempo più aperto viene naturale pensare a ciò che ritorna, a ciò che continua a vivere anche quando sembra nascosto.

Per chi si occupa di archeologia questo passaggio ha qualcosa di familiare, perché ogni traccia che incontriamo è un segno che resiste, che attraversa il tempo e che torna a parlare quando qualcuno si ferma davvero a guardare.

Auguri di una Pasqua serena, con il tempo giusto per osservare, capire e lasciarsi sorprendere.

(Gravina in Puglia - Cripta di San Vito Vecchio. "Le donne al sepolcro la mattina di Pasqua", XIII sec )

Ci sono punti del Salento che sembrano solo campagna, terra lavorata, pietre raccolte ai margini dei campi, e invece cus...
27/03/2026

Ci sono punti del Salento che sembrano solo campagna, terra lavorata, pietre raccolte ai margini dei campi, e invece custodiscono tracce profonde dei villaggi messapici, una presenza che attraversa secoli e resta intrecciata al paesaggio di oggi.

Tra l’VIII e il III secolo a.C. il territorio era segnato da centri fortificati distribuiti tra costa ed entroterra, collegati tra loro da percorsi, scambi e relazioni continue, e le grandi mura in pietra che ancora emergono a Manduria, Cavallino o Vaste raccontano una costruzione paziente, fatta di blocchi accostati con precisione e di un’idea chiara di spazio e comunità.

Dentro questi luoghi la vita si organizzava tra case, aree di lavoro e spazi condivisi, mentre le necropoli, poco distanti, restituiscono gesti, oggetti, abitudini che permettono di avvicinarsi alle persone più che alle strutture.

È un’archeologia che si incontra quasi senza accorgersene, mentre si attraversa il territorio, e che lentamente modifica lo sguardo su ciò che sembra familiare.

Vi aspettiamo il 24 marzo a Novoli per un viaggio nella tradizione musicale pasquale del Salento.Appuntamento ore 18:30 ...
20/03/2026

Vi aspettiamo il 24 marzo a Novoli per un viaggio nella tradizione musicale pasquale del Salento.

Appuntamento ore 18:30 presso la chiesa matrice Sant' Andrea Apostolo. Ingresso libero.

Un percorso tra suoni, riti e memoria collettiva.

“Lu Santu Lazzaru” accompagna il pubblico dentro uno dei momenti più intensi della tradizione popolare: il periodo che va dalla Quaresima alla Settimana Santa, raccontato attraverso tre tappe musicali che ne restituiscono il significato profondo.

Un tempo, nelle notti di quaresima, la questua del Santu Lazzaru attraversava le comunità come gesto condiviso: musica e voce diventavano strumenti per raccogliere beni destinati alla Pasqua, intrecciando devozione e vita quotidiana.

Con l’avvicinarsi della Settimana Santa, il paesaggio sonoro cambia. Gli inni delle processioni dei Misteri e dell’Addolorata, insieme alle elegie funebri, segnano un tempo sospeso, dove lo spazio si trasforma e assume un valore simbolico e rituale.

Ad accompagnare questo percorso saranno l’antropologo Alessio Stefàno e Elvino Politi, direttore del Museo del Fuoco, che guideranno il pubblico nella lettura storica, culturale e musicale di queste pratiche, restituendone senso e contesto.

📍 Martedì 24 marzo 2026
🕒 Ore 18:30
📍 Chiesa Madre S. Andrea Apostolo – Novoli

Ingresso gratuito

Oggi, 8 marzo, è anche un’occasione per ricordare il ruolo delle donne nello studio del passato.Nei cantieri di scavo, n...
08/03/2026

Oggi, 8 marzo, è anche un’occasione per ricordare il ruolo delle donne nello studio del passato.

Nei cantieri di scavo, nei musei, nei laboratori di restauro e nelle università, archeologhe e studiose contribuiscono ogni giorno alla ricerca e alla tutela del patrimonio storico.

Anche attraverso l’archeologia riemergono le tracce delle donne delle società antiche, spesso assenti nelle fonti scritte ma presenti nei reperti e nelle necropoli che raccontano la vita delle comunità del passato.

Buona Giornata Internazionale della Donna.

Nelle campagne di San Donaci, in contrada Monticello, il Tempietto di San Miserino si sta rivelando parte di una realtà ...
05/03/2026

Nelle campagne di San Donaci, in contrada Monticello, il Tempietto di San Miserino si sta rivelando parte di una realtà archeologica molto più ampia. Le ricerche dell’Università del Salento, insieme alla Soprintendenza, indicano che l’edificio conservato appartiene a una villa romana di età imperiale articolata e trasformata nel tempo.

Il tempietto presenta una pianta ottagonale con quattro absidi semicircolari e una cupola di quasi sei metri di diametro. La presenza di tubuli in terracotta per il passaggio dell’aria calda e di un ambiente con vasca absidata suggerisce l’interpretazione come ninfeo o ambiente termale della villa.

Gli scavi hanno restituito anche una sepoltura messapica del VII-VI secolo a.C., segno di una frequentazione molto più antica del luogo. Nel VI secolo d.C. l’edificio viene poi trasformato in chiesa rurale, mentre nel Medioevo l’area circostante viene utilizzata anche per attività produttive. Un sito che racconta una lunga continuità di vita nel paesaggio del Nord Salento.





Nel 1936, durante alcuni lavori nella zona di Villa Portaccio a Novoli, emerse una piccola necropoli databile al VI seco...
04/03/2026

Nel 1936, durante alcuni lavori nella zona di Villa Portaccio a Novoli, emerse una piccola necropoli databile al VI secolo a.C., una scoperta che ha aperto uno squarcio sulla presenza messapica nel territorio di Terra d’Otranto.

Tra i reperti più significativi comparvero diversi vasi figurati di produzione greca, probabilmente giunti nel Salento attraverso i circuiti commerciali che collegavano le colonie della Magna Grecia con le comunità messapiche dell’entroterra.

Le decorazioni raccontano scene del mondo mitologico: figure alate, personaggi armati, divinità e scene rituali realizzate nella tecnica a vernice nera e figure rosse, tipica della ceramica greca arcaica tra VI e inizi V secolo a.C.. Oggetti simili accompagnavano spesso le sepolture come corredo funerario, segno di prestigio e di contatto culturale con il Mediterraneo greco.

Oggi questi reperti, attribuiti al cosiddetto "pittore di Pan" , sono conservati al Museo Archeologico Nazionale di Taranto (MArTA), uno dei principali centri di studio per la civiltà della Magna Grecia.

Dalle campagne di Novoli fino al museo di Taranto, questi vasi continuano a raccontare una storia antica più di 2600 anni, fatta di scambi, viaggi e incontri tra popoli del Mediterraneo.

Alla Grotta del Brunese, lungo il costone roccioso di Torre dell'Orso, la pietra conserva una serie di incisioni rupestr...
21/02/2026

Alla Grotta del Brunese, lungo il costone roccioso di Torre dell'Orso, la pietra conserva una serie di incisioni rupestri che raccontano una frequentazione lunga e articolata del sito, legata in modo diretto al mare e alla navigazione costiera.

Sulle pareti della cavità si riconoscono navi stilizzate, con scafi allungati e alberature appena accennate, affiancate da figure antropomorfe, croci, griglie e segni lineari, incisi con tratti netti e ripetuti. La sovrapposizione dei segni suggerisce interventi successivi, distribuiti tra età tardoantica e medioevo, con riusi probabilmente più recenti, in un contesto costiero da sempre attraversato da rotte, approdi e attività legate alla pesca.

Dal punto di vista storico, la grotta si inserisce nel sistema delle cavità rupestri del Salento adriatico, utilizzate come spazi di sosta, rifugio e osservazione del mare. Le incisioni navali restituiscono un’immagine concreta di questo rapporto quotidiano con la navigazione, dove la nave diventa memoria di lavoro, viaggio e presenza umana, incisa direttamente nella roccia.

La Grotta del Brunese resta così un luogo in cui paesaggio naturale e segno umano coincidono, affidando alla pietra il racconto essenziale di una storia costiera stratificata.

Nella cripta del Gonfalone di Tricase si conserva una Dormitio Virginis che appartiene pienamente al linguaggio figurati...
12/02/2026

Nella cripta del Gonfalone di Tricase si conserva una Dormitio Virginis che appartiene pienamente al linguaggio figurativo dell’Italia meridionale tardo-medievale, con evidenti legami alla tradizione bizantina diffusa in Terra d’Otranto tra XIV e XV secolo. La scena presenta la Vergine distesa sul catafalco, avvolta in un manto scuro e circondata dal collegio apostolico; al centro emerge la figura di Cristo che accoglie l’anima di Maria raffigurata come una piccola fanciulla luminosa, secondo un’iconografia consolidata nel mondo orientale e recepita nei contesti devozionali locali.

L’impianto compositivo costruisce una narrazione corale: gli apostoli si dispongono in sequenza attorno al letto funebre, con gesti di partecipazione e di liturgia. Il pavimento a scacchiera introduce un elemento di spazialità prospettica semplificata, frequente nelle pitture murali di ambito meridionale, capace di guidare lo sguardo verso il fulcro teologico della scena. L’uso di terre rosse, ocra e bruni, insieme a lumeggiature chiare, rivela una tecnica a fresco con ritocchi a secco, oggi leggibile attraverso le lacune e le abrasioni che testimoniano la lunga storia conservativa dell’ambiente ipogeo.

Dal punto di vista iconografico, la Dormitio qui rappresentata traduce in immagine il passaggio della Madre di Cristo dalla vita terrena alla gloria celeste, offrendo ai fedeli un modello di morte serena e accompagnata dalla comunità apostolica. La presenza di Cristo in asse con il corpo della Vergine stabilisce un rapporto diretto tra incarnazione e redenzione, tema centrale nella spiritualità medievale locale. L’affresco assume così una funzione catechetica e memoriale: educa lo sguardo del visitatore, radica la devozione mariana nel tessuto liturgico della comunità e conserva, nella materia pittorica, la continuità tra Oriente e Occidente che caratterizza la storia artistica del Salento.

Il frammento in foto appartiene al tempio di Iside di Lecce, individuato nell’area di Palazzo Vernazza nel corso degli s...
05/02/2026

Il frammento in foto appartiene al tempio di Iside di Lecce, individuato nell’area di Palazzo Vernazza nel corso degli scavi archeologici condotti nel centro storico.

La presenza di un luogo di culto isiaco testimonia l’inserimento di Lupiae nei circuiti religiosi e culturali del Mediterraneo romano, dove il culto di Iside, di origine egizia, era ampiamente diffuso tra età tardo-repubblicana e imperiale.

L’elemento raffigurato è interpretato come componente architettonico o decorativo mobile (oscillante), probabilmente legato all’apparato rituale o all’allestimento interno del santuario. La resa plastica e la lavorazione della superficie suggeriscono una funzione simbolica oltre che strutturale, coerente con la ritualità isiaca, basata sul movimento e sulla percezione.

Il frammento è oggi conservato ed esposto presso il MUST – Museo Storico della Città di Lecce, dove contribuisce alla ricostruzione del quadro archeologico della Lecce romana e dei suoi culti orientali.

Questo reperto restituisce profondità storica al tessuto urbano attuale e ricorda come la città sia il risultato di una lunga stratificazione culturale.





Indirizzo

Lecce

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