09/08/2026
Il fondale davanti alle cave di pomice: piatto, bianco, compatto. Vi si disegnano, in ogni direzione, le scie delle ancore. Sono come i canali di Marte, le linee della mano, i disegni dentro un cristallo di neve: casuali, e pure sempre sul punto di dirci qualcosa, di coagularsi in segni. Poiché siamo animali semantici, non facciamo che guardare, guardare, guardare, escogitando – ognuno per sé, sottovoce, clandestinamente – un modo per leggere.
Siamo certi d’avervi riconosciuto mappe e romanzi. Qualcuno parlava persino di noi.
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