21/07/2025
una storia che mi piaceva raccontare ai turisti che portavo sulle scogliere di Watson Bay durante i City Tours e che si sentivano turbati dalle telecamere e i messaggi dissuasivi di cui ora è costellato il Gap.
Lui è Donald. Vive a Sydney, in Australia. La sua casa affaccia su una bellissima scogliera. Ogni volta che osserva quel paesaggio mozzafiato si sente in pace con se stesso. Quel posto è così bello che tante persone vanno ad ammirarlo, turisti, abitanti del luogo, studiosi. È il 1964. Donald osserva dalla finestra. Scorge in lontananza un giovane. Se ne sta immobile sulla roccia a lungo, poi si sporge, e salta. Donald corre fuori, chiede aiuto. Mio dio, quel ragazzo si è ucciso. Scopre che non è il primo. Nel corso degli anni, tanti hanno deciso di farla finita gettandosi da quella scogliera. Donald ha il cuore in subbuglio. Continua a chiedersi se poteva fare qualcosa.
Il giorno dopo va alla finestra, presta più attenzione. Scruta i visitatori con il binocolo, cerca di cogliere incertezze, dubbi, al più piccolo segnale d’allarme attraversa la strada di corsa e raggiunge la scogliera. Ciao, posso esserti d’aiuto? Sorride in modo cordiale, attacca bottone. A volte capisce di essersi sbagliato. Altre legge negli occhi della persona quello che stava per fare. Allora la prende sottobraccio, la invita a casa e offre del tè.
Davanti alla tazza calda qualcuno si apre, altri piangono, oppure bevono in silenzio e se ne vanno. Donald non sa cosa sceglieranno di fare, ma spera di averli aiutati almeno un po’. Ogni tanto uomini e donne ritornano per scambiare due chiacchiere con lui. In quel momento avevano un disperato bisogno che qualcuno li fermasse, che li trattenesse dall’orlo del baratro. E lui c’era. Donald ascolta, offre consigli, un abbraccio. Sente che sta facendo qualcosa di piccolo, ma molto importante. Gli dedica tutta la sua vita. Oggi Donald non c’è più. Centinaia di persone vanno ogni anno sulla sua tomba a dirgli grazie.