05/06/2026
Saro Urzì, pseudonimo di Rosario Urzì, nacque a Catania il 24 febbraio 1913. Lasciata la Sicilia in cerca di fortuna, dopo aver svolto da giovane diversi lavori arrivò a Roma, dove iniziò la sua carriera nel cinema: prima come comparsa e poi in piccole parti marginali in vari film degli anni Trenta e Quaranta, costruendo poco a poco quel suo personaggio di caratterista siciliano, a volte sanguigno e collerico, ma sempre attraversato da una forte umanità.
Il vero salto avvenne nel 1949, quando venne scelto per interpretare il brigadiere nel film In nome della legge. Sul set nacque un’intesa con Pietro Germi che avrebbe portato Urzì a comparire in molte opere del regista, con ruoli via via più rilevanti, fino ad arrivare a Sedotta e abbandonata, dove diede volto al patriarca don Ascalone, figura autoritaria e dal temperamento esplosivo. La prova offerta in In nome della legge gli valse il Nastro d’Argento nel 1948 come miglior attore non protagonista, mentre l’interpretazione in Sedotta e abbandonata gli procurò il premio come miglior attore al Festival del Cinema di Cannes del 1964 e un secondo Nastro d’Argento nel 1965.
Tra anni Sessanta e Settanta prestò il suo volto a numerose pellicole, molte delle quali oggi poco ricordate, ma rimase comunque una presenza riconoscibile e incisiva. Partecipò ai primi cinque film della saga di Don Camillo e Peppone nei panni del Brusco. Fu inoltre l’unico attore ad apparire sia nel film Il padrino del 1972, diretto da Francis Ford Coppola e tratto dall’omonimo romanzo di Mario Puzo, sia nella parodia Il figlioccio del Padrino, girata nel 1973 da Mariano Laurenti al fianco di Franco Franchi. Morì a San Giuseppe Vesuviano il 1º novembre 1979.