18/06/2026
In Italia si possono incontrare oltre 45 specie di squali, alcune percepite come minacciose più di altre, ma gli esperti avvertono che il vero pericolo nelle nostre acque proviene da specie aliene come il pesce scorpione. Francesca Romana Reinero, coordinatrice scientifica del Centro Studi Squali - Istituto Scientifico di Massa Marittima, chiarisce che non è corretto attribuire agli squali il primato degli attacchi agli esseri umani: i casi di aggressione da parte di squali nelle acque italiane sono estremamente rari. Più frequenti sono invece punture e ferite causate da tracine (quando vengono calpestate), ferite accidentali da alcune razze, contatti con meduse o lesioni provocate dai ricci di mare. Gli squali, spiega Reinero, non considerano l’uomo una preda e tendono in genere a evitarlo.
Dai piccoli gattucci fino ai grandi predatori come lo squalo bianco, molte specie mediterranee hanno abitudini pelagiche o vivono in acque profonde e raramente vengono a contatto con bagnanti o persone in generale. Reinero sottolinea anche il ruolo fondamentale degli squali per la salute degli ecosistemi marini: contribuiscono a mantenere l’equilibrio delle catene alimentari e oggi la priorità dovrebbe essere la loro conservazione, poiché molte specie del Mediterraneo sono minacciate da pesca eccessiva.
Lo squalo bianco occupa da sempre un posto centrale nell’immaginario collettivo: misura tra i 4 e i 6 metri, può superare le due tonnellate e le femmine tendono a essere più grandi dei maschi. I suoi circa 300 denti triangolari, disposti su più file, hanno funzioni diverse a seconda della posizione — quelli superiori servono a spezzare e tagliare, quelli inferiori a trattenere la preda — e la specie possiede la capacità di elettrorecezione, che le permette di percepire i campi elettrici emessi dagli altri organismi marini. Lo squalo mako, raro nei nostri mari come il bianco, è invece noto per la sua velocità: può raggiungere gli 80 km/h nonostante un peso intorno ai 500 kg e una lunghezza di circa 4 metri; i suoi denti stretti e ricurvi sono progettati per afferrare prede scivolose. La verdesca è più facilmente avvistabile per la sua curiosità: agile, capace di morsi rapidi e precisi, raramente arriva a 4 metri, con le femmine più grandi dei maschi. Lo squalo volpe è il meno pericoloso del gruppo: con denti piccoli, sfrutta la lunga pinna caudale per colpire come una frusta, può arrivare fino a 6 metri e pesare circa 350 kg.
La presenza di squali in Italia non è uniforme: la Sardegna guida la classifica regionale per biodiversità di queste specie, seguita da Sicilia e Liguria; sono presenti anche in Calabria, Toscana, Puglia e nelle regioni dell’Adriatico. In Sardegna le specie più comuni sono verdesca, palombo, squalo volpe e gattuccio, mentre mako, smeriglio e squalo bianco sono più rari. La Sicilia, favorita dalla posizione geografica, ospita verdesca, palombo, squalo volpe e gattuccio e, più occasionalmente, capopiatto, mako, smeriglio e lo squalo bianco. In Liguria, specie come verdesca, palombo e gattuccio si osservano soprattutto nel Santuario dei Cetacei; lo squalo bianco è meno frequente ma presente, con segnalazioni occasionali di mako e smeriglio. La Calabria, affacciata su Tirreno e Ionio con fondali profondi vicino alla costa, presenta anch’essa verdesca, palombo e gattuccio, con mako, squalo volpe e smeriglio più rari. In Toscana le specie più frequenti sono verdesca, palombo e gattuccio, e saltuariamente possono apparire squalo bianco, squalo volpe e mako. In Puglia, il canale d’Otranto e il basso Adriatico sono i punti migliori per avvistamenti, dove dominano palombo, gattuccio e verdesca. Nelle regioni del mar Adriatico — Emilia Romagna, Marche, Abruzzo e Veneto — è particolarmente presente lo spinarolo, soprattutto nel nord Adriatico; questo piccolo squalo (non oltre 1,60 m) convive con gattuccio e palombo ed è noto anche per essere soggetto della pesca commerciale.
Nonostante l’interesse e la paura che gli squali evocano, il pericolo reale per i bagnanti nelle acque italiane è oggi più legato a specie aliene e a specie locali insidiose. In testa alla classifica dei tre pesci marini più pericolosi per l’uomo ci sono il pesce scorpione, la tracina e il pesce palla maculato. Il pesce scorpione, originario del Mar Rosso e dell’Oceano Indiano, è una specie aliena che si sta espandendo soprattutto nel Sud Italia, a partire dalla Sicilia. Le sue pinne rilasciano tossine che possono causare dolori intensi, vomito, nausea, difficoltà respiratorie e paralisi, rendendolo potenzialmente mortale. La tracina, detta anche pesce ragno, non è generalmente mortale ma è molto diffusa e pericolosa perché si nasconde sotto la sabbia; una puntura dalle spine dorsali provoca dolore intenso e può portare a cefalea, vomito, nausea e febbre. Vive lungo le nostre coste, con una presenza segnalata soprattutto nell’Adriatico, in Sardegna, in Sicilia e lungo la costa tirrenica. Il pesce palla maculato, anch’esso specie aliena, è pericoloso perché la sua neurotossina non viene distrutta dalla cottura, quindi è assolutamente da evitare in cucina; si riconosce per la pelle priva di squame e per una dentatura potente, e viene segnalato in Sicilia, Calabria, Puglia e nel mare Adriatico.