Sicilia da Amare

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Sicilia da Amare Benvenuti su Sicilia da Amare! Se sogni di immergerti nei colori, nei profumi e nelle tradizioni di una terra senza pari, sei nel posto giusto.

La Sicilia è un’isola che affascina per la sua storia millenaria, le sue bellezze naturali.

Chi dice che la Sicilia sia solo estate non l’ha mai vista a ottobre.Sull’Etna si vendemmia e i vigneti, nei frantoi arr...
16/10/2026

Chi dice che la Sicilia sia solo estate non l’ha mai vista a ottobre.

Sull’Etna si vendemmia e i vigneti, nei frantoi arriva l’olio nuovo, verde e pungente, da assaggiare su una fetta di pane caldo con un pizzico di sale. Il mare è ancora tiepido e le spiagge sono finalmente tutte per te. La luce, poi, ha quel colore che nessun filtro riesce a copiare.

E mentre l’isola si prepara al 2 novembre, tornano i profumi della frutta martorana e dei dolci dei morti. È la Sicilia che ti ricorda chi è davvero: una terra che custodisce le sue tradizioni e le trasforma in bellezza.

Ottobre qui non è la fine dell’estate. È il momento in cui la Sicilia si lascia conoscere davvero.

📍 E tu, dove ti porterebbe il tuo autunno siciliano?

Quale angolo di Sicilia ti ha conquistato di più? 💙Tra il bianco abbagliante della Scala dei Turchi, il mare di Isola Be...
15/10/2026

Quale angolo di Sicilia ti ha conquistato di più? 💙

Tra il bianco abbagliante della Scala dei Turchi, il mare di Isola Bella, la storia senza tempo della Valle dei Templi, la forza delle Gole dell’Alcantara e l’energia dell’Etna… scegliere non è facile!

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👇 Ora tocca a te: scrivi nei commenti il numero del tuo luogo preferito e raccontaci perché ti ha conquistato!

Su una rupe posta a circa due chilometri a est di Mussomeli, in provincia di Caltanissetta, a un’altitudine di circa 778...
15/10/2026

Su una rupe posta a circa due chilometri a est di Mussomeli, in provincia di Caltanissetta, a un’altitudine di circa 778 metri, si erge il castello di Mussomeli, noto anche come castello manfredonico. La fortezza, costruita tra il XIV e il XV secolo, si fonde con la roccia calcarea e domina un paesaggio impervio e solitario, quasi come un nido d’aquila.

Le vestigia architettoniche più antiche del sito risalgono all’epoca sveva e comprendono la ca****la, collocata nel recinto interno. Il castello vero e proprio fu edificato tra il 1364 e il 1367 per volere di Manfredi III Chiaramonte, conte di Modica, morto nel 1391. Le forme che oggi caratterizzano il fortilizio sono però dovute soprattutto agli interventi compiuti all’inizio del XV secolo dai Castellar, signori di Mussomeli.

Nel recinto interno, oltre alla ca****la, spicca la cosiddetta “sala dei Baroni”, chiamata anche “sala del trono”, su cui si affacciano pregiati portali in stile chiaramontano. Di grande interesse sono anche la “sala del camino” e la “sala da pranzo”, contraddistinte da elementi gotici, nonché la “camera da letto” del conte, con doppia volta a crociera. Il percorso prosegue tra l’armeria, la “camera della morte”, resa insidiosa dalle botole, la “stanza delle tre donne” e il carcere feudale. All’esterno si distinguono il ricovero del corpo di guardia e la ca****la, inizialmente dedicata a san Giorgio, protettore dei Chiaramonte, e in seguito alla Madonna della Catena, con un probabile riferimento ai detenuti.

Nel 1391 il maniero passò ad Andrea Chiaramonte, coinvolto in gravi contrasti con la regina Maria: l’anno successivo fu giustiziato. In seguito la rocca divenne proprietà dei Moncada e, più tardi, in modo definitivo, dei Lanza. Nel 1564 Cesare Lanza ottenne il titolo di primo conte di Mussomeli. Suo figlio Ottavio, nei primi anni del Seicento, scelse di abbandonare il castello e destinarlo a carcere. L’abbandono alle intemperie, paradossalmente, contribuì a preservarne l’aspetto originario, evitandogli i rifacimenti secenteschi e settecenteschi, pur lasciandolo in condizioni degradate.

La fama del castello manfredonico superò i confini dell’isola, tanto che il kaiser Guglielmo II di Germania volle visitarlo. A alimentarne il mito contribuirono le storie e le leggende legate alle sue mura: l’episodio delle tre donne murate vive; la tragica vicenda di Laura Lanza, figlia di Cesare e baronessa di Carini, realmente accaduta e documentata in un atto del 1563 conservato nella chiesa parrocchiale di Carini; e la storia dello spagnolo don Guiscardo de la Portes, al servizio nel 1392 del re Martino I di Sicilia, considerato il presunto fantasma del maniero e morto durante un combattimento contro il ribelle Andrea Chiaramonte.

Avete mai visitato il Castello di Mussomeli? Raccontateci nei commenti quale storia o leggenda vi ha colpito di più.

Sul monte che ospita il centro storico di Enna, circondato da precipizi che formano una naturale e quasi inespugnabile b...
14/10/2026

Sul monte che ospita il centro storico di Enna, circondato da precipizi che formano una naturale e quasi inespugnabile barriera, nacque uno dei luoghi più ambiti dell’antichità. Proprio in questa posizione elevata, sulla cuspide orientale, si sviluppò il primo nucleo della città, occupato dall’acropoli: qui domina la Rocca di Cerere, legata alla “cratofania” del mito ctonio. I templi dedicati a Demetra e Kore, che resero celebre Enna nel mondo antico, sarebbero sorti invece sull’ampia spianata rocciosa dove oggi si erge il castello.

La Rocca di Cerere è una cima di calcarenite quasi separata dal resto del monte, con la parte superiore lavorata già in epoca classica: era infatti la sede del themenos sacro a Demetra e Kore. È su questa roccia che Cicerone colloca la gigantesca statua di Demetra e quella di Trittolemo, da lui viste quando fu chiamato dagli ennesi a difenderli contro i soprusi e le ruberie commesse da Verre.

Non è possibile stabilire con certezza dove si trovassero i templi, ma l’ipotesi più credibile li colloca nell’area dell’attuale Castello di Lombardia. A sostenere questa ricostruzione sarebbero alcuni conci di grandi dimensioni, perfettamente squadrati, fotografati durante i lavori realizzati per ricavare le vasche destinate all’acqua.

Gli ennesi chiamano la Rocca di Cerere con un’espressione tautologica, “Rocca d’Azeru”: “Azirhou”, in arabo maghrebino, indica infatti una cima rocciosa. Oggi il sito dà il nome al vasto geopark che, dal 2001, fa parte sia della rete europea sia di quella mondiale dei geoparks.

Avete visitato almeno una volta la Rocca di Cerere e il Castello di Lombardia? Raccontateci nei commenti il vostro ricordo più bello di Enna.

Chi è cresciuto in Sicilia lo sa: nei mercati, da Palermo a Catania, i venditori attirano i clienti con l'abbanniata, un...
14/10/2026

Chi è cresciuto in Sicilia lo sa: nei mercati, da Palermo a Catania, i venditori attirano i clienti con l'abbanniata, un grido cantilenante, ritmico, quasi teatrale. Frutta, pesce, verdura: ognuno aveva il suo richiamo, e ognuno era una piccola performance.
Ballarò, Vucciria, la Pescheria di Catania: lì quella tradizione vive ancora.
Qual è l'abbanniata che ricordate di più?

E ora tocca a voi! Avete una foto del nonno, del bisnonno o di un parente che faceva questo mestiere, o un altro mestiere di una volta? Pubblicatela nei commenti e raccontateci chi era, dove lavorava e cosa ricordate di lui. 👇

IL PROFUMO DI ERICE A CASA TUA: LE GENOVESI ERICINE! Se sei mai stato nello splendido borgo medievale di Erice, abbarbic...
14/10/2026

IL PROFUMO DI ERICE A CASA TUA: LE GENOVESI ERICINE! Se sei mai stato nello splendido borgo medievale di Erice, abbarbicato sopra Trapani, saprai che c'è un profumo inconfondibile che avvolge le sue stradine di pietra: quello delle Genovesi calde appena sfornate! Un guscio friabile di pasta frolla speciale (preparata con semola di grano duro) che racchiude un cuore cremoso e profumato al limone. Mangiata tiepida, con una spolverata di zucchero a velo... è un'esperienza da Paradiso! Ecco la ricetta tradizionale passo passo per portarla sulla tua tavola:

👇 INGREDIENTI:
Per la frolla: 250g Farina 00, 250g Semola rimacinata, 200g Zucchero, 200g Burro freddo, 4 Tuorli, 4-5 cucchiai di acqua fredda. Per la crema: 500ml Latte intero, 2 Tuorli, 150g Zucchero, 40g Amido di mais, la scorza grattugiata di 1 limone bio.

PREPARAZIONE IN BREVE: Prepara la crema scaldando latte, tuorli, zucchero e amido fino a farla addensare. Profuma con la scorza di limone e fai raffreddare bene! Lavora le farine con il burro, unisci tuorli, zucchero e acqua fredda fino ad avere un panetto compatto. Fai riposare in frigo 30 minuti. Stendi la frolla, ricava dei dischi, farcisci al centro con la crema e sigilla bene i bordi con un altro disco di pasta! Inforna a 220°C per 10-12 minuti finché non sono dorate. Spolverizza con zucchero a velo e gustale tiepide!

Tu le hai mai assaggiate ad Erice? Preferisci quelle tradizionali alla crema o la versione con la ricotta? Faccelo sapere nei commenti! 👇👇

QUIZ SICILIANO DEL GIORNOQuanto conosci la nostra Isola?Scrivi nei commenti soltanto la lettera della risposta: A, B o C...
13/10/2026

QUIZ SICILIANO DEL GIORNO
Quanto conosci la nostra Isola?
Scrivi nei commenti soltanto la lettera della risposta: A, B o C.
La soluzione arriverà più tardi!
Rispondi nei commenti, senza cercare su Google! 😉

Storia e Archeologia

Chi fu il celebre tiranno di Siracusa nel IV secolo a.C., noto anche nella filosofia per i suoi rapporti con Platone?
A) Gelone
B) Dionisio il Vecchio
C) Agatocle

Simbolo indiscusso di Augusta, il Castello Svevo è un'imponente fortezza che domina con la sua massa l'estremità nord de...
13/10/2026

Simbolo indiscusso di Augusta, il Castello Svevo è un'imponente fortezza che domina con la sua massa l'estremità nord dell'isola su cui sorge la città. La fortificazione medievale risalirebbe probabilmente al 1232 e la sua costruzione fu voluta dall'imperatore Federico II di Svevia. A testimoniarlo, all'interno del castello è presente un'epigrafe che recita: «AUGUSTAM DIVUS AUGUSTUS CONDIDIT URBEM ET TUILT UT TITULO SIT VENERANDA SUO».

L'edificazione del castello rientrava in un progetto più ampio finalizzato al controllo militare del territorio. Unendosi alle fortezze di Catania e Siracusa, il Castello Svevo di Augusta estendeva il dominio e garantiva un controllo capillare su un'area geografica più vasta.

Il complesso militare presenta una pianta quadrata di 62 metri per lato, con otto torri e uno spessore murario di 2,60 metri, rivestito da un fodero di conci in pietra arenaria giuggiulena. Secondo le ricostruzioni, la struttura sarebbe stata edificata sui ruderi di una preesistente torre di avvistamento risalente all'età normanna. Delle otto torri, quattro sono squadrate e collocate al centro di ciascun lato: quelle poste a Est e Ovest hanno pianta rettangolare, mentre quelle a Nord e Sud presentano una pianta poligonale.

Avete mai visitato il Castello Svevo di Augusta? Raccontateci nei commenti un ricordo, una curiosità o un'immagine che vi ha colpito di questa fortezza.

Il fuoco della fucina, il martello sull'incudine e quell'odore inconfondibile di ferro caldo e zoccolo bruciato.Il manis...
13/10/2026

Il fuoco della fucina, il martello sull'incudine e quell'odore inconfondibile di ferro caldo e zoccolo bruciato.
Il maniscalco ferrava cavalli, muli e asini, indispensabili per lavorare i campi e trasportare le merci. Senza di lui il paese si fermava, perché una bestia non ferrata era una bestia ferma. Era un artigiano rispettato e cercato da tutti.
Oggi ne restano pochi, ma è ancora un mestiere che parla di forza e precisione.

QUIZ SICILIANO DEL GIORNOQuanto conosci la nostra Isola?Scrivi nei commenti soltanto la lettera della risposta: A, B o C...
12/10/2026

QUIZ SICILIANO DEL GIORNO
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La soluzione arriverà più tardi!
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Storia e archeologia

1. Quale area archeologica siciliana ospita il celebre Tempio della Concordia?
A) Selinunte
B) Valle dei Templi
C) Segesta

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Palermo
90100

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