12/09/2025
Sesta Tappa:
Casale Le Crete - San Donato - antichi ruderi - Scanzano - Tubione - Sante Marie, arrivo finale
Dopo un'ottima colazione con prodotti biologici fatti in casa, ed un ultimo saluto a Luca Gianotti, riprendiamo il nostro cammino. La strada da Gran Burrone continua subito dentro il bosco non molto fitto ma con diversi pantani da attraversare, alcuni anche piuttosto complicati. Si prosegue, e dopo alcuni scorci davvero meravigliosi sulle montagne in prossimità dei paesi di Sorbo, Poggio Filippo e Tagliacozzo, e su tutta quanta la vallata circostante, ha inizio la prima di una lunga serie di salite del giorno, fin quando non arriviamo ad un bivio in corrispondenza di una piccola ca****la dedicata alla Santissima Trinità. Qui ci fermiamo approfittando di una panchina posta all'ombra, per riposare ed anche scrivere il nostro appunto su un quaderno pieno di messaggi di altri briganti che ci hanno preceduto.
Purtroppo molte delle foto fatte nella tappa di oggi (e non solo), per un mio errore sono andate perdute. Quindi avremo la testimonianza di pochissime immagini. Da qui riprendiamo il cammino, continuando la salita che porterà ad una stradina secondaria dove incrociamo la jeep di alcuni forestali, e un maremmano per fortuna molto tranquillo, fermo al margine della strada. Dopo altra strada arriviamo al primo paese del giorno, San Donato, un piccolo borgo che mi ha ricordato molto le immagini di un paese fantasma. Stavamo per prendere la strada più facile ma vedendoci un pò titubanti sul nostro incedere, un'anziana del posto ha pensato bene di aiutarci indicandoci il percorso corretto da seguire. Quello che abbiamo affrontato è stato sicuramente il percorso più interessante ed affascinante tra le alternative possibile in questa tappa, ma anche il più lungo e soprattutto il più difficoltoso. Da qui infatti parte una salita ripida ed infinita, tra sentieri impervi, strade lastricate in pietra antica e vegetazione avvolgente che ci ha condotti, (attraversando panorami da togliere il fiato nel vero senso della parola fino a dovermi fermare più di una volta per ammirare lo spettacolo che stavo vedendo), agli antichi ruderi del castello di San Donato, risalenti almeno al 1057. È montagna pura. La salita non sembra volere cedere il passo, ma affrontando una cresta piuttosto insidiosa arriviamo alle vecchie scale dei ruderi in rovina, semi ricoperte dalla vegetazione e da chissà quale tipo di insetto, da cui scendiamo per arrivare ad una semi vallata in quota in prossimità del Colle di mezzo, dove possiamo ammirare sparse un pò qua e là nel nostro tragitto, una lunga serie di resti di capanne a tholos, testimonianze della vita di moltissimi anni fa.
Il nostro obiettivo più prossimo è il paese di Scanzano, ma perdiamo il sentiero sulla collina in prossimità di un fontanile e da lì giriamo intorno alla montagnola che avevamo davanti perdendo molto tempo. Finalmente dopo un'intuizione felice, ritroviamo il percorso, e attraversando il paesaggio di montagna che diventa poi bosco arriviamo a Scanzano, ma siamo solo di passaggio tolta una breve sosta. Il Cammino prosegue in un fitto bosco, e in un incrocio di molti cammini che si intersecano fra loro, tra cui il sentiero Corradino, e quando ne usciamo ci ritroviamo nei pressi di Tubione. Siamo stanchi, la salita sulla montagna e i giorni sulle spalle, ci hanno chiesto molto in termini fisici. Da Tubione ha inizio di nuovo una lunga discesa intervallata da qualche breve salita attraverso l'ennesimo bosco.
Qui il silenzio si fa perfetto. Sbuchiamo in una strada che diventa mulattiera. Percepiamo di essere ormai in dirittura d'arrivo, ma gli ultimi metri sono sempre i più difficili. Quando sento la ferrovia capisco che ormai è quasi fatta, ed ad un tratto dopo una curva, ecco apparire Sante Marie, di nuovo, dopo cinque giorni e sei di cammino, incastonata lungo la fiancata della montagna. Non vedo l'ora di raggiungerla, ma l'ultimo tratto è sempre il più lungo. Arriviamo al parcheggio, dove ritrovo il Peugeot, e poi la salita che porta al centro del paese, molto più lunga di come la ricordavo, e finalmente ecco gli ultimissimi metri di un cammino faticoso ma indiscutibilmente unico e bellissimo. Entriamo nell'ultima porta, all'Ufficio Salvacondotti. Ci danno un attestato di briganti, e poi la canonica foto del ritorno, sotto l'insegna del cammino, ma questo è il meno. Quello che lascia è qualcosa che non si può spiegare e che sicuramente rimarrà con noi dovunque andremo a finire, in qualunque situazione della vita, attraverso il tempo, per molto tempo ancora.