25/02/2021
Via San Cesareo era la parte iniziale del Decumano Maggiore in epoca romana. Oggi è una delle strade parallele al Corso Italia. Sulla sua denominazione esiste un'ipotesi fantasiosa, tutta da provare, che la ricondurrebbe al mitico condottiero Cesareo Console.
Lungo questa via sorsero le residenze patrizie di maggior prestigio, fino a quando l'apertura del Corso Duomo, l'attuale Corso Italia, trasferì sulla nuova strada, più ampia e moderna, gran parte del prestigio dell'antica via San Cesareo.
Qui, nel cuore di Sorrento, il monumentale edificio del Sedil Dominova (che si affaccia sul largo detto "schizzariello" con riferimento ad una fontana dalla quale "schizzava" continuamente acqua) che fu sede di una parte della nobiltà sorrentina, reca in bella vista sulla parte frontale la targa: "Società Operaia di Mutuo Soccorso". L'iscrizione ricorda ai sorrentini e ai visitatori della città che dal 1877 l'edificio, dopo essere stato frequentato dalla nobiltà cittadina, ospita un'associazione fondata per garantire ai lavoratori le prime forme di mutualismo, anticipatrici del sistema delle assicurazioni sociali e del Welfare State.
Tra i luoghi più significativi per comprendere e recepire l'anima più autentica del popolo di una città, meritano interesse quelli dove si riuniva il suo popolo. E' questa caratteristica a rendere interessante, a Sorrento, una passeggiata in via San Cesareo fino il Sedil Dominova: edificio di grande importanza non solo per la storia della città, ma anche perché è il solo superstite degli antichi sedili nobiliari di tutta la Campania, essendo stati distrutti quelli di Napoli.
Via San Cesareo è la strada dei Sedili di Sorrento. Quando s'imbocca questa strada partendo dalla Piazza Tasso, c'è alla sinistra l'edificio (oggi profondamente trasformato rispetto alle origini) designato come primo luogo di riunione politica per i nobili della città: il Sedile di Porta.
Al Sedil Dominova, costruito nel XIV secolo, sono legate pagine importanti della storia di Sorrento: quella del suo popolo, quella della sua gente. La sua realizzazione fu dovuta alle lotte fratricide tra i nobili. Si ricordano, in particolare, i sanguinosi fatti del gennaio 1319 nel cortile di casa Mastrogiudice. Molti patrizi, per vecchie inimicizie sorte a causa dell'amministrazione della città, vennero alle armi. Ben presto ad essi si unirono parenti e servitori. Per sedare la rissa, dovette scendere tra i contendenti il vescovo Riccardo: vestito con i paramenti sacri, in alto la croce, il vescovo pose fine ad una battaglia costellata di morti e feriti.
Dopo questo grave evento, le famiglie patrizie, che fino ad allora facevano tutte parte del Sedile di Porta per l'amministrazione della città (con un governatore), decisero che era necessaria la scissione. I nobili residenti nella parte occidentale di Sorrento fecero erigere il monumentale edificio in cui riunirsi separatamente, che fu detto Domus Nova e poi Dominova. Vi confluirono le famiglie patrizie Vulcano, Mastrogiudice, Sersale, Capace, Nobilione, Molisano, Donnorso, Boccia, Orefice, Marziale, Cortese, Teodoro, Carlino, Spasiano.
Nel 1877, quando fu fondata la Società Operaia, il Sedil Dominova è diventato la sede del sodalizio destinato alle attività mutualistiche per i lavoratori di Sorrento.
Il Sedile di Porta, ricostruito nel 1506, ha perduto nel corso dei secoli gli antichi caratteri. Oggi al suo posto vi è un edificio ben diverso, all'inizio del Corso Italia, dove è ospitato il Circolo Sorrentino fondato nel 1874.
Il Sedil Dominova, invece, è rimasto sostanzialmente inalterato nella sua struttura quattrocentesca: due lati aperti all'esterno da grandi arcate a tutto sesto in piperno, i capitelli arcaicizzanti. La cupola, rivestita con tipiche "riggiole" maiolicate, è di epoca successiva: un'opera eseguita nel XVIII secolo dal "Rigiolaro Chiajese della città di Napoli".
Le pareti della sala esterna sono affrescate con motivi che s'avvicinano alla scuola del pittore sorrentino Carlo Amalfi. L'accostamento è suggerito dalla somiglianza di alcuni lavori del Sacro Real Consiglio a Castel Capuano in Napoli, eseguiti nel'700 dallo stesso pittore, con quelli del Sedil Dominova. Le architetture simboliche, su cui emergono angeli, puttini e corone, riconducono agli affreschi di Carlo Amalfi. Notevole è, in particolare, lo stemma della città di Sorrento che sormonta l'ingresso alla sala interna. Gli affreschi furono sicuramente eseguiti nel'700 , in quanto vi è traccia del pagamento di 52 ducati al pittore ornamentale Gaetano Petagna per il restauro nella parte interiore della cupola (anno 1803).