Laura Ciaghi

Laura Ciaghi 🍁 Guida ambientale escursionistica in Dolomiti 🐻 e nel Mediterraneo 🐟

20/02/2026
si riparte da Roma con le Strade Maestre
20/02/2026

si riparte da Roma con le Strade Maestre

16/02/2026
01/01/2026
17/11/2025

"In light of Israel’s continued return of hundreds of Palestinian bodies who were killed under torture, blindfolded, restrained, bearing marks of abuse and fatal gunshots, many of them so mutilated that they were interred as unidentified, it has become essential to reopen the file of mass abductions, torture, and extrajudicial killings targeting Palestinians from Gaza. The scale and gravity of these violations require immediate investigation through all available legal, diplomatic, and humanitarian avenues to safeguard the tens of thousands whose fate remains unknown.

The disturbing images of Palestinian prisoners of war tortured to death were not the only scenes to shake Palestinians. Equally horrifying were the testimonies of civilian hostages recently released by Israeli authorities after establishing that they bore no affiliation to Palestinian resistance groups. These civilians describe harrowing abuse, severe torture, degrading treatment, humiliation, and assaults that violate their dignity, humanity, and personal honor, violations rendered even more acute within a conservative cultural context. The methods described reflect an extreme level of brutality, challenging the limits of human comprehension and constituting serious breaches of international humanitarian law.

The British newspaper The Guardian has disclosed the existence of an underground Israeli detention torture facility, while testimonies from civilians recently permitted to return to Gaza revealed the existence of additional similar sites. Israel continues to conceal thousands of civilians and combatants who disappeared from Gaza and its surrounding areas, withholding their identities, actual numbers, location, and fate. According to the International Committee of the Red Cross (ICRC), Israel has denied all requests and blocked all attempts for access to visit them, an alarming sign of the opacity surrounding their safety."

by Dr Sania Faisal El-Husseini

https://www.middleeastmonitor.com/20251116-reframing-the-terminology-of-war/

06/11/2025

Dichiarazione sul bisogno di un nuovo 3 ottobre e sul prossimo sciopero generale del 28 novembre

1. Sul prossimo sciopero generale tutte e tutti ci giochiamo la necessità di ripetere, o almeno avvicinarci, all’effetto 3 ottobre. Senza quell’effetto, il Governo – con la sua manovra di sacrifici e spesa militare - ha già vinto. Qualsiasi altra considerazione è secondaria. Non esiste nessuna ragione tecnica, politica o sociale per non convergere sul 28 novembre, convocato da Usb e Cub. Si possono ravvisare problemi attorno al profilo e alle modalità di convocazione di questo sciopero. Ma nessuno di questi problemi è tale da giustificare la convocazione di un altro sciopero generale in data separata. Se il tema fosse “la primogenitura della data” – e sarebbe triste se così fosse – si dovrebbe rinnovare il patto d'azione avuto il 3 ottobre e avanzare la proposta di una terza data comune, non procedere a scioperi separati.

2. L’indizione dello sciopero generale da parte della Cgil il 12 dicembre - contro la manovra del Governo - sarebbe da questo punto di vista un errore. Primo: banalmente, perché non puoi seriamente pensare di cambiare la manovra del Governo il 12 dicembre. Secondo: perché dimostri di non aver tratto o di non voler trarre alcun insegnamento dal passato.

3. La potenza di uno sciopero unitario che apre ai movimenti e in cui si stabilisce un patto di azione tra cosiddetto sindacalismo confederale e cosiddetto sindacalismo di base è già stata dimostrata il 3 di ottobre. Con queste convocazioni separate, invece, si torna al vecchio. Dimostrando implicitamente che il nuovo o viene imposto dalla pressione dal basso o non trova altro modo per imporsi.

4. Ma le osservazioni sul tema dello sciopero generale sono molteplici. Innanzitutto: in questo paese non sono mancati gli scioperi generali. Se ci limitiamo a quelli cosiddetti confederali, dal 2021 ad oggi, ci sono stati 6 scioperi generali. Anche escludendo gli ultimi 2 sulla Palestina, stiamo parlando comunque di uno sciopero all’anno. In quali date? 16 dicembre 2021, 14 dicembre 2022, 17 novembre 2023, 29 novembre 2024. Il più riuscito? Probabilmente quello del 29 novembre 2024 quando l’intero sindacalismo di base, con poche eccezioni, decise di convergere sulla data già indetta in precedenza dalla Cgil (a parti invertite, la Cgil dovrebbe fare semplicemente la stessa cosa!). Ma basta dare un’occhiata al ripetersi delle diverse date di sciopero negli anni (anche contro il Jobs Act si scioperò il 12 dicembre), per capire quanto grande e grave sia il pericolo dell'affermarsi nell'immaginario del paese dello sciopero generale "di fine autunno" come di una routine.

5. Perché il 22 settembre e il 3 ottobre 2025 sono stati scioperi generali storici e riusciti, al di là dei meri dati di adesione all’astensione al lavoro? Perché sono stati scioperi generalizzati e non generici. Avevano un’idea di rapporto di forza ben preciso: bisogna bloccare il paese perché hanno bloccato la Flotilla. E perché si innestavano su un movimento di massa che si componeva di migliaia di realtà sociali, iniziative di lotta, ecc.

6. Il rischio che il 28 novembre sia uno sciopero generico e non generalizzato esiste. Ma questo rischio lo si riduce attraverso l’adesione a quella data, non attraverso lo sdoppiamento del rischio con un'altra data di sciopero. Non ci sono dubbi che la Cgil sia in grado di portare più lavoratrici e lavoratori in sciopero o in piazza. Eppure, lo dice la recente storia e non una nostra convinzione ideologica, questo di per sé non basta. La riuscita di uno sciopero generico non dice nulla sulla salute dello sciopero generale.

7. La convocazione dello sciopero del 28 novembre sconta alcuni limiti, su cui non abbiamo interesse a entrare ora. Eppur tuttavia, è attraverso la partecipazione che tali limiti possono essere almeno parzialmente risolti.

8. Non abbiamo alcun dubbio quindi sulla necessità di costruire il 28 novembre. Se viceversa l’intero movimento sarà costretto ad attraversare 2 scioperi generali, questo sarà un problema e un danno, non una ricchezza. Altra cosa sarebbe porsi il problema di convocare due scioperi generali unitari a stretto giro per fare realmente crollare la manovra del Governo. Si tratterebbe di qualcosa di ben diverso e di molto più serio, da costruire con cura meticolosa (verificando la tenuta dei rapporti di forza nei luoghi di lavoro dove la riuscita dello sciopero è tutt’altro che scontata).

9. Eppur tuttavia la priorità al 28 novembre, non può tradursi nell’accettazione di un tentativo di traslare uno schema bipolare all’intero movimento di convergenza. Rifiutiamo il bipolarismo nel campo politico, figuriamoci se lo accettiamo in quello della convergenza eco sociale. Ragione per cui non vediamo nessuna contraddizione tra segnare la priorità del 28 novembre, e rilanciare sul terreno più ampio le giornate di lotta di novembre (22 novembre, corteo nazionale Roma di Non Una di Meno, 29 novembre, giornata internazionale sulla Palestina) e corteo di dicembre (appello del 15 novembre contro la società autoritaria e a seguito del percorso no ddl).

10. Ognuno può legittimamente aspirare ad allargare le proprie sfere di identità politica, sindacale, organizzativa e in cuor suo aspirare che tutto questo sbocchi in un campo elettorale. L’idea che nel movimento si tracci un muro per il quale non vi è partecipazione se non collocandosi in questo o quel campo di prospettiva elettorale o di appartenenza sindacale è invece profondamente sbagliata. La convergenza non è un terreno di conquista.

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