30/05/2026
A Como c'è un treno che non ha mai chiesto la pensione.
E fa una cosa che, detta così, sembra quasi una presa in giro: ogni giorno sale verso Brunate, porta su la gente, poi torna giù, e ricomincia. Come un vecchio signore elegante che non ha perso il vizio di lavorare.
Non è una scenografia per turisti, anche se oggi ci salgono in tanti. Non è un pezzo da museo chiuso dietro un vetro. È un mezzo vero, vivo, che dal 1894 fa il suo mestiere senza fare storie. A pensarci bene, è questo il bello: non sta lì solo a ricordare il passato, ma lo fa camminare ancora adesso.
Centotrent’anni e passa dopo, la sua idea continua a funzionare con una semplicità quasi disarmante. Parti da Como, sali, e in pochi minuti cambi mondo. Non ti allontani di tanto sulla carta, ma sotto i piedi senti subito la differenza: il lago resta giù, la città si fa piccola, l’aria cambia faccia, e Brunate arriva quasi di colpo, come se qualcuno avesse alzato il volume del panorama.
Ecco perché la funicolare non è solo un mezzo pratico. È una specie di scorciatoia emotiva. Ti prende dal centro e ti porta sopra, senza strappi, senza rumore inutile, senza quel modo moderno di correre che spesso non ti fa vedere niente. Qui, invece, il viaggio conta eccome. Perché in 7 minuti non stai solo salendo: stai passando da una vita all’altra.
Pensa a quando è nata. Nel 1894 i trasporti non avevano certo il sapore comodo di oggi. Eppure a Como qualcuno ha avuto l’idea di mettere in collegamento due punti così diversi con un sistema che ancora adesso sembra sorprendentemente attuale. Una scelta pratica, certo. Ma anche furba. Perché Brunate non è un posto qualsiasi: è in alto, domina tutto, e senza un collegamento così sarebbe rimasto più lontano per molti, molto più scomodo per tutti.
E allora viene da sorridere. Perché siamo abituati a chiamare “storico” qualcosa che si guarda e basta. Qui invece lo storico viaggia. Si muove. Fa il suo giro tutti i giorni. Porta persone vere, con le borse, con le chiacchiere, con la fretta di sempre. E intanto si arrampica su oltre 450 metri di dislivello come se fosse la cosa più normale del mondo.