Fuerteventura CERCA DEL MAR Holiday

Fuerteventura CERCA DEL MAR Holiday cocktail d'emozioni, ospitalita',scrittura e fotografia

VI RACCONTO UNA PERSONA CHE CONOSCETE GIÀChi ci segue da tempo conosce sicuramente Davide. Anche se forse non lo sa, qua...
04/06/2026

VI RACCONTO UNA PERSONA CHE CONOSCETE GIÀ

Chi ci segue da tempo conosce sicuramente Davide. Anche se forse non lo sa, quando vi scrivo: “Vi aspetterà mio marito per il check-in…” quel marito è lui.

Lui che arriva in silenzio.
Lui che vi aiuta con le valigie.
Lui che sistema una serratura, una lampadina o una porta che decide di fare i capricci proprio nel momento meno opportuno.
Lui che, quando dobbiamo rivoluzionare un appartamento con nuovi colori, idee e dettagli, mi lascia spazio, mi segue e, molto spesso, aumenta la sua pazienza ma non sempre!

Davide è quello che spesso c’è, senza farsi notare.

In tutti questi anni vi ho raccontato Fuerteventura: Il vento, l’Oceano, i tramonti, i silenzi.

Ma forse ho raccontato poco le persone che hanno attraversato questo viaggio insieme a me. E lui è sempre stato lì.

Ci sono stati anni che sembrano volati via.
I ragazzi sono diventati uomini e hanno costruito il loro cammino.
Sono arrivate piccole braccia ad avvolgersi intorno al collo ed a ricordarci che la vita trova sempre nuovi modi per sorprenderci con amore.

E qualche sedia, nel tempo, è rimasta vuota.

Ci sono stati anni che sono volati via senza chiedere il permesso; a volte mi sembra ieri che fossimo altrove.
Nel frattempo il mare è rimasto lì. Davanti a noi, a ricordarci il motivo per cui un giorno abbiamo scelto una vita diversa.

Cerca Del Mar è nato così, da un desiderio semplice. Vivere vicino al mare.
Non immaginavamo che quel nome avrebbe custodito così tanti ricordi.
Così tante persone.
Così tanti pezzi di vita.

Forse è per questo che continuiamo a raccontare quest’isola.
Non per descriverla, non ne saremmo capaci.
Ma perché, in qualche modo, raccontando lei, abbiamo raccontato anche noi.

E oggi, per una volta, mi sembrava giusto presentarvi un po’ meglio la persona che da sempre cammina accanto a me.

Davide.

IL PROBLEMA DI FUERTEVENTURANo, non è il vento. Non è la sabbia che ritrovi nelle scarpe settimane dopo il rientro e nem...
29/05/2026

IL PROBLEMA DI FUERTEVENTURA

No, non è il vento.
Non è la sabbia che ritrovi nelle scarpe settimane dopo il rientro e nemmeno il fatto che in certi punti dell’isola puoi camminare per chilometri senza trovare un albero.

In questi dieci anni mi hanno chiesto dove mangiare, quale spiaggia vedere, dove guardare il tramonto più bello o quale escursione prenotare. Domande a cui ho sempre risposto volentieri. Eppure nessuno mi ha mai fatto quella che considero la domanda più importante.

Cosa succede dopo?

Perché la parte curiosa di Fuerteventura non è quando arrivi. Quella la conoscono tutti. L’oceano, la luce, il vento, le dune. La parte strana comincia quando te ne vai.
Lo vedo da anni.

Le persone arrivano, si fermano qualche giorno o qualche settimana, ripartono e la vita sembra riprendere il suo corso normale. Poi passano mesi e ricevo un messaggio: “Cristina, stiamo guardando i voli…”

Ogni volta sorrido e osservo quei punti sospensivi come se aprisse l’anima ad una confessione.
Perché ci sono isole più verdi, mari più caldi, posti più comodi e forse anche più economici. Eppure qualcosa continua a richiamare qui persone che potrebbero andare ovunque.

La cosa che mi colpisce è che raramente mi parlano delle spiagge.
Mi raccontano invece di come si sentivano, di quanto dormivano bene, di quanto fosse facile respirare, di quella sensazione strana di avere finalmente tempo.

Tempo per guardare il mare, certo. Ma soprattutto tempo per guardarsi dentro, che per la prima volta dopo tanto tempo non dovevano dimostrare niente a nessuno.
Come se avessero ritrovato una parte di sé che credevano perduta.

Forse è questo il vero problema di Fuerteventura: che ti fa abbassare il rumore.
E quando il rumore si abbassa abbastanza, inizi a sentire cose che avevi smesso di ascoltare.
Poi torni a casa. Riprendi il lavoro, gli impegni, la tua vita. Tutto torna al proprio posto.
O quasi.

Perché a un certo punto ti accorgi che c’è una nostalgia che non riesci a spiegare.
E allora dai la colpa all’oceano, al sole, ai tramonti.
Ma, se sei sincero con te stesso, sai che non è quello.
La verità è che non ti manca Fuerteventura.
Ti manca come ti sentivi quando eri qui.

Perché Fuerteventura non ti ruba il cuore, sarebbe troppo semplice.
Ti ruba le maschere, quelle che indossi ogni giorno senza nemmeno accorgertene.
E quando torni a casa, improvvisamente pesano.

Perché per qualche giorno hai ricordato com’era vivere senza.



Testo: Cristina Gangale
Foto: web

Cristina & Dave

FUERTEVENTURA NON DISTRAE Forse non lo sai ancora, ma in alcuni casi non sei preparato per quello che potresti provare.S...
26/05/2026

FUERTEVENTURA NON DISTRAE

Forse non lo sai ancora, ma in alcuni casi non sei preparato per quello che potresti provare.
Se sei arrivato fino a cercare la parola “Fuerteventura”, forse non cercavi solo sole, mare o riposo.

Forse cercavi un posto dove smettere di spiegarti. Dove poter respirare senza dover dimostrare niente a nessuno.

Qui non ti rincorre nemmeno il vento, anzi, a volte hai la sensazione che stia aspettando proprio te.
Ti aspetta per soffiare via la polvere che si è depositata nella tua vita.
Ed il vento, forse lo sai già, non accarezza. Spoglia.
Porta via lentamente il rumore, la fretta, certe abitudini che hai imparato a chiamare normalità.

All’inizio ti senti piccolo. Poi semplicemente più vero del te stesso che conoscevi.
Fuerteventura non distrae. Ascolta.

Ed a volte fa male accorgersi che non eri stanco. Eri soltanto lontano da te.

Lontano da quella parte che avevi messo in silenzio per troppo tempo.
Quella che continua a resistere sotto gli impegni, le abitudini, le giornate tutte uguali.

E allora succede qualcosa di strano.
Certi colori iniziano a sembrarti necessari. Come se il blu, il vento e il silenzio sapessero arrivare in punti di te che avevi smesso di guardare.

Senza un motivo apparente, torni a casa con qualcosa di diverso negli occhi.
E gli altri lo vedono. Tu lo senti.

Perché certe isole non ti ospitano soltanto. Ti attraversano e non porti via souvenir.
Porti silenzi nuovi, e forse, una versione di te che avevi dimenticato.

Testo: Cristina Gangale
Foto: web

Cristina & Dave

NON VE**RE A FUERTEVENTURA.Non ve**re a Fuerteventura se hai bisogno di rumore per sentirti vivo.Qui il silenzio ha un m...
18/05/2026

NON VE**RE A FUERTEVENTURA.

Non ve**re a Fuerteventura se hai bisogno di rumore per sentirti vivo.
Qui il silenzio ha un modo tutto suo di entrare dentro e, certe volte, dice cose che stai evitando da troppo tempo.

Non ve**re a Fuerteventura se cerchi la movida, perché un cocktail bevuto scalzi sulla sabbia, davanti a un tramonto che sembra incendiare l’Oceano, potrebbe rovinarti per sempre tutti gli altri aperitivi.

Non ve**re a Fuerteventura se ami le spiagge perfettamente organizzate, i lettini in fila e la gente ovunque.
Qui rischi di trovarti su una lingua di sabbia per due, circondato soltanto dal vento e dall’acqua e poi diventa difficile tornare a chiamare “libertà” tutto il resto.

Non ve**re a Fuerteventura se cerchi città, caos, vetrine illuminate e cose da fare ogni minuto. Qui domina l’azzurro, quello del cielo, dell’Oceano.
E di certi vuoti che, invece di farti paura, iniziano lentamente a guarirti.

Non ve**re a Fuerteventura se vuoi fare tardi nei locali fino all’alba, perché qui potresti scoprire che l’alba non si aspetta tornando a casa. Si guarda in silenzio.
Con la pelle fredda, il cuore pieno e gli occhi lucidi senza capire bene il motivo.

Non ve**re a Fuerteventura perché qualcuno te l’ha raccontata.
Fuerteventura non si racconta, ti attraversa, ti smonta piano, ti leva di dosso il superfluo.
E certe cose non si leggono. Si vivono.

Se poi decidi di ve**re lo stesso, sappi che potresti tornare a casa diverso, perché questa isola non si visita soltanto. Si respira.

E forse è proprio questo che destabilizza di Fuerteventura: non puoi controllarla davvero.
Non puoi possederla. Non puoi domarla.
Puoi solo lasciarti attraversare.

E se deciderai di ve**re davvero, non cercare soltanto un posto dove dormire.
Cerca un posto dove sentirti altrove.

Al resto penserà Fuerteventura.

Testo: Cristina Gangale
Foto: web e personali

15/05/2026

Questa non è semplicemente una casa vacanza, é quel tipo di posto che ti fa abbassare le spalle appena entri. Sei a casa.

La luce entra piano dalle finestre, il silenzio ha un suono diverso, il vento arriva da fuori ma qui dentro tutto sembra armonioso.
Raffinato senza essere freddo, elegante senza ostentare.
Ci sono case che ospitano e poi ci sono case che trasmettono benessere autentico ancora prima di disfare la valigia.

I colori della terra di Fuerteventura, le texture naturali, gli arredi ricercati, il design dal gusto mediterraneo e contemporaneo, i dettagli curati con attenzione… tutto contribuisce a creare un’atmosfera esclusiva ma incredibilmente accogliente.

La vista che si apre verso l’oceano e le dune, la luce naturale che attraversa gli ambienti, i materiali caldi, le tonalità soft… qui il lusso non urla. Si percepisce.

È uno di quei luoghi dove comfort, estetica e qualità convivono in perfetto equilibrio.
Dove ogni ambiente sembra invitarti a rallentare, respirare e sentirti finalmente bene.

Perché alla fine non cerchiamo soltanto una bella casa per le vacanze, cerchiamo esperienze che ci facciano sentire privilegiati, anche nelle cose semplici.

E quando la sera rientri dopo il mare, il vento e il sole di Fuerteventura… capisci che certi posti non si ricordano solo per ciò che offrono.
Si ricordano per l’eleganza silenziosa con cui riescono a farti sentire altrove.

Per tutte le informazioni, disponibilità o semplicemente per capire se questo è il luogo giusto per la vostra prossima fuga a Fuerteventura… scrivetemi.

Alcuni posti si prenotano.
Altri si sentono ancora prima di viverli.

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Testo: Cristina Gangale

12/05/2026
12/05/2026

A volte non è il corpo ad avere bisogno di una vacanza. È la testa, Il cuore.
Quel rumore che continui a chiamare normalità solo perché ormai vive con te da troppo tempo.
E allora arrivi qui, a Fuerteventura e qualcosa succede piano.

Succede mentre attraversi la strada delle Dune con il vento che entra dai finestrini e il mondo, improvvisamente, sembra rallentare.
Succede davanti a quel blu immenso che non ti chiede niente.
Succede quando ti accorgi che stai respirando più profondamente… senza nemmeno averlo deciso.
Fuerteventura non ha solo paesaggi, ha silenzi. Quelli veri. Quelli che all’inizio quasi ti disorientano perché non sei più abituato a sentirli.

Qui il vento si porta via pensieri che ti trascinavi addosso da mesi.
La sabbia entra nelle scarpe, nelle borse, nei vestiti… e in qualche modo arriva anche dentro le crepe invisibili che ti porti dentro.
E lentamente alleggerisce.
Non ti prometto una vacanza perfetta, ti prometto qualcosa di molto più raro.
La sensazione di smettere, anche solo per pochi giorni, di sopravvivere.

Le mattine lente con il caffè tra le mani e la luce che entra piano dalle finestre, la pelle calda di sole dopo l’oceano, le sere salate, il vento tra i capelli, il rumore lontano del mare.
E quel silenzio bello… quello che non mette paura. Quello che cura.

Poi c’è la casa, che non vuole sembrare un hotel, ma un posto dove appoggiarti mentre rimetti insieme i pezzi di te che avevi lasciato troppo indietro.
Perché certe isole non arrivano nella tua vita quando hai le vacanze, arrivano quando non ne puoi più.

E forse, se queste parole ti stanno toccando da qualche parte… Fuerteventura ti sta già chiamando.

Testo:Cristina Gangale

C’è chi viene qui… e non ci arriva mai davvero.Anche noi non siamo per tutti. Siamo le Dune di Corralejo.La terza anima ...
16/04/2026

C’è chi viene qui… e non ci arriva mai davvero.
Anche noi non siamo per tutti.

Siamo le Dune di Corralejo.
La terza anima dell’isola e non abbiamo bisogno di piacerti.
La nostra sabbia arriva da lontano, ha attraversato il vento per oltre cento chilometri, dal Sahara marocchino, prima di fermarsi qui.
È sappiamo aspettare.
Tu… sai farlo?

C’è chi passa veloce, scatta una foto e va via.
Convinto di averci capite.
Non ha visto niente.
Perché noi non siamo quello che si guarda, siamo quello che resta addosso.

Siamo un deserto ai piedi dell’Oceano, un luogo dove il vento non accarezza: scava.
Dove la luce non illumina: rivela.
E a volte… quello che trovi non è comodo.

Qui non succede niente di spettacolare, eppure, se ti fermi abbastanza, qualcosa si muove.
Sotto pelle.
Un’inquietudine leggera.
Un silenzio che non pesa… ma parla.
È lì che inizi a sentirci davvero.

I nostri granelli continueranno a infilarsi nelle scarpe, nelle borse, nei vestiti. Ma non è quello che ti porterai via.
Ti porterai via quel punto preciso in cui hai smesso di guardare… e hai iniziato a sentire.

Se cerchi qualcosa da mostrare, vai oltre.
Se cerchi qualcosa che ti tocchi senza chiedere permesso… fermati.
Noi siamo qui.
Non cambiamo per nessuno.

Ma qualcosa, qui, cambia sempre.
La domanda è: tu sei pronto a sentirlo?

Testo: Cristina Gangale
Foto: web

Cristina & Dave

Sei anni fa il mondo si è fermato. Anche Fuerteventura.Il silenzio era diverso da quello che conosciamo.Più pieno. Più s...
09/04/2026

Sei anni fa il mondo si è fermato. Anche Fuerteventura.
Il silenzio era diverso da quello che conosciamo.
Più pieno. Più sospeso.
Io scrivevo ogni giorno, per non perdere qualcosa che non sapevo nemmeno nominare.
Questo è il 27° giorno.
E a un certo punto… ha risposto l’Oceano.
—————-

27° giorno

Missiva per Fuerteventura.

Ho ascoltato il tuo lamento giorni addietro nella tua lettera alla solitudine, ho voluto prendere tempo per risponderti.
Scusami, mi presento: sono l’Oceano. L’acqua che ti abbraccia.
Non so se riesci a sentire il mio calore, ti parlo da un lembo di terra che hai menzionato nella tua solitudine: la spiaggia di Cofete.

Hai descritto il silenzio che circonda tutta l’isola, l’assenza dei tuoi visitatori abituali e quelli occasionali, anche io noto questa assenza. Sai, Cofete è sempre stata per gli intenditori, i coraggiosi, gli scopritori, i camminatori in cerca di sé stessi.

L’unico suono che sento prorompente è il mio, in questo momento è un semplice sciabordio delle onde.
Sono la base della musica di Fuerteventura, se ascolti bene puoi sentire i gabbiani. Il vento è clemente in questi giorni, non suona il suo manto trasparente che fluttua senza sosta. Non so dirti se soffre di solitudine anch’egli.

Non sento i lamenti di chi ritiene le mie acque troppo fredde o il moto ondoso troppo potente, se fossi un mare chiuso nessuno sentirebbe la mia maestosità, non sono vanitoso, credimi. Anzi, tutt’altro, sono semplicemente me stesso. Non potrei stendere un tappeto liquido per accarezzare la tua terra se non fossi così travolgente e impetuoso.

Ti osservo, Fuerteventura, ti sento, percepisco il tuo rinnovarsi, apprezzo l’eleganza nel manifestare la solitudine dignitosamente, ti definiscono perla delle Canarie, unica nel suo genere. Hanno ragione.

Hai notato che gli esseri viventi che mi abitano si avvicinano alle tue coste? Probabilmente si sentono al sicuro con poche barche che navigano, oserei dire nessuna, oppure, forse, cercano di distrarre il tuo stato d’animo attuale. Hai visto i delfini che ti hanno regalato una danza? Volevano darti un gesto d’amore, per non farti sentire sola e mesta.

Passerà un’altra notte, domani avremo un giorno in meno di solitudine che accomuna.
Tranquilla.

Testo Cristina Gangale
Foto web

Cristina & Dave

L’ultima volta che dici “ci penso”Ci sono persone che mi scrivono così, con una leggerezza che sembra innocua ma che io ...
06/04/2026

L’ultima volta che dici “ci penso”

Ci sono persone che mi scrivono così, con una leggerezza che sembra innocua ma che io ormai riconosco subito: “vorrei ve**re… ma non so quando”, “magari più avanti”, “vediamo”. Non è indecisione, non davvero. È qualcosa di più sottile. È quel modo elegante che abbiamo tutti di rimandare le cose che sentiamo davvero.

E Fuerteventura è una di quelle cose lì.

Perché non è una meta che scegli con la testa, non è una casella da spuntare o una vacanza da organizzare tra mille altre. È qualcosa che ti chiama piano, senza insistere, e proprio per questo puoi far finta di non sentirla. Puoi salvare una foto, puoi immaginarti lì, puoi dirti “un giorno”.
E intanto quel giorno si sposta sempre un po’ più avanti.

Poi però succede qualcosa quando sei davvero qui.

Succede che ti ritrovi davanti a una distesa d’acqua che non finisce, e per un attimo smetti di parlare anche dentro. Che il vento, quello che da fuori immagini fastidioso, in realtà porta via. Che il sole, anche quando scende e lascia spazio alla sera, non spegne niente… anzi, accende tutto in modo diverso, più lento, più vero.

E mentre cammini, senza accorgertene, lasci dietro impronte che il mare cancella piano, come se non fosse importante dove sei stato, ma solo come ti sei sentito mentre eri lì.

Poi ci sono momenti diversi. Più silenziosi. Più fermi.
Momenti in cui non fai niente, eppure succede tutto.
Ti siedi, guardi l’orizzonte, e senti che non devi aggiungere altro. Che va bene così. Che, forse, era solo questo che stavi cercando.

E allora capisci una cosa che da fuori non si vede.

Che Fuerteventura non è un posto che ti promette qualcosa. Non ha bisogno di convincerti, non si mette in mostra, non ti viene incontro. Resta lì, com’è sempre stata, con i suoi silenzi, le sue dune, i suoi vulcani che non parlano ma raccontano lo stesso. Non cambia per piacerti.

Se vieni, la senti. Se non vieni, resta un’idea.

Negli anni ho visto questa differenza centinaia di volte. Chi arriva, anche solo per pochi giorni, porta via qualcosa che non riesce a spiegare fino in fondo. Non parla solo di mare o di sole. Parla di come si è sentito. E quella sensazione lì, quando la riconosci, non torna più indietro.

Chi invece aspetta il momento giusto, quello perfetto, quello in cui tutto si incastra senza sforzo… spesso resta fermo esattamente dov’è. Con il desiderio intatto, ma fermo. Con quella frase, sempre la stessa: “prima o poi”.

La verità è che rimandare è quasi sempre la scelta più semplice.
È sempre stato quel passo lì, quello che separa il pensarci dal farlo.

E non c’è niente di sbagliato nel rimandare. Lo facciamo tutti. Solo che alcune cose, più le lasci lì, più restano sospese. E a un certo punto smettono anche di chiamarti.

Fuerteventura non sparisce.
Ma il modo in cui la senti… quello sì, può cambiare.

E allora forse non si tratta di organizzare una vacanza.
Forse si tratta solo di smettere, almeno una volta, di dirsi “ci penso”.

E vedere cosa succede quando, invece, scegli davvero.

Noi siamo qui.
E quando smetti di pensarci… lo capiamo subito.

Testo:Cristina Gangale
Photoshop: Web & Dave

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