Fuerteventura CERCA DEL MAR Holiday

Fuerteventura CERCA DEL MAR Holiday cocktail d'emozioni, ospitalita',scrittura e fotografia

A FUERTEVENTURA NON ABBIAMO TROVATO IL PARADISODa lontano, cambiare vita ha sempre una luce bellissima.Si vede il mare, ...
19/09/2026

A FUERTEVENTURA NON ABBIAMO TROVATO IL PARADISO

Da lontano, cambiare vita ha sempre una luce bellissima.
Si vede il mare, non la distanza, si immagina la libertà, non tutto ciò che bisognerà lasciare andare per conquistarla.
Dentro una valigia il coraggio occupa esattamente lo stesso spazio dell’incoscienza: quale dei due ti abbia fatto partire, lo scopri soltanto dopo. Se sei fortunato.

Quando siamo arrivati a Fuerteventura credevamo di aver cambiato luogo, in realtà avevamo spostato noi stessi fuori da tutto ciò che conoscevamo.
Avevamo portato abitudini, certezze e il bisogno di sapere in anticipo dove saremmo finiti, avevamo attraversato l’Oceano senza avere ancora compreso che cosa significasse davvero e pretendevamo che la vita continuasse a parlare la lingua di prima.

Fuerteventura non l’ha fatto.

Non ci ha spiegato come sentirci a casa, non ha accorciato la distanza dagli affetti e non ci ha consegnato una versione più semplice di noi. Il domani era offuscato, perché intorno al nostro “noi” non c’era più nulla di conosciuto.
Si è mostrata nuda: vento, silenzio e chilometri di terra apparentemente vuota nei quali lo sguardo poteva correre lontanissimo, mentre noi non sapevamo ancora dove posare il nostro.
Il mare non aggiusta niente, resta lì mentre tu fai i conti con ciò che hai lasciato e con tutto quello che, nonostante il viaggio, hai continuato a portarti dentro.

Fuerteventura non ci ha accolti con una promessa. Ci ha tolto il rumore.
Quando intorno non c’è più niente a distrarti, le domande che hai rimandato per anni trovano finalmente la strada per raggiungerti.
All’inizio quel nulla sembrava la misura esatta di ciò che ci mancava. Poi abbiamo capito che non era vuoto. Era spazio.
Lo spazio necessario per sbagliare, ricominciare e scoprire che molte delle cose che credevamo indispensabili occupavano soltanto il posto della vita che non avevamo ancora avuto il coraggio di scegliere.

Non è accaduto in un giorno, abbiamo continuato quando l’entusiasmo non bastava più e il sogno aveva perso la luce perfetta con cui si era fatto immaginare.
Siamo rimasti quando restare non aveva nulla di romantico e significava soltanto alzarsi, lavorare e mantenere fede alla scelta fatta.

Poi abbiamo trasformato la cura con la quale avremmo voluto essere accolti nella nostra maniera di accogliere gli altri.
Abbiamo capito che dietro ogni arrivo c’è qualcuno che ci affida un frammento della propria vita. Giorni che non torneranno. Attese, stanchezze e desideri chiusi dentro una valigia molto simile a quella con cui, anni prima, eravamo arrivati noi.

Così siamo entrati in case che non erano nostre e ce ne siamo presi cura fino a quando una luce accesa e una porta pronta ad aprirsi hanno cominciato a significare qualcosa di più di un lavoro.
E mentre preparavamo un posto per gli altri, senza accorgercene, stavamo costruendo il nostro.

Oggi l’Oceano ci accompagna nei tragitti di lavoro. Il mare compare dentro i gesti più normali, persino andando a fare la spesa. Ci capita ancora di guardarlo e ricordare quando tutto questo ci sembrava immenso, sconosciuto, forse persino troppo per noi.
Adesso è la nostra quotidianità, eppure non ha smesso di emozionarci.

Ci chiedono spesso che cosa abbiamo trovato qui.
Non abbiamo trovato una vita perfetta e nemmeno la certezza di aver fatto sempre la scelta giusta, neppure un luogo capace di proteggerci dalle difficoltà.
Fuerteventura non ci ha salvati.
Ha fatto qualcosa di più scomodo: ci ha tolto, una alla volta, tutte le scuse con le quali rimandavamo la vita che desideravamo.

Perciò no, a Fuerteventura non abbiamo trovato il paradiso. Il paradiso non era l’isola.

Era arrivare un giorno a guardare la nostra vita, con tutte le sue crepe, e non desiderarne un’altra.

Testo: Cristina Gangale ©
Foto: semplicemente noi

A FUERTEVENTURA PERDI TEMPOIl tempo non ti manca, l’hai sempre addosso.Ti precede quando apri gli occhi e sei già dentro...
15/09/2026

A FUERTEVENTURA PERDI TEMPO

Il tempo non ti manca, l’hai sempre addosso.
Ti precede quando apri gli occhi e sei già dentro la giornata che ti aspetta, ti segue mentre lavori, accompagni, rispondi, sistemi. Ti siede accanto quando finalmente sali in macchina per tornare a casa e, invece di sentirti arrivata, stai già pensando a ciò che dovrai fare dopo.

La tua vita sembra composta più di “dopo” che di “adesso”: dopo mi fermo, dopo rispondo. Dopo penso a me.
Sei diventata bravissima a far stare tutto dentro ore che sembrano non bastare mai. Così brava che, quando qualcosa deve rimanere fuori, quasi sempre scegli te stessa.

Salti la palestra e ti prometti che recupererai. Non perché non ti piaccia o perché prenderti cura del tuo corpo sia poco importante, al contrario.
Quello è uno dei pochi momenti in cui riesci a sentirti senza dover essere utile a nessuno. Ma la vita si riempie, si allarga, prende spazio. E il tuo tempo diventa lentamente quello che avanza.
Non è sacrificio, non c’è nessun colpevole. Accade.

Poi, una sera, guardi una fotografia e ti fermi.
C’è il volto di una donna con gli occhi chiusi e tra i suoi capelli corrono le nuvole, l’Oceano attraversa i suoi pensieri e la terra nera di Fuerteventura sembra esserle entrata dentro.
La osservi e per qualche secondo hai una sensazione strana: non sei tu a riconoscerti in quell’immagine.
É quell’immagine ad aver riconosciuto te.

Fermati un momento. Respira.
Forse continui a pensare di avere bisogno di una vacanza, ma ciò che desideri davvero è qualcosa di più difficile da spiegare, non vuoi soltanto andare altrove.
Vuoi smettere, almeno per un po’, di vivere sempre nel momento successivo.

Fuerteventura non allunga le giornate. Il sole sorge e tramonta, e ventiquattro ore restano ventiquattro ore. Non c’è nessun miracolo.
C’è uno spazio che non ti chiede subito che cosa intendi farne, un silenzio che non devi riempire, un orizzonte così aperto da costringere persino i pensieri a smettere di urtarsi tra loro.
All’inizio fermarti potrebbe quasi metterti a disagio.
Quando hai vissuto a lungo correndo, la calma non assomiglia immediatamente alla libertà. Assomiglia a qualcosa che avevi dimenticato.

Poi, lentamente, il respiro cambia.
Comprendi che una giornata non è vuota soltanto perché non hai riempito ogni ora, che una pausa non deve essere guadagnata, che prenderti cura di te non può essere sempre il premio da concederti dopo aver pensato a tutto il resto.
E comprendi soprattutto che il tempo non diventa tuo quando riesci a controllarlo.
Diventa tuo quando riesci ad esserci.

Forse Fuerteventura non la conosci ancora. Eppure qualcosa, guardando quella donna, ti ha trattenuta, probabilmente non stai desiderando un luogo preciso, ma la possibilità di sentirti come lei: con gli occhi chiusi e un mondo intero che finalmente non preme da fuori, ma respira dentro.

Oppure Fuerteventura l’hai già incontrata. Allora conosci bene quella nostalgia difficile da raccontare. Non ti manca soltanto ciò che hai visto.
Ti manca come ti sentivi mentre lo guardavi:
più presente, più leggera.
Non perché la tua vita fosse scomparsa, ma perché aveva smesso di occupare tutto lo spazio.

Quando tornerai a casa, il lavoro sarà ancora lì.
I figli continueranno ad avere bisogno di te e le giornate ricominceranno a riempirsi.
Non tornerai trasformata in un’altra donna, tornerai ricordando la tua.

E forse porterai con te anche un piccolo no.
Non il no della rabbia o dell’egoismo.
Un no quieto, pronunciato senza alzare la voce, quando capirai che non tutte le urgenze meritano di diventare tue, che puoi lasciare qualcosa a domani, non rispondere immediatamente, difendere un’ora senza doverla giustificare.
Perché ogni tanto dire di no a ciò che ti consuma significa dire di sì a quella parte di te che hai lasciato troppe volte ad aspettare.

È allora che la vita cambia dimensione.
Non diventa più lunga e nemmeno più semplice. Diventa più profonda. Non si misura soltanto da quante cose sei riuscita a fare, ma da quanto sei riuscita a esserci mentre le vivevi.

E se un giorno vorrai dare un luogo reale a ciò che oggi hai soltanto immaginato, non dovrai sapere già come fare.
Tu custodisci il sogno, alla sua forma, per una volta, possiamo pensare noi.

Fuerteventura non ti regala altro tempo.
Ti restituisce il tuo.

Testo: Cristina Gangale © 2026
Foto: Fuerteventura di Davide modificata

DOPO “FUERTEVENTURA È UNA FREGATURA”, LA VERITÀ.Non ho cominciato a scrivere quando Facebook ha deciso di mostrare le mi...
12/09/2026

DOPO “FUERTEVENTURA È UNA FREGATURA”, LA VERITÀ.

Non ho cominciato a scrivere quando Facebook ha deciso di mostrare le mie parole a quasi un milione di persone.
La mia matita aveva iniziato a disegnare i miei pensieri ben più di vent’anni prima.
La temperai per la prima volta quando vivevo ancora in Italia. Dopo aver scoperto la passione per la lettura, arrivò la scrittura.

Entrambe sono state la mia salvezza in molti momenti della vita, quando la mia emotività aveva bisogno di essere raccolta, compresa e rimessa in ordine.
Scrivere mi permetteva di toccare i miei vuoti interiori, di mettermi in discussione, di entrare nelle stanze più nascoste di me e provare ad accendere la luce.

Molto prima di questa pagina, il mio nome aveva già trovato posto sulla carta stampata.
È stato un passaggio della mia vita che ha aiutato la mia autostima a crescere.
Oggi che ho sessant’anni, la mia penna ha altri propositi per il domani.
Non ero una “creator”.
Non ero una property manager.
Certamente non immaginavo che un giorno le mie parole avrebbero attraversato migliaia di schermi.

Poi la mia penna è approdata a Fuerteventura.
Sono arrivata qui una decina di anni fa e questa terra ha cominciato ad aprirmi porte senza che quasi me ne accorgessi.
Io, in cambio, ho cercato di rispettarla nello stesso modo in cui l’ho amata: senza pretendere che diventasse altro, senza chiederle di assomigliare al luogo che avevo lasciato.
Della mia vecchia vita non mi manca nulla, mi resta un solo legame. Per ora.

Fuerteventura non mi ha inventata, ha contribuito a farmi ritrovare.
Ha confermato sensazioni che l’età aveva già cominciato a suggerirmi, ma soprattutto ha assecondato quella mia ostinata necessità di scavare dentro, alla ricerca della parte più vera di me.
La scrittura, in tutto questo, ha compiuto un enorme lavoro d’introspezione.
Ha raccolto ciò che sentivo, lo ha guardato senza paura e, parola dopo parola, me lo ha restituito con un nome.

Intanto, quasi silenziosamente, quelle porte aperte dall’isola erano diventate case.
Case da accudire, ospiti da accompagnare, arrivi da aspettare, problemi da risolvere.
Un lavoro entrato poco alla volta nella nostra vita, fino a diventare la vita della nostra famiglia.
Non siamo nati come un marchio.
Cerca del Mar Holiday è semplicemente diventato il nome della vita che stavamo costruendo insieme.

Poi, qualche giorno fa, ho scritto che Fuerteventura è una fregatura.
Non c’era una strategia, non avevo deciso che dovesse accadere qualcosa, era uno dei tanti racconti che da anni affido a questa pagina, nato dall’amore e dalla gratitudine che provo per un’isola che ha dato tanto a me e alla mia famiglia.

Eppure, quel testo ha cominciato a viaggiare senza di me.
È stato condiviso, copiato, modificato, adattato e, qualche volta, perfino adottato come proprio.
Lo hanno fatto persone comuni, pagine dedicate alle Canarie e persino professionisti che si definiscono “creatori digitali”.
Evidentemente avevo scritto qualcosa di così vivo da spingere qualcuno a dimenticare chi gli avesse dato quelle parole.

Ma è accaduta anche una cosa bellissima.
Prima ancora che fossi io a interve**re, alcune persone hanno riconosciuto la mia voce sotto il nome di qualcun altro, hanno scritto il mio nome, hanno raccontato da dove provenissero quelle parole e le hanno riportate a casa.
Per una volta non ho dovuto rispondere agli haters: prima di me erano già arrivati i lovers.
Ed è stato allora che ho capito che Facebook non mi aveva regalato una voce. Aveva soltanto acceso, per qualche giorno, un riflettore su quella che possedevo da sempre.

Questa è la verità dopo “Fuerteventura è una fregatura”.

Dietro quel testo non c’era una creator nata per caso, né una property manager che cercava un modo elegante per vendere una vacanza. C’ero io.
Una donna che scrive da più di vent’anni, che ha portato la propria penna oltre l’Oceano e che, su quest’isola, ha ritrovato sé stessa mentre costruiva una nuova vita insieme alla propria famiglia.

Fuerteventura non mi ha insegnato a scrivere.

Mi ha dato qualcosa che valeva la pena raccontare.

Testo: © Cristina Gangale

Foto: © Davide P.

IL MARE SEDUTO A TAVOLALa sera prima avevano deciso tutto: la sveglia presto, una spiaggia da raggiungere, un paese da a...
09/09/2026

IL MARE SEDUTO A TAVOLA

La sera prima avevano deciso tutto: la sveglia presto, una spiaggia da raggiungere, un paese da attraversare, una strada ancora sconosciuta da aggiungere ai luoghi già visti.
Perché quando siamo in vacanza sembra quasi che ogni giornata debba essere riempita, sembra che restare fermi sia tempo sprecato e che, per poter dire di aver vissuto davvero un luogo, sia necessario percorrerlo tutto. E fotografare.

La mattina, invece, fecero colazione lentamente davanti alla finestra aperta ed il mare era già lì apparecchiato insieme a loro.
Entrava nella casa con la luce, si posava tra il profumo del caffè, il pane ancora caldo e il rumore leggero delle tazze.
Non era necessario cercarlo, raggiungerlo o conquistarsi un punto dal quale guardarlo, era arrivato prima di loro.

Uno dei due prese il telefono per controllare il percorso, l’altro rimase ad osservare l’oceano, con una mano stretta intorno alla tazza ormai tiepida.
Poi arrivò una domanda, pronunciata quasi sottovobbe, come se servisse coraggio anche per concedersi di non fare nulla: “E se oggi non andassimo da nessuna parte?”
Non era pigrizia, era quella stanchezza che non chiede di dormire, ma di smettere di scegliere, di organizzare, di arrivare, prendersi il lusso di lasciare finalmente qualche ora vuota od abbastanza vuota da potervi rientrare dentro.

Lasciarono il telefono sul tavolo: la spiaggia avrebbe aspettato, anche la strada e tutto ciò che sembrava indispensabile vedere.
Più tardi salirono sulla grande terrazza dell’edificio e sotto di loro, i tetti bianchi di El Cotillo e davanti: l’oceano che si allungava oltre il vetro fino a non avere più confini.

Si sdraiarono al sole e chiusero gli occhi mentre il calore raggiunse lentamente la pelle, come una carezza capace di sciogliere pensieri rimasti troppo a lungo stretti nel corpo.
Il vento passava leggero sulle braccia, tra i capelli, sulle palpebre abbassate.
Poco dopo entrarono in piscina, rimasero appoggiati al bordo, vicini, a guardare il blu dell’acqua confondersi con quello del mare. L’acqua cullava i loro corpi ed il silenzio faceva lo stesso con tutto il resto.

Quel giorno non scoprirono una spiaggia nuova, non percorsero strade sconosciute, non scattarono fotografie per dimostrare di essere stati da qualche parte.
Eppure, quando arrivò la sera, ebbero la sensazione di essere tornati da molto lontano.
Forse una vacanza comincia davvero così: quando smettiamo di cercare qualcosa là fuori e permettiamo a un luogo di prendersi cura della nostra pelle, dei nostri pensieri e persino di tutto ciò che non siamo riusciti a lasciare a casa.

Quell’appartamento è a El Cotillo: ha il mare davanti alle finestre e, sopra il tetto dell’edificio, una grande terrazza condivisa con piscina e solarium affacciati sull’oceano.
Ma non è questo che volevamo dire, volevamo raccontare l’esperienza di nostri ospiti che si sono svegliati lì.
Con il mare già seduto a tavola e nessun bisogno di andare altrove.

Testo: Cristina Gangale © 2026
Foto: Fuerteventura, Cerca Del Mare Holiday

Cristina & Dave

FUERTEVENTURA È UNA FREGATURA.Arrivi convinto di aver comprato una vacanza.Sette giorni di sole, qualche bagno nell’Ocea...
07/09/2026

FUERTEVENTURA È UNA FREGATURA.

Arrivi convinto di aver comprato una vacanza.

Sette giorni di sole, qualche bagno nell’Oceano, un’auto a noleggio e fotografie sufficienti a dimostrare che, almeno per una settimana, sei stato felice.

Poi si aprono le porte dell’aeroporto.

Il vento ti viene incontro senza alcuna gentilezza. Ti prende in pieno viso, scompiglia i capelli, spettina i programmi e non si preoccupa neppure di sapere chi sei mentre sali in macchina e cominci a guidare.

Dietro il finestrino scorre una terra che sembra essere stata dimenticata durante la creazione del mondo. Bruna, nuda, consumata dal sole. Non un albero sotto cui nascondersi, non una foglia mossa per farti sentire a casa. Solo montagne aperte al cielo e distese che non hanno alcuna intenzione di diventare belle per conquistarti.

Tu guardi e aspetti. Aspetti che inizi lo spettacolo.
Che l’isola si presenti e che faccia almeno qualcosa per meritarsi il viaggio, ma Fuerteventura non comincia.
Rimane lì, immobile e sfrontata, con l’indifferenza di chi non ha mai avuto bisogno di piacere a nessuno.

Nei primi giorni provi a riempirla: insegui le spiagge che avevi salvato sul telefono, prenoti i ristoranti consigliati, percorri chilometri con la sensazione ostinata che la meraviglia debba trovarsi sempre un po’ più avanti. Dietro la prossima curva, oltre l’ultimo vulcano, alla fine di un’altra strada.

Poi, un pomeriggio, quella strada la sbagli.

L’asfalto si fa stretto, il telefono perde il segnale e davanti a te non c’è nulla che abbia un nome abbastanza conosciuto da meritare una fotografia ma continui ancora per un poco, senza sapere perché. Poi fermi l’auto e scendi.

Il vento corre rasoterra come se conoscesse ogni pietra. L’Oceano non si vede ancora, ma il suo respiro arriva da lontano e riempie l’aria. Il sole scivola lentamente dietro una montagna spoglia, senza case, senza nessuno che abbia pensato di renderla interessante.

E accade. Non sapresti spiegare cosa.
Smetti di cercare: non fotografi, non parli, non guardi l’ora. Rimani lì.
Davanti a te c’è una terra che sembra non possedere nulla ma dentro di te, improvvisamente, c’è qualcosa che non riesci più a contenere.

Ed è proprio in quel momento che Fuerteventura comincia a imbrogliarti.

Ti ha lasciato credere di essere venuto per l’Oceano e, invece, ti ha restituito il silenzio. Ti aveva promesso una vacanza e ti ha condotto davanti alla parte di te che avevi lasciato indietro, sepolta sotto le urgenze, il rumore e tutti quei giorni trascorsi correndo senza ricordare più verso dove.
Non te ne accorgi subito, te ne accorgi quando arriva la partenza.

Richiudi la valigia, scuoti la sabbia dalle scarpe e controlli la stanza per non dimenticare nulla. Sei convinto che sia finita. Tornerai alla tua vita e, poco alla volta, quest’isola diventerà una fotografia tra le altre, una data nel calendario, un luogo in cui sei stato. Ma la vera fregatura deve ancora arrivare. Arriva dopo.
Una mattina qualsiasi, mentre sei fermo nel traffico e la tua vita ha ricominciato a correrti addosso. Una folata entra dal finestrino e, per un istante, ti sembra di riconoscere quel vento.

Alzi lo sguardo e il cielo della tua città ti appare improvvisamente troppo basso, i palazzi troppo vicini. Il rumore insopportabile.
Ed eccola. Quella strada senza nome, la montagna nuda nell’ultima luce, il respiro dell’Oceano ancora nascosto.
Tu, fermo davanti al nulla, finalmente senza il desiderio di essere altrove.

È allora che capisci: tu sei partito da Fuerteventura.
Fuerteventura, invece, non è mai partita da te.
Si è nascosta in un punto che non sapevi di avere, si è portata via una parte del tuo cuore senza fare rumore e adesso ti lascia vivere con la nostalgia di qualcosa che, prima di arrivare qui, non conoscevi neppure.

Un giorno dovrai tornare.
Dirai che ti manca il mare, che hai bisogno di sole, che hai trovato un buon volo. Inventerai una ragione qualunque pur di non confessare la verità: stai tornando a riprenderti.

Ve lo avevamo detto che Fuerteventura è una fregatura.

Noi, però, continuiamo a procurarle nuove vittime.

Testo: Cristina Gangale
Foto: web

Cristina & Dave

SÌ, VIVIAMO SEMPRE IN VACANZA.Gli ospiti arrivano da soli, le case si puliscono durante la notte per intervento divino e...
06/09/2026

SÌ, VIVIAMO SEMPRE IN VACANZA.

Gli ospiti arrivano da soli, le case si puliscono durante la notte per intervento divino e i condizionatori, quando si rompono, aspettano educatamente il lunedì mattina.

Le perdite d’acqua scelgono giorni comodi, i voli non fanno mai ritardo e nessuno scrive mentre stai finalmente bevendo un caffè davanti al mare.

Soprattutto, Davide gira per Fuerteventura con una cassetta degli attrezzi perché gli piace molto portarla a spasso.
Sì, deve essere proprio così. Noi viviamo sempre in vacanza.

La verità è che il mare lo vediamo davvero, a volte persino per cinque minuti consecutivi. Poi squilla il telefono e ricomincia quella parte del nostro lavoro che difficilmente finisce in una fotografia.

Io rispondo, organizzo, incastro orari, controllo prenotazioni e documenti. Davide parte, ripara, sistema e trova una soluzione anche quando la soluzione sembra non esserci.

Non lo raccontiamo per mostrarvi quanto siamo bravi o quanto siamo stanchi.

Lo raccontiamo perché dietro una porta che si apre all’orario giusto, una casa pronta e un problema risolto prima che rovini una giornata, non c’è fortuna. Ci sono persone.

Noi non viviamo sempre in vacanza.
Facciamo in modo che possiate viverla voi e sul web, forse, non si vede tutto.

Ma si capisce benissimo di chi ci si può fidare.

Cristina & Dave

IL TEMPO CHE TORNA NOSTROSi parte portandosi dietro molto più di una valigia.La quotidianità viaggia leggera, non ha bis...
28/08/2026

IL TEMPO CHE TORNA NOSTRO

Si parte portandosi dietro molto più di una valigia.

La quotidianità viaggia leggera, non ha bisogno di essere imbarcata.
Arriva insieme a noi, nascosta nell’abitudine di guardare l’ora, nella testa che continua a correre qualche metro più avanti del corpo, in tutte quelle cose che abbiamo lasciato a casa e che, almeno per i primi giorni, sembrano volerci seguire.

Poi c’è un momento in cui qualcosa cambia.

Non sappiamo quasi mai quando accade, forse mentre percorriamo una strada che sembra finire dentro l’orizzonte, forse davanti a un paesaggio troppo grande per i pensieri che ci eravamo portati dietro.

Fuerteventura, piano, comincia a fare spazio.

E allora viene voglia di viverla tutta, di attraversarla, cercarla, arrivare dall’altra parte solo per vedere cosa c’è.
Quest’isola ha il curioso talento di mettere strada sotto i piedi e libertà dentro le giornate.
Ma persino dentro la libertà esiste un momento ancora più prezioso.

Quello in cui ci si ferma.

Un’ora, forse due, alle dune, oppure una giornata senza programmi, insomma abbastanza perché il corpo si arrenda finalmente al lettino e l’Atlantico, davanti, faccia ciò che sa fare meglio: rendere tutto il resto un po’ più lontano.

Non state perdendo tempo, lo state riprendendo.

Ed è proprio questo che abbiamo deciso di aggiungere alle ultime disponibilità fino al 31 dicembre delle quattro case che vedete nella fotografia: sette giorni di spiaggia alle dune per due persone, con lettini e ombrellone, da parte nostra.

Non per trattenervi lì.

Fuerteventura sarebbe quasi offesa: va attraversata, cercata, qualche volta persino sbagliata.
Tornate a casa stanchi, cambiate strada, cambiate idea, lasciate che sia l’isola a decidere qualche pezzo delle vostre giornate.
Ma tra una scoperta e la successiva, sappiate che alle dune c’è anche il vostro tempo.
Quello senza appuntamenti, quello che non deve produrre niente, dimostrare niente, arrivare da nessuna parte.

Forse è questo il regalo che volevamo farvi davvero.

Non sette volte in spiaggia, sette occasioni per fermare il resto, perché una casa può accogliere una vacanza, ma se riusciamo a restituirvi anche soltanto qualche ora in cui dimenticare tutto ciò che correva prima di arrivare qui, allora avremo fatto qualcosa che ci piace ancora di più.

Vi avremo regalato tempo.

E il tempo, quando finalmente smettiamo di rincorrerlo, ha una strana meraviglia: torna ad essere nostro.

Testo: Cristina Gangale
Foto: creata con IA ma foto reali

Cristina & Dave

CHE FATICA ESSERE SEMPRE IMPORTANTI.Passiamo una quantità indecente di vita nel tentativo di essere importanti, senza ne...
26/08/2026

CHE FATICA ESSERE SEMPRE IMPORTANTI.

Passiamo una quantità indecente di vita nel tentativo di essere importanti, senza nemmeno sapere bene per chi.

Ci affanniamo a lasciare tracce, a custodire il nostro posto nelle vite degli altri, a renderci necessari, come se bastasse distrarsi un momento perché qualcuno possa occuparlo al posto nostro. Persino quando siamo stanchi continuiamo a esserci, con quella sottile presunzione che certe cose senza di noi potrebbero fermarsi o, forse, soltanto con la paura che possano continuare benissimo.

Poi capita di vivere in un luogo che, senza alcuna delicatezza, manda in frantumi questa convinzione.
Fuerteventura non sembra particolarmente interessata alla nostra importanza.

Qui il tempo possiede ancora qualcosa di indisciplinato. Il vento sposta ciò che incontra senza chiedere permesso, la sabbia invade le strade e cambia continuamente forma, l’oceano cancella in pochi secondi impronte che qualcuno aveva appena lasciato sulla riva. E mentre noi siamo impegnati a dare un peso enorme alle nostre urgenze, l’isola continua semplicemente ad accadere.

All’inizio può sembrare quasi indifferenza. Poi, lentamente, diventa sollievo.
Perché c’è una libertà enorme nel capire che il mondo può continuare anche mentre noi ci fermiamo. Che possiamo sottrarci per qualche ora senza scomparire, lasciare qualcosa incompiuto senza aver fallito, concederci il lusso di un tempo che non debba necessariamente servire a qualcosa.

Forse è questo che facciamo più fatica a concederci: l’inutilità meravigliosa di alcuni momenti.

Guardare il mare senza fotografarlo. Restare seduti quando potremmo già essere altrove. Lasciare che una giornata trascorra senza doverla riempire fino all’ultimo centimetro, senza trasformarla in qualcosa da mostrare, raccontare o ricordare per forza. Oppure lasciare andare qualcosa, semplicemente, come si lascia sfuggire un palloncino che per un po’ lo si guarda salire, senza chiedersi dove finirà.

Semplicemente viverla.

Da quando sono qui mi capita più spesso di pensare che forse abbiamo frainteso qualcosa.
Abbiamo trascorso anni a cercare il nostro posto nel mondo e pochissimo tempo a chiederci se fosse davvero necessario che quel posto portasse sempre il nostro nome.

Fuerteventura non mi ha insegnato a sentirmi più importante, ha fatto qualcosa di molto più difficile.

Mi ha insegnato quanto può essere liberatorio, ogni tanto, non doverlo essere affatto.

Testo: Cristina Gangale
Foto: web

Cristina & Dave

NESSUNO FOTOGRAFA QUASI MAI IL MOMENTO IN CUI TORNA.Forse perché abbiamo imparato a conservare soltanto ciò che ci sembr...
22/08/2026

NESSUNO FOTOGRAFA QUASI MAI IL MOMENTO IN CUI TORNA.

Forse perché abbiamo imparato a conservare soltanto ciò che ci sembra straordinario: l’oceano quando si prende tutto l’orizzonte, la sabbia così chiara da costringerci a socchiudere gli occhi, il sole che scende lentamente e per qualche minuto incendia il cielo, mentre noi cerchiamo di imprigionare dentro una fotografia qualcosa che sappiamo già non riusciremo a portarci via.

Il ritorno, invece, quasi mai.

Eppure certe giornate a Fuerteventura hanno una bellezza che non finisce sulla spiaggia e nemmeno quando il sole comincia a scendere. Continua dopo, nel momento in cui torni con il sale ancora sulla pelle, i capelli spettinati dal vento e quella sabbia ostinata che ha viaggiato con te nelle scarpe, nell’auto, tra gli asciugamani buttati dietro alla rinfusa.

Giri la chiave e rientri.
La luce del giorno è ancora lì, attraversa la terrazza e si allunga dentro il soggiorno, incontra il blu della parete, sfiora il tavolo, mentre le chiavi vengono abbandonate dove capita e qualcuno si lascia cadere sul divano promettendo cinque minuti di riposo che quasi sempre diventano molti di più.

Non c’è fretta.
Arriva una doccia a togliere il sale dalla pelle, una maglietta pulita, qualcosa di fresco versato in due bicchieri e la porta lasciata aperta sulla terrazza, mentre la giornata si ricompone nei racconti, anche se l’abbiamo vissuta insieme. La strada presa per errore diventa quella che rifaremmo, una spiaggia trovata quasi per caso prende un nome che cerchiamo sulla mappa per non perderla e già si parla di domani, sapendo che Fuerteventura avrà probabilmente altri programmi per noi.

Perché quest’isola è fatta anche così.
Ti lascia partire al mattino con l’illusione di sapere dove stai andando e poi mette qualcosa lungo la strada che ti fa cambiare idea.

Ed è forse per questo che, quando abbiamo rinnovato questa casa, non abbiamo pensato soltanto a come sarebbe apparsa in fotografia.
Abbiamo pensato al ritorno.
Alla luce che avremmo voluto trovare entrando, al bianco e al blu capaci di trattenere dentro un poco dei colori dell’isola, a una terrazza sulla quale lasciare scivolare le ultime ore del giorno, agli spazi da condividere e a quelli in cui potersi semplicemente ritirare quando la stanchezza bella del mare comincia a farsi sentire.

Due camere, un bagno completamente rinnovato, il piano terra, la piscina, la terrazza sono le cose che possiamo scrivere in un annuncio.
Ma una casa, almeno per noi, dovrebbe riuscire a raccontare qualcosa anche quando l’elenco è finito.

Questa si trova a Parque Holandés, nel nord di Fuerteventura, ed ogni mattina da qui si può ricominciare: andare verso Corralejo, attraversare le dune, continuare fino a El Cotillo oppure cambiare direzione senza una ragione precisa, soltanto perché una strada, vista dal finestrino, ha fatto ve**re voglia di scoprire dove porta.

Poi verrà sera.
Avrete visto molto o forse pochissimo, perché ci sono giornate in cui basta una spiaggia per dimenticarsi di tutto il resto.
Tornerete con altra sabbia nell’auto, altre fotografie nel telefono e probabilmente un programma diverso per il giorno dopo.

Girerete di nuovo quella chiave: la casa sarà lì.
Perché forse è questo il privilegio più silenzioso di una casa durante un viaggio: non chiederti mai di restare, ma riuscire, alla fine di ogni giornata, a farti sentire che stai tornando.

Testo:Cristina Gangale
Foto: Cerca Del Mar

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