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Voyage Bien-être Découverte

14/07/2026
10/04/2026

La Grande Muraille Verte en Afrique vise à freiner l’avancée du désert du Sahara tout en améliorant la vie de millions de personnes 🌍🌳

Plus de 20 pays se sont unis pour lancer l’un des projets écologiques les plus ambitieux au monde. Cette immense ceinture végétale s’étend le long du sud du Sahara pour restaurer les terres dégradées et limiter la désertification.

Mais ce projet va bien au-delà des arbres. Il aide aussi à renforcer la sécurité alimentaire, soutenir les agriculteurs et améliorer les conditions de vie des populations locales.

En recréant des écosystèmes, il joue également un rôle clé dans la lutte contre le changement climatique et la protection de la biodiversité.

Un projet fort, qui montre qu’en s’unissant, il est possible de réparer la planète tout en construisant un avenir meilleur. 🌱

28/03/2026

Un paese intero non fu abbattuto.
Fu sepolto vivo.

Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968, il terremoto del Belice rase al suolo Gibellina, in provincia di Trapani. Magnitudo 6.4, epicentro esatto sul paese. Centinaia di morti, migliaia di sfollati, un centro storico ridotto a macerie.

Le altre città colpite furono demolite e ricostruite altrove. Gibellina Vecchia no.

Nel 1984, l'artista umbro Alberto Burri ottenne il permesso di fare qualcosa di radicalmente diverso. Non rimozione, non ricostruzione. Copertura totale.

Le macerie furono accumulate, ingabbiate con reti metalliche e poi sommerse da una colata continua di cemento bianco. Ottantamila metri quadrati. Otto ettari. Un intero paese trasformato in una superficie monolitica.

Spoiler: i vicoli e le strade sono ancora lì sotto.

Burri non coprì le macerie a caso. Seguì scrupolosamente la pianta urbanistica originale di Gibellina Vecchia, lasciando che le crepe nel cemento — i "cretti", richiamo diretto alla sua produzione pittorica — ricalcassero i confini degli edifici, i tracciati delle vie, la geometria del paese prima del crollo. Puoi camminare tra quelle crepe bianche e stai letteralmente percorrendo le strade di un paese morto nel 1968.

Aspetta.

I lavori terminarono nel 1989, ma l'opera è conosciuta come il Grande Cretto ed è documentata dalla Fondazione Alberto Burri di Perugia e dal Museo d'Arte Contemporanea di Gibellina — voluto da Ludovico Corrao, il politico che coordinò l'intero progetto culturale post-terremoto coinvolgendo decine di artisti internazionali.

Oggi il Grande Cretto è considerato la più grande opera di Land Art del mondo per dimensioni e per concezione.

Ma ecco il punto.

Non fu pensato come attrazione turistica, né come installazione temporanea. Burri impose una condizione: niente Gibellina Nuova, niente compromessi. Voleva lavorare sulle macerie reali, nel posto esatto della catastrofe. O così o niente.

Il risultato è un'opera che non si guarda da un museo. Si attraversa. Si cammina sopra ciò che resta di una comunità sparita. Il bianco del cemento non è asettico: è scomodo, quasi violento nella sua semplicità.

Un paese non fu dimenticato.
Fu trasformato in qualcosa che non puoi ignorare.

In breve:
Il terremoto del Belice del 1968 distrusse Gibellina Vecchia (Trapani) con magnitudo 6.4
Alberto Burri coprì le macerie con 80.000 m² di cemento bianco tra il 1984 e il 1989
Il Grande Cretto è considerato la più grande opera di Land Art del mondo: le crepe ricalcano le strade originali del paese

Destockage 2€/pièce 🤗
23/02/2026

Destockage 2€/pièce 🤗

09/01/2026

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