Ricciolo Polare Artico

Ricciolo Polare Artico Viaggiare è fondamentale, ci proietta in un futuro migliore. Io sono Francesco, ricciolo dal 1987 (o quasi).

Innamorato di montagna e natura da sempre, dell'Islanda da poco dopo. Qui ve la racconto, per poi guidarvi in questa magnifica terra.

Natale è ormai alle porte, così ieri Leonardo e io abbiamo deciso di fare una chiacchierata per raccontare e raccontarci...
23/12/2021

Natale è ormai alle porte, così ieri Leonardo e io abbiamo deciso di fare una chiacchierata per raccontare e raccontarci le notizie più singolari e attuali in vista di queste feste 2021, per una puntata speciale del nostro podcast Nammi 🎄☃️🎅🎁

Raccontare di pecore, montoni, cavalli e gatti ci ha impiegato la maggior parte della puntata, ma abbiamo anche avuto modo di discutere di idee per regali last minute e di suggerimenti per il cenone di capodanno... questa puntata, e tutte le altre, sono disponibili a: https://linktr.ee/nammipodcast

Spero e speriamo che questo piccolo regalo islandese vi piaccia, gleðileg jól! 🇮🇸

Amici, ecco il nostro regalo di Natale per tutti voi. Una puntata speciale dedicata alle notizie più interessanti di cui gli islandesi (oltre che Francesco e Leonardo) parleranno durante questi giorni di festa 🎁 🎅

Tra gli argomenti del nostro Natale al di fuori del cerchio:
- suggerimenti per regali last minute
- le ultime dalla variopinta fauna islandese
- idee per il cenone di San Silvestro

L’episodio è disponibile su Apple Podcast, Spotify, Spreaker e le altre piattaforme di streaming. Tutti i link qui di seguito. Buon ascolto e… gleðileg jól! 🎄

👉 linktr.ee/nammipodcast

Dopo diverse settimane di lavoro, è tempo di svelare il bellissimo logo realizzato dalla mia amica Elena!Come il “nome d...
10/11/2021

Dopo diverse settimane di lavoro, è tempo di svelare il bellissimo logo realizzato dalla mia amica Elena!

Come il “nome d’arte”, l’aspetto del logo rimanda alle spedizioni artiche ❄️
I colori sono quelli della bandiera islandese 🇮🇸
I capelli sono ispirati dai nodi celtici, spesso utilizzati come elementi decorativi nell’arte vichinga 🧶
Gli angoli e le punte dei ricci sono tagliati come fossero colonne di basalto, la roccia che costituisce il cuore d’Islanda 🌋
E a quanto pare indosso buffi occhiali da sole che meritano di essere ricordati 🕶

A me piace tantissimo, dankeschön Elena Schneider!

E voi, che ne pensate?

Sono tornato sulle Dolomiti dopo un paio d’anni, e nella zona dello Sciliar - uno dei massicci dal profilo più iconico d...
15/10/2021

Sono tornato sulle Dolomiti dopo un paio d’anni, e nella zona dello Sciliar - uno dei massicci dal profilo più iconico di tutte le Alpi - molto tempo dopo l’ultima volta.

Fin da piccolo, la mia famiglia mi ha portato in estate, quasi ogni estate, alle pendici di quello che è simbolo dell’Alto Adige e che per me divenne il profilo montano per eccellenza. In terza elementare, durante l’ora di disegno, rappresentai lo Sciliar così come si vede dall’Alpe di Siusi, una tavola lunga e piatta con due picchi affilati alla sua destra. La maestra mi diede un brutto voto perché “quando mai si è vista una montagna piatta?”

Me lo ricordo ancora, ma a me importò poco. Sapevo che lo Sciliar esisteva e che era il mio posto preferito. Ogni anno sognavo di tornare a camminare sui sentieri montani fino ai rifugi e alle malghe, di mangiare ancora una volta würstel e patatine, di sentire di nuovo gli odori di fieno e mucche ed i fischi delle marmotte.

È lassù ed in quel periodo che ritrovo le radici della mia passione per la montagna e la natura. Nel 1996 scrivevo che il mio sogno era quello di disegnare i film Disney, ma, con un moto di realismo, anche che quello che avrei voluto fare da grande era la guida turistica di montagna. Ho ritrovato questo tema, di cui mi ero totalmente dimenticato, lo scorso anno. La maestra, la stessa di disegno, me lo valutò con un laconico “Bene” ma, ripensandoci ora, inconsciamente stavo già tracciando la mia via.



Foto: Ricciolo Polare Artico

Per chi ama la natura e i trekking, l’Islanda è un sogno. Ogni volta che posso, torno nei posti che preferisco o vado al...
09/05/2021

Per chi ama la natura e i trekking, l’Islanda è un sogno. Ogni volta che posso, torno nei posti che preferisco o vado alla ricerca di aree fuori dai sentieri maggiormente battuti, in modo da poter proporre sempre più alternative a chi guido in viaggio. Tra le altre zone, l’anno scorso, ad esempio, ho esplorato per bene Hólmatungur, che si trova lungo il canyon Jökulsárgljúfur e che, sbagliando, non avevo mai preso veramente in considerazione.

Oltre alla bellezza naturale, sono le storie che riguardano certi luoghi a farmi incuriosire. Spesso, queste storie riguardano famigerati fuorilegge dell’era vichinga e, il più delle volte, lo stesso fuorilegge è al centro di queste storie. Come nel caso di Grettir, uno dei più famosi e ricercati della storia d’Islanda. Tra i luoghi in cui si nascose (dopo un altro dei suoi omicidi), ci fu Forvöð, sulla sponda orientale del canyon. Sembra che avesse costruito il suo nascondiglio vicino alla scogliera di Vígabjarg, in cui rimase finché qualcuno lo scovò. Senza perdersi d’animo, pur di non farsi catturare, e badando bene a non rimanere sprovvisto di cibo, prese due arieti, li attorcigliò l’uno all’altro per le corna, se li caricò sulle spalle e fuggì, saltando da una parte all’altra del canyon, a Hólmatungur appunto. E, di nuovo, la fece franca.

Io il salto non l’ho provato, mi sono limitato a starmene sulle belle e drammatiche sponde del canyon, a guardare da lontano la scogliera di Vígabjarg, pensando che in effetti non è un posto tanto male dove starsene nascosti.

Oggi è la Giornata della Terra, e si celebra l’ambiente e la salvaguardia del nostro pianeta. La prima cosa che mi viene...
22/04/2021

Oggi è la Giornata della Terra, e si celebra l’ambiente e la salvaguardia del nostro pianeta.

La prima cosa che mi viene in mente, pensando all’Islanda, sono i ghiacciai, tanto immensi quanto in grave pericolo. Ma poi c’è anche tanto altro di prezioso, dalla fauna ai corsi d’acqua, dai fragili altipiani all’oceano.

Per questo motivo ho scelto di impegnarmi per rendere più sostenibile quello che faccio. Sono stato uno dei primi pionieri a sostenere il progetto di rimozione di CO2 di Climeworks, in collaborazione con Carbfix in Islanda. E ho deciso di annullare le emissioni di CO2 per ogni viaggio che organizzo e guido on the road, destinando una parte del mio compenso ai progetti di cattura e fissaggio di anidride carbonica.

Il mio è chiaramente un piccolo contributo, ma facendo ognuno la nostra possiamo fare la differenza per un futuro più sostenibile.



Foto: Ricciolo Polare Artico

Oggi è la giornata internazionale del patrimonio mondiale, e allora in Islanda non si può non pensare subito a Þingvelli...
18/04/2021

Oggi è la giornata internazionale del patrimonio mondiale, e allora in Islanda non si può non pensare subito a Þingvellir, primo parco nazionale, istituito nel 1930, e primo sito UNESCO del paese, in lista dal 2004.

Þingvellir è un’area di straordinaria importanza storica, culturale e naturale. Il nome significa letteralmente “campi dell’assemblea”, l’assemblea in questione è l’Alþingi, uno dei parlamenti più antichi della storia, e qui è avvenuta la celebrazione dell’indipendenza, nel 1944.

Ma qui si trova anche la porzione di frattura continentale più nota del nord dell’Atlantico, una fascia larga diversi chilometri solcata da impressionanti spaccature nella terra. Nel bel mezzo di una di esse si può camminare e ammirare le pareti verticali di basalto.

Per tutti questi motivi, Þingvellir è una tappa obbligatoria in tutte le stagioni, per tutti i miei tour. Difficile dire quante volte sono stato qui, ma ognuna di esse è come quando si rivedono all’infinito i propri film preferiti. Li sai a memoria, ma scopri sempre qualcosa di nuovo.



Foto: Ricciolo Polare Artico

... final destination wedding 🌋😃🌋
14/04/2021

... final destination wedding 🌋😃🌋

Trovarsi davanti alla Jökulsárlón, con le centinaia di iceberg che fluttuano tra le sue acque, è un’esperienza straordin...
08/04/2021

Trovarsi davanti alla Jökulsárlón, con le centinaia di iceberg che fluttuano tra le sue acque, è un’esperienza straordinaria. Forse ancora più emozionante è camminare tra i cristalli di ghiaccio che dalla laguna si riversano sulla Fellsfjara, la spiaggia nera lì accanto, non a caso ribattezzata Spiaggia dei Diamanti.

Questi pezzi di ghiaccio che arrivano a noi adesso e che sulla spiaggia possiamo toccare, si sono compattati in centinaia di anni, forse mille. E’ uno sguardo sul passato. Ma è anche, allo stesso tempo, uno sguardo sul prossimo futuro. La maggior parte delle volte che vado alla Jökulsárlón, e ancora di più in questo periodo privo di visitatori, vengo sopraffatto da una sensazione di immobilità cosmica, il tempo pare rallentare e muoversi al passo lento dei giganteschi iceberg che fluttuano.

In realtà, qui, gli eventi stanno accadendo ad una velocità inaudita, mai verificatasi prima. Infatti, l’altra faccia di tanta bellezza è lo spaventoso ritmo a cui si sta sciogliendo il ghiacciaio. Il Breiðamerkurjökull, una delle lingua di ghiaccio più grandi del Vatnajökull, raggiungeva il mare fino a meno di un secolo fa, quando ha iniziato a recedere. In questo brevissimo tempo geologico, la lingua di ghiaccio ha perso oltre il 20% del suo volume, nelle ultime decadi si parla di una recessione media di 50 metri l’anno.

La Jökulsárlón, che non esisteva quando i miei nonni sono nati, è ora il lago più profondo d’Islanda e destinato a diventare uno dei più grandi del paese. Ora, la sua superficie è di circa 18 km2 (per capirci, pari a tre volte quella di Amalfi), ma è destinata a crescere. Ora, oltre a rappresentare una delle espressioni più straordinarie della natura islandese, la Jökulsárlón è per me il manifesto della fragilità dei ghiacciai e di tutto il nostro pianeta; una sorta di memento mori che ci rende consapevoli e responsabili di ciò che sta accadendo e di ciò che è in nostro potere fare.



Foto: Ricciolo Polare Artico

Negli ultimi giorni a Húsavík la neve ha coperto nuovamente un po’ tutto, i venti freddi hanno ricominciato a ba***re im...
01/04/2021

Negli ultimi giorni a Húsavík la neve ha coperto nuovamente un po’ tutto, i venti freddi hanno ricominciato a ba***re impetuosi, i mezzi spazzaneve sono stati rispolverati e le temperature sono intorno allo zero.

Con questa atmosfera, il parco ed il suo stagno sono tra i luoghi più pacifici della città. A due passi da lì, si trova l’asilo, al cui esterno, intorno alle 12, l’ora del sonnellino per i bimbi, si trova la consueta fila di passeggini.

Agli inizi del XX secolo, l’Islanda fu colpita da una epidemia di tubercolosi. Nello stesso periodo, fu introdotto il passeggino. Sebbene apparentemente sconnessi, i due eventi, combinati, diedero vita ad una delle pratiche islandesi più curiose.

Al tempo, la poca circolazione d’aria, l’umidità, la quantità di persone che condividevano la stessa abitazione e i fumi della cucina rendevano le abitazioni focolai di tubercolosi. Nel 1926, il Dottor Davíð Þorsteinsson pubblicò un libro nel quale esponeva i benefici della vita all’aperto e suggeriva ai genitori di utilizzare questa splendida invenzione, il passeggino, per far dormire i figli fuori, in modo da avere una migliore ventilazione e soprattutto rafforzare il loro sistema immunitario.

Da quella volta, la tradizione di far fare a bambine e bambini il loro pisolino all’aperto non è più stata abbandonata, e magari anche grazie a questa bizzarra consuetudine gli islandesi sono una delle popolazioni con la più alta aspettativa di vita al mondo.
❄️😴🥶
Ps: no, non è un pesce d'aprile



Foto:

A Húsavík, ieri, c'erano -5°C e negli ultimi giorni tutto si è coperto nuovamente di neve. Non si direbbe, eppure ieri è...
29/03/2021

A Húsavík, ieri, c'erano -5°C e negli ultimi giorni tutto si è coperto nuovamente di neve. Non si direbbe, eppure ieri è arrivata la primavera.

Sì, perché, indipendentemente dal calendario, dalle temperature e dalla quantità di neve, in Islanda la primavera inizia tassativamente quando arrivano i pivieri dorati, uccelli migratori dal piumaggio bellissimo. Ieri sera, mentre il vulcano del sud continuava a traboccare fuoco, un’altra meraviglia, molto più regolare e discreta, è avvenuta. Il piviere è tornato su questa fredda isola, avvistato a Stokkseyri, a sud (solo geograficamente, perché le temperature sono rigide come a nord).

Come ogni anno, tutti si sono fermati un attimo quando la notizia è stata data. “Lóan er komin”, il piviere è arrivato, è il ritornello magico che proietta gli islandesi verso la bella stagione e l’ottimismo (come si vede, ha un effetto irrefrenabile anche sulla mia Giuditta).

C’è anche una poesia, di Páll Ólafsson, dedicata a questo cruciale momento dell’anno:

“Il piviere dorato è giunto per far sparire la neve,
Per scacciare la noia, per questo motivo è arrivato.
Mi ha detto che il chiurlo lo seguirà a breve,
portando il sole nella valle ed i fiori nel prato.
Mi ha detto quali sono i peccati che ho commesso,
che dormo troppo e che non lavoro abbastanza.
Mi ha detto di destarmi, di fare ciò che ho omesso,
e di accogliere l’estate imminente, pieno di speranza.”



Foto 1: Gaukur Hjartarson
Foto 2: Ricciolo Polare Artico

E così, dopo circa 100 ore dall’inizio dell’eruzione che ha invaso le bacheche di tutti i social del mondo, anche io son...
26/03/2021

E così, dopo circa 100 ore dall’inizio dell’eruzione che ha invaso le bacheche di tutti i social del mondo, anche io sono andato a vedere cosa sta succedendo a sud-ovest.

Fagradalsfjall è il vulcano in questione, silente da 6.000 anni, il cui nome significa “monte della valle bella” e lascia presagire tutto tranne che fuoco e fiamme che squarciano la terra. Allora ultimamente si preferisce affiancare all’eruzione il nome della valle in cui si è aperta la frattura da cui fuoriesce la lava, che suona più cupo: Geldingadalur, liberamente traducibile con “valle arida”.

L’eruzione non è esplosiva e la quantità di gas prodotti è limitata. L’area si trova a 45 minuti di strada (tutta asfaltata) da Reykjavík. Dalla strada, un sentiero di soli 3,5km predisposto in men che non si dica dalla protezione civile permette di raggiungere il vulcano. Insomma, è l’eruzione più tourist-friendly che si potesse immaginare.

Sono salito al vulcano alle 11:45 e sceso alle 22:30, e in quelle ore ho visto la maggior parte delle oltre 5.000 persone che sono accorse durante la giornata. C’era chi cuoceva uova e bacon sul muro di lava, chi arrostiva marshmallows, chi faceva gorgogliare una moka. Con il calare del buio molti si sono sdraiati a terra, come fosse la notte di San Lorenzo, c’è stato chi intonava canti popolari e chi sparava fuochi d’artificio.

Questa è un’eruzione strana. Non è esclusiva né solenne, ma popolare e aggregativa. Ma è sufficiente salire i pendii delle montagne che circondano la “valle arida” per allontanarsi dalla folla e rimanere soli a contemplare la creazione della terra, avvolti dal vento e stupefatti dal rumore ultraterreno della lava, che ora fa sognare tutti quanti ma che tra qualche anno sarà roccia scura come tante altre.



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