04/08/2021
Il Castello Normanno-Svevo di Morano Calabro, appare in ruderi sulla sommità del borgo. In posizione strategica, in modo da dominare tutta la valle dell'antico Sybaris. Le sue origini risalgono all'epoca romana quando vi fu eretto un fortilizio.
In epoca medievale, la sua posizione dominante attirò l'attenzione della milizia sveva; fu quindi sede feudale a cominciare da Apollonio Morano, primo feudatario di cui si abbia notizia. Teatro di numerosi episodi d'arme, fra i tanti si ricorda, durante la fase della Guerra del Vespro, l'incursione dei mercenari Almogavari che, assoldati dagli Aragonesi, conquistarono Morano difensivamente impreparata e ne espugnarono il castello facendo prigioniera Benvenuta, detta la Signora di Morano, moglie del feudatario Tancredi Fasanella. Questa, nel seguente anno 1286, essendo Morano con Castrovillari e Taranto passata alla fedeltà di Carlo d'Angiò, da prigioniera divenne carceriera di Manfredi di Chiaromonte, suo conguinto di parte aragonese.
Assai significativo però è il rifacimento dell'edificio nel primo quarantennio del Cinquecento (fra il 1514 e il 1545) per volere del feudatario Pietrantonio Sanseverino che, nel compiere i lavori volle ispirarsi al modello del Maschio Angioino di Napoli.
Nel 1733 la struttura venne gravemente compromessa per ragioni non del tutto chiare, quindi il maniero fu bombardato dall'esercito francese durante il periodo napoleonico nel 1806; la sua sorte fu segnata inoltre da sequenziali spoliazioni, che durante il feudo della famiglia Spinelli di Scalea (seconda metà del XV secolo - XIX secolo) permisero l'asportazione di elementi murari e materiali lignei della struttura, condannando l'edificio alla sua progressiva decadenza fino alle recenti ristrutturazioni degli anni 2000 che hanno permesso il recupero di alcuni locali, dei torrioni frontali, delle dirute mura perimetrali e della spianata retrostante.
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