DUNA Experience

DUNA Experience Scopri insieme a noi la Sardegna più remota e selvaggia in tutta la sua pura e incontaminata bellezza.

"Alghero Experience" ti porta a scoprire i luoghi più insoliti e caratteristici del territorio di Alghero, passando dal mare alla montagna, tra cultura, avventura e tradizione.

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Discover the most unusual and distinctive locations in Alghero's area with "Alghero Experience" , mountains to sea, through our cultural heritage, traditions and exciting adventures.

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01/07/2018

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01/06/2018
Nella parte centro-occidentale dell’Isola, in un angolo isolato della Costa Verde, come un bagliore appare alla vista un...
22/04/2018

Nella parte centro-occidentale dell’Isola, in un angolo isolato della Costa Verde, come un bagliore appare alla vista un’immensa distesa di sabbia color giallo ocra, mossa dal vento e punteggiata dal verde della rigogliosa vegetazione mediterranea

Considerata una delle meraviglie del Mediterraneo, la spiaggia di Piscinas, si compone di chilometri di alte e sinuose dune di sabbia,​ tra le più alte d’Europa, ‘vive’ e modellate dal maestrale, che vanno dall’entroterra fino al mare e che ospitano secolari ginepri dai rami contorti,​ lentischi, gigli di mare e vecchi olivastri che diventano piccoli boschetti. Un ambiente del tutto simile a un dipinto orientale.
Andando in immersione nel suo mare azzurro e limpido, potrai esplorarne fondali dove riposa da qualche secolo un relitto di una nave inglese, carica di piombo e armata di un cannone. Se invece sei appassionato di surf casting,​ sarà un piacere sapere che mormore,​ ombrine e o​rate​ ne popolano le acque.
A Piscinas, che rientra nel territorio di Arbus, così come in tutta la Costa Verde e nella costa occidentale, il vento soffia costantemente, infatti, è uno dei siti preferiti dai surfisti che, anche in inverno, possono praticare la loro attività preferita grazie a lunghe e alte onde. Che tu sia wind o kite surfer o usi solo la tavola, comunque resterai estasiato. In spiaggia, inoltre, sarai assistito da tutti i servizi: parcheggio, noleggio di attrezzatura da spiaggia, hotel, ristorante e bar.
Un’altra immersione suggestiva è in mezzo a​ flora​ e fauna del territorio a ridosso della spiaggia: nella macchia mediterranea, in certi periodi dell’anno, si aggira il cervo s​ardo, mentre sulla sabbia depongono le uova la tartarughe marine.​ Non può mancare una passeggiata al r​io Piscinas, ​fiume che assume un caratteristico colore rossastro​ passando attraverso le miniere dismesse di Montevecchio (Guspini – Arbus). E non perdere occasione per visitare tutta la Costa Verde: dalle Sabbie d’Oro di Pistis alla magnifica Torre dei Corsari, dalle bellissime Marina di Arbus e Portu Maga all’oasi di Scivu, la ‘spiaggia parlante’ che, insieme a Piscinas, rappresenta la perla della costa.

Un complesso che è stato per decenni il cuore dell’industria mineraria della parte sud-occidentale dell’Isola, oggi nucl...
22/04/2018

Un complesso che è stato per decenni il cuore dell’industria mineraria della parte sud-occidentale dell’Isola, oggi nucleo fondamentale del parco Geominerario della Sardegna, proclamato patrimonio culturale dell’Umanità dall’UNESCO

Montevecchio è un complesso di monumenti di archeologia industriale nel cuore del Medio Campidano, fra i territori di Guspini e Arbus. Comprende i cantieri di estrazione e lavorazione,​ il centro abitato Gennas Serapis e le sedi di dirigenza e servizi.​ Dalle umili dimore degli operai al lussuoso palazzo della direzione, passando per le unità operative, le miniere sono immerse in un meraviglioso contesto naturalistico a breve distanza dalle spiagge della Costa Verde, e in particolare a poche centinaia di metri dalle dune desertiche di Piscinas. Un ambiente affascinante, la cui attività estrattiva è durata un secolo e mezzo: dal 1848, quando Carlo Alberto firmò la concessione per lo sfruttamento, al 1991. Nel 1865, con 1100 operai, era la miniera più importante del Regno.
Oggi è tra gli otto siti del parco Geominerario della Sardegna, nonché patrimonio dell’Umanità U​NESCO. È possibile visitarlo attraverso quattro percorsi. Il tour ‘Palazzina della Direzione’​ si svolge dentro l’edificio, successivamente adibito a funzioni amministrative, della famiglia di Giovanni Antonio Sanna, il proprietario che ebbe l’intuizione dell’affare del secolo. Il palazzo dalle forme classicheggianti racconta di vita borghese ottocentesca. La S​ala Blu è il locale più sfarzoso, destinato ai ricevimenti: evoca memorie di feste, musica e balli. Nel sottotetto, la cucina e i modesti alloggi della servitù. Il percorso ‘Sant’Antonio’​ si sviluppa lungo la torre del pozzo di estrazione e gli alloggi dei minatori; il percorso ‘Officine’ ti accompagnerà lungo gli ambienti di supporto all’estrazione (officina meccanica, fonderia, forge, sala modelli), ripercorrendo le tappe del lavoro in miniera; il l’itinerario ‘Piccalinna’ si snoda attraverso il pozzo San Giovanni e le sale argano e compressori. La macchina di estrazione qui conservata rappresenta un esempio di archeologia mineraria unico al mondo.

Una perla della Sardegna e di tutto il Mediterraneo, un gioiello incontaminato nella costa centro-occidentale dell’Isola...
22/04/2018

Una perla della Sardegna e di tutto il Mediterraneo, un gioiello incontaminato nella costa centro-occidentale dell’Isola: tre chilometri di dune di sabbia, mare turchese e verde smeraldo e una lussureggiante vegetazione attorno

È uno dei tratti più belli della Costa Verde, all’interno del territorio di Arbus, paese del Medio Campidano. Non facile da raggiungere, perciò ancora più suggestivo, immerso nella natura quasi integra, senza insediamenti nelle vicinanze. A Scivu potrai sentire un assordante silenzio interrotto solo dalla risacca del mare e dai versi dei gabbiani.
La spiaggia di morbida s​abbia chiara, ‘parlante’ per via dell’eco che si sente camminandoci sopra, è divisa in due da una piccola scogliera, paradiso dei pescatori sub. Ai lati e alle spalle è incorniciata da rocce rossastre​ e soffici dune, punteggiate da lentischio, ginestra, corbezzolo e ginepro, che scendono dalle montagne al mare. La raggiungerai dopo aver percorso una strada panoramica, percorrendo i sentieri fra le dune oppure facendo una passeggiata lungo costa.
L’acqua è di un'impressionante trasparenza, il colore è abbagliante quando è illuminato dai riflessi del sole. Il momento più seducente è al tramonto quando sabbia e pareti rocciose si tingono di rosso. Il fondale è vario: canaloni, banchi di sabbia e rocce sparse, tutto ciò che ricercano gli appassionati di snorkeling.
La spiaggia è dotata di ampio parcheggio, nei pressi della vicina spiaggia di Nuraci, adatto anche ai camper, punto di ristoro e noleggio attrezzatura. Il vento è spesso forte, non a caso è meta ideale per i surfisti. Con cautela, però, il mare della Costa Verde, è spettacolare e selvaggio, ma raramente calmo. Inoltre, per gli amanti del surf-casting è uno degli hot spot più rinomati: presenti quasi tutte le specie mediterranee di pesci.

Nel Medio Campidano, tra Oristano e Cagliari, c’è una meta ambita dagli appassionati di trekking, che ti invita ad avven...
14/04/2018

Nel Medio Campidano, tra Oristano e Cagliari, c’è una meta ambita dagli appassionati di trekking, che ti invita ad avventurarti sulle sue verdi pendici, dove i sentieri ti porteranno fino alla cima, a godere di panorami mozzafiato

Arkù indica la forma arcuata della vetta, che, vista da Piscinas e Scivu, pare un torrione dolomitico. L’imponente monte Arcuentu, ambita meta di trekking, fa parte di una catena montuosa che corre parallela per otto chilometri alle spiagge della selvaggia e stupenda Costa Verde. Rientra nel territorio di Arbus, da cui dista undici chilometri, e sta vicino alle miniere di Montevecchio, un tempo riferimento economico della zona, oggi museo di archeologia industriale all’aria aperta. Dalla cima dell’Arcuentu l’orizzonte si perde a vista d’occhio: ammirerai panorami sui vicini monti Arci e Linas, dal golfo di Oristano alla Costa Verde, dalla vallata del Campidano sino alle vette di Montiferru, Sette Fratelli e Gennargentu.
Le rocce - tufi e basalti di origine vulcanica - si alternano in guglie e torrioni nella scalata. Lungo le pendici scorrono torrenti che hanno scavato valli strette e profonde. L’agevole sentiero del Club alpino italiano (Cai), partendo dalle miniere, ti porterà in vetta, a 785 metri, in un paesaggio spettacolare. Nel percorso, sarai avvolto da boschi di lecci e macchia mediterranea, da ginestre e orchidee. Al luogo sono legate, nel XX secolo, preghiere e meditazioni di Fra’ Nazareno, la cui capanna è lungo l’itinerario, e del Fra’ Lorenzo, che vi passò un mese l’anno per trent’anni. È probabile che passeggiando vedrai, tra vegetazione e rocce, cervi, cinghiali, donnole, lepri, martore e volpi. In cima osserverai il volo di aquila reale, falco pellegrino, poiana e sparviero, in sottofondo percepirai il canto di fringuelli, pettirossi e picchi.
Nell’area del monte sono state trovate lucerne puniche e scoperti un ripostiglio con monete e, sulle pendici, una necropoli di epoca romana. In cima c’è un antico castello, poi divenuto monastero: ne vedrai i ruderi. La fortezza, attestata almeno dal 1164, era in posizione strategica tra i giudicati di Arborea e Cagliari. Poi divenne monastero vallombrosano, fiorente per tre secoli prima di declino e uso come arsenale. Alcune leggende ci parlano dell’Arcuentu: come quella di Luxia Arrabiosa, giovane di Guspini che un feudatario voleva sposare. Lucia rifiutò e lui la fece murare viva nel monte, insieme a un telaio d’oro. Oggi i pastori dicono di sentire il suo canto mentre tesse.

Nella costa sud-ovest della Sardegna, ai confini del Sulcis, c’è una splendida baia incorniciata da alte falesie e domin...
14/04/2018

Nella costa sud-ovest della Sardegna, ai confini del Sulcis, c’è una splendida baia incorniciata da alte falesie e dominata da una torre sp****la, dove storia mineraria e natura selvaggia si fondono in un unico scenario

Fino al 1940 da qui si imbarcavano minerali estratti dalle miniere. Come un vero e proprio museo di archeologia industriale a cielo aperto, Cala Domestica, a sud di Buggerru, da cui dista due chilometri, conserva rovine di magazzini, depositi e gallerie scavate dai minatori. Una di esse sulla destra della cala conduce a una seconda caletta appartata, quasi intima, detta appunto La Caletta.
La cala maggiore è una profonda e deliziosa insenatura, quasi un fiordo, con un’ampia e riparata spiaggia di sabbia dai colori tra il bianco, l’ambrato e il dorato, soffice e compatta. Piccoli arbusti di macchia mediterranea spuntano sulle dune alle spalle della distesa di sabbia. Davanti, si affaccia un mare tra i più belli della Sardegna, dai colori turchese e azzurro.
Le imponenti e bianche falesie calcaree che delimitano la spiaggia danno la sensazione di stare in un angolo di paradiso, dove la natura incontaminata la fa da padrone. Il fondale è basso e sabbioso, con la presenza di qualche scoglio al largo e vicino ai promontori. Non esiterai a metterti la maschera e immergerti per ammirare la straordinaria ricchezza sottomarina, con una grande varietà di pesci che nuotano nell’acqua cristallina. Non a caso è particolarmente apprezzata da quanti praticano pesca subacquea. Cala Domestica ha un ampio parcheggio, anche area di sosta per i camper, punto ristoro, passerella d’accesso e un camping. È dominata dall’alto da una torre sp****la del XVIII secolo, alta circa 10 metri, da cui ammirare panorami inimitabili: la raggiungerai sul promontorio a sinistra del litorale attraverso un sentiero che parte della spiaggia. Fu usata nel XX secolo durante la seconda guerra mondiale come torre d'avvistamento.
Vari tratti della costa attorno ti affascineranno: vicino al centro abitato, alla destra del moderno porticciolo turistico, spunta la spiaggia di Buggerru, sabbia fine e morbida che si affaccia sul mare limpido e azzurro (premiato da Legambiente e Touring Club). Il paese sorge su un ex villaggio minerario, risalente al 1864, sovrastato dall’uscita della Galleria Henry, un tempo percorsa da un treno a vapore che trasportava il minerale estratto, oggi attrazione turistica. A nord del paese troverai le dune sabbiose di san Nicolao, alle cui spalle spunta rigoglioso un rimboschimento di pini, area verde perfetta per escursioni in mountain bike.

È stata una delle miniere più grandi e produttive della Sardegna, oggi si erge come un villaggio fantasma vicino alla co...
14/04/2018

È stata una delle miniere più grandi e produttive della Sardegna, oggi si erge come un villaggio fantasma vicino alla costa centro-occidentale dell’Isola, fa parte del Parco Geominerario e nel 1997 è stata inserita nella rete Geo-parks dell’Unesco
Il nome deriverebbe da gurturgiu, una specie di avvoltoio, o da ‘inghiottitoio’, forse riferito a scavi antichi. In entrambi i casi, definisce in pieno il quadro selvaggio in cui sorge. Incastonato tra aspre montagne, Ingurtosu, frazione di Arbus, da cui dista dieci chilometri, si trova nella valle de Is Animas, che si spinge sino alle dune di Piscinas, gioiello della Costa Verde, dove sono abbandonati vagoni usati per il trasporto di materiale estratto. È stato per oltre un secolo il centro direzionale di due miniere, quella omonima e Gennamari, che facevano parte del complesso di Montevecchio. Oggi è un villaggio diroccato e deserto.
L’insediamento minerario si estende lungo tutta la valle, immerso in un’atmosfera suggestiva. Attraverserai paesaggi fuori dal tempo: ruderi di case, impianti e pozzi, enormi cumuli di materiali di scarto e carrelli arrugginiti. Un villaggio da far west, quasi cristallizzato. Lungo la vallata, troverai resti di cantieri, laverie e ben sette borghi, con 900 vani complessivi, che hanno accolto sino a 2500 operai e le loro famiglie. Le umili dimore dei minatori contrastano con l’imponente palazzo in granito della direzione, detto ‘castello’, costruito (1870) in stile neomedievale e caratterizzato da un’elegante balconata chiusa a vetri. La sua posizione era dominante. Accanto spaccio e negozi, posta ed edicola, scuola elementare e ospedale, altri servizi e persino il cimitero. E poi, la chiesetta di santa Barbara, patrona dei minatori, del 1916. Nella strada da Arbus a Ingurtosu, ammirerai la villa Wright e villa Ginestra, dimore, rispettivamente, del vicedirettore e del presidente della Pertusola, compagnia di estrazione inglese che gestiva le miniere.
Dai numerosi giacimenti grazie a macchinari all’avanguardia, dal 1855 al 1968, venivano estratti argento, piombo e zinco. L’apice della produttività fu a cavallo tra XIX e XX secolo, dopo il passaggio alla società inglese: significò sviluppo e innovazione, con grande merito di Lord Thomas Brassey. Il declino arrivò nel secondo dopo guerra, quando il settore minerario crollò. Nonostante le concessioni nel 1964 passarono alla Monteponi-Montevecchio, gli impianti chiusero definitivamente pochi anni dopo. Gli edifici divennero ruderi e Ingurtosu un villaggio fantasma.

La Costa Verde è un insieme d’immense spiagge e imponenti scogliere; altissime dune e deserti di sabbia che penetrano pe...
14/04/2018

La Costa Verde è un insieme d’immense spiagge e imponenti scogliere; altissime dune e deserti di sabbia che penetrano per più di un chilometro e scendono sino al mare, dove al mattino è facile incontrare il cervo sardo. Sullo sfondo un verde paesaggio di macchia mediterranea disegnato dalla forza del vento che piega sino al suolo secolari ginepri. L’incanto di questi luoghi unito alla semplice ospitalità; chi sceglie la Costa Verde lo sa e non arriva qui per caso. Non ama l’animazione organizzata, resort sul mare e spiagge attrezzate ma un’accoglienza spontanea e familiare nei piccoli agriturismo e B&B a conduzione familiare nei quali trovare i tratti originali dello stile di vita proprio della Sardegna.
In primavera la Costa Verde diventa anche il paradiso vicino dei surfisti che qui trovano le onde migliori da cavalcare; in estate la bonaccia estiva regala un’ atmosfera di rara suggestione, giornate di mare lunghissime e tramonti da cartolina, tra i più affascinanti del Mediterraneo. Questa Costa è così incontaminata ed isolata, che anche la tartaruga Caretta Caretta deposita le sue uova lungo le spiagge di Piscinas e Scivu, cuore della Costa Verde.
Ma la Costa non è solo mare, silenzio e natura ma è viva testimonianza dell’estrema fatica del lavoro dei minatori attraverso i monumenti dell’archeologia industriale.
Dalle miniere al mare; a Porto Flavia arrivano i binari sui quali scorrevano i carrelli di carbone proveniente dalle miniere di Buggerru, Montevecchio e Ingurtosu. Ora sono miniere e villaggi abbandonati, palazzi e gallerie di cui sono rimasti i ruderi che raccontano storie di uomini e fatica, a due passi dal mare.

Il piccolo villaggio di pescatori di Tunaria dista solo pochi chilometri da Torre dei Corsari. Anni fa era qui presente ...
14/04/2018

Il piccolo villaggio di pescatori di Tunaria dista solo pochi chilometri da Torre dei Corsari. Anni fa era qui presente una tonnara; la società a cui era stata venduta negli anni ’70 si chiamava Porto Palma, motivo per il quale la località è conosciuta anche con questo nome. L’emblema della tonnara era un leone in posizione eretta con una croce fra le zampe anteriori e doveva rappresentare con molta probabilità il simbolo della famiglia che aveva in proprietà la tonnara.
La località cinge un piccolo golfo, approdo sicuro per i pescatori. La piccola spiaggia di sabbia mista a pietrisco è raggiungibile da sentieri posti a intervalli irregolari nel villaggio. Il mare è di un azzurro intenso e i fondali si mantengono inizialmente bassi facendo assumere alle acque piacevoli gradazioni di colore man mano che ci si allontana dalla spiaggia.

Indirizzo

Piazza Stella Maris
Arbus
09031

Sito Web

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