02/09/2026
"PREMIO ATRANI- MAGISTER DI CIVILTÀ AMALFITANA"
SALUTO PER L' INVESTITURA DEL MAGISTER DI CIVILTA' AMALFITANA SUL SAGRATO DELLA CHIESA DI S. SALVATORE DE' BIRECTO - ATRANI
CAPODANNO BIZANTINO 2026
Buonasera a tutti.
Un saluto particolare
a Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Orazio Soricelli, Arcivescovo di Amalfi-Cava de' Tirreni,
a Don Christian, parroco di Atrani, che questa sera ci accoglie sul sagrato della Chiesa di San Salvatore de' Birecto,
al Sindaco di Amalfi, Daniele Milano, e all'intera Amministrazione di Amalfi, con cui da anni collaboriamo per questa festa che unisce le nostre due comunità,
ai Sindaci degli altri Comuni Costieri, qui presenti,
ai cari Magister degli anni passati,
e a tutte le altre autorità civili, militari e religiose,
ai gentili ospiti,
e a voi, care concittadine e cari concittadini.
È un vero piacere accogliervi questa sera in questa piazzetta di Atrani — la nostra piazza, il nostro piccolo palcoscenico — per accogliere insieme il nuovo Magister di Civiltà Amalfitana.
Prima ancora che un privilegio, è per me una grande emozione tornare a prendere la parola questa sera, da Sindaco di Atrani.
È la seconda volta che mi rivolgo a voi in questa veste, ma l'emozione non è affatto minore di quella provata lo scorso anno. Anzi, quest'anno il Premio Atrani – Magister di Civiltà Amalfitana ha un significato particolare: nella ventiseiesima edizione del Capodanno Bizantino, su questo sagrato, consegniamo il titolo a un uomo che, da cinquant'anni, porta il nome di questa terra sulle tavole di tutto il mondo.
E non è un caso che tutto questo avvenga proprio qui. Su questo sagrato i Duchi della Repubblica venivano investiti del potere, e solo due civitas del Ducato, Amalfi e Atrani, avevano il diritto di eleggerli. Proprio il 1° settembre, come oggi.
Un pensiero e un ringraziamento sincero va a chi rende possibile tutto questo: ai tanti figuranti che ogni anno indossano i costumi d'epoca e sfilano nel corteo storico, portando in vita per un giorno la memoria della nostra Repubblica; e a chi organizza quel corteo, con passione e nei minimi dettagli. Un grazie va anche al Centro di Cultura e Storia Amalfitana, per il lavoro prezioso nel custodire e divulgare la storia di questa terra.
Ho pensato a lungo a cosa condividere con voi, per non limitarmi al pur giusto elogio dei meriti del Magister designato - meriti che sono già patrimonio di tutti. Ho preferito raccogliere in una parola il senso di questa serata e della designazione dello chef Enrico Cosentino per il 2026. Ed è una parola che appartiene, da sempre, a questa costa: ospitalità.
È l'ospitalità, prima ancora delle sue leggi o dei suoi commerci, ad aver reso grande la Repubblica di Amalfi: un porto aperto, un crocevia dove genti, merci e sapori diversi trovavano accoglienza e si mescolavano, dando vita a qualcosa di nuovo. Se questa costa ha saputo parlare al mondo, per secoli, è perché prima ha saputo accogliere il mondo.
Se siamo qui questa sera, è anche per questo: per ricordarci che la civiltà di un popolo si misura da quanto sa aprire le proprie porte, le proprie case, le proprie tavole a chi arriva da lontano, senza per questo smarrire la propria identità, anzi arricchendola.
È proprio questo il tratto che guida la vita del nostro Magister: il senso dell'accoglienza, la generosità nel dare senza calcolo, la capacità di far sentire ogni ospite parte della propria famiglia — le stesse ragioni che hanno portato la Commissione del Premio Atrani a una designazione unanime.
L'ospitalità. L'arte di far posto all'altro a tavola.
Ma oggi più che mai, tornare a riflettere su cosa significhi davvero ospitare è necessario e urgente. Perché viviamo un tempo in cui l'ospitalità rischia di ridursi a transazione, misurata in stelle e recensioni, consumata in fretta e subito dimenticata. Corriamo il rischio di offrire accoglienza senza più il calore che la rende autentica.
E se questa sera celebriamo l'ospitalità, dobbiamo avere il coraggio di dirci una cosa semplice: non basta preservare la Costiera per chi la visita, dobbiamo garantirle un futuro per chi la abita. Perché non è facile, per chi è nato qui, trovare ancora una casa dove restare — un pensiero che porto con me, questa sera, insieme alla gioia della festa.
Riscoprire il vero senso dell'ospitalità, custodirlo, metterlo in relazione con il presente, è quanto mai necessario: perché conta il lavoro quotidiano di chi, come il maestro Cosentino, ogni giorno prepara una tavola per uno sconosciuto; perché conta il tempo che dedichiamo a chi arriva; perché ci sentiamo parte di una comunità che si riconosce nel modo in cui accoglie.
Perché voi mi insegnate che l'ospitalità, come ogni virtù di una comunità, ha bisogno anche di una terza dimensione: il futuro. La dimensione di chi imparerà ad accogliere con la stessa generosità di chi lo ha preceduto.
L'ospitalità va custodita, ma va soprattutto praticata. Praticata ogni giorno, nei gesti piccoli e ripetuti di chi apre la porta di casa, imbandisce una tavola, accoglie un visitatore come un amico. È una responsabilità di tutte e tutti noi.
Ecco: se tutto questo risuona in voi, capite perché questa sera premiamo Cosentino quale Magister di Civiltà Amalfitana.
La sua vita di chef è iniziata nel 1959 e prosegue da oltre sei decenni, tra le cucine del Grand Hotel Quisisana di Capri e i fornelli di casa.
Da una sua intuizione geniale, nella seconda metà degli anni Settanta, tra la Calabria e il ristorante La Caravella di Amalfi, sono nati gli scialatielli: un piatto pensato fin da subito per essere condiviso, oggi Prodotto Agroalimentare Tradizionale servito sulle tavole di tutto il mondo.
E per oltre trent'anni, nelle aule dell'Istituto “San Paolo” di Sorrento, ha formato generazioni di giovani cuochi, insegnando loro non soltanto una tecnica, ma l'arte di accogliere chi si siede a tavola.
Ecco le vere medaglie al merito di una vita spesa al servizio dell'ospitalità vera.
E non è forse un segno che il 2026 coincida con il cinquantesimo anniversario della nascita degli scialatielli? Cinquant'anni in cui un piatto nato su questa costa è diventato, per milioni di persone nel mondo, un modo di sedersi a una tavola della costiera amalfitana anche senza mai esserci stati.
È la dimostrazione più bella di come l'ospitalità, quando è vera, sappia attraversare il tempo e le distanze, fino a diventare quella che oggi chiameremmo gastrodiplomazia.
L'arte di rappresentare, con un piatto condiviso, l'anima di un intero popolo: meglio di mille trattati, meglio di mille discorsi.
Attraverso quel piatto, il maestro Cosentino ha saputo raccontare anche il patrimonio più vicino alla nostra gente: il mare, gli scambi, la capacità di accogliere e far sentire chiunque, straniero o concittadino, parte della stessa tavola — un segno di quanto il suo lavoro ci restituisca radici vive e legami profondi col territorio.
E tutto questo, in fin dei conti, significa essere al servizio degli altri.
Perché una comunità che custodisce e costruisce la propria accoglienza, offrendo ospitalità con verità e amore, fa sentire l'altro, anche solo per un momento, a casa.
Concludo con un augurio sincero: che l'ospitalità di questa sera - fatta di tavole aperte, di porte spalancate e di mani tese - continui a guidare il nostro presente.
Che ci ispiri a costruire, insieme, un futuro accogliente, curioso, aperto al mondo — come è sempre stata questa nostra terra.
Buon lavoro, maestro Cosentino. E a tutti voi, buon Capodanno Bizantino.