11/04/2026
Il blocco dello Stretto di Hormuz, in atto dal 28 febbraio, sta entrando nella sua fase più delicata: quella in cui le scorte commerciali di greggio e carburante aereo iniziano a scendere sotto le soglie di sicurezza. Uno dei casi limite della nostra pen*sola è quello riguardante la Sardegna. L'isola, per forza di cose, è molto dipendente dal trasporto aereo sia per il turismo che per i lavoratori, che per chi si sposta per cure o esigenze familiari. Il problema degli spostamenti è atavico per la Sardegna, a prescindere dalla crisi in corso è uno dei temi da sempre più caldi per la popolazione sarda. Finora la raffineria di Sarroch (il principale punto di trasformazione del petrolio in carburanti per tutta la Sardegna) ha contenuto l’emergenza, i prossimi tre mesi rappresentano però una prova di tenuta senza precedenti per l’intero sistema energetico e logistico dell’isola.
Il margine garantito dalle forniture arrivate prima della crisi è destinato a esaurirsi a breve. Da quel momento, l’approvvigionamento degli aeroporti di Cagliari, Olbia e Alghero dipenderà da rotte alternative più lunghe e costose. Le petroliere che hanno deviato il percorso circumnavigando l’Africa stanno iniziando ad arrivare solo ora, ma con costi di trasporto e assicurativi fino a tre volte superiori rispetto alla norma. Per evitare interruzioni, il governo ha autorizzato l’utilizzo parziale delle riserve dell’Ocsit (Organismo centrale di stoccaggio). Una misura che garantirà la continuità operativa dei voli, ma non ai livelli abituali.
Il carburante strategico sarà destinato prioritariamente alla continuità territoriale, lasciando il comparto turistico esposto alle dinamiche di mercato. Il risultato più probabile, tra luglio e agosto, è una forma di razionamento economico: non mancherà il carburante in senso assoluto, ma il suo costo renderà alcune rotte insostenibili.
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