28/08/2026
Nel 1437, circa 25.000 soldati milanesi arrivarono davanti alle mura di Bergamo: la città sembrava destinata a cadere.
Niccolò Piccinino comandava uno degli eserciti più potenti della pen*sola. Bergamo, invece, era una città di confine appartenente alla Repubblica di Venezia da meno di vent'anni.
E Venezia, in quel momento, non riuscì a proteggerla.
Le forze veneziane guidate da Gianfrancesco Gonzaga furono costrette a ritirarsi davanti all'avanzata milanese. Bergamo rimase esposta, mentre l'esercito di Piccinino stringeva la pressione intorno alla città.
Fu allora che entrò nella storia Bartolomeo Colleoni.
Aveva circa 42 anni, era nato nel Bergamasco e conosceva bene il territorio. Condottiero già affermato, assunse un ruolo decisivo nella difesa e contribuì a trasformare l'assedio in una guerra molto più difficile di quanto i milanesi avessero previsto.
Piccinino poteva avere uomini, cavalli e macchine d'assedio. Ma davanti aveva mura, una guarnigione determinata e una città che non aveva intenzione di arrendersi.
I milanesi riuscirono a devastare i borghi esterni. Pignolo subì pesanti distruzioni, mentre altre zone della città furono saccheggiate.
Ma la parte fortificata di Bergamo resistette.
Giorno dopo giorno, l'esercito milanese continuò a esercitare pressione senza riuscire a ottenere ciò che era venuto a prendere: la città.
E qui la storia assume quasi l'aspetto di una leggenda, anche se l'episodio è tramandato dalle cronache.
Quando le truppe milanesi iniziarono a ritirarsi verso le valli, la popolazione locale non rimase a guardare.
I bergamaschi li accolsero con quello che avevano a disposizione: pietre.
Non è difficile immaginare la scena. Un grande esercito che aveva marciato verso Bergamo con una forza schiacciante, costretto infine a ripiegare mentre dagli abitati e dalle campagne arrivavano sassi contro i soldati.
Non fu una vittoria ottenuta senza sofferenze. La città aveva subito distruzioni e saccheggi. Ma Bergamo non era caduta.
E il confine della guerra cambiò presto.
Nel 1441, con la Pace di Cremona, i territori veneziani e milanesi furono separati lungo l'Adda, consolidando il controllo veneziano su Bergamo.
Secoli dopo, nel Castello di Malpaga, il Romanino avrebbe dipinto un ciclo di affreschi dedicato proprio alle imprese di Colleoni. Non è una fotografia dell'assedio: è una memoria artistica successiva, costruita quando il condottiero era già diventato una figura leggendaria.
Ed è forse questo il dettaglio più interessante.
Bergamo non vinse perché era più forte.
Vinse perché, per una volta, essere una città difficile da conquistare contò più del numero degli uomini davanti alle sue mura.
E quando l'esercito milanese se ne andò, la città era ancora lì.
Le mura erano ancora lì.
E Bergamo, soprattutto, era ancora veneziana.
25.000 uomini davanti alle mura.
Una città che non cedette.
E alla fine, anche le pietre combatterono.
La grandezza di un esercito non garantisce la vittoria.
Una città può resistere più a lungo di quanto chi la assedia abbia previsto.
E qualche volta, l'ultima arma rimasta sono semplicemente le pietre.
In breve:
— Nel 1437 l'esercito di Niccolò Piccinino mise Bergamo sotto una durissima pressione militare.
— Bartolomeo Colleoni, allora circa quarantaduenne, ebbe un ruolo importante nella difesa della città.
— Le cronache tramandano che durante la ritirata i milanesi furono bersagliati di pietre dalla popolazione locale.