Insolita Itinera

Insolita Itinera Agenzia viaggi e tour operator specializzato in viaggi archeologici, culturali e naturalistici, escursioni trekking e visite guidate.

Proposte di viaggio su misura per gruppi, individuali, associazioni.

🇲🇳 𝗚𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼 𝟲  # 𝗟𝗲 𝗱𝘂𝗻𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗮𝗻𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗲 𝗹'𝗮𝗿𝗰𝗼𝗯𝗮𝗹𝗲𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗮 🇲🇳La mattina ci ha portati nel 𝗣𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗡𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗶 𝗚𝘂𝗿𝘃𝗮𝗻 𝗦𝗮𝗶𝗸...
30/08/2026

🇲🇳 𝗚𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼 𝟲 # 𝗟𝗲 𝗱𝘂𝗻𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗮𝗻𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗲 𝗹'𝗮𝗿𝗰𝗼𝗯𝗮𝗹𝗲𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗮 🇲🇳

La mattina ci ha portati nel 𝗣𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗡𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗶 𝗚𝘂𝗿𝘃𝗮𝗻 𝗦𝗮𝗶𝗸𝗵𝗮𝗻, nel profondo sud del Gobi, davanti alle dune di 𝗞𝗵𝗼𝗻𝗴𝗼𝗿𝘆𝗻 𝗘𝗹𝘀, che locali chiamano 𝗗𝘂𝘂𝘁 𝗠𝗮𝗻𝗸𝗵𝗮𝗻, "le dune che cantano". Il nome non è un vezzo poetico: camminando sulla cresta, con il vento che smuoveva la sabbia, si sentiva davvero un suono grave, quasi un respiro della terra. Alcune di queste dune superano gli 𝟴𝟬𝟬 𝗺𝗲𝘁𝗿𝗶 di altezza e corrono per circa 𝟭𝟬𝟬 𝗸𝗺, chiuse tra pascoli e catene montuose. Tra capre selvatiche e gazzelle avvistate lungo il cammino, la salita fino in cima, un passo dopo l'altro nella sabbia che cedeva sotto i piedi, è stata uno dei momenti più intensi del viaggio.

Da lì la rotta è cambiata: dopo giorni spesi a scendere verso sud, abbiamo iniziato a risalire verso il 𝗚𝗼𝗯𝗶 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮𝗹𝗲 (𝗗𝘂𝗻𝗱𝗴𝗼𝗯𝗶).

Siamo arrivati così a 𝗧𝘀𝗮𝗴𝗮𝗮𝗻 𝗦𝘂𝘃𝗮𝗿𝗴𝗮, lo "𝗦𝘁𝘂𝗽𝗮 𝗕𝗶𝗮𝗻𝗰𝗼": pareti di calcare e argilla alte fino a 𝟯𝟬 𝗺𝗲𝘁𝗿𝗶, scavate dal vento in forme che ricordano rovine di un'antica città… almeno secondo le leggende locali! E poi, il momento che ha zittito tutti: la luce del tardo pomeriggio ha acceso quelle pareti come brace, il rosso si è fatto vermiglio, il giallo oro, e per pochi minuti l'intero canyon si è trasformato in un affresco vivo, mutevole a ogni istante. Restavamo lì, semplicemente estasiati, a guardare la terra incendiarsi di luce prima che il buio la spegnesse.



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🇲🇳 𝗚𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼 𝟱  # 𝗕𝗮𝘆𝗮𝗻𝘇𝗮𝗴, 𝗹𝗲 “𝗩𝗲𝘁𝘁𝗲 𝗜𝗻𝗳𝗼𝗰𝗮𝘁𝗲” 𝗱𝗲𝗹 𝗚𝗼𝗯𝗶 🇲🇳Oggi cominciamo l’esplorazione del deserto del Gobi, passando pe...
27/08/2026

🇲🇳 𝗚𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼 𝟱 # 𝗕𝗮𝘆𝗮𝗻𝘇𝗮𝗴, 𝗹𝗲 “𝗩𝗲𝘁𝘁𝗲 𝗜𝗻𝗳𝗼𝗰𝗮𝘁𝗲” 𝗱𝗲𝗹 𝗚𝗼𝗯𝗶 🇲🇳

Oggi cominciamo l’esplorazione del deserto del Gobi, passando per 𝗕𝗮𝘆𝗮𝗻𝘇𝗮𝗴, nome che in mongolo significa “Vette infuocate”, per via del colore rossastro delle rocce, che si accende ancora di più al tramonto.

Un paesaggio brullo e affascinante, fatto di sabbia, arbusti e formazioni rocciose che raccontano il carattere selvaggio delle steppe. Ma Bayanzag non è solo scenografia: qui, nel 1924, la spedizione americana guidata da 𝗥𝗼𝘆 𝗖𝗵𝗮𝗽𝗺𝗮𝗻 𝗔𝗻𝗱𝗿𝗲𝘄𝘀 fece alcune delle scoperte paleontologiche più importanti dell’epoca, portando alla luce uova e scheletri interi di dinosauri di specie mai viste prima, né in Asia né altrove.

Difficile immaginarlo oggi, ma 70 milioni di anni fa questo deserto era tutt’altro che arido: un habitat che ospitava specie come i 𝗣𝗿𝗼𝘁𝗼𝗰𝗲𝗿𝗮𝘁𝗼𝗽𝗶, i temibili 𝗩𝗲𝗹𝗼𝗰𝗶𝗿𝗮𝗽𝘁𝗼𝗿 e il 𝗧𝗮𝗿𝗯𝗼𝘀𝗮𝘂𝗿𝘂𝘀 (o Tyrannosaurus Baatar), stretto parente del T-Rex.

Nel tardo pomeriggio arriviamo alle celebri “𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗶 𝗱𝘂𝗻𝗲”, dove trascorreremo la notte in un campo di gher, che lascia già intravedere in lontananza lo spettacolo naturale che domani ci attende!



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🇲🇳 𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗢 𝟰  # 𝗟’𝗶𝗻𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝗚𝗼𝗯𝗶 𝗲 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗮𝘀𝘁𝗲𝗿𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗳𝗶𝗱ò 𝗶𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 🇲🇳Il nostro viaggio nelle steppe continua, sulla no...
26/08/2026

🇲🇳 𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗢 𝟰 # 𝗟’𝗶𝗻𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝗚𝗼𝗯𝗶 𝗲 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗮𝘀𝘁𝗲𝗿𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗳𝗶𝗱ò 𝗶𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 🇲🇳

Il nostro viaggio nelle steppe continua, sulla nostra via incontriamo cavalli e bovini al pascolo, in una libertà che è simbolo di questa terra. Lungo il percorso ci fermiamo a visitare una famiglia mongola di allevatori che vive in una gher. Ci ospita offrendoci come di consueto il latte fermentato (airag) e la ricotta di pecora stagionata.
Riprendiamo il nostro viaggio e, quasi all’improvviso il paesaggio cambia: la steppa lascia il posto al 𝗱𝗲𝘀𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗚𝗼𝗯𝗶, che da solo occupa gran parte di questo immenso Paese. Dune di sabbia, distese di roccia, montagne e steppe si alternano in una tavolozza che sembra non finire mai, popolata ancora oggi da comunità nomadi e dai loro inconfondibili cammelli battriani.
È proprio in questo scenario che si raggiunge uno dei luoghi più affascinanti e meno conosciuti della Mongolia: il 𝗺𝗼𝗻𝗮𝘀𝘁𝗲𝗿𝗼 𝗱𝗶 𝗢𝗻𝗴, adagiato sulle due rive dell’omonimo fiume, l’unico corso d’acqua che riesce a penetrare nel Gobi.
Difficile immaginarlo oggi, ma poco più di un secolo fa quest’area era uno dei più importanti poli culturali e commerciali del Paese, tappa carovaniera ricchissima e crocevia di saperi: 𝟮𝟴 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶 𝗯𝘂𝗱𝗱𝗵𝗶𝘀𝘁𝗶 𝗲 𝗾𝘂𝗮𝘁𝘁𝗿𝗼 𝘂𝗻𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗶𝘁à sorgevano lungo le rive dell’Ongiin Gol. Un vero e proprio centro di studio e spiritualità, spazzato via dalle politiche socialiste del Novecento.
Oggi, dei 28 templi ne restano 𝗱𝘂𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗼𝗿𝗮 𝗮𝘁𝘁𝗶𝘃𝗶, dove i monaci residenti hanno dedicato anni a far rivivere le rovine e a restituire al luogo la sua funzione originaria: preghiera, studio, comunità. Camminare tra queste pietre restaurate significa toccare con mano una storia che si credeva perduta.
A sera, l’accoglienza più autentica che la Mongolia sappia offrire: un 𝗴𝗵𝗲𝗿 𝗰𝗮𝗺𝗽, la tradizionale yurta di feltro delle famiglie nomadi della steppa. Pernottiamo sotto un cielo che, qui, si vede come da nessun’altra parte.

Continuate a seguirci per scoprire le prossime tappe di questo viaggio ☺️



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🇲🇳 𝗚𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗻𝗲𝗹 𝗰𝘂𝗼𝗿𝗲 𝘀𝗽𝗶𝗿𝗶𝘁𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗠𝗼𝗻𝗴𝗼𝗹𝗶𝗮 🇲🇳🐚 Oggi veniamo 𝗿𝗶𝗰𝗵𝗶𝗮𝗺𝗮𝘁𝗶 𝗱𝗮𝗹 𝘀𝘂𝗼𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗵𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗿𝗶𝘁𝘂𝗮𝗹𝗲, il segna...
25/08/2026

🇲🇳 𝗚𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗻𝗲𝗹 𝗰𝘂𝗼𝗿𝗲 𝘀𝗽𝗶𝗿𝗶𝘁𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗠𝗼𝗻𝗴𝗼𝗹𝗶𝗮 🇲🇳

🐚 Oggi veniamo 𝗿𝗶𝗰𝗵𝗶𝗮𝗺𝗮𝘁𝗶 𝗱𝗮𝗹 𝘀𝘂𝗼𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗵𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗿𝗶𝘁𝘂𝗮𝗹𝗲, il segnale che ogni mattina convoca i monaci alla preghiera quotidiana. 𝗔𝘀𝘀𝗶𝘀𝘁𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗮𝗹𝗹'𝗶𝗻𝗶𝘇𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗿𝗶𝘁𝗼 𝗲 𝗿𝗶𝗰𝗲𝘃𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗹𝗮 𝗯𝗲𝗻𝗲𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, in un momento di raccoglimento che si tramanda intatto da secoli. Da lì partiamo verso la 𝘃𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗳𝗶𝘂𝗺𝗲 𝗢𝗿𝗸𝗵𝗼𝗻, 𝗣𝗮𝘁𝗿𝗶𝗺𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗨𝗡𝗘𝗦𝗖𝗢 e vero "museo vivente" della cultura nomade mongola, dove migliaia di anni di storia pastorale scritti nel paesaggio.

L'itinerario ci porta ai piedi occidentali della 𝗰𝗮𝘁𝗲𝗻𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝗞𝗵𝗮𝗻𝗴𝗮𝗶, la seconda più imponente del paese. 🏔️

Nel pomeriggio, lasciamo i mezzi per 𝘂𝗻'𝗼𝗿𝗮 𝗱𝗶 𝗰𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗳𝗼𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮 fino all'𝗘𝗿𝗲𝗺𝗼 𝗱𝗶 𝗧𝘂𝘃𝗸𝗵𝘂𝗻, incastonato sulla vetta dello Shireet Ulaan Uul, una montagna dalla forma insolita, quasi un trono naturale. Fu qui che nel 1653 𝗭𝗮𝗻𝗮𝗯𝗮𝘇𝗮𝗿 (la figura mistica più venerata della storia mongola) fondò il monastero e visse per quasi trent'anni. Oggi è ancora meta di pellegrinaggio, e alcuni monaci vi risiedono tutto l'anno.

𝗨𝗻 𝗹𝘂𝗼𝗴𝗼 𝗱𝗼𝘃𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝗽𝗶𝗿𝗶𝘁𝘂𝗮𝗹𝗶𝘁à 𝗲 𝗶𝗹 𝗽𝗮𝗲𝘀𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝘀𝗶 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗼𝗻𝗼 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝘂𝗻𝗶𝗰𝗼 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗶𝗿𝗼.



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🇲🇳 𝗜𝗹 𝗺𝗶𝘀𝘁𝗲𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗢𝘃𝗼𝗼, 𝗹𝗲 𝗽𝗶𝗲𝘁𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝘃𝗶𝗮𝗴𝗴𝗶𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 🇲🇳Ve lo diciamo subito: appena arriverete in Mongolia inizierete a v...
22/08/2026

🇲🇳 𝗜𝗹 𝗺𝗶𝘀𝘁𝗲𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗢𝘃𝗼𝗼, 𝗹𝗲 𝗽𝗶𝗲𝘁𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝘃𝗶𝗮𝗴𝗴𝗶𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 🇲🇳

Ve lo diciamo subito: appena arriverete in Mongolia inizierete a vederli ovunque. Lungo le strade, in cima alle colline, ai valichi di montagna: cumuli di pietre, spesso sormontati da bastoni e avvolti in sciarpe blu che sventolano al vento. Sono gli 𝗼𝘃𝗼𝗼, e capire cosa sono è un po' come iniziare a leggere la Mongolia con occhi diversi 👀

Non si tratta di semplici mucchi di sassi lasciati lì per caso. Gli ovoo sono santuari, punti d'incontro tra il cielo, la terra e chi viaggia. Le loro radici affondano nello sciamanesimo più antico, quello legato al culto di Tengri, il "Cielo Eterno", ma nei secoli si sono intrecciati anche con il buddhismo tibetano, arrivando a marcare confini, proteggere i passi di montagna e segnare i luoghi dove la terra si fa più sacra.

E qui arriva la parte più bella: nessuno passa da un ovoo senza fermarsi. La tradizione vuole che si giri intorno tre volte in senso orario, lasciando un'offerta, che può essere una pietra raccolta lungo il cammino, una moneta, un po' di latte, a volte una sciarpa, preferibilmente di colore blu (il 𝗸𝗵𝗮𝗱𝗮𝗴, colore del cielo), e chiedendo un buon proseguimento di viaggio. Ci fermiamo anche noi, ovviamente, per questo piccolo rito che qui si tramanda da secoli.

Nessuno sa dire con certezza quanti ovoo punteggino la steppa mongola: si dice siano migliaia, e ognuno custodisce un pezzo della relazione strettissima che il popolo mongolo ha con la propria terra sconfinata. Ve ne parleremo ancora, ma intanto un consiglio: se viaggiate in Mongolia tenete gli occhi aperti dal finestrino, il prossimo potrebbe spuntare dietro la prossima collina 😉



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🇲🇳 𝗗𝗮 𝗞𝗵𝗮𝗿𝗸𝗵𝗼𝗿𝗶𝗻 𝗮𝗶 𝗺𝗼𝗻𝗮𝗰𝗶 𝗱𝗶 𝗦𝗵𝗮𝗻𝗸 🇲🇳Oggi raggiungiamo 𝗞𝗵𝗮𝗿𝗸𝗵𝗼𝗿𝗶𝗻, dove un tempo sorgeva 𝗞𝗮𝗿𝗮𝗸𝗼𝗿𝘂𝗺, la capitale dell'𝗜𝗺...
21/08/2026

🇲🇳 𝗗𝗮 𝗞𝗵𝗮𝗿𝗸𝗵𝗼𝗿𝗶𝗻 𝗮𝗶 𝗺𝗼𝗻𝗮𝗰𝗶 𝗱𝗶 𝗦𝗵𝗮𝗻𝗸 🇲🇳

Oggi raggiungiamo 𝗞𝗵𝗮𝗿𝗸𝗵𝗼𝗿𝗶𝗻, dove un tempo sorgeva 𝗞𝗮𝗿𝗮𝗸𝗼𝗿𝘂𝗺, la capitale dell'𝗜𝗺𝗽𝗲𝗿𝗼 𝗺𝗼𝗻𝗴𝗼𝗹𝗼 nel XIII secolo. Oggi non resta quasi nulla (solo due delle quattro tartarughe di pietra che ne segnavano i confini) ma basta chiudere gli occhi per immaginare la città che 𝗚𝗲𝗻𝗴𝗶𝘀 𝗞𝗵𝗮𝗻 fondò come base e che suo figlio 𝗢̈𝗴𝗲𝗱𝗲𝗶 trasformò in una capitale capace di attirare mercanti e artigiani da tutta l'Asia, tanto da far parlare di sé fino in Europa. Fu 𝗞𝘂𝗯𝗹𝗮𝗶 𝗞𝗵𝗮𝗻, poi, a spostare tutto a Pechino, chiudendo questa parentesi d'oro.

Accanto sorge il monastero di 𝗘𝗿𝗱𝗲𝗻𝗲 𝗭𝘂𝘂, "Cento Tesori": fondato nel 1586, fu il 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗼 𝗺𝗼𝗻𝗮𝘀𝘁𝗲𝗿𝗼 𝗯𝘂𝗱𝗱𝗵𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗠𝗼𝗻𝗴𝗼𝗹𝗶𝗮. Al suo apice contava fino a 100 templi e un migliaio di monaci residenti; oggi ne restano tre, ma dentro custodiscono statue, maschere tsam e thangka che vale la pena vedere con calma.

Il gran finale della giornata è al monastero di 𝗦𝗵𝗮𝗻𝗸, 30 km più in là: un piccolo monastero antico, fondato nel 1647 da 𝗭𝗮𝗻𝗮𝗯𝗮𝘇𝗮𝗿, che un tempo custodiva la 𝗯𝗮𝗻𝗱𝗶𝗲𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗶𝗺𝗽𝗲𝗿𝗼 𝗱𝗶 𝗚𝗲𝗻𝗴𝗶𝘀 𝗞𝗵𝗮𝗻. Qui siamo stati ospiti dei monaci: abbiamo dormito nella foresteria adiacente, dando così il nostro piccolo contributo a questa comunità. Un'occasione rara per vivere da vicino la quotidianità del monastero e la sua spiritualità, non solo per osservarla da fuori 🙏

🚌 Domani si continua!



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🇲🇳 𝗔𝘁𝘁𝗲𝗿𝗿𝗮𝘁𝗶 𝗶𝗻 𝗠𝗼𝗻𝗴𝗼𝗹𝗶𝗮, 𝘀𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗶𝗻𝗰𝗶𝗮! 🇲🇳I nostri Insoliti Viaggiatori sono arrivati a Ulaanbaatar e, senza perdere temp...
21/08/2026

🇲🇳 𝗔𝘁𝘁𝗲𝗿𝗿𝗮𝘁𝗶 𝗶𝗻 𝗠𝗼𝗻𝗴𝗼𝗹𝗶𝗮, 𝘀𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗶𝗻𝗰𝗶𝗮! 🇲🇳

I nostri Insoliti Viaggiatori sono arrivati a Ulaanbaatar e, senza perdere tempo, si sono subito messi in cammino verso la scoperta della città. Perché il tempo, in viaggio, è sempre prezioso!

Ulaanbaatar è una città che sorprende: grattacieli e traffico convivono con monasteri di 300 anni, in un intreccio fra modernità e tradizione che le dà un fascino tutto suo. Una curiosità: il nome attuale, "Eroe Rosso", arrivò solo con il trionfo del comunismo, prima la città si chiamava Niislel Khüree.

Prima tappa: la 𝗖𝗼𝗹𝗹𝗶𝗻𝗮 𝗱𝗶 𝗭𝗮𝗶𝘀𝗮𝗻, da cui si gode un panorama straordinario sulla città e sul suo sviluppo urbano vertiginoso. Qui si trova anche un imponente monumento eretto dai russi in onore dei soldati caduti, con mosaici e bassorilievi tipici dell'iconografia sovietica.

Poi la visita al 𝗣𝗮𝗹𝗮𝘇𝘇𝗼 𝗱𝗶 𝗕𝗼𝗴𝗱 𝗞𝗵𝗮𝗻, residenza invernale dell'ultimo sovrano teocratico della Mongolia: qui visse per circa vent'anni l'imperatore-lama Jebtzun Damba Hutagt VIII. Sei templi custodiscono ancora sculture e thangka buddisti, sopravvissuti al secolo scorso (a differenza del Palazzo d'Estate, andato purtroppo distrutto).

A chiudere la giornata, il 𝗠𝗼𝗻𝗮𝘀𝘁𝗲𝗿𝗼 𝗱𝗶 𝗚𝗮𝗻𝗱𝗮𝗻: uno dei pochissimi sopravvissuti alla repressione del 1937, e oggi ancora sede di una comunità di circa 600 monaci.

Una prima giornata che racconta già molto dell'anima della Mongolia: fede, potere, memoria e trasformazione.

📸 Restate con noi… domani si lascia la città per la steppa vera! 🐎



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🇮🇹  Giovedì scorso ci siamo recati a Sarsina per l’immancabile appuntamento con il Plautus Festival, evento che celebra ...
03/08/2026

🇮🇹 Giovedì scorso ci siamo recati a Sarsina per l’immancabile appuntamento con il Plautus Festival, evento che celebra il grande commediografo latino Plauto che nacque attorno alla metà del III secolo a.C. proprio nella città di Sarsina!
E quest’anno la riapertura del museo archeologico ci ha dato modo di esplorare la storia di questa cittadina, di antica fondazione umbra e poi rapidamente romanizzatasi tanto da conservare alcuni eccezionali reperti che ci parlano di una grande ricchezza! Siamo rimasti a bocca aperta davanti agli incredibili mausolei monumentali, una delle eccellenze restituite dalle necropoli cittadine (ben 5 mausolei a cuspide oltre ad altre tombe monumentali!). La città ospitava inoltre il tempio più settentrionale in Italia dedicato ai culti orientali: dalle divinità egizie Iside e Serapide, alle anatoliche Cibele e Attis!
Un tuffo nell’antichità fra mosaici policromi, ceramiche e vetri da banchetto, e tantissime iscrizioni che ci restituiscono l’immagine di una comunità viva e vibrante, capace di dialogare con le mode più in voga alla corte degli imperatori romani ✨

🇮🇹 Le ricchezze archeologiche del Vesuvio non si limitano a Pompei ed Ercolano: molte piccole cittadine e località venne...
30/07/2026

🇮🇹 Le ricchezze archeologiche del Vesuvio non si limitano a Pompei ed Ercolano: molte piccole cittadine e località vennero sepolte dalla tremenda eruzione del 79 d.C., regalandoci l’immagine di un territorio vivo e intensamente vissuto.
Questo è il caso delle Ville di Stabia, che si trovavano nell'antica località di Stabiae: un complesso di sontuose residenze romane d’ozio (noi le chiameremmo “seconde case”) costruite nel I secolo a.C. sul panoramico poggio di Varano. Si distinguono per l'eleganza degli affreschi, i lussureggianti giardini interni, le terme private e la vista mozzafiato sul Golfo di Napoli. Villa Arianna, la più antica del complesso, è celebre per l’affresco che ritrae Arianna abbandonata da Teseo sull’isola di Nasso . Villa di San Marco è invece celebre per le sue dimensioni: 11.000 mq che la rendono una delle ville romane più grandi! Sbalorditiva la grande piscina privata (natatio) parte del complesso!

📆 Torneremo a scoprire questa e altre meraviglie vesuviane ad ottobre 👉🏻 https://www.insolitaitinera.com/itinerario/miti-sotto-le-ceneri-2-parte-cuma-capua-caserta-stabia-napoli/

🇮🇹 La Via delle Gallie era un'importante strada consolare romana creata nel I secolo a.C. per collegare la Pianura Padan...
28/07/2026

🇮🇹 La Via delle Gallie era un'importante strada consolare romana creata nel I secolo a.C. per collegare la Pianura Padana alle province transalpine. Partiva da Mediolanum (Milano) e giungeva a Lione (Lugdunum), passando per Augusta Eporedia (Ivrea) e Augusta Praetoria (Aosta). Fu una grande opera ingegneristica, la prima realizzata dai romani in territorio alpino, della quale restano alcune testimonianze grandiose: come il Ponte Romano di Pont-Saint-Martin, un'imponente opera ad arco unico che supera i 25 metri d'altezza, costruita per scavalcare il torrente Lys.
La città di Aosta (Augusta Praetoria) era uno snodo principale sulla via. Venne fondata dall'imperatore Augusto come colonia e accampamento militare (castrum) dopo la sottomissione dei Salassi nel 25 a.C. Oltre allo splendido teatro romano, l’arco onorario e il criptoportico forense, il museo archeologico conserva alcuni splendidi bronzi testimonianza dello splendore della città antica!

📆 Ripercorreremo un tratto della via antica nel nostro itinerario a fine agosto 👉🏻 https://www.insolitaitinera.com/itinerario/itinerario-insolito-aosta-archeologo/ (ULTIMI POSTI‼️)

Indirizzo

Via San Petronio Vecchio 31/a
Bologna
40125

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 13:00
15:00 - 18:00
Martedì 10:00 - 13:00
15:00 - 18:00
Mercoledì 10:00 - 13:00
15:00 - 18:00
Giovedì 10:00 - 13:00
15:00 - 18:00
Venerdì 10:00 - 13:00

Telefono

+393534264123

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