23/03/2014
"Piccole opportunità sono spesso l'inizio di grandi imprese."
(Demostene)
Demostene (in greco antico Δημοσθένης, traslitterato in Demostènes; Atene, 384 a.C. – Calauria, 322 a.C.) è stato un politico e oratore ateniese, grande avversario di Filippo II di Macedonia e uno dei dieci grandi oratori attici.
Secondo Plutarco, Demostene, al suo primo discorso pubblico, fu deriso dal popolo per il suo stile strano e rozzo, impacciato da frasi lunghe, spezzato con argomenti formali fino ad un aspro e sgradevole eccesso.
Alcuni cittadini, tuttavia, ne riconobbero il talento e, quando l'oratore lasciò, sfiduciato, l'assemblea, un vecchio di nome Eunomo lo incoraggiò.
In un'altra occasione, invece, quando l'assemblea si rifiutò di ascoltarlo e lo indusse ad andarsene, un attore di nome Satiro seguì per parlargli amichevolmente.
Da ragazzo Demostene soffriva di un difetto di pronuncia: " una espressione perplessa e indistinta e una mancanza di respiro, che, rompendo e disarticolando le sue frasi, rendeva oscuso il senso e il significato di ciò che parlava".
È probabile che Demostene soffrisse di rotacismo, pronunciando la ρ ( r) come λ ( l); Eschine lo scherniva e si riferiva a lui nei suoi discorsi con il soprannome di "Batalo", inventato dai tutori di Demostene o dai ragazzini con cui giocava da bambino.
Secondo Plutarco, Demostene intraprese un programma di allenamento per superare le debolezze e migliorare la sua dizione, espressione e gesti.
Secondo la tradizione, quando gli fu chiesto di nominare i tre elementi più importanti di un'orazione, rispose "dizione, dizione e dizione!" ma non è noto fino a che punto tali aneddoti fossero veri o inventati per dare lustro alla sua perseveranza e determinazione.
Non avendo riottenuto l'intero patrimonio paterno, Demostene, per guadagnarsi da vivere, scelse di intraprendere la carriera giuridica sia come logografo, scrittore, a pagamento, di orazioni giudiziarie sia come avvocato ("synegoros"), rappresentante processuale.
Non è, inoltre, improbabile che, una volta ottenuto un discreto successo, aprisse una scuola di retorica e che portasse i propri discepoli insieme a lui. In ogni caso, non smise più di scrivere discorsi anche se se cessò l'attività di avvocato una volta entrato nell'agone politico.
Egli sembra essere stato in grado di gestire qualsiasi tipo di caso, adattando le sue abilità a quasi qualsiasi cliente, compresi gli uomini ricchi e potenti. Non è improbabile che egli divenne insegnante di retorica e che ha portato gli alunni in tribunale con lui, anche se probabilmente ha continuato a scrivere discorsi tutta la sua carriera[43][44].
Infatti, bisogna ricordare che l'oratoria giudiziaria era divenuta un genere significativo nella seconda metà del V secolo a.C come dimostrano le opere di Lisia, Antifonte e Andocide.
I logografi erano un aspetto peculiare, se non unico, del sistema giudiziario ateniese. In assenza di istruttoria d'ufficio, spettava alle parti l'allegazione dei fatti mentre il giudice istruttore poteva raccogliere ulteriori prove in un'apposita udienza antecedente al dibattimento vero e proprio; durante il procedimento le parti potevano presentare, anche mediante discorsi, testimoni o documenti che però non godevano di particolare favore. Non vi era né un esame incrociato delle prove né istruzioni alla giuria popolare, estremamente numerosa e quindi la soluzione dei casi dipendeva particolarmente dalle orazioni pronunciate dalle parti le quali, però, preferivano rivolgersi a tecnici esperti della parola, i logografi, appunto.
La carriera di logografo, inoltre, apriva assai spesso alla carriera politica dal momento che mancava una chiara distinzione tra vita pubblica e privata anche se aveva lo svantaggio di esporre la persona alle accuse delle altre parti e, sebbene fosse possibile scrivere anonimamente, quasi nessun logografo lo faceva per non ridurre il prestigio della propria parte.
Così, ad esempio, Eschine accusò Demostene di rivelare gli argomenti dei propri clienti all'avversario, per danaro, e cita in particolare il caso di Formione, ricco banchiere, al quale, nel 350, Demostene aveva scritto un discorso che poi aveva provveduto a rivelare alla controparte, Apollodoro, che, in tale modo, ottenne la condanna a morte dell'avversario.
Anche Plutarco, in seguito, avvalorò l'accusa affermando che Demostene spesso scriveva discorsi per entrambe le parti e che, infine, avesse agevolato Apollodoro al solo scopo di ottenere il consenso politico per le impopolari riforme che intendeva proporre all'assemblea, sacrificando il suo buon nome di oratore al vantaggio politico.
Inizio della carriera politica
Demostene fu probabilmente ammesso al suo demo in qualità di cittadino con pieni diritti nel 366 a.C. dimostrando sin da subito uno spiccato interesse per la politica.
Nel 363 e nel 359 a.C. assunse la onerosa liturgia della trierarchia divenendo quindi responsabile per l'allestimento e la manutenzione di una trireme, due anni dopo assunse volontariamente la trierarchia condividendo le spese di una nave, chiamata "Alba", di cui è ancor oggi conservata l'iscrizione pubblica.
Nel 348 a.C., divenne corego, pagando le spese di una produzione teatrale.
Tra il 355 ed il 351 a.C., Demostene, pur continuando a praticare la professione forense, si dedicò sempre più intensamente agli affari pubblici. In questi anni, scrisse due orazioni, la Contro Androzione e Contro Leptine, contro due individui che avevano cercato di abrogare alcune esenzioni fiscali[56] mentre, nella Contro Timocrate e nella Contro Aristocrate, ha sostenuto misure per contrastare la corruzione.
Tutti questi discorsi, pronunciate nel corso di procedimenti penali nei confronti di persone accusate di proporre illegalmente testi legislativi, in realtà offrono i primi scorci del programma politico di Demostene basato sulla importanza della marina e sulla costituzione di forti alleanze nazionali.
Al tempo di Demostene, i diversi programmi e partiti politici si sviluppavano attorno a forti personalità ma non esisteva alcuna propaganda elettorale. Erano i contenzioni giuridici e, talvolta, la diffamazione i principali mezzi per eliminare gli avversari mediante procedimenti giuridici caratterizzati da speciose ed infamanti accuse di corruzione.
Le accuse, spesso oggetto delle satire della Commedia antica, erano ovviamente sostenute da insinuazioni, illazioni, pettegolezzi e dall'abilità oratoria delle parti ed in effetti, come afferma lo storico J. H. Vince there was no room for chivalry in Athenian political life (non c'era posto per la cavalleria nella vita politica ateniese).
Le rivalità, permisero al demo cittadino di regnare supremo come giudice, giuria e boia[ e Demostene, ben presto divenne impegnato in tale tipo di lotte sostenendo l'incremento dei poteri e delle competenze dell' Areopago per incriminare individui per tradimento, invocati dall'ecclesia nel processo di "ἀπόφασις".
Nel 354 a.C., Demostene pronunciò il suo primo discorso politico, Περὶ τῶν Συμμοριῶν (Sulle Simmorie) in cui proponeva la riforma delle simmorie.
Nel 352 a.C., Demostene scrisse la Per i Megalopolitani e l'anno seguente la Per la Libertà dei Rodii opponendosi in entrambi i casi ad Eubulo, principale uomo politico dell'epoca, noto per la sua politica di neutralità e di non interventismo negli affari interni delle altre polis; infatti, Demostene, contrariamente alla politica di Eubulo, proponeva un'alleanza con Megalopoli contro Sparta o Tebe e di sostenere la fazione democratica di Rodi nelle lotte interne contro gli aristocratici[68] rivelando quindi il desiderio di articolare i bisogni e gli interessi di Atene attraverso una politica assai interventista, pronta a sfruttare qualunque opportunità la situazione offrisse.
Sebbene i suoi primi discorsi non ebbero successo e rivelano una mancanza di una reale convinzione e di una coerente strategia politica, Demostene si affermò come un importante personalità politica dell'opposizione alla fazione di Eubulo ed Eschine che, negli anni seguenti, sarebbe divenuto il suo avversario principale in Atene.
Gettò, quindi, le basi per i suoi successi politici futuri e per divenire il leader di un suo proprio "partito", per quanto la questione se sia possibile considerare le fazioni politiche dell'epoca come i moderni partiti è assai controversa e dibattuta tra gli studiosi.
fonte:http://it.wikipedia.org/wiki/Demostene
Foto:www.archart.it