Una terra chiamata Molise

Una terra chiamata Molise Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Una terra chiamata Molise, Centro di informazioni turistiche, Campobasso.
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Grazie al successo della docufiction che porta il nome di questa pagina, "Una terra chiamata Molise" è diventato un brand di promozione territoriale che, attraverso video, eventi ed informazioni, racconta un piccolo grande mondo tutto da scoprire

Pietracatella è il classico paese che non ti aspetti: così ricco di storia e curiosità da fare invidia a quelli maggiorm...
12/06/2026

Pietracatella è il classico paese che non ti aspetti: così ricco di storia e curiosità da fare invidia a quelli maggiormente meta del turismo di massa.

Il territorio era abitato dai Cavernicoli già in tempi antichissimi e, da allora, tutta l’area non ha mai smesso di essere luogo di passaggio, conquista e stanziamento.
Al tempo dei Sanniti e della Roma repubblicana Pietracatella pare abbia avuto, per la sua posizione geografica, un ruolo strategico molto importante e più volte il territorio è stato teatro di guerre e saccheggi, così come ricorda la denominazione della contrada Saccomanno.
Qui passarono Annibale e i saraceni, vi furono le scorrerie degli ungari, vi arrivarono i duchi normanni e la famiglia dei Grimaldi che, più di altri, segnò l’insediamento per un millennio.

Le grotte tufacee che vennero abitate dai primitivi meritano una sosta approfondita. Oggi abbandonate, sono espressione di una presenza che si può leggere facilmente nel nero di fumo delle volte e dei camini e non meno importanti sono le fonti lungo le mulattiere che puntano al Lago d'Occhito in prossimità delle masserie costruite con i materiali delle antiche abitazioni e in pietra modellata dagli abili scalpellini locali.

Sulla cima della Morgia che sovrasta l’abitato si erge maestoso e severo il complesso architettonico comprendente la cripta di Santa Margherita e la sovrastante Chiesa di San Giacomo del XII secolo. La presenza, nella parte superiore della facciata principale, di una sola finestra a feritoia con due rozzi occhioni laterali, le danno l’aspetto di una fortezza tipicamente normanna ed al suo interno è conservato un antico crocifisso in legno di pregevole fattura considerato il più interessante ed antico fra i pochi in Molise.
Altri luoghi di culto sono degni di nota: la Chiesa di San Giovanni Battista del 1600; quella di Santa Maria di Costantinopoli edificata fra il XIV ed il XV secolo; la Chiesa di San Nicola del 1580 che aveva un convento annesso poi soppresso nel 1653 da Papa Innocenzo X.

Un crocevia di popoli e culture che hanno lasciato traccia lungo i vicoli e sulle mura di un paese affascinante e ricco d’atmosfera, un paese tutto da scoprire

Fonte: Comune di Pietracatella Ph: Borghi d’Italia

Fossalto è sito su un’altura al centro di una ridente valle circondata dal verde e dalle antiche contrade che tutte into...
08/06/2026

Fossalto è sito su un’altura al centro di una ridente valle circondata dal verde e dalle antiche contrade che tutte intorno l’adornano come tante stelle ed è solcato da tre profondi valloni e da una profonda valle che si diparte dal fiume Biferno e l’attraversa longitudinalmente.

L’antico borgo si sviluppa intorno al Palazzo Baronale, all’artistica Chiesa Parrocchiale di S. Maria Assunta ed a quella di Sant’Antonio di Padova.
L’antica Chiesa di Sant’Agnese, sita in un posto incantevole, è tutt’ora meta di pellegrinaggi e qui è anche ubicato il Palazzo ottagonale, un vero gioiello tra gli antichi caseggiati del Molise costruito nel 1700 dall’allora feudatario di Fossalto conte Antonio Pellegrino.

Merita una visita Palazzo Cirese, un edificio in stile tardo gotico con un maestoso portale d’ingresso sormontato da un bel mascherone nella chiave di volta e certamente è degna di nota anche la Torre Ciarlitto, una fortificazione di forma cilindrica posta a difesa dell’antico palazzo baronale e dell’intero quartiere.

La tradizione più sentita del paese è quella legata all’antichissimo rito del Maje Maje che vede la personificazione del mese di maggio mediante un cono costruito con rami e rivestito di erbe e fiori, la c.d. Pagliara. Viene indossata da un uomo in modo da coprire tutto il corpo, presenta una croce sulla punta e percorre il paese accompagnata da un suonatore di scupina (una piccola zampogna) per annunciare l’arrivo della primavera. Dai balconi gli abitanti gettano dell’acqua al grido “rascia, Maje!” (abbondanza, maggio!) e, al termine del giro, viene collocata in piazza davanti alla casa del parroco, la croce viene staccata e consegnata al sindaco mentre il cono è posto nell’orto del prete. A questo punto tutti i presenti mangiano una zuppa di legumi, formaggio, pane e fave fresche.
Un rito propiziatorio che, come spiega l’antropologo Alberto Mario Cirese, è un residuo delle cerimonie rituali di inizio di primavera che un tempo avevano un valore essenziale per la vita dei gruppi; il getto dell'acqua è un gesto che invoca la pioggia o un rinnovamento della natura. Questo tipo di personificazione-mascheramento costituisce un unicum in Italia

Fonte: Comune di Fossalto e Radici Culturali

Fondata nel X secolo (anche se recentemente sono stati rivenuti reperti del periodo arcaico), se ne hanno le prime notiz...
05/06/2026

Fondata nel X secolo (anche se recentemente sono stati rivenuti reperti del periodo arcaico), se ne hanno le prime notizie nel 964 quando il toponimo era Maccla de Godino, evoluto nel Duecento in Maccla Godina quando erano i Cantelmo a dominare su questa parte della regione.

Il feudo passò poi ai Pandone di Venafro, ai Mormile di Castelpagano ed ai Gaetani di Baranello e, a cavallo fra il ‘500 ed il ‘600, si avvicendarono sei feudatari in meno di un secolo finché, nel 1615, i Piscicelli cedettero i diritti al marchese Pasquale Caracciolo che ne vendettero il feudo ai Centomani, ultima casata nobiliare a cui si deve, fra l’altro, il restauro del castello.

Nel campo dell’architettura sacra l’opera più importante è la chiesa di S. Nicola di origine incerta ma senz’altro antecedente al XVII secolo.

Pregevole è il Castello costruito su uno sperone di roccia calcarea. Conserva le basi dei muri perimetrali e due robuste torri realizzate con blocchi di pietra squadrata a vista ma le numerose trasformazioni subite impediscono di proporre ipotesi precise sulle origini. Certamente, stando ad alcuni documenti, era già esistente nel periodo angioino.

Piatto identitario del paese è sicuramente la polenta che è possibile degustare nelle due varianti rossa, con salsiccia e peperoni, e bianca con baccalà e cipolle. Quest’ultima ha ottenuto un prestigioso riconoscimento dall’Accademia Italiana della Cucina con il deposito della ricetta presso la Camera di Commercio di Isernia.
E poi il tartufo: presente sia lo scorzone nero che, in minori quantità, il bianco. Questo pregiato prodotto del sottobosco è divenuto protagonista dei piatti della tradizione ma anche ingrediente per altri specialità locali quali salumi e formaggi.

Fonte: Comune di Macchiagodena Ph: The Council of Europe

2 giungo 2026Orgogliosi della nostra storia, uniti nel nostro futuro 🇮🇹
02/06/2026

2 giungo 2026
Orgogliosi della nostra storia, uniti nel nostro futuro 🇮🇹

Il paese nacque come castro dei longobardi nel X secolo ed a questi anni risale la costruzione del castello medievale di...
01/06/2026

Il paese nacque come castro dei longobardi nel X secolo ed a questi anni risale la costruzione del castello medievale di Pianisi. Nell'XI secolo nella zona venne edificato un monastero dedicato a San Pietro sul cui territorio sottostante si spostò la popolazione di Pianisi nel tardo medioevo a causa di una catastrofe naturale. Da allora il paese venne rinominato Sant'Elia a Pianisi.

Fu feudo di numerose famiglie napoletane e della famiglia di Palma Artois. L'abbazia andò in rovina intorno al XVIII secolo e rimase un convento francescano dove, intorno al 1901, giunse padre Pio da Pietrelcina per compiere gli studi di collegio essendogli stata raccomandata la visita in Molise per l'aria salubre delle montagne.

Punti di interesse da non perdere sono: la Chiesa madre di Sant'Elia Profeta fondata nel XV secolo ed al cui interno sono conservati un quadro fiammingo di Torre Zeppa di Ripabottoni del 1720 e due statue lignee del ‘600 di San Giuseppe e della Vergine Maria; la Chiesa di San Rocco risalente al 1530 ed edificata come ca****la del vecchio palazzo signorile di Sant'Elia; l’ex Abbazia di San Pietro del XII secolo e dipendente da quella di San Vincenzo al Volturno; la Ca****la della Madonna delle Grazie che in origine era un ospedale dei pellegrini realizzato nel 1503 quale ringraziamento durante la pestilenza del XVI secolo; la casa-ca****la di Padre Raffaele per il quale è stata avviata la causa di beatificazione dal 1949; il Castello di Pianisi che sorgeva sull'omonima altura ubicata a circa 3,7 km a nord-ovest dell'abitato di Sant'Elia a Pianisi e dove l'insegnamento di Archeologia Cristiana e Medievale dell'Università degli Studi del Molise ha eseguito tre campagne di scavi tra il 2013 e il 2015, finanziate dalla locale Amministrazione Comunale. Gli scavi hanno messo in luce ampi tratti dei muri di sostruzione del terrazzamento superiore, la grande torre cilindrica ed i resti della Chiesa di S. Maria in Planisi.

Nella seconda metà del Novecento il paese andò spopolandosi ma è in atto un progetto per incentivare il turismo religioso specie in considerazione della presenza del Convento che ospitò Padre Pio

Fonte: Wikipedia Ph: Ecomuseo del Fortore

Un paese raccolto ed intimo alle falde del Matese, contornato da monti maestosi che culminano nella vetta del Miletto (2...
29/05/2026

Un paese raccolto ed intimo alle falde del Matese, contornato da monti maestosi che culminano nella vetta del Miletto (2.050 m.s.l.m.) ai piedi del quale sorge il complesso di Campitello Matese, un naturale anfiteatro il cui paesaggio è impreziosito dalle creste della Gallinola (1.922 m.s.l.m.).

Il centro antico si sviluppò nel XII secolo con la fondazione della badia di San Nicola (X secolo) e la costruzione di un castello ma, a seguito del terremoto del 1805, il centro abitato subì molti danni, il castello e la chiesa parrocchiale furono distrutti e solo quest'ultima fu ricostruita in forme neoclassiche.
Resta comunque un paese di grande atmosfera dove rifugiarsi lontano dal frastuono della città e godere di quello spirito autentico e discreto che solo paesi come questo possono offrire.

Sono ben conservate alcune chiese di epoca medievale: quella di Santa Maria delle Fratte costruita tra il 1300 ed il 1400 che mostra l’arco ogivale del portale con una caratteristica cornice a tortiglione di schema gotico al di sopra della quale si può apprezzare lo stemma dei cavalieri di Malta ai quali l’edificio appartiene e quella di San Michele Arcangelo eretta una prima volta dal popolo liberato dal flagello della peste del 1656 e poi distrutta e ricostruita due volte, nel 1745 ed ai primi dell’800.

Anche l’agro di San Massimo è assai caratteristico: ci sono dimore rurali tipiche con bellissimi loggiati e torri adibite a colombaie e tutto il territorio è ricco di castagneti e boschi di conifere che si inoltrano fino al pianoro di Campitello. Su queste montagne vivono specie rare di rapaci ed esemplari di lupo appenninico. Il paese, grazie alla sua posizione geografica, offre una vista favolosa su tutta l’area matesina ed il clima e la natura incontaminata che lo circondano consentono notevoli benefici tanto a livello fisico che psichico

Fonte: Comune di San Massimo e Wikipedia Ph: Molisani nel Mondo

L'immagine che vediamo parla di Molise e di noi.Un paesaggio aspro e bellissimo che ci racconta e che mostra il nostro t...
25/05/2026

L'immagine che vediamo parla di Molise e di noi.

Un paesaggio aspro e bellissimo che ci racconta e che mostra il nostro territorio, selvaggio e invitante al tempo stesso.
Il rudere di una casa appare timidamente fra rocce e vegetazione portando con sé l'eco di vite lontane che un tempo sfidarono tenacemente la natura nel vano tentativo di domarla e una strada stretta e tortuosa conduce verso altri luoghi autentici e antichi, inviolati dall'uomo.

Visitare il Molise aiuta a comprendere la sua gente ancor prima di entrarvi in contatto, un popolo forgiato da anni di storia trascorsi su una terra rimasta intatta che sussurra la sua bellezza con intima discrezione

Ph: Francesca Di Pietro

Cercepiccola, un belvedere sul Matese e sulla valle del Tammaro. Una terrazza naturale sulla storia millenaria del Molis...
22/05/2026

Cercepiccola, un belvedere sul Matese e sulla valle del Tammaro. Una terrazza naturale sulla storia millenaria del Molise che ha visto prima nascere e fiorire la civiltà sannita per poi assistere, nel susseguirsi lento ma inesorabile dei secoli, alle presenze romane, longobarde, normanne, angioine e borboniche.
Quel colle che duemila anni fa ospitava le ville patrizie dell’antica città imperiale di Altilia, oggi si presenta al visitatore con la tipica conformazione di un borgo medievale stretto intorno al palazzo ducale del ‘500 e circondato da un bosco centenario ricordo di antichi possedimenti feudali.
Una macchia verde che, solcata da ruscelli e intervallata da suggestive cascate, rende tutto il paesaggio gradevolmente sereno e rilassante.
Questo è Cercepiccola, un paese che si pone come eremo di pace dove ritrovare la dimensione umana e centellinare le tradizioni più vere di una storia antichissima.

Al suo centro di erge la Chiesa di San Salvatore, un luogo di culto di lontane origini che, nel corso dei secoli XVIII e XIX, ha subito due importanti rifacimenti e che conserva una pregevole statua della Madonna della Concezione di Paolantonio di Zinno ed un quadro della trasfigurazione opera di Mattia Preti detto “Calabrese”. Di valore è anche la Chiesa di Santa Maria delle Grazie costruita a seguito di un evento miracoloso, un piccolo tempio adiacente al cimitero al cui interno è presente una raffigurazione della Vergine intenta ad allattare Gesù opera di Paolo Saverio Di Zinno. Grande importanza la riveste il Palazzo Ducale Carafa edificato per volere di Scipione Carafa nel 1571. Presenta ancora oggi quattro torrioni angolari ed un portale in pietra con arco a tutto sesto che conduce sino al cortile. Le finestre del terzo piano sono di dimensioni maggiori rispetto a quelle del primo piano e ciò fa supporre che al terzo piano vi risiedevano i padroni mentre al primo la servitù.

Una curiosità: nel 2010 l’Associazione Patriarchi della Natura ha riconosciuto, in località Madonna delle Grazie, una pianta di pero presente in un podere privato che ha riconosciuto quale albero di questa specie più antico d’Italia. Gli esperti gli hanno assegnato un’età di circa 260 anni!

Fonte: Comune di Cercepiccola Ph: Molise Network

In Molise sono molti i paesi sorti all’ombra di quelle che qui chiamiamo morge e Pietracupa è uno di essi, estremamente ...
18/05/2026

In Molise sono molti i paesi sorti all’ombra di quelle che qui chiamiamo morge e Pietracupa è uno di essi, estremamente caratteristico e ricco di interessanti attrattive.

La roccia che lo identifica nacque milioni di anni fa quando tutto quello che oggi vediamo era sul fondo del mare ed ecco perché è ancora possibile trovare la presenza di fossili che testimoniano quanto il mondo intorno a noi sia cambiato e quanto sia antico il paesaggio che ci circonda.

Il nome “Pietra-cupa” è latino e significa “pietra bucata” e infatti in epoca romana c’erano già molte grotte nella roccia. Nel medioevo sulla cima furono costruiti un castello di cui ormai restano solo tracce e, poco lontano dalla Morgia, la chiesa di San Gregorio Magno e, nella campagna, l’abbazia di Sant’Alessandro. Nel 1456 un violento terremoto distrusse chiesa e abbazia e la liturgia fu spostata in una grotta della Morgia detta poi “chiesa vecchia” finché, nel 1560, non fu ricostruita la chiesa di San Gregorio.

Pietracupa è noto per la sua “aria buona”, tanto è vero che la baronessa Lucrezia d’Eboli, nel 1676, dichiarava che i suoi vassalli vivevano fino a 80/90 anni, un vero record per l’epoca! Oggi la longevità del posto è oggetto di studi che confermano ampiamente la salubrità dell’aria ed i vantaggi della vita all’ombra della grande roccia.

Molto interessante e di grande suggestione è la Chiesa Rupestre, una grotta antichissima che venne usata prima come posto di guardia del castello e poi come tribunale del barone. Nel tempo divenne abitazione, stalla, magazzino e discarica fin quando, nel 1977 su proposta dell’allora parroco Orlando Di Tella, il lavoro volontario degli abitanti la recuperò come cuore del paese. San Gregorio Magno venne costruita la prima volta nel 1360 e, testimonianza del primo edificio, sono alcuni resti quali capitelli, acquasantiere ed una statua lignea di San Sebastiano conservata nella Chiesa di Sant’Antonio. Altro luogo di culto è la Chiesa di Sant’Antonio Abate scavata nella Morgia a metà del 1600. Molto interessante è poi il Museo della Rupe, ricavato in alcune grotte ristrutturate, che accoglie, grazie all’accurata ricostruzione dello scultore Fernando Izzi, antichi strumenti di tortura di varia provenienza e varie epoche. Altro museo non meno importante è quello dei Pietracupesi nel Mondo allestito nella casa di Benedetto Di Iorio titolare di agenzie di viaggi negli USA. Le vecchie foto permettono di vedere come era un tempo il paese, popolato da tante persone e animato da momenti di partecipazione collettiva

Fonte: Comune di Pietracupa Ph: Nunzio Fanelli

Capracotta, incantevole paese dell’Alto Molise fiore all’occhiello della regione per gli sport invernali e tante ulterio...
15/05/2026

Capracotta, incantevole paese dell’Alto Molise fiore all’occhiello della regione per gli sport invernali e tante ulteriori attività che possono svolgersi in altri momenti dell’anno, deve probabilmente il suo nome alla leggenda secondo cui un gruppo di zingari decise di bruciare una capra per ottemperare ad un rito in uso presso il loro popolo. L’animale però riuscì a fuggire e, poco dopo, morì stremato sui monti dove gli zingari decisero di costruire il paese. La storia invece ci dice che probabilmente la denominazione derivi da “castra cocta” ossia un accampamento militare protetto da un “agger coctus”, un muro di cinta fatto di mattoni.

Le più antiche tracce della presenza umana nel territorio di Capracotta risalgono al periodo Musteriano ma il primo insediamento stabile è datato IX secolo a.C. Alcune campagne di scavo hanno portato alla luce un sito costituito da capanne circolari ed edifici in marmo, risalenti al I sec. d.C., nei pressi di Fonte del Romito.
Fu dominata per secoli, prima dai Longobardi poi dagli Aragonesi e in seguito dai Savoia, nel 1860 Capracotta viene annessa all’Italia unita. Con l’aumento delle tasse esplose il brigantaggio e l’agro capracottese venne funestato dalle terribili bande di Cuzzitto, Ferrara e Tamburrini.
Durante la II guerra mondiale il paese, esclusi pochi edifici pubblici e privati, venne raso al suolo con la dinamite e la popolazione fu costretta a sfollare verso altre regioni meridionali italiane controllate dagli Anglo-americani. Nel 1945 gli esuli tornarono in paese e lo ricostruirono.

Da visitare: la Chiesa Parrocchiale di Santa Maria in Cielo Assunta che si trova nella parte più alta del paese ed è frutto di un rifacimento del 1725. A testimoniare che sia molto più antica vi è un bassorilievo del campanile che reca il simbolo dell’Albero della Vita di epoca rinascimentale; il Giardino della Flora Appenninica costituito nel 1963 e posto a 1.525 m.s.l.m. che si fregia del simbolo dell’Acero di Lobelius, albero diffuso nei nostri boschi ed esclusivo dell’Appennino centro-meridionale. Si estende per oltre 10 ettari ed è un orto botanico naturale di raro valore; il Palazzo Baronale, poco fuori dal centro abitato, fatto costruire nel XVI dai signori d’Ebulo; il Museo della Civiltà Contadina e dei Vecchi Mestieri, di recente creazione, dove è possibile ammirare oggetti e strumenti del passato di Capracotta donati dai cittadini per tutelare la memoria storica del luogo

Fonte: Comune di Capracotta Ph Stefano Ardito

Indirizzo

Campobasso

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