06/02/2019
All'alba della Nazione russa, Nestore l'Annalista, per esaltare la grandezza del principe cristianizzatore Jaroslav, scrive una pagina esaltante sulla coeva cultura scritta, seguita alla tradizione orale precristiana.
E parla del libro.
" grande utilità lo studio dei libri arreca; dai libri la via del pentimento e dell'ammaestramento traiamo; la saggezza scopriamo e la temperanza per mezzo delle parole dei libri; essi sono i fiumi che irrigano l'universo; sono sorgenti di sapienza; di incommensurabile profondità sono invero i libri; da essi nella sconsolatezza siamo confortati; essi sono la briglia della continenza. "
E varcando il confine terreno ascende al livello delle Scritture sacre, passo irrinunciabile per quei tempi che vedevano la conversioine cristiana generare la parola scritta:
" Se ricerchi nei Libri la saggezza con diligenza, grande utilità ricaverai per la tua anima .Chiunque legga i Libri con assiduità, egli conversa con Dio oppure con gli uomini santi. "
Nestore cancella il confine tra i due livelli, a differenza della concezione dell'occidente. Le radici non si alimentano nella cultura ellenica, ma semplicemente nel dna pagano, il cui panteismo è inconciliabile con qualsiasi tentativo di trascendenza fuori dell'uomo, in un non luogo e non tempo con i quali si dovrebbe barattare l'unico presente che abbiamo a disposizione.
Questo apre il discorso sulla natura della cultura occidentale, divisiva, sulle religioni cattolica e protestante, sulla stessa arte iconica religiosa e laica.
E sull'analfabetismo totale che, ancora ai nostri giorni, considera la realtà slava portatrice del Male, a dispetto dei fatti reali di un Occidente violento e genocida nei confronti di chi nutre altri pensieri e altri valori.
(Nestore, Cronaca degli anni passati, XI-XII secolo.
Pavel A. Florenskij, Le porte regali)