02/08/2026
MONNA, LE SUE CHIESE E I SUOI CASTELLI
di Enzo Baccanelli
"Monna" (nella foto l'abside della chiesa di San Cristoforo) è un nome di origine incerta con il quale si indica tutta la zona della Piccola Valle a sud del capoluogo.
Questa zona è indicata negli antichi documenti, antecedenti o di poco posteriori al 1000, come una corte (in latino curtis). La corte era un tipo particolare di azienda agricola molto vasta, che si caratterizzava per essere divisa in due parti: la parte “massaricia”, affidata alle famiglie dei massari (contadini) e la parte dominica (del dominus, cioè del signore). Quest'ultima era coltivata direttamente dal proprietario o, meglio, dai suoi servi (o schiavi) che vivevano con lui nel centro dell'azienda. Il nome Selvadonica, cioè “selva dominica” (foresta del signore) indica che tale località rientrava nella parte dominica. Sparsi tra gli appezzamenti di questa parte della corte (o, spesso, concentrati nelle zone meno produttive) c'erano i poderi che costituivano l'altra, quella massaricia. Detti poderi erano chiamati, in latino, “mansi” (da cui il nome della località dei Manzi) e venivano concessi in coltivazione a una famiglia contadina. Oltreché cedere una quota del raccolto, i contadini dovevano lavorare, anche per due o tre giorni alla settimana, nella parte gestita direttamente dal signore.
La chiesa di San Cristoforo in Monna si trova nominata per la prima volta in un documento del 1349 ma, giudicando dall'architettura con cui si presenta, risulta molto più antica, risalendo almeno al 1100-1200. In recenti lavori di restauro è stato poi trovato nell'area dell'altare un elemento artistico (bassorilievo) che porterebbe a retrodatare la fondazione della chiesa al 700 circa.
Come molti altri edifici antichi le notizie storiche riguardo a questa chiesa scarseggiano.
Si sa che, intorno al 1583, alla sua parrocchia erano state unite altre due chiese, e cioè quelle di San Biagio a Giglione e Santa Lucia di Priello. In quel periodo (1539) l'intera parrocchia contava circa 130 persone.
Nel resoconto di una visita effettuata nel 1618 dal vescovo di Sansepolcro nel territorio di Caprese, si descrive, sull'altare maggiore della chiesa, un dipinto su tavola raffigurante la Madonna con i santi Cristoforo e Agostino.
Dal catasto del 1826 risulta che, sul terreno a nord della chiesa, era un cimitero mentre, al di là della strada che conduce a Selvadonica, esisteva una piccola ca****la.
L'edificio è stato più volte restaurato, tra il 1882 e il 1894, nel 1936 e, recentemente, negli anni Novanta.
Nella zona di Monna, però, nel corso del Medioevo e anche successivamente, sono nominate, oltre a San Polo, alla Madonna della Selva (dal 1600) e a San Biagio di Giglione, altre chiese delle quali non rimane più nessuna traccia: San Lorenzo di Papiano, Santa Maria di Castro, San Giorgio di Collalto, Santa Lucia di Priello e Santa Maria di Pozzuolo.
Papiano, Castro e Priello sono nominati, poco dopo l'anno 1000, come castelli o con il loro equivalente latino di castra (al singolare castrum, da cui lo stesso nome di Castro). In tale periodo, però, per castello non si intendeva, come oggi, la dimora fortificata di un signore, ma un piccolo villaggio circondato da mura e torri. Come tutti i villaggi i castelli avevano la propria chiesa. Nel corso del 1300 molti castelli, a seguito dei cambiamenti politici ed economici (e anche della grande peste del 1348) furono abbandonati o si trasformarono in abitati più aperti, con le antiche fortificazioni lasciate in rovina (o riutilizzate per realizzare altri edifici).
Il castello di Papiano, con la sua chiesa dedicata ai santi Jacopo e Cristofano, viene nominato per la prima volta nel 916. Poiché la chiesa venne rovinata nel 982 in una delle tante guerre dell'epoca nel 1004 gli abitanti del castello ne costruirono una nuova, intitolata a San Lorenzo. Questa chiesa sopravvisse al Medioevo e si trova nominata in documenti dei primi del 1200, nel 1349 e nel 1590. Nel 1634 avvenne, nel suo territorio parrocchiale, un evento che, a lungo andare, avrebbe determinato la fine della chiesa stessa: l'apparizione della Madonna della Selva. Nel luogo dell'apparizione venne appunto realizzata l'attuale chiesa di Santa Maria della Selva. Quest'ultima acquisì sempre più importanza, a discapito di quella di Papiano. Nel 1725 le due antiche campane della chiesa di San Lorenzo furono rifuse e montate sul campanile della Selva; al loro posto venne portata la piccola campana dell'altra chiesa. Il 3 agosto del 1785 fu definitivamente decretata la soppressione e la demolizione della chiesa di San Lorenzo di Papiano: le sue pietre furono riutilizzate per ampliare la canonica della Selva.
Anche Castro, e lo si ricava dal nome stesso (latino castrum=castello), come Papiano, era un piccolo castello, cioè un villaggio circondato da mura. La sua chiesa di Santa Maria viene nominata per la prima volta nel 1198. Da una descrizione del 1583 si sa che sulla parete dell'altare c'era un affresco raffigurante la nascita della Madonna. A quel tempo apparteneva alla parrocchia di San Cristoforo. Nel 1803 la chiesa venne abbandonata e lasciata andare in rovina.
A Priello (anticamente Perillo), altro piccolo villaggio fortificato di Monna, c'era la chiesa di Santa Lucia. Nei documenti medievali (a partire dal 1153) risulta dedicata a San Pietro. E' in un documento del 1583 che, già in rovina, risulta dedicata a Santa Lucia. In quell'anno era già cadente e continuò a rimanere in rovina fino al 1730, quando il popolo di San Cristoforo la restaurò. Solamente venti anni dopo, però, la chiesa era di nuovo cadente e da allora fu definitivamente abbandonata.
Della chiesa di San Giorgio a Collalto non si sa praticamente niente. Viene nominata per la prima e unica volta in un documento del 1583 nel quale si dice che, a quell'epoca, l'edificio non aveva più neppure la forma di chiesa.
La chiesa di Santa Maria di Pozzuolo si trovava di là del Singerna, alle pendici del Fungaia, presso la località di Borghino in un luogo che, a ricordo della chiesa abbandonata, ancora a metà del 900 era ricordato come La Chiesaccia. Lo stesso nome della località, Borghino, indica che, in una qualche epoca, doveva esserci un piccolo centro abitato. La chiesa, nominata sin dal 1349, è ricordata negli stessi Statuti comunali di Caprese del 1386. Il Comune provvedeva, per Ferragosto, giorno dell'Assunzione della Madonna, alle spese per la celebrazione della festa. E' agli inizi del '600 che la chiesa venne abbandonata, andando quindi in rovina.