30/05/2026
L’orologio di fiori
Alla Villa Bellini di Catania, tra aiuole ordinate e viali stretti dal passato, esiste un orologio che non fa rumore ma continua ostinatamente a lavorare. Non è un orologio qualsiasi: il suo quadrante, largo quattro metri e mezzo, è composto da centinaia di piantine disposte in forme geometriche che cambiano con le stagioni, quasi fossero abiti diversi cuciti sul tempo.
Le lancette si muovono davvero. Dietro i fiori lavora un meccanismo svizzero preciso come certi vecchi cronometri ferroviari. Secondo in Europa per dimensioni soltanto a quello di Ginevra, l’orologio della Villa è una di quelle opere nate forse come decorazione, ma finite col diventare parte della memoria della città.
Durante l’inverno domina l’Alternanthera, rossa ed elegante. Con l’estate arriva invece la cottonica dai riflessi argentati. Ogni giorno i giardinieri sistemano circa seicento piantine con la pazienza di chi ricama una tovaglia buona della domenica. Il quadrante segna non soltanto l’ora, ma anche la data, trasformandosi in una specie di calendario vegetale che muta lentamente insieme alle stagioni.
La storia cominciò nell’autunno del 1961. Davanti alla Villa aveva bottega l’orologiaio Saguto quando si presentò il sindaco Salvatore Papale, figura potente della Democrazia Cristiana siciliana. Dopo i saluti mostrò una cartolina dell’orologio floreale di Ginevra.
«Cavaliere, ne voglio uno identico qua.»
Dietro quell’eleganza c’era il carattere deciso di un’epoca che stava cambiando violentemente il volto di Catania. Lo sventramento di San Berillo era già iniziato, il cemento avanzava e l’orologio floreale sembrava quasi un tentativo di aggiungere bellezza mentre altrove sparivano interi pezzi di città.
Saguto, che di orologi se ne intendeva eccome, chiese aiuto al fratello Mimì, ex orologiaio del Quirinale. Fu lui a indicare la Favag di Neuchâtel, in Svizzera. In poco tempo arrivarono i meccanismi insieme ai manuali scritti in francese. Il figlio di Saguto si occupò dell’elettronica, mentre il direttore della Villa, il dottor Malerba, coordinò i giardinieri. Perfino il busto di Bellini dovette essere abbassato per evitare che sparisse dietro il quadrante.
L’inaugurazione avvenne la sera del 2 febbraio 1962, durante i giorni della festa di Sant’Agata. Le luci però erano insufficienti e l’orologio si vedeva appena. Discorsi confusi, fotografie quasi impossibili da scattare e poca luce trasformarono quella serata in una piccola “scunchiurutata”.
L’orologio però cominciò a funzionare davvero. Le lancette si mossero e non si fermarono più.
Oggi, dopo oltre sessant’anni, mentre tanti progetti urbanistici sono scomparsi nella confusione e nella dimenticanza, l’orologio floreale della Villa Bellini continua a segnare il tempo con discrezione e precisione.
Non cerca applausi. Non ha bisogno di pubblicità.
Segna l’ora e ricorda alla città che alcune cose, quando sono fatte bene, riescono a sopravvivere persino al tempo.
Fonti: SiciliaServizi; Wikipedia; Frank Cannizzo, “Breve storia per i 60 anni di un grande orologio” di Giovanni Saguto; Enciclopedia di Catania, Tringale Editore.