03/12/2022
UNA VITA IN CANOA
Quando qualcuno mi chiede cosa io provi mentre scendo in canoa un torrente, allargo le braccia e rispondo: "mi sento partecipe dei segreti dell'acqua, in intimo contatto con essa, e questo mi rende immensamente vivo e ricco"
E' come se l'acqua contenuta in ogni singola cellula del mio corpo entrasse in risonanza con l'acqua del fiume, in ogni sua espressione, da pacata a furiosa, da placida a ribollente, da quieta a tormentata.
Per me il kayak non è un semplice sport, ma uno stile di vita: non è solo importante il gesto atletico o il superamento di una rapida, di una cascata difficile o la esibizione della propria abilità, ma profondo amore verso il fiume e ciò che descrive.
Ricordo che le grandi civiltà sono nate accanto e intorno a corsi d'acqua: basti ricordare Roma, con il biondo Tevere, e prima ancora l'Egitto, con il Nilo, oppure la Mesopotamia, fra Tigri ed Eufrate con Assiri e Babilonesi, o anche la civiltà Incas con l'Urubamba, i Toltechi, Aztechi e Maya con lo Yatate e l'Agua Azul, per non voler sottolineare il Rio delle Amazzoni e mille altri ancora.
Per me scendere un fiume è anche cultura: ogni solco vallivo regala non solo emozioni ma anche informazioni sul nostro passato.
Per questo sono distante da molti canoisti di ultima generazione che pensano esclusivamente all'esibizione e al plauso generale, al punto che nemmeno riportano il nome del fiume disceso, quasi fosse inutile, accessorio e corollario della loro impresa.
Filmati di pochi secondi che appaiono, ripetitivi ed uguali, a suggello non di un amore verso il fiume, ma di un amore verso il proprio gesto.
Ecco perché poi moltissimi smettono di andare in canoa dopo alcuni anni e scompaiono come meteore.
Perché per loro il kayak è solo uno sport, come tanti...
Non per me.