31/08/2026
Non so esattamente quando il Tour des Six ha iniziato a cambiarmi.
Forse il primo giorno, quando ho lasciato Champoluc e ho capito che per sette giorni non sarei più tornata “indietro”, ma solo avanti.
Oppure dopo la prima salita, quando la Val d’Ayas ha iniziato ad aprirsi sotto di me e il silenzio ha preso il posto delle parole.
Poi sono arrivate le altre valli.
La Valtournenche, con il Cervino che non si lascia mai dimenticare.
La Valle di Gressoney, più selvaggia, più verticale, più vera.
Ogni giorno lo stesso rituale: camminare, salire, stancarsi, meravigliarsi.
E ogni sera un rifugio diverso, con tavolate lunghe, cene semplici e vini che sanno di montagna.
Non è un trekking “lineare”.
È un susseguirsi di cambi di ritmo, di panorami, di versioni di te stesso.
Ci sono momenti in cui pensi solo ai passi.
E altri in cui ti fermi e basta, perché davanti hai il Monte Rosa o il Cervino e capisci che non serve altro.
Alla fine non è stato un giro tra sei rifugi.
È stato un modo per attraversare tre valli senza mai sentirti davvero ferma.
E quando sono tornata a Champoluc, non era più lo stesso punto di partenza.
Ero io ad essere diversa. ⛰️