
17/07/2025
🇮🇹 (🇬🇧in the first comment). Quando penso alla casa di mia nonna Rina, dove passavo le estati da bambina, mi esplodono in mente I suoi profumi. Netti, esatti, granitici.
Il primo profumo era quello delle mele, nella cassetta accanto alla porta della cantina. Piccole, raggrinzite, con la buccia sottile e segnata.m
Il secondo era il profumo del lino della sua camera da letto, fresca come una chiesa. Le lenzuola di tele spessa, stese al sole poi ripiegate con cura negli armadi. Era il profumo della quiete, del pomeriggio, del riposo.
Il terzo era quello della cantina. Umida, buia, la attraversavamo per andare nell’orto. Quel misto di terra, pietra e ombra. Mi faceva un po’ paura, ma era il passaggio obbligato verso la libertà.
E poi, il profumo del cassetto delle caramelle. Quelle all’eucalipto e menta con una notq dolce. E le immancabili Rossana: non mi piacevano, ma ridevo sempre per quel nome da ragazza.
Si compravano al mercato, il nostro rito del martedì. Dopo aver comprato formaggi (compreso quello con i vermi!) e la solita groviera, si entrava in chiesa per un accendere una candela e recitare un Angelo di Dio.
Mia nonna usava poche parole. E quelle poche erano in piemontese. Mi chiamava “Farinela” quando la facevo ridere, “Arneis” se non mi comportavo bene e “Giugarela” - soddisfattissima- quando la battevo alle partite interminabili a scopa giocate sul “tapis” del tavolo della cucina.
Nonna Summer Camp, ogni maledetta estate, dove la noia era un ingrediente come un altro e nessuno se ne preoccupava.