01/04/2022
IL LUPO IN PUGLIA
Domenica 27 Marzo – Oasi WWF Monte Sant’Elia
Lupi ma anche cani da pecora abruzzese e allevatori, in un santuario della biodiversità da tutelare e proteggere con il buon equilibrio di tutti. Una impresa difficile, ma anche affascinante, al centro domenica 27 marzo di un convegno organizzato nella cornice naturalistica dell'oasi WWF Monte Sant' Elia, ricadente sul territorio del Parco Naturale Regionale Terra delle Gravine.
Un tema che ha visto confrontarsi ambientalisti ed allevatori, ma anche ospiti che, attratti dalla coinvolgente natura dell'oasi, hanno voluto seguire le tracce del convegno che si è sviluppato sul percorso di questo predatore che discendendo dal vicino Appennino Lucano ha scelto la terra delle gravine come habitat e luogo in cui riprodursi.
E' stato il sindaco di Massafra, Fabrizio Quarto, a nome dei comuni consorziati nell'Ambito del Progetto sulla tutela della biodiversita, ne fanno parte anche Statte e Crispiano, a parlare, non senza un moto d'orgoglio, dell'importanza dei finanziamenti regionali ricevuti e che hanno consentito di portare avanti azioni e iniziative importanti.
E' il caso della incrementazione di specie autoctone, come il falco grillaio -nei prossimi giorni verranno posizionati gli ultimi nidi che accoglieranno le nidiate di questi rapaci- ma anche della reimmissione di tartarughe della specie Hermanni. A tal proposito entro maggio trentatrè esemplari, tra cinquantacinque selezionati con il test del DNA, torneranno nel loro habitat del bosco del Sant'Elia. Importante anche il progetto, in fase avanzata di recupero, dei trulli, con un sorprendente restauro conservativo, che consentirà di ospitare un servizio veterinario anche per la tutela dei rettili di terra come le tartarughe. Questo aspetto ha suscitato la sincera commozione di Giovanni Tammaro, presente all' incontro, tra i fondatori della Comunità dell'Arca che sul finire degli anni Settanta e i primi dei Novanta, ha vissuto l'esperienza del possibile ritorno "alla terra" ed ai suoi ritmi naturali, vivendo per oltre un decennio proprio in quegli ambienti, dove sono nati bimbi, oggi affermati professionisti , che mantengono un fortissimo legame con i luoghi dell'Oasi Wwf Monte Sant'Elia.
Belli i filmati e la presentazione della dr.ssa Francesca Trenta, ricercatrice dell'Università marsicana, che ha illustrato l'esperienza condotta nel territorio pugliese e tra i nostri allevamenti con l'introduzione del cane da pecora abruzzese. E' l'istinto di questo cane che lo porta a proteggere il gregge e comunque gli animali affidati. Ha una territorialità "itinerante" ed a seconda di dove si sposta il branco, lo protegge. La sua indole è organizzata ed "indipendente", le sue doti si consolidano crescendo da cucciolo con gli animali da difendere e guidare. I movimenti durante le transumanze o il semplice pascolo, seguono una logica quasi militaresca, il gruppo di cani si "distribuisce" i compiti, senza mai perdere d'occhio le greggi. Sono stati proprio i filmati a rendere più esplicita la presentazione, in particolare quando, con riprese dall'alto, è stato possibile verificare le capacità e l'affidabilità di questo amico degli allevatori che se ben introdotto, a tal riguardo significativa l'affermazione di Francesca Trenta - vanno addestrati i pastori, non i cani - paradossalmente è nelle condizioni di tutelare anche il lupo, che non viene aggredito o morso, ma allontanato con suoni che riprendono un linguaggio ancestrale alla base della tutela della biodiversità. Il vero problema è dato da animali, i cani da pecora, mal gestiti, ecco perchè l'ausilio ed i consigli dei ricercatori dell'Università abruzzese, hanno consentito, nelle aree di pascolo interessate, di registrare zero aggressioni da parte dei lupi o cani inselvatichiti, così come un cane da pecora abruzzese equilibrato non aggredisce l'uomo, ma ne diventa un fidato collaboratore.
Parte da un punto di vista anche comportamentale il dottor Andrea Gallizia nell'affrontare "Cane e lupo attraverso la comprensione di un linguaggio ancestrale" . Perchè evidentemente c'è un linguaggio antico da recuperare e un comportamento scorretto a cui rimediare. Se l'obiettivo di un allevatore resta pur sempre quello di tener lontano il predatore dai propri animali: pecore, vacche, cavalli e asini, allora la comprensione delle dinamiche comportamentali di questo predatore non solo ormai stanziale ma in piena espansione, sono il primo passo verso la convivenza. In questo percorso i ricercatori, gli studiosi insomma, affiancano gli allevatori e lo aiutano ad arrivare a un obiettivo importante: zero perdite.
Allora rifiuti intorno alle messerie, scarti di macellazione sono un aperto invito per un lupo che prenderà l'abitudine di aggirarsi intorno a un abitato da cui normalmente si tiene lontano.
Bisogna stare attendi prosegue il dottor Gallizia a quelle fasi in cui più concreto diventa il pericolo, come durante il parto di giovenche, cavalli, asini e pecore. Quello è il momento della maggiore vulnerabilità. Difendere l'animale tenerlo più vicino possibile allo stesso allevatore, insieme con elettrificazione e recinti idonei, resta l'arma più sicura, perchè quello è sicuramente un picco critico. In più in alcuni casi si aggiunge anche il randagismo con animali metà lupo e metà cane, a complicare ulteriormente le cose per gli allevatori.
Ma il lupo va inserito in un disegno d'insieme e più ampio, dove la posta in gioco resta pur sempre l'equilibrio, lo studio del territorio, l'indagine storica e il tessuto sociale.
Chi studia questi fenomeni affianca gli allevatori offrendo l'utile consulenza. Perchè c'è una notizia: la presenza del lupo è in piena espansione e non è detto che sia una cattiva notizia.
Oltre all'avv. Fabrizio Quarto, a nome delle Amministrazioni, presente anche il dr.Filippo Bellini, in rappresentanza della Provincia di Taranto.