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Massimiliano Rosa, linguista e fine osservatore della Sardegna, ci invia un suo contributo sotto forma di poesia. Come a...
05/04/2016

Massimiliano Rosa, linguista e fine osservatore della Sardegna, ci invia un suo contributo sotto forma di poesia. Come al solito non possiamo che condividere con voi questa sua bella visione della Sardegna. Buona lettura.
lg
ICHNUSA
Un'umbra ses de pedes
In su mare de mesu.
Comente una catzola
iscappiada.
Dae su pe' suo.
Est unu logu 'e incantu.
Cust'ungrone de mundu.
Immesu de su mare antigu.
Isula de turres ciclopicas
de predas.
E de losas
de omines gigantes.
Isula de campusantos
de brussas malas e bonas
Sas Janas.
Est un Isula firma.
Cussa.
Apposentada.
Tostoina.
Tosta comente
I' figios suos.
Figios de Sardo.
Arentzia antiga de Hospitone.
Sas muntagnas suas sunt betzas.
Sunti inie, acuìladas cun delicadesa.
Vunti savias
comente su tempus.
Longu.
Comente su figiu suo. Fieru.
Sas codulas sunt irdes
e a colore de chelu.
Comente sos ogos
de sa gente sua.
Sas costas suas
artas e crapias.
Bruncos fortes.
Comente sos bratzos.
Gherradores.
Chi dda traballan.
A bortas sunt
montigos de arena durtzes.
Comente sa durtzura de s'iscurigadorgiu.
De cussos errisos
de i' feminas suas.
Seddas e montes tenes.
Aintro e su sinu.
Sunti pranos
de granitu, basaltu e calcare.
Savias , muntagnas , fortes , balentes e protettoras.
E ghiadoras de bene.
E sa boghe sua?
Isula.
Cussa...
Est s'alidu sighidore de Eolo.
De su entu tuo de Mistral.
Massimiliano Rosa
Traduzione:
ICHNUSA
Un' impronta
nel mare di mezzo.
Come un sandalo
slacciato.
Dal suo piede.
E' un posto speciale
Quest'angolo di mondo
Al centro del Mediterraneo.
L' isola
delle torri ciclopiche.
E delle tombe
dei suoi giganti.
L 'isola dei cimiteri ipogeici
dei suoi folletti femminili,
le janas.
E' un isola tenace.
Salda.
Testarda.
Come i suoi figli.
Figli di Sardo.
Discendenti di Hospitone.
Le sue montagne sono antiche.
Sono posate con dolcezza
Sono sagge come il loro tempo
Lungo.
Come il loro figlio barbaro.
Le sue cale sono verdi e azzurre
Come gli occhi di molti di loro.
Le sue coste irte e frastagliate
Nerborute.
Come le braccia possenti.
Lavoratrici.
Che la dissodano.
A volte sono morbide dune e arenili.
Come la dolcezza dei suoi tramonti.
E dei sorrisi delle sue donne.
Le cordigliere e gli altipiani
Del suo antro.
Sono piane
di graniti basalto e calcare.
Sagge, forti vigorose e protettrici.
E dispensatrici di benessere
E la sua voce ?
E' l'alito continuo di Eolo.
Nel suo vento di Mistral.
Massimiliano Rosa

Massimiliano Rosa, linguista e fine osservatore della Sardegna, ci invia un suo contributo sotto forma di poesia. Come al solito non possiamo che condividere con voi questa sua bella visione della Sardegna. Buona lettura.
lg

ICHNUSA

Un'umbra ses de pedes
In su mare de mesu.
Comente una catzola
iscappiada.
Dae su pe' suo.
Est unu logu 'e incantu.
Cust'ungrone de mundu.
Immesu de su mare antigu.
Isula de turres ciclopicas
de predas.
E de losas
de omines gigantes.
Isula de campusantos
de brussas malas e bonas
Sas Janas.
Est un Isula firma.
Cussa.
Apposentada.
Tostoina.
Tosta comente
I' figios suos.
Figios de Sardo.
Arentzia antiga de Hospitone.
Sas muntagnas suas sunt betzas.
Sunti inie, acuìladas cun delicadesa.
Vunti savias
comente su tempus.
Longu.
Comente su figiu suo. Fieru.
Sas codulas sunt irdes
e a colore de chelu.
Comente sos ogos
de sa gente sua.
Sas costas suas
artas e crapias.
Bruncos fortes.
Comente sos bratzos.
Gherradores.
Chi dda traballan.
A bortas sunt
montigos de arena durtzes.
Comente sa durtzura de s'iscurigadorgiu.
De cussos errisos
de i' feminas suas.
Seddas e montes tenes.
Aintro e su sinu.
Sunti pranos
de granitu, basaltu e calcare.
Savias , muntagnas , fortes , balentes e protettoras.
E ghiadoras de bene.
E sa boghe sua?
Isula.
Cussa...
Est s'alidu sighidore de Eolo.
De su entu tuo de Mistral.

Massimiliano Rosa

Traduzione:

ICHNUSA

Un' impronta
nel mare di mezzo.
Come un sandalo
slacciato.
Dal suo piede.
E' un posto speciale
Quest'angolo di mondo
Al centro del Mediterraneo.
L' isola
delle torri ciclopiche.
E delle tombe
dei suoi giganti.
L 'isola dei cimiteri ipogeici
dei suoi folletti femminili,
le janas.
E' un isola tenace.
Salda.
Testarda.
Come i suoi figli.
Figli di Sardo.
Discendenti di Hospitone.
Le sue montagne sono antiche.
Sono posate con dolcezza
Sono sagge come il loro tempo
Lungo.
Come il loro figlio barbaro.
Le sue cale sono verdi e azzurre
Come gli occhi di molti di loro.
Le sue coste irte e frastagliate
Nerborute.
Come le braccia possenti.
Lavoratrici.
Che la dissodano.
A volte sono morbide dune e arenili.
Come la dolcezza dei suoi tramonti.
E dei sorrisi delle sue donne.
Le cordigliere e gli altipiani
Del suo antro.
Sono piane
di graniti basalto e calcare.
Sagge, forti vigorose e protettrici.
E dispensatrici di benessere
E la sua voce ?
E' l'alito continuo di Eolo.
Nel suo vento di Mistral.

Massimiliano Rosa

19/02/2016

Sono antica come antica è la casa.
Ca so fata 'e pedras.
(Massimiliano Rosa)

Domus de Janas
Ite so'
Ite so' ?
S'intradòrgiu de Minosse ?
Ma non b'est
Su Minotauro.
Benzo dae un àteru mundu?
Nono.
Ca giugo raighinas.
Parzo unu bestire de isteddos!
Ma non tenzo lughes.
So' antiga che domo.
Ca so' fata 'e pedras.

Domus de Janas
Cosa sono
Cosa sono?
Il varco di Minosse?
Ma non c'è
il Minotauro.
Vengo da un altro mondo?
No!
Perchè ho radici.
Sembro un vestito di stelle!
Ma non sono illuminata.
Sono antica come antica è la casa.
Perchè di pietre sono fatta.

Ringraziamo Massimiliano Rosa per questa sua poesia che con piacere abbiamo condiviso con voi.
L.G.

05/02/2016

Il Dott. Massimiliano Rosa oggi ci invia un interessante poesia dedicata al Nuraghe. Noi, ovviamente, siamo lieti di presentarverla. Buona lettura!
L.G.

Il Nuraghe

Sono solitario a bordo
di un nastro di asfalto.
Come me ce ne
sono migliaia
nell'isola di Ichnussa.

Per farmi un po'
un'aria vezzeggiativa
mi sono messo un cappello: .
unu bonette de lana arbure
e de ilighignu!

Naro
gasi
seo
semper birde
e
calecunu mi biet!

Ho un amico
perastro,
li vicino,
selvatico.

Prus areste de me!

E un arbore
de eliche.
Tortu
che a sa die MALA!

Colgo vento
da tutte le parti,
dei miei quattro fianchi.
Ma resisto alle intemperie.

Perché ?
Sono posato con maestria.

E il mio
antro e' caldo.
Ed accogliente.
E' solo pieno di terra...battuta.

Ludru.
E fieno e paglia.

Qualche
pecora
dorme
la notte
nel mio giagiglio,
colle sue compagne.

Raccontano.....
il loro vagabondare.
Io per loro
sono una sentinella.

Una meridiana nel campo.

Per gli uomini no.

Loro
al bordo della lingua
di asfalto hanno messo
buffi cartelli di metallo.

Con dei colori azzurri.

Non capisco
cosa segnino.
Ne a cosa servano!

Spero a qualcosa
di utile per loro...

Intanto io sto qui
Ai piedi dell' altopiano
Delle pietre nere.

Vaglio il vento
Tra le mie fessure.
Conto le stelle e gli astri.

Vedo le lune sorgere
E i soli calare.

Ho solo quattromila anni.
Sono pochi rispetto alla mia terra.

Ecco perché!
Ho il cappello di lana 'e arbure...
Sono ancora un giovinetto !

Massimiliano Rosa

Foto: Sergio Melis, Nuraghe Cugutzu - Ghilarza.

19/01/2016

Nurnet oggi approfondirà un tema linguistico: l'origine della parola "JANA".
Il nostro amico di Tonara, il Dott. Massimiliano Rosa, studioso di storia, tradizioni popolari e Lingua sarda ci regala una sua interessantissima dissertazione sul'argomento.

Jana
Jana è un nome proprio di persona femminile di diverse lingue
Varianti
Ceco
Alterati: Janička
Olandese: Janna
Alterati: Janneke, Jantine,
Jantje
Tedesco: Janina
Origine e diffusione
È un nome dalla duplice origine: in primo luogo, si tratta della forma femminile ceca, slovacca, slovena, olandese e tedesca di Jan, cioè Giovanni,mentre in secondo luogo si tratta di una variante croata del nome Anna.
Deriverebbe da Diana dea della caccia, normalizzata dalla tradizione cristiana.
Jana in sardo e' il nome della fata o della strega dei boschi.
Abitante delle Domus
Ipogei sotterranei sardi che fungevano da tombe, come vaste necropoli.
Le janas: il nome
Quando si parla delle fantastiche fate sarde, il termine che più spesso ritorna per indicarle è quello di jana. Pur essendo il nome più noto per definirle, sarebbe un errore pensare che si tratti dell’unico, dato che esse sono conosciute con una numerosa varietà di termini, caratteristica questa propria di molti altri personaggi fantastici isolani che rispecchia i particolarismi locali e la fervida immaginazione di chi visse e vive la terra sarda.
Fra le varianti più condivise quella che vede jana mutarsi in bajana o ajana, in provincia di Sassari nel Logudoro e presso Lodine o Lodè, mentre a Mores, Bonorva, Rebeccu, Ozieri, Pattada, Buddusò, queste sono note come fadas. Diverso discorso è da farsi per il nuorese, dove le fate isolane sono ricordate come birghines o virghines, le vergini
E’ comunemente accettato che jana, bajana, ajana, siano varianti di un medesimo nome, e si suppone che fadas, virghines e janas rappresentino tre tipologie fantastiche differenti.
Le differenze sostanziali intercorrono specialmente
fra le fadas e janas. Non solo la terminologia che indica le une e le altre è in sostanziale contrasto, ma anche i tratti che le caratterizzano e le abitazioni che la tradizione ha assegnato loro le indicano come figure con pochi punti d’accordo.
Le fadas vengono spesso descritte come donne di statura normale che non necessariamente abitano le domus de janas, che nel Logudoro sono conosciute con il nome di furrighesos o coronas o coroneddas .
O come forreddos nella Barbagia Mandrolisai.
Nel Goceano le domus si chiamano furrighesos.
Le fadas vivono spesso mescolate alla gente comune e con queste si confondono per una sostanziale somiglianza.
Come gli elfi. Esseri maschili sovrannaturali. Con sembianze umane.
Le janas vengono invece descritte come creature dalle dimensioni insolitamente ridotte e intese comunemente come abitatrici delle domus de janas, sepolture prenuragiche alle quali diedero tradizionalmente il nome.
E’ interessante notare inoltre come fra le bajane, bazane e virghines esista un certo legame, dato che in lingua logudorese le ragazze nubili venivano appunto indicate con il nome di bajana o bazana.
In quanto non sposate queste giovani donne dovevano ricoprire lo status di vergini, virghines o birghines appunto.
Davvero affascinanti e suggestive anche le conclusioni cui giunse Wagner in merito all’etimologia della parola jana.
Il termine sarebbe semplice degradazione del nome Diana, antica divinità romana, che secondo gli studi condotti in merito, avrebbe in Sardegna e in tutto il Mediterraneo usurpato l’antico ruolo della Dea Madre.
Con l’avvento del cristianesimo questa figura mitica fu pesantemente demonizzata, trasformata con un lavoro lungo secoli, in una creatura femminile spaventevole e demoniaca, quale spesso è intesa appunto la jana.
Il passaggio da Diana a jana è facilmente riscontrabile nel territorio della Rumania,
dove Diana si sarebbe mutata in zina,
mentre nelle Asturie sarebbe diventata x**a
e ja in Portogallo.
Nell’antico provenzale invece il termine jana sopravvisse, e con questo si era soliti indicare una creatura assimilabile all’incubo. Nell’antico toscano jana era una strega, traduzione valida anche per il termine janara napoletano e per il francese antico gene.
Creata la connessione tra Diana e jana, sarà impossibile non mettere in luce alcune somiglianze di notevole importanza: la divinità greca prima, romana poi era infatti non solo icona di verginità , ma addirittura protettrice delle stesse e vergini appunto dovevano essere le sacerdotesse che a lei si votavano, birghines o virghines per dirla in lingua isolana.
Con il termine jana in alcuni paesi del Logudoro ci si riferisce anche alla mantis religiosa, e nell’Oristanese si intende non solo la fata, ma anche un piccolo insetto bianco non meglio specificato.
Jana ‘e mele nel dialetto nuorese è la donnola, bestiola particolarmente dannosa, piccola e dal corpo agile, esattamente come si potrebbero immaginare le abitatrici delle domus e in Ogliastra mala jana, margiana è termine pericolosamente vicino a margiani, la volpe, ancora una volta piccola, agile e imprendibile.
Nomi propri con i quali ci si riferisce tradizionalmente alle piccole fate isolane sono quelli di chiriga, cirriaca.
A tutt’oggi jana è il destino, la sorte, in località di Tempio, e non di rado con il termine ajana si intende la bruja, malefica strega che complica la vita degli uomini.
Massimiliano Rosa

L.G.

07/01/2016
20/11/2015

CALENDARIO ADS 2016. Abbiamo sempre creduto nella rete, nella collaborazione, nell'amicizia e nel gioire della riuscita delle belle iniziative. Per questo motivo siamo felici di dirvi che a breve uscirà il calendario 2016 di Archeologia della Sardegna. Come noterete in copertina ci sono i 4 bronzetti che più di tante parole sono il simbolo dell'agire comune a tutela della nostra meravigliosa storia. Anche quest'anno i fondi ricavati dalla vendita saranno destinati all'archeologia, così come l'anno scorso son stati generosamente dati per la partecipazione all'asta. Il cambiamento non vuole fermarsi e noi vogliamo dargli una mano a continuare il suo corso. NM

[Chi fosse interessato può contattare il gruppo facebook Archeologia della Sardegna oppure direttamente la Sig.ra Valeria Putzu]

Riprese aeree e lunghe camminate con l’attrezzatura in spalla, per cogliere alcuni colpi d’occhio inediti sul paesaggio ...
04/11/2015

Riprese aeree e lunghe camminate con l’attrezzatura in spalla, per cogliere alcuni colpi d’occhio inediti sul paesaggio ambientale dell’isola: archeologia, storia, architettura, spiagge, persone, natura. Parte del progetto audiovisivo coordinato, realizzato dal Laboratorio animazionedesign di Alghero, il video blu, racconta la Sardegna attraverso il linguaggio cinematografico e fa parte dell’allestimento del Padiglione Sardegna a Expo.

Riprese aeree e lunghe camminate con l’attrezzatura in spalla, per cogliere alcuni colpi d’occhio inediti sul paesaggio ambientale dell’isola: archeologia, s...

22/10/2015

Quando un'Antica Storia diventa musica e immagini
Olmedo: la magica atmosfera di Monte Baranta in un video da non perdere. (n.c.)


Monte Baranta
Abbas e bentos , roccas e fogos
cantu nd'à bidu Monte Baranta
vida e morte , lampos e tronos
de zentes antigas in donzi Tanca.

Dae su monte podes mirare
nuraghes fintzas arrivare a mare
dae Sant'Imbenia a Palmavera
dae Anghelu Ruju a S'alighera.

Dae Bonassai a nuraghe Coinzolu
ses su pius antigu 'e S'ulumedu
affacca propriu a Monte Ortolu
chi 'ettat cara a Santu Pedru.

At ammirare biddas antigas
cun sos amigos bi pigaimis,
mudeju, roccas, sirbone e ozastru
lidone, murtas, prammas e pirastru.

Cun isperàntzias de amore cantende
natura vida e boghes riende,
sa luna umpare aisettaimis
e totta notte bi giogaimis.

Una muraglia b'istat in susu
de pedra piena, manna e imponente
altu in su chelu bolat s'untusu
dominat in cabu a s'occidente.

Arveghes andende,canes baulende
bentu sulende astores bolende
crastos antigos in sa caminera
narant de istoria de àtera Era.

Muda e silente istat sa zente
cando s'agattat in Monte Baranta
in custu logu tottu s'incantat
e sos ammentos torrant a mente.

Monte Baranta sa zente cantat
subra sas chessas e in donzi pianta
subra sa piana e dae unu riu
mi tocca su coro e m'intendo 'iu.

Pianu su sole s'accerat dae oriente
giuttende vida in tottu s'ambiente
motu perpetuu pro s'eternidade
Monte Baranta sa tua ermosidade.

Roberto Isoni.

Trentamila "Mi piace" sulla pagina ...150 mila visualizzazioni a settimana...sono numeri straordinari per una bellissima...
16/10/2015

Trentamila "Mi piace" sulla pagina ...150 mila visualizzazioni a settimana...sono numeri straordinari per una bellissima storia nata in Sardegna appena due anni fa. A kent'annos Nurnet - La Rete Dei Nuraghi!

Trentamila likes spontanei e medie di lettori settimanali che spesso sfiorano i centocinquantamila, sono numeri importanti per una Fondazione come la nostra, che è nata e continua a svilupparsi solo grazie alla passione dei soci ed al sostegno morale di chi ci segue con crescente attenzione.
Viene quasi da sorridere se si pensa che Nurnet, nata da appena due anni, s’interessa precipuamente di un periodo storico talmente remoto e di così lunga durata. Ma è stato proprio il fascino misterioso di quelle epoche storiche, attestato dalla miriade di testimonianze materiali che le hanno contraddistinte, ad indurci a diffonderne la conoscenza, stimolandoci a proseguire, consci di poter contare sulla vostra collaborazione e su un affetto che ci onora e ci inorgoglisce.
Vogliamo da ultimo riproporre questo passo, tratto dagli scritti di Antonio Simon Mossa, padre storico del Sardismo, nella consapevolezza che chiunque di voi si è avvicinato a Nurnet, ne ha sicuramente acquisito, anche se inconsciamente, il messaggio:
“Non credo affatto che noi Sardi abbiamo una qualsiasi idea della storia di questo paese. Non abbiamo mai fatto cose positive per la nostra terra. Abbiamo la testa piena delle ‘glorie romane’ di ‘pace romana’ di ‘giustizia romana’ e di tutto quanto spiegano malamente le cosiddette scuole umanistiche. Di quest’isola non ne sappiamo niente. La nostra storia è stata fatta da altri. La nostra personalità non è minimamente intervenuta. La nostra ignoranza è la causa del disprezzo verso tutto ciò che è nostro”.

15/10/2015

Dopo le statue dei Giganti, continuano le scoperte nella più grande necropoli della Sardegna

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