22/04/2018
Racconti di viaggio: a con Glenda
"Non avrei mai pensato di andare nella Grande Mela. E non perché è una meta irraggiungibile, ma perché la persona con cui viaggio non aveva mai preso l’aereo, non aveva assolutamente intenzione di incominciare a farlo e figuriamoci se il primo volo poteva essere un intercontinentale di 10 ore.
Poi però è arrivato quel preventivo troppo allettante per lasciarselo scappare.
Presa quindi la decisione di andare in una città vista e rivista in migliaia di film, dove ogni angolo ha qualcosa di famoso da mettere in mostra, siamo partiti pieni di elettricità.
Vedere New York in 6 giorni si può. Basta organizzarsi al meglio.
La Grande Mela è piena di luoghi simbolo e con l’aiuto di una buona guida è possibile visitarla a pezzi, in modo da non perdersi nulla di essenziale. Almeno per la prima volta.
Il primo impatto lo abbiamo avuto con la folla della (presa direttamente dall’aeroporto all’hotel), uno spazio dove le cose piccole rischiano di passare inosservate. Ad esempio si sente il jazz, ma bisogna scrutare bene tra i passanti per vedere i musicisti. Ci sono anche artisti che vedi per forza perché “sequestrano” un intero vagone e con delle casse amplificano la musica per esibirsi durante il viaggio con acrobazie impressionanti; ma poi, alla stazione successiva, raccolgono tutto e se ne vanno con i pochi spicci che sono riusciti a racimolare.
Avevamo l’hotel a , quindi siamo scesi in centro e il primo impatto con la città è stato folgorante: l’insegna del “The New York Times” di fronte a noi occupava l’intero grattacielo.
Ci siamo subito resi conto che tutto è troppo grande, luminoso e rumoroso.
Affacciandoci dalla camera dell’hotel ci trovavamo sospesi a mezz’aria, con grattacieli sopra e sotto, in ogni lato, e l’ che cambiava continuamente colore davanti a noi.
Il primo girono lo abbiamo dedicato alla scoperta della zona sud con la maestosa che da sola, sulla sua isola, accoglie tutti e li proietta su uno skyline rassicurante; lo stesso che si gode da dove attraverso il “Museo dell’Immigrazione” si può comprendere cosa possono aver provato tutte quelle persone che lì sono sbarcate.
Rientrati col battello sull’isola di Manhattan ci siamo imbattuti in e nel One World Observatory (al 102° piano) che sono i simboli di una nuova libertà e rinascita.
Un’intera giornata in bicicletta l’abbiamo trascorsa scoprendo , con i suoi 340 ettari di verde, colline e laghi. Abbandonarsi in uno dei suoi prati ci ha risanato la testa stordita dai rumori della quotidianità.
Da non perdere il quartiere di Harlem ricco di coloratissimi murales, di chiese con i cori gospel e parchetti recintati dove qualche ragazzo è sempre presente per due tiri a canestro.
Percorrendo la (una vecchia ferrovia in disuso) si sbuca a Greenwech Village, un villaggio dalle dimensioni tranquille e bucoliche dove la città sembra tanto lontana e poi in China Town e , due mondi che si stanno fondendo.
è sicuramente il ponte simbolo. Poco meno di un chilometro. Il chilometro più bello della mia vita. Un ponte che sparisce al nostro passaggio per lasciare il turista felice e inebetito, intento a fare foto e a riconoscere i famosi grattacieli lontani. Rimangono i pittori che espongono le loro opere sulle ringhiere. Rimani tu di fronte alla gigantesca città della speranza, che ti si fa sempre più vicina.
Times Square (forse il simbolo luminoso nel mondo), è la cosa più surreale che abbia mai visto. La luce è sempre la stessa. Che ci sia il sole alto allo zenit o la luna nuova. È sempre giorno, c’è sempre gente e qualcosa da fare.
E a New York c’è anche sempre qualcosa da magiare.
L’odore nauseante dei bagarini piazzati a ogni angolo non lascerà mai le mie narici.
Gli scoiattoli non possono mancare nell’elenco degli emblemi della città. Sparsi in qualsiasi parco, cercano l’uomo nella speranza di ricevere un bocconcino prelibato e in questo sono rivali dei piccioni, con i quali però rispettano educatamente le file di attesa (foto).
Le emozioni che regala New York sono infinite.
Ma alla fine quando chiudo gli occhi mi trovo a guardare i cartelli verdi delle vie; i semafori gialli ciondoloni dalle aste e quelli fissi ai lati delle strade per i pedoni, dove il rosso è rosso e si sta fermi, ma il verde è bianco e non si sa che fare, così ci si lascia trasportare dalla fiumana di gente che corre con lo zainetto e il caffè in mano. Qualsiasi ora sia."