16/03/2026
GELOSIE PROFESSIONALI (PRESUNTE) TRA ALLIEVO E MAESTRO
Se vogliamo prestar fede alle parole del Vasari, si sono registrati alcuni casi nei quali un maestro sia stato a tal punto invidioso della bravura di un suo allievo tanto da allontanarlo dalla sua bottega.
Racconta il biografo aretino che quando Verrocchio licenziò la pala d'altare con il Battesimo di Cristo, nel constatare che l'angelo dipinto da Leonardo fosse molto meglio eseguito del suo, fu preso da tal sconforto che da allora, vedendo che un fanciullo era stato più abile di lui, non volle più toccare i pennelli per il resto della sua vita..
Qualcosa di simile, sempre secondo il Vasari accadde anche nella bottega di Andrea del Sarto, allorquando Michelangelo lodò il talento dell'allora sedicenne Pontormo, provocando l'invidia di Andrea del Sarto suo maestro che, pochi mesi dopo, allontanò dalla sua bottega il suo pur talentuoso alunno.
Nemmeno Tiziano, si racconta, sarebbe stato immune da questo peccato d'invidia: sembra infatti che sia Tintoretto che El Greco si trattennero nella sua bottega solo per pochissimo tempo: anche loro erano troppo bravi e Tiziano non avrebbe potuto sopportare la presenza di concorrenti all'interno della sua bottega.
Con tutto il rispetto, sono pronto a scommettere che si tratta di bufale belle e buone.
Va tenuto presente che le botteghe dei summenzionati artisti erano delle vere e proprie aziende nelle quali la cosa più importante era, manco a dirlo, il profitto. Appare dunque logico che quando un artista si ritrovava in bottega un alunno particolarmente dotato, bravo nel camuffarsi nello stile del maestro, capace di imitarne il segno e la pennellata... altro che invidia professionale! C'era da fregarsi le mani! Proviamo a immaginarci Perugino nel vedere che il giovane Raffaello dipingeva come lui, "alla Perugino", ma ancora meglio di Perugino stesso... A quel punto l'artista umbro avrà pensato soltanto a quale offerta fare a Raffaello per allettarlo a rimanere anziché essere tentato a mettersi in proprio.
Stesso discorso per Verrocchio: per quanto ingombrante potesse risultargli la presenza di un alunno del valore di Leonardo, la prima cosa che Verrocchio avrà pensato al rendersi conto di quanto bravo fosse quel suo alunno, sarà stata "adesso con uno come Leonardo, insieme a Botticini e Lorenzo di Credi, posso prendere tutti i lavori di pittura che voglio, mi basterà fare il disegno, e loro penseranno a tutto mentre io potrò dedicarmi unicamente alla scultura e all'oreficeria. Mi toccherà aumentargli lo stipendio, ma ne varrà la pena..."
Ci sono poi i casi "spinosi", quelli in cui l'alunno particolarmente dotato è stato allontanato dalla bottega dal proprio maestro. In realtà non si hanno prove certe di tali casi, ma anche nel caso che si siano verificati, non sarà stato certo per invidia.
Se è vero che Tiziano decise di fare a meno dei servigi di alunni del calibro di Tintoretto ed El Greco, ciò non può essere avvenuto per motivi di "gelosia professionale", semmai per motivi "imprenditoriali".
Se il governo della Serenissima, o il Re di Spagna, o un qualsiasi patrizio veneziano, richiedevano un quadro a Tiziano era perché volevano un quadro di Tiziano, nello stile di Tiziano, con quelle sue pennellate, con quei suoi colori, con tutte quelle caratteristiche che avevano reso Tiziano il pittore più richiesto d'Europa. Per questo motivo non poteva esserci spazio nella sua bottega per elementi "anarchici" ancorché geniali. Sono certo che Tiziano non avrà tardato a intuire che Tintoretto ed el Greco avevano talento, ma per quanto bravi non erano funzionali al suo progetto. Per Tiziano erano molto più utili il figlio Orazio o Gerolamo Denti, artefici meno geniali ma sicuramente molto più disciplinati nel seguire le sue direttive.
Qualcosa di simile dev'essere successo anche nella bottega di Andrea del Sarto, dove il genio ribelle del Pontormo mal si coniugava con il classicismo elegante del suo maestro.
Niente di diverso da quanto accadde nella bottega dei fratelli Ghirlandaio, dove Domenico deve aver immediatamente individuato la genialità precoce di Michelangelo: diversamente non avrebbe proposto un contratto di collaborazione a un ragazzino appena tredicenne. Resosi poi conto che per portare a termine i tanti lavori che gli venivano commissionati, era molto meglio avvalersi della collaborazione di un Sebastiano Mainardi o del fratello Davide, non ebbe rimpianti nel lasciar andar via il giovanissimo Michelagnolo di Ludovico.
In definitiva ogni volta che un maestro si è ritrovato in bottega un allievo particolarmente abile, sarà sempre stato contento di tenerlo con se' il più a lungo possibile, poiché ciò gli avrebbe procurato più commissioni, quindi più soldi. Bastava semplicemente che quest'allievo fosse, oltre che bravo anche artisticamente "malleabile" e disciplinato. Raffaello lo fu senz'altro. Tintoretto, El Greco, Michelangelo e Pontormo ... erano troppo ribelli. Fin da giovani.
Nelle foto vi propongo nell'ordine quattro lavori giovanili di Michelangelo, Tintoretto, Pontormo ed El Greco.