Silvia Paoli Guida Turistica - Florence Tour Guide - Stadtführung Florenz

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Silvia Paoli  Guida Turistica - Florence Tour Guide - Stadtführung Florenz Silvia Paoli. Guida Turistica "Fiorentina"
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12/09/2018
CURIOSITÀ FIORENTINE: IL BASSORILIEVO DELLA MISTERIOSA BATTAGLIA NAVALEA lato della scarsella del Battistero, dalla part...
04/05/2018

CURIOSITÀ FIORENTINE: IL BASSORILIEVO DELLA MISTERIOSA BATTAGLIA NAVALE
A lato della scarsella del Battistero, dalla parte di via Roma, si può notare nella faccia basamentale, incastonato nel rivestimento marmoreo eseguito tra l’XI e il XIII secolo, un consunto bassorilievo del V secolo, poco o per niente noto ai fiorentini e comunemente appellato la Battaglia navale.
Si tratta molto probabilmente di un antico ritrovamento rinvenuto in zona ed inserito durante l’esecuzione del rivestimento del sacro edificio. Verosimilmente il reperto, nonostante la perdita di gran parte dell’opera, potrebbe provenire da un frontale di sarcofago paleocristiano.
La testimonianza archeologica presenta un marmo molto eroso e rotto in due pezzi poi ricollegati insieme, ma forse non in una esatta successione dell’immagine. Si suppone che fra i due pezzi ci fosse un altro, se pur breve frammento, andato perduto con tutto il resto del sarcofago. In realtà la scena che si osserva ora, pare voglia rappresentare due momenti di vita dell’uomo commerciante e nello stesso tempo agricoltore: quindi vita mercantile e vita artigianale dedita all’agricoltura. Pertanto, a nostro modesto avviso, è da escludere a priori che la rappresentazione raffiguri una qualsivoglia “battaglia” sia essa terrestre o navale, in quanto non si notano armi impiegate dai presunti guerrieri in lotta, privi di elmi e scudi, anche se a sinistra (relativamente al primo troncone), vediamo una sola nave romana a vele ammainate e legate al pennone, ormeggiata a riva.
Il consunto frontone, comunque è significativo per le notizie che ci fornisce: dall’imbarcazione discende un uomo con la schiena curva perché porta sulle spalle un contenitore, mentre un altro in eguale atteggiamento sale a bordo. La scena sembra quella di un normale attracco di una nave, con il relativo carico e scarico della mercanzia. Nell’altro frammento, quasi al centro della scena, si nota il momento agreste della vendemmia con la pigiatura dell’uva in un grande tino. Tale lavoro è effettuato con i piedi nudi da due persone, nel classico moto di pressione alternativo delle gambe, immerse negli acini al fine di ottenere il mosto e quindi vino, mentre un terzo agricoltore scarica da una cesta che portava sulla schiena la sua raccolta di grappoli nel tino: sintesi ambientale di un comportamento di vita singola e sociale aderente alla semplicità dei tempi.
Sgombrato il campo da presunte “battaglie” viene da domandarsi perché un reperto così antico sia stato incastonato nel battistero dedicato a San Giovanni battista. Poiché “niente viene a caso”, è lecito ipotizzare! Azzardiamo così un’altra ipotesi, prendendo in esame separatamente i due tronconi del bassorilievo: nel primo, quello relativo alla “nave”, dobbiamo sapere che un’imbarcazione in genere ha sempre simboleggiato la Chiesa quale traghettatrice delle anime beate in Paradiso. Inoltre raffigura espressamente anche il commercio, caro all’attività dell’Arte Maggiore dei Mercatanti di Calimala molto esperta nel traffico via mare, ed alla quale era affidata l’amministrazione dell’opera di San Giovanni. Infatti, sovrastante la porta nord dell’ottagonale costruzione, si nota ancora l’aquila col torsello stemma dell’Arte. Nel secondo pezzo, sapendo che la religione cattolica ha sempre rappresentato col vino il sangue di Cristo, simbolo del frutto della terra trasformato in vino dal lavoro dell’uomo, presente nell’eucaristia, ben si accosta all’edificio sacro che fu anche cattedrale della città fino al 1128. Pertanto entrambi i monconi avrebbero un’intrinseca correlazione con l’austerità religiosa del battistero e non ultima, la volontà di unire un così antico ritrovamento risalente forse al primo nucleo di Firenze romana, per vantarne la diretta discendenza.
Cercando ora di fondere la raffigurazione del bassorilievo in un solo significato, come in origine avrà voluto certamente rappresentare, si può pensare al sepolcro di un ricco “vinattiere” cioè di un importante produttore e commerciante di una illustre famiglia fiorentina che produceva ed esportava il vino.

Fonte di tale racconto che ci svela la storia della città, è l’autore Luciano Artusi, studioso e divulgatore della storia fiorentina e toscana con al suo attivo oltre 75 pubblicazioni.

CURIOSITÀ FIORENTINE: LE TESTE LONGOBARDE SUL BATTISTEROUna curiosità che sfugge ai molti turisti che ammirano il Battis...
02/05/2018

CURIOSITÀ FIORENTINE: LE TESTE LONGOBARDE SUL BATTISTERO
Una curiosità che sfugge ai molti turisti che ammirano il Battistero di San Giovanni, sono le TESTE LONGOBARDE scolpite sugli spigoli della scarsella*.
Volgendo lo sguardo in alto, all’esterno del Battistero, ai due spigoli dell’abside si possono infatti osservare due gocciolatoi a testa leonina in marmo con sotto due facce in pietra. Sembra che una delle due facce rappresenti il volto del re longobardo Agilulfo, che volle la costruzione del Battistero allo scopo di convertire i Longobardi al cristianesimo sotto l'influenza della cattolicissima moglie Teodolinda.
Probabilmente queste teste ornavano originariamente la costruzione e furono spostate sotto gli sgocciolatoi della scarsella quando questa fu edificata nel 1202.

(*) In architettura la scarsella è un'abside di piccole dimensioni a pianta rettangolare o quadrata che sporge all'esterno della struttura principale. Il Battistero di Firenze fu costruito originariamente a pianta ottagonale, in seguito fu provvisto di una costruzione a pianta rettangolare addossata all'edificio originario.

CURIOSITÀ FIORENTINE: TIRO BIRBONE DEI PISANI AI FIORENTINIAi lati della Porta del Paradiso del Battistero si possono no...
09/03/2018

CURIOSITÀ FIORENTINE: TIRO BIRBONE DEI PISANI AI FIORENTINI
Ai lati della Porta del Paradiso del Battistero si possono notare due colonne in porfido un po’ malmesse. Si tratta di un dono che i pisani fecero ai fiorentini, nonostante la secolare inimicizia delle due orgogliose città. Fu un segno di gratitudine per la protezione di Pisa da parte dei fiorentini per tutta la durata della guerra intrapresa contro i Saraceni nelle isole Baleari (1117). Le colonne facevano parte del bottino razziato dai pisani nelle isole conquistate di Maiorca e Minorca.
Secondo la leggenda, i due lucenti porfidi di colore violetto porpora, avevano il magico potere di far apparire riflesso il volto di coloro che avevano commesso reati ma erano ancora sconosciuti alla legge, quindi rimasti impuniti.
I fiorentini, grati del dono, trasportarono, con molta attenzione, le colonne su di un barcone risalendo il corso dell’Arno fino a Firenze dove per l’occasione era stata allestita una gran festa. Al loro arrivo però si accorsero che erano assai opacizzate e quindi non potevano avere la capacità riflettente, tipo specchio, quella che generava la convinzione del magico potere. Infatti i pisani la notte prima di imbarcarle, avevano in gran segreto acceso un enorme fuoco intorno alle due colonne, scaldandole a tal punto da privarle per sempre della brillante lucentezza e quindi dalla possibilità di riflettere immagini.
Più che di un regalo si trattò di un vero raggiro da parte dei pisani che acuì ancor più la tensione tra le due città.
Nonostante questo, Firenze non si disfece mai di quel dono anche quando si verificò una circostanza che poteva fornire il giusto pretesto per liberarsene. Nell’aprile del 1424 a causa di una pioggia esagerata, che allagò tutta la piazza, le colonne caddero a terra rompendosi in più punti. Non furono gettate via ma restaurate con perni e cerchiature di ferro e rimesse al loro posto.

A giro per Firenze
30/01/2018

A giro per Firenze

Indirizzo

Via Grecchi 48
Florence
50125

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