04/10/2013
La provincia di Frosinone viene comunemente fatta coincidere con la “Ciociaria” anche se ad oggi, tuttavia, una descrizione geografica del territorio, che ne delimiti i confini e ne descriva le peculiarità etniche, non è mai stata fornita.
Le analisi antropologiche e toponomastiche svolte dagli inizi del XIX secolo furono, infatti, tanto varie che si arrivò ad identificare la Ciociaria ora col territorio fra il Liri e i Castelli Romani ora con parte dell'antica provincia pontificia di Campagna e Marittima o persino con l'intera provincia di Frosinone o buona parte del Lazio meridionale. Gli studi storiografici e demologici hanno da sempre trattato la questione in modo marginale, senza disporre di documentazioni precise.
Il termine Ciociaria, entrato nell’uso comune solo alla fine del ‘700, deriva dalla ciocia, un tipo di calzatura rudimentale usata dagli abitanti del luogo fin dai tempi più antichi. La sua prima attestazione, Cioccerìa, risale, infatti, al 1781 e si deve al ferrarese Gian Gaspare Cestari, medico ad Anagni, che la riconduce al latino soccus, sandalo leggero realizzato con un pezzo quadrato di pelle di asino o di cavallo e collegato ad uno spago di corda che avvolge il piede e la gamba fino al ginocchio. Per il medico anagnino la Ciociaria coincide con la provincia pontificia di Campagna e Marittima, termine con cui si indicava già dai tempi dell'imperatore Costantino, rispettivamente la zona più interna e la parte costiera fino a Terracina.
Dalla fine dell’‘800 il concetto di Ciociaria pian piano si estese su un territorio sempre più ampio per opera di studiosi e letterati.
Adele Bianchi nel 1916, per prima assegnò alla Ciociaria il Circondario di Sora, anche se, già nel 1895, Filippo Porena, per l’uso degli stessi calzari, aveva assimilato ai ciociari gli abitanti della Valle del Liri.
Nel 1924 la Ciociaria raggiunse la massima estensione nella carta geografica di Costantino Cipolla, comprendendo parte della Valle dell’Aniene, le Valli del Liri e di Comino, la catena dei Monti Ernici, la Valle del Sacco, i Monti Lepini, Ausoni ed Aurunci e la costa tirrenica da Ardea (RM) a Mondragone (CE).
Nel 1926, con il primo provvedimento governativo che prevedeva la creazione della Provincia di Frosinone, la Ciociaria veniva dotata di uno sbocco al mare, che fu peraltro subito revocato. Nel 1927, infine, venne istituita la provincia di Frosinone, contestata, tuttavia, da molti critici, soprattutto della corrente dei neoborbonici, che hanno visto nella fusione dello stato pontificio e di quello borbonico una forzatura storica del fascismo. Tale provvedimento, infatti, avrebbe riunito due zone troppo differenti tra loro, cancellando quello che era stato il confine di stato più stabile d'Europa. Tali polemiche sono il riflesso di quelle emerse già dopo il 1927, quando forti contestazioni furono mosse dai Comuni di Alatri, Cassino, Sora e Veroli, aspiranti a diventare capoluogo di Provincia.
Nell’identificazione della Ciociaria gli storici e gli archeologi vi riconoscono i territori degli antichi popoli preromani; i geografi gli aspetti morfologici ed orografici; i linguisti seguono i criteri legati al dialetto; gli esperti di tradizioni popolari l’omogeneità dell’abbigliamento.
La Ciociaria è stata, finora, considerata un’entità metaforica, letteraria, antropologica legata alle cioce, i calzari portati dagli Aurunci, dagli Equi, dagli Ernici e dai Volsci, popoli dai quali per molti decenni si sono fatti discendere i ciociari per il loro carattere fiero e la supposta purezza dei tratti etnici.
Le risorse culturali della provincia di Frosinone costituiscono un insieme piuttosto omogeneo, sia in relazione ai beni culturali tradizionali, come i musei, le aree archeologiche, gli itinerari storici, sia per il patrimonio degli eventi folkloristici, delle produzioni tipiche enogastronomiche.
Interessanti poli museali sono diffusi in tutta la provincia. Il più rappresentativo patrimonio di reperti preistorici si conserva nel Museo Preistorico di Pofi che tra i più importanti reperti conserva il cranio di Argil (il cosidetto "Uomo di Ceprano") risalente a 900.000 o 800.000 mila anni fa e scoperto nel 1994 da Italo Biddittu; l’Uomo di Pofi, ossia un’ulna ed una tibia trovate nel 1959 da Pietro Fedele e da Luigi Cardini e Alberto Carlo. Blanc (lo scopritore dell’Uomo di Neanderthal del Circeo). A testimoniare l’intelligenza, seppure non completamente evoluta, degli uomini primitivi, sono le amigdale ed i choppers; pietre scheggiate usate come utensili per svariati usi, soprattutto per la caccia. Nel Museo vi sono anche resti di animali, questi tutti originali tra i quali enormi zanne ed ossa di antichissimi elefanti e mammut.
I resti della città di Fregellae, insieme a quelli della vicina Fabrateria Nova, sono in parte esposti nel vicino Museo Archeologico di Fregellae che si trova a Ceprano. Colonia romana più estesa del Lazio, unica testimonianza, grazie all'assenza di successive stratificazioni, di un’epoca così poco conosciuta della storia e archeologia romana come quella tardo repubblicana, Fregellae occupava, infatti, un'area di circa 90 ettari e gli scavi archeologici susseguitisi fino ad oggi, hanno permesso l'individuazione dei principali nuclei della città: il complesso del Foro; un grande quartiere di abitazioni nel centro urbano, che include le Terme pubbliche; il santuario di Esculapio; un tempio extraurbano. Il panorama delle antichità classiche continua con il Museo Civico Archeologico di Castro dei Volsci e l’area archeologica di Madonna del Piano, dove è anche possibile ammirare stupendi reperti di epoca medioevale, e con il Museo della Città di Aquino ed i suoi importanti reperti.
A Montecassino, centro di irradiazione della spiritualità cristiana e monumento nazionale dal 1866, di grande richiamo turistico, oltre alla prestigiosa biblioteca che conserva gli antichi codici miniati, vi è il Museo Archeologico Nazionale Statale che conserva i reperti provenienti dalla vicina Casinum, città confederata con i Volsci, colonia romana nel 309 a.C. e centro militare di particolare rilevanza nel periodo repubblicano e del primo Impero di cui sopravvivono l'anfiteatro, la necropoli, i resti della via Latina oltre alle testimonianze di importanti personaggi pubblici che vi soggiornarono come la villa di Terenzio Varrone (con le annesse terme) e il mausoleo di Ummidia Quadratilla.
Altro interessante polo museale è Il Museo del Tesoro del Duomo di Anagni, ospitato dalla Cattedrale di S. Maria, che espone una collezione di paramenti e oggetti liturgici di alto livello artistico e artigianale oltre agli arredi scultorei medievali provenienti dalla cattedrale stessa.
Vi sono poi alcuni riferimenti museali relativi alle tradizioni del mondo rurale come il Museo delle erbe a Collepardo e il Museo della civiltà contadina di Pastena, dedicato alle arti lavorative della terra, agli antichi mestieri, alla vita quotidiana ed ai costumi tradizionali.
La presenza umana nel territorio ciociaro risale al Paleolitico, come attestato da alcuni manufatti in selce rinvenuti nei pressi di Castro dei Volsci e dal ritrovamento di ossa craniche dell'Uomo di Ceprano, un ominide del genere erectus che rappresenta attualmente la testimonianza più antica della nostra specie in Europa. Recenti rinvenimenti di frammenti di ossidiana risalenti al Neolitico attestano l’esistenza di una rotta che collegava la piana pontina con quella frusinate con probabili insediamenti nelle zone interne dei Lepini. Al periodo Eneolitico risalgono alcuni resti relativi a sepolture e villaggi rinvenuti nella zona compresa fra la valle del Sacco e le pendici occidentali dei monti Ernici, in particolare ad Anagni, Ceccano, Aquino e Rocca d’Arce. Abitazioni e testimonianze indirette rinvenute nei pressi di Alatri e Frosinone in località Selva dei Muli segnano, invece, il passaggio dall’età del bronzo all'età del ferro. In tempi storici, intorno al X-IX secolo a.C., vi fu lo stanziamento di genti indoeuropee tra cui gli Ernici, che si stanziarono nella parte orientale della regione occupando gli attuali comuni di Alatri, Anagni, Artena, Capitolum Hernicum (Piglio), Ferentino, Verulae (Veroli) e i Volsci (di probabile stirpe osco-umbra) ubicati ad Arpinum (Arpino), Atina, Frusino (Frosinone), Sora, Aquinum (Aquino), Fregellae (Rocca d'Arce), Fabrateria Vetus (Ceccano). Anagni era la città più importante degli Ernici e rivestì sempre un importante ruolo religioso e politico. Durante il periodo ernico, la città era completamente cinta dalle mura in opera poligonale di cui oggi sono visibili poche tracce, lungo il versante settentrionale dell'antica acropoli, databili tra il V e IV secolo. In età romana, questa cinta muraria fu ampliata fino a comprendere l'emiciclo degli Arcazzi di Piscina, probabili terrazzamenti di una costruzione termale della fine del III/inizio II secolo a. C., e i resti delle Mura Serviane, dove sul pilastro centrale è scolpito un simbolo fallico. Purtroppo, nel corso dei millenni la cinta muraria ha subito numerosi rimaneggiamenti ed atualmente l'aspetto più peculiare dell'abitato di Anagni, città natale di quattro pontefici, (Innocenzo III, Gregorio IX, Alessandro IV, Bonifacio VIII), è il suo centro storico di aspetto medioevale. Alatri invece ha conservato gran parte della sua antica struttura di città ernica, data dalla cinta esterna delle mura poligonali di cui è ben conservato il tratto meridionale. L'acropoli occupa il centro dell'antica città e quanto è attualmente visibile risale al III -IV secolo a.C . L'attuale cattedrale è infine sorta su un antico tempio del quale residuano alcune parti del podio.
Benché per breve tempo occupata dai Volsci, altra città di origine ernica è Ferentino di cui sono ben visibili tratti di mura, resti dell'acropoli, alcune porte (Porta Sanguinaria e Porta Maggiore) e diverse memorie di epoca romana (il teatro, il mercato, la lapide con il testamento di Aulo Quintilio Prisco e le terme dette di Pompeo, dove i romani trascorrevano le loro villeggiature). Anche Veroli fu una delle città erniche in lotta contro Roma. Divenuta più tardi fedele alleata dell'Urbe, a Veroli fu concesso l'onore di festeggiare le stesse festività di Roma, come testimoniato dai Fasti Verulani, un frammento di calendario marmoreo del I sec. d. C., posto nel cortile di casa Reali che ricorda le festività dei primi tre mesi dell'anno, i giorni nefasti, i comiziali, gli intercisi. La sua eccezionale posizione strategica la rese, per lungo tempo, inespugnabile e qui trovarono prigionia o rifugio, re, imperatori e papi. E' in questo borgo che si trova la chiesa più antica di Veroli, dedicata a San Leucio (XI sec.); le sue dimensioni ridotte e la semplicità dello stile ne fanno uno dei tesori di questa cittadina, ricca di storia, arte e cultura.
Arpino, che è passata alla storia per il suo importante rapporto con Cicerone e le diverse testimonianze di quel periodo della storia romana, conserva diversi tratti delle mura poligonali ed un'interessante porta ad ogiva in località Civita vecchia. Molto romanizzate furono comunque le vicine città di Atina, Aquino e Cassino.
Atina pur essendo di origine volsca fu occupata probabilmente dai sanniti nel IV secolo ed i suoi antichi abitanti sono ricordati da Cicerone per il loro coraggio. Forse anche per queste qualità gli esponenti di alcune famiglie locali ebbero successo a Roma. Considerata come l'ultimo centro difensivo contro il Sannio grazie alle risorse del suo territorio, ricco di limonite, e al coraggio dei suoi uomini, venne definita “potens” da Virgilio
La volsca Cassino fu facilmente occupata per qualche tempo dai sanniti e conobbe il periodo di massima floridezza economica con la presenza di numerose famiglie patrizie, che trasformarono questo territorio da terra agreste a terra degli “otia”. Del periodo romano sono visibili principalmente i ruderi dell'anfiteatro, del teatro, del mausoleo di Ummidia Quadratilla e della Villa di Varrone. Va infine segnalato che fuori dagli abitati sono stati effettuati scavi nelle località dove sorgevano gli insediamenti di Interamna Lirenas, di Fregellae (centro che fu motivo di contrasto con i sanniti) e di Fabraeteria Nova. L’antica Frusino, originariamente città dei Volsci in territorio degli Ernici, è posta in cima ad un colle che declina rapidamente ad ovest verso il fiume Cosa, affluente del Sacco, cinta a nord e a sud e delimitata dai torrenti Cenicia e Rio, tributari del Cosa, da cui uno dei toponimi più accreditati che la identifica con la "terra irrorata dai fiumi".
Nel VII secolo a.C. la provincia di Frosinone entrò nell'orbita di Roma, che ne fece il Latium Adjectum, cioè il "Lazio aggiunto". Ma prima di domare i Volsci e gli Ernici dovettero passare circa tre secoli, due guerre sociali e due guerre sannitiche, che portarono alle popolazioni del Lazio meridionale la cittadinanza romana. Da questo momento la provincia di Frosinone seguirà il corso dell'impero romano e di Roma, e sarà inclusa nella Regio I Latium et Campania.
Nel 493 a.C. gli ernici, per difendersi dai Volsci e dagli Equi, entrarono a far parte del Foedus Cassianum, un patto che li legava a Roma e ai latini del Latium Vetus col dovere di aiuto reciproco in caso di attacco nemico. L’alleanza fra romani ed ernici durò circa un secolo. Successivamente un nuovo popolo invase la Ciociaria: i sanniti che si allearono con Roma per sottomettere volsci ed ernici.
Dopo Costantino, il Lazio Meridionale assunse la definizione di Campagna che fu ulteriormente suddivisa in Campagna e Marittima; la Campagna era percorsa dalla Via Latina che penetrava nella Campagna Felix (a Capua) confluendo nella Via Appia, principale arteria di scorrimento della Marittima. La regione Campagna corrispondeva, dunque, all’antico Latium; qui tra i monti Ernici, Lepini e Volsci ebbero luogo i primi insediamenti di notevoli dimensioni. La storia delle suddette regioni scorse parallela per molti secoli, collegata alle vicende delle famiglie romane e del papato; infatti, proprio grazie all’importanza della Via Latina e dell’Appia come vie di raccordo, il Cristianesimo si diffuse molto rapidamente in queste aree. Le vicende storiche che coinvolsero il rapporto tra Roma e la Campagna subirono un andamento vario nei secoli ed una certa autonomia dell’una dall’altra si venne configurando soprattutto a partire dal pontificato di Innocenzo III (1198-1216) che dal XIII secolo rese Ferentino capitale politica ed amministrativa della Campagna, essendo retta a comune come gli altri territori limitrofi. La sua posizione nel territorio e la sua relazione con la rete viaria ha permesso alla città una preminenza nell’ambito dell’assetto regionale. E se da un lato la sua stessa posizione orografica ha facilitato anche saccheggi e devastazioni durante le guerre gotiche e le invasioni saracene, la situazione di Ferentino sulla Via Latina, la sua posizione di transito obbligato tra Roma e il sud, ha consentito anche diverse rinascite in epoche successive. Tale situazione di privilegio rimase fino al periodo medievale quando il potere temporale ecclesiastico ebbe interessi maggiori in direzione delle regioni meridionali; dopo la parentesi avignonese ed il rientro del Papa a Roma l’asse politico iniziò a spostarsi sempre più verso il centro nord del Lazio e le terre percorse dalla Via Latina iniziarono una lenta ed inarrestabile decadenza. Con la caduta dell'Impero romano, la parte nord dell'attuale provincia divenne parte dello Stato Pontificio come Comitatus Campaniae, in seguito distretto della più vasta Campagna e Marittima; la parte sud invece viene inclusa nei domini del Regno di Napoli come parte della Terra di Lavoro. Il distretto territoriale dello Stato Pontificio si estendeva dalla piana delle Paludi Pontine sino ai confini dello Stato Borbonico (le terre dal Garigliano ai Colli Albani furono definite zona di “Campagna”, mentre quelle lungo il litorale tirrenico assunsero il nome di “Marittima”).
A causa delle continue invasioni, le popolazioni ciociare tornarono ad occupare le vecchie acropoli sui monti e sulle colline, dove fondarono nuovi paesi. Nel VIII sec. si assiste ad una ripresa soprattutto grazie al potere che la chiesa acquistò, fino a quando all’inizio del Medioevo la Ciociaria, attraversata dal confine tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli, rimarrà da questo divisa e quasi per mille anni e tale confine resterà quasi invariato. Si assiste in questo periodo alla nascita di castelli e borghi fortificati fino al 1300 (quando la sede del Papato fu spostata ad Avignone) con un conseguente accrescimento di potere delle nobili famiglie ciociare, tra le quali spesso erano scelti i pontefici.
Città e feudi svolgono, in questo periodo, un importante ruolo nella storia della Chiesa e in quella europea, lasciando il territorio ciociaro ancorato a strutture feudali e al latifondo per molto tempo ancora, fino alla fine del 700, quando con la conquista napoleonica e poi ancora nel 1861, con l’annessione al nuovo Regno d’Italia, nasce in Ciociaria il fenomeno del brigantaggio. Tale fenomeno vede come scenario di sanguinose battaglie, tra i fedeli della monarchia Borbonica e l'esercito italiano, soprattutto i monti, dove i briganti erano soliti rifugiarsi. Spiccano allora personaggi come “Mammone”, detto “Il Sanguinario” di Sora; “Frà Diavolo” di Itri e più tardi “Chiavone” di Sora, ”Moliterno” di Cassino, Andreozzi ed altri.
Pur tuttavia, tale confine, originariamente alquanto differente, subì mutamenti quando lo Stato Pontificio, per esigenze giurisdizionali, aggiunse o tolse qualche parte di territorio, istituendo la provincia di Marittima (le zone lungo il litorale tirrenico) e Campagna (le zone comprese tra il Garigliano ed i Colli Albani), le attuali province di Latina e Frosinone e parte della provincia di Roma. Nel 1927, le due realtà vengono riunite, con l'istituzione della provincia di Frosinone.
La seconda guerra mondiale arrecò ingenti danni al territorio, tra cui la distruzione dell’Abbazia di Montecassino. La “linea Gustav”, linea fortificata tedesca creata contro l’avanzata degli alleati, attraversava, infatti, la Valle del Liri, il Fiume Sangro e arrivava a Pescara. Nello scontro tra i “Diavoli Verdi” di Hi**er e i “Tori Rossi”(texani) statunitensi, l’avanzata degli alleati si spegneva davanti la Linea Gustav. Centro di tutto il sistema di tale “linea” furono le alture attorno a Cassino sulle quali si ergeva imponente il millenario monastero bombardato dagli stessi alleati, convinti che i tedeschi vi si rifugiassero.