14/10/2024
RUBRICHETTA 3/2024
Perché il nostro è un museo demo-etno-antopologico?
Siamo stati i primi nella regione Molise a inserire questo termine nella definizione del nostro museo, rompendo con la museografia tradizionale di tipo etnografico ispirata al mondo contadino e artigianale che contraddistingue i musei di tipo non statale sparsi sul territorio.
La particolarità sta nel fatto che il patrimonio culturale viene presentato in modo ampio e si apre al tema dell'immaterialità della cultura: gli oggetti sono inseriti dentro il loro contesto (per la maggior parte appartenevano alla casa); le collezioni, tra esse anche tutta la parte documentale, portano una visione di cultura antropologica. Ciò vuol dire che l'oggetto o il documento non è fine a sé stesso, esposto o valorizzato nelle sue forme estetiche o per la sua antichità storica ma perché è inserito nel contesto territoriale, memoriale, affettivo, valoriale, conoscitivo, spirituale e, quindi, culturale.
La visita nel nostro Piccolo museo è sempre narrata e ciò significa che si va oltre la semplice visita guidata poiché il riferimento, che talvolta diventa analisi, delle tradizioni, dei costumi, delle credenze e dei sistemi di valori, è continua. Questo approccio, del tutto nuovo nella realtà regionale, permette di far comprendere ai visitatori le dinamiche della società, incluso gli aspetti rituali, religiosi, economici e politici. La "storia di famiglia" diventa, così, una sorta di espediente in cui la società tra '800 e '900 si specchia.
Mai una visita sarà uguale a quella precedente o a quella successiva, semplicemente perché gli ospiti con i loro contributi, orienteranno la narrazione e l'esperienza museale diventerà, per definizione, unica: uno scambio reciproco di conoscenze. Tutto questo rimane impresso nel libro delle presenze firmato al termine della visita: i pensieri scritti riflettono esattamente l'espressione di meraviglia e stupore, l'esperienza originale vissuta.