08/08/2025
Perché Galatìna e Galàtone?
Perché questi due accenti diversi?
Se lo chiedono in tanti. Tanti sbagliano ad accentare Galàtone, irrimediabilmente Galatòne per alcuni. Non per Pippo Baudo, che è stato uno dei pochi forestieri, mi pare con Morandi e certamente con Marcorè, a centrare l’accento corretto.
Galàtone ha l’accento greco, derivato da “latte”, Galatìna ha l’accento del diminutivo latino di Galatula, transitato in quello tardo medievale in -ina, perché in origine era “san Pietro a Galatula”.
Alla base di tutto questo, oltre al campanilismo dei vicini galatinesi, c’è il fenomeno della mitogenetica, soprattutto quella di periodo umanistico, barocco e poi arcadico, che ha stravolto l’approccio scientifico alle etimologie.
Qui entriamo nel territorio affascinante dove la toponomastica smette di essere solo filologia e diventa racconto identitario addentrandosi nel campo delle radici mitogenetiche.
Quando parlo di mitogenetica, intendo l’insieme di narrazioni leggendarie o mitiche create o tramandate per spiegare l’origine di un luogo, spesso al di là delle evidenze storiche o linguistiche. Queste storie sono nate per attribuire un’origine prestigiosa (eroi, dei, santi, eventi miracolosi) e hanno sempre funzionato come fondamento identitario per la comunità.
In sostanza, la mitogenetica non spiega “da dove viene davvero il nome o la città” come fa l’etimologia, ma da dove vuole far credere di ve**re, intrecciando storia, mito e orgoglio civico. Un altro aspetto di quanto la “letteratura” abbia popolarmente partita vinta contro la Storia e le Scienze.
Per Galatina, come in altre città del Salento, tra Cinque e Settecento, comparve un filone storiografico “nobilitante”: oltre alle ipotesi etimologiche “scientifiche” (greco, latino, suffissi), sono fiorite nei secoli narrazioni leggendarie nate per dare al luogo un’origine nobile, epica o sacra. Queste non spiegano l’etimologia “vera” in senso linguistico, ma hanno avuto un peso enorme nella costruzione dell’immaginario locale.
Per questo, alcune tradizioni popolari, soprattutto in epoca barocca, ma anche il nostro umanista Antonio De Ferrariis, il Galateo, ha contribuito tanto, legavano Galatina e Galatone a discendenze mitiche greche: i Galati!
Racconti fantasiosi identificavano il toponimo con popolazioni “galate” (i Celti della Galazia in Anatolia), immaginando coloni misteriosi giunti via mare. Non ha basi storiche reali, comunque mai dimostrate, ma conferiva al luogo un’aura di antichità quasi biblica.
Vari cronisti locali del XVII-XVIII secolo sostenevano che Galatina fosse stata fondata da compagni di Enea o da eroi reduci dalla guerra di T***a, seguendo lo schema narrativo usato per molte città italiane. A completare il fenomeno non posso scordare la civetta - popolarmente cuccuvascia o cuccuascia - nello stemma di Galatina: è un chiaro richiamo iconografico ad Atena, dea della sapienza e della strategia militare. Nella mitopoiesi locale, questo legame si traduceva in un racconto secondo cui il nome Galatina deriverebbe da Galateia, ninfa marina amata da Polifemo nella mitologia greca, protetta da Atena durante una fuga verso l’Italia; oppure, in versioni più “politiche”, Galatina sarebbe stata fondata da coloni greci sotto l’egida della dea, portando con sé il simbolo sacro della civetta. Qualcuno, creativo, ha poi pure trasformato un improbabile “Gala – Athena” in un altrettanto improponibile evento mondano “Galà-Athena”!
La mitogenetica ha avuto immensa fortuna perché ha fornito una legittimazione identitaria: offrendo alla comunità una discendenza nobile o sacra rafforzava il senso di appartenenza. Senza tralasciare che, nei secoli, storie di eroi greci, santi e miracoli servivano a nobilitare il borgo agli occhi di forestieri e cronisti. Era marketing territoriale ante litteram!
Poi, le leggende, a differenza delle analisi linguistiche, sono facilmente raccontabili e tramandabili, mantenendo vivo il legame affettivo col nome.
Nella memoria collettiva, perciò, Galatina non è solo un toponimo nato da radici linguistiche greche o latine: è una città “figlia di Atena” e benedetta da San Pietro, nutrita da un latte miracoloso, discendente di eroi antichi e custode di una sapienza vigile, simboleggiata dalla civetta.
Questa stratificazione di racconti ha funzionato come una vera “costituzione mitica” della città, capace di affiancare e talvolta superare la verità storica.
Tutto bello, ma la scienza ci dice altro.
Il toponimo Galatina sembra affondare le radici nella cultura greca, molto presente nel Salento sin dall’epoca magnogreca, quasi cancellata quasi del tutto dopo le Guerre Gotiche, e poi, decisamente, in età bizantina. La base linguistica comune è Galát-, che potrebbe derivare da γαλάκτος (galaktos, “latte”), con valore metaforico legato alla fertilità della terra o al colore chiaro delle rocce calcaree; oppure da nomi propri greci come Γαλάτης (Galátēs) o Γαλάτων (Galátōn). Questa radice si sarebbe poi adattata alle varie fasi linguistiche della regione, dando origine sia a Galatone che a Galatina.
Galatone discende probabilmente da Γαλάτων, passato al greco bizantino Γαλάτονη. Il volgare medievale salentino ne ha conservato l’accento sdrucciolo (Galàtone), eredità diretta della prosodia greca, mantenuta anche nell’italiano moderno.
Galatina, invece, potrebbe derivare dal greco bizantino Γαλατίνα (da Galátēs o dal diminutivo Galátinos). Nel passaggio al volgare, il suffisso -ina ha spostato l’accento sulla penultima sillaba (Galatìna), conformandosi alle regole accentuali italiane.
Nelle mappe e documenti rinascimentali appare il toponimo San Pietro in Galatula. Il suffisso latino -ula ha valore diminutivo o di pertinenza (da villa deriva villula), e qui può significare “piccola Galata” o “borgo dipendente da Galatone”.
La forma Galatula è tipica della toponimia medievale; col tempo, nei volgari italo-romanzi, -ula viene progressivamente sostituito da -ina, più comune nell’italiano rinascimentale. Questo spiega il passaggio a Galatina.
Storicamente, nel XI–XIII secolo, San Pietro in Galatula era un piccolo casale, probabilmente sotto la giurisdizione di Galatone o di un grande feudo circostante, con un centro religioso dedicato a San Pietro.
Alla fine XIV secolo, con l’arrivo della famiglia del Balzo-Orsini, in particolare Raimondello Orsini del Balzo e Maria d’Enghien, il borgo cresce d’importanza. Raimondello ne ottiene il possesso diretto, avviando la costruzione della Basilica di Santa Caterina d’Alessandria (1384), segno di potere e prestigio.
Verso il 1400, San Pietro in Galatina diventa capoluogo di un feudo autonomo, con mura, castellania e privilegi propri. Sotto Maria d’Enghien e poi il figlio Giovanni Antonio Orsini del Balzo, il centro diventa strategico nel Salento aragonese.
Anche dopo la fine della dinastia degli Orsini del Balzo, tra il XV e il XVI secolo, l’autonomia viene mantenuta sotto altri signori. In parallelo, il nome si accorcia progressivamente: il riferimento a “San Pietro in” resta negli atti ecclesiastici, ma nella pratica civile e nelle mappe prevale semplicemente Galatina.
Galatina, pertanto, è il risultato di un doppio processo: linguistico, con il passaggio da Galatula (piccola Galata) alla forma che ha l'accento acuto sulla penultima sillaba, Galatìna; e storico, con la trasformazione di un casale satellite di Galatone in un feudo autonomo di rilievo grazie agli Orsini del Balzo.
Mentre Galatone conserva intatto l’accento e l’impianto delle vocali greco antico, Galatina è il frutto di una “italianizzazione” medievale e rinascimentale che ha accompagnato la sua ascesa politica e culturale.
Perciò, cari amici galatinesi, per quella mia ricostruzione legata al “diminutivo”, dovreste farvene una ragione. O anche no. Ma così stanno le cose.
Capisco perfettamente che le radici etimologiche cercano la verità linguistica, quelle mitogenetiche cercano il significato per la comunità. Nel caso di Galatina, queste ultime hanno intrecciato la suggestione greca (galaktos) e di Athena, la leggenda apostolica e racconti eroici per costruire un’identità che è più poesia che filologia e ma che ha inciso profondamente nella memoria collettiva, che comprendo e rispetto.
Ma io sono di Galàtone, penso e vivo liberamente, almeno questo come asseriva il mio concittadino Il Galateo, e distinguo sempre la letteratura dalla scienza, la mitogenetica dall’etimologia, la Storia dalle storie. Posso, certamente, sbagliare, ma almeno ci provo.
Giuseppe Resta