16/03/2026
Prima lo bruciano. Poi lo ritrovano. Poi ci costruiscono sopra un condominio.
Questa è la storia dell'anfiteatro romano di Piacenza, e ha tutto: una guerra civile, un generale vendicativo, uno scavo abbandonato e qualche metro di calcestruzzo moderno sopra un monumento che Tacito definiva il più capiente d'Italia.
Siamo nel 69 d.C., l'Anno dei quattro imperatori.
Roma è nel mezzo di una guerra civile feroce. Il generale vitelliano Aulo Cecina Alieno marcia su Piacenza — Placentia per i romani — perché la città si è schierata con Otone, il rivale di Vitellio. Cecina vuole prenderla d'assalto. I difensori, guidati da Vestricio Spurinna, resistono.
Durante il primo assalto, l'anfiteatro prende fuoco.
Le fonti discutono ancora su cosa successe esattamente: fiaccole, globi incendiari, proiettili infuocati scambiati tra assalitori e difensori. Quello che è certo è che l'anfiteatro — eretto fuori dalle mura, sulla riva del Po, in epoca augustea — brucia fino alle fondamenta. Tacito, nelle Historiae, lo piange come il più capiente d'Italia, con una struttura mista: palco in muratura, spalti in legno.
Cecina fallisce l'assedio e si ritira verso Cremona. Piacenza resiste.
Ma l'anfiteatro non esiste più.
Passano quasi duemila anni.
Nel 1981, durante lavori in via del Po — proprio di fronte a Palazzo Farnese, nel cuore di Piacenza — la Soprintendenza individua resti compatibili con le fondazioni dell'anfiteatro romano. È il ritrovamento che gli archeologi aspettavano da decenni.
Spoiler: non viene scavato niente.
I resti vengono coperti di calcestruzzo per preservarli in attesa di scavi futuri. L'edificio esistente viene demolito. Al suo posto, nei primi anni 2000, sorge un condominio residenziale. Nessuno scava più. I resti sono ancora lì, sotto le fondamenta di un palazzo qualunque.
L'anfiteatro che Tacito aveva definito il più capiente d'Italia oggi non ha neanche una targa.
Una guerra civile del I secolo e una burocrazia del XXI: stesso risultato.
In breve:
Il generale romano Cecina Alieno attaccò Piacenza nel 69 d.C. e durante l'assalto bruciò l'anfiteatro, che Tacito definiva il più capiente d'Italia.
Nel 1981 la Soprintendenza trovò le fondazioni dell'anfiteatro in via del Po, davanti a Palazzo Farnese.
I resti non furono mai scavati: furono coperti di calcestruzzo e negli anni 2000 al loro posto fu costruito un condominio.