23/02/2014
Una storia di mare
Vi vogliamo raccontare una breve storia, poche parole che cercano di contenere una vita intera di passione per il mare e la vela.
E’ la storia di un uomo che ha vissuto la prima parte della sua vita in un paesino di montagna del Piemonte e che a sei anni vede il mare per la prima volta, dopo la prima guerra mondiale.
Questa è la sua storia, passando dai luoghi fisici e dalle sue barche.
E’ la storia che ha scatenato e rafforzato, anno dopo anno, la passione per la vela e per il mare nello Staff di Controvento e del suo titolare.
“Tornato a Roma dopo la guerra, venivo portato alla spiaggia di Ostia, dove nasceva in me la forte curiosità di sapere cosa ci fosse là in fondo, dopo la linea tremolante dell’orizzonte.
Quando sono andato ad abitare a Napoli, dalla mia casa si vedeva buona parte del Golfo, immaginavo di uscire fuori da quel mare chiuso per incontrare isole e coste.
Approdare è diverso da arrivare, richiama gli antichi modi di viaggiare, quando la terra era più ostile del mare.
Tra lo studio dell’Odissea e delle carte geografiche, maturavo sempre più il desiderio di allontanarmi da questa costa per vederne un’altra.
Essendo ancora ragazzo e privo di mezzi, non perdevo però occasione di salire su una barca, che fossero yole dei circoli di canottaggio o gozzi dei pescatori di Ventotene, era sempre la stessa, profonda emozione.
Quando ebbi in regalo una canoa con un piccolo fuoribordo arrivavo su quell’isola, allora evitata dai turisti, facendo 40 miglia, da incosciente (dico oggi).
Ottenuto un lavoro stabile, comprai un piccolo trimarano Piver, con un fuoribordo di cinque cavalli e un piano velico piuttosto modesto: riusciva a stringere poco più del traverso per cui si tornava al punto di partenza con la randa e l’aiuto del motorino, sperando che non ci fosse onda.
Ma il bello era il contatto col mare che quella barca mi regalava, molto diretto in quanto lo scafo era alto pochi centimetri sull’acqua.
Quell’esperienza mi ha lasciato la passione dei tre scafi; per un periodo, prima che nascesse l’ultima figlia (che oggi ha 9 anni), ho avuto un trimarano Dragonfly (del cantiere danese Quorning); barca ben diversa, velocissima e boliniera, poco abitabile ma con enormi spazi esterni.
La velocità però si riduceva quasi a zero col mare formato e contrario alla mia rotta, come ho sperimentato tornando da Palermo con il solito maestrale.
Riprendendo dal periodo napoletano: la città, nelle mani sbagliate, alla fine degli anni 60 precipitava in un degrado irreversibile.
In mare, era uno slalom tra le buste dell’immondizia.
Dopo un sopralluogo in Sardegna decisi che quell’isola, tra tutte le regioni italiane, meglio consentiva un dialogo continuo con l’acqua salata e con le rocce di granito.
Mi trovai così a chiedere il trasferimento e costruii la mia casa a ridosso di una spiaggetta della costa orientale; il trimarano galleggiava sicuro nel porto di Arbatax, allora privo di strutture turistiche.
Con il trasferimento a Cagliari è cambiata anche la barca; un Hallberg Rassy 31 – Monsun consentiva finalmente mete più impegnative.
Ho avuto anche la possibilità di fare un bellissimo viaggio in Grecia, toccando molte isole dell’Egeo; negli anni 70 quei mari non erano ancora afflitti dalla esplosione del charter.
Tra le molte immagini, un ingresso al tramonto nel Golfo di Santorini, e una sosta a Delos, dove abbiamo visitato quelle stupende testimonianze della civiltà ellenica, da soli su quella piccola isola di fronte a Mykonos, quest’ultima già allora piena di mondanità.
Sono poi tornato altre volte, l’Egeo ha un fascino particolare, arricchito in estate dal Meltemi che mette a dura prova attrezzature e ormeggi.
Ogni volta trovavo migliore accoglienza a terra e peggiore in mare, ormai affollato (di turisti, a fronte di una progressiva scarsità di pesci) e qualche volta meno pulito; per riequilibrare la situazione, avevo proposto una legge che trasformasse in pesci almeno la metà dei turisti.
Dalla Sardegna all’Egeo occorre oltre una settimana di viaggio comodo, dormendo da fermi e facendo solo due notti di navigazione: da Cagliari a Lipari e dalla Calabria a Cefalonia.
Con il nuovo Hallberg Rassy 45, barca robusta e abbastanza veloce in tutte le condizioni, non era necessario sentire il meteo prima di lasciare l’ormeggio; del resto, dormendo in rada non ha molto senso aspettare lì il cattivo tempo.
Con l’aumentare dell’età diminuisce la lunghezza delle traversate; mete preferite, anche per l’interesse mai abbandonato verso i pesci, sono diventate dal finire degli anni 90 Tunisia e Corsica.
La prima, allora molto accogliente, diveniva via via meno appetibile per l’atteggiamento qualche volta ostile degli abitanti e delle autorità.
La seconda eccessivamente affollata in agosto, ed oggi invasa dagli italiani in fuga dai controlli della finanza.
Passati i 40 ruggenti ed i 50 urlanti, e finalmente raggiunte le calme del settantenne, ringrazio ancora la scelta di stare in Sardegna; questo ci consente dei bellissimi itinerari con poche miglia, specie nella costa occidentale dove, partendo da Carloforte e fino al Capo di sopra, si possono trovare una costa ed un’acqua da altri tempi.
Ma per favore, non ditelo a nessuno.
Il Wauquiez 48, dove pranzi nella dinette guardando fuori, si è rivelata l’ultima barca, ma non la peggiore.
Anzi, la piacevolezza di una carena morbida e fendente, fatta correre con grandi vele che si aprono e chiudono con le dita, come in un videogioco, si unisce con armonia alle grandi dune di sabbia della baia di porto Pino.
Avendo navigato tanto in questa vita spero che mi consentiranno di farlo anche nell’altra”
Un ringraziamento a mio zio per questa bellissima testimonianza e per avermi ospitato a bordo, fatto navigare e trasmesso l’amore per la vita di mare e la barca quando ero ragazzino.