18/11/2025
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Emanuele Mattera, tour operator affermato, guida turistica navigata, uomo che il turismo lo conosce non per sentito dire ma per decenni di polvere sotto le scarpe, propone. Indica. Spiega. E soprattutto collega. Unisce la teoria alla pratica, la ricerca accademica alla quotidianità di chi accompagna gruppi di stranieri alla scoperta di un’isola che ancora meraviglia, ma che rischia di consumarsi sotto i propri stessi passi.
La sua tesi afferma una verità che le politiche locali faticano a comprendere. E vale la pena farla diventare patrimonio di tutti.
«𝐂𝐚𝐟𝐟𝐞̀ 𝐒𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞𝐭𝐭𝐨»
«𝐎𝐯𝐞𝐫𝐭𝐨𝐮𝐫𝐢𝐬𝐦 𝐞 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢. 𝐋’𝐢𝐬𝐨𝐥𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐚 𝐜𝐡𝐢 𝐥’𝐡𝐚 𝐜𝐚𝐦𝐦𝐢𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨»
C’è una virtù che nei nostri tempi, così sbrigativi e impazienti, rischia di scomparire: la caparbietà. Quella testarda volontà di rimettersi in gioco. Pure quando il mondo ti ha già incasellato nella categoria degli “arrivati”, o – peggio – dei “conformati”. Emanuele Mattera, tour operator affermato, guida turistica navigata, uomo che il turismo lo conosce non per sentito dire ma per decenni di polvere sotto le scarpe, questa virtù ce l’ha. E se l’è portata dietro persino in università, quando altri avrebbero pensato di aver già dato abbastanza alla propria formazione. Perché iscriversi a un percorso accademico – secondo il pensiero comune in tarda età -, in particolare in “Turismo e valorizzazione del territorio”, dopo una carriera costruita pezzo per pezzo, giorno dopo giorno? La risposta è semplice e disarmante: perché non gli bastava più capire il turismo da dentro. Voleva capirlo anche da sopra, negli incastri più profondi che intrecciano economia, società, cultura e ambiente. Voleva guardare il suo lavoro, e la sua isola, con distanza critica e con la lucidità di chi sa che le esperienze, quando restano isolate, producono osservazioni ma quando diventano studio, generano visione. Mattera è figlio di un maître d’hotel, figlio di quella scuola antica dell’accoglienza che sulle isole – e soprattutto a Ischia – ha il profumo delle case aperte, delle mani che si stringono, degli anni in cui il turismo era ospitalità e non industria. Ha attraversato ogni gradino. Dalle agenzie di viaggio all’accompagnamento turistico, fino a fondare insieme a suo fratello Alessandro un tour operator, Platypus, che oggi lavora con clientela internazionale di alto profilo. Ed è proprio questa immersione quotidiana nel mondo del turismo che ha reso evidente, ai suoi occhi, la grande contraddizione che grava sull’isola d’Ischia: un territorio che vive di turismo ma che, aggiungiamo tra deficienze di varia natura, non ha una politica turistica. Non ce l’hanno le amministrazioni dei sei comuni, ognuna impegnata a coltivare il proprio orticello regolamentare fuori casa e solo nel conosciuto. Non ce l’hanno quelle istituzioni che dovrebbero tenere insieme i fili di un destino comune. A sopperire ci pensano, come sempre in Italia e l’isola non fa sconti, gli imprenditori, gli albergatori, le guide, i ristoratori, gli operatori culturali: gente che lavora perché deve, e spesso anche perché crede. Gente che mantiene in piedi un sistema che dovrebbe essere coordinato dalle istituzioni ma che, invece, le sostituisce per assenza ingiustificata, in un paradosso diventato ormai normalità. La tesi di Mattera parte da una constatazione che ormai nessuno può più ignorare: il turismo, quando non governato, diventa una pressione insopportabile per chi vive i territori e un danno progressivo per il patrimonio naturale e culturale. L’“overtourism”, che lo si pronunci con accento accademico o popolare, è una parola che racconta bene ciò che Ischia conosce fin troppo: strade congestionate, servizi al collasso, identità deformate per inseguire un profitto immediato. Si sommano tra loro le comunità locali che – lentamente ma inesorabilmente – iniziano a percepire il turista non come risorsa, ma come invasione sebbene da spremere. Mattera analizza tutto questo con un rigore da studioso e una consapevolezza da uomo del settore. E il suo sguardo è chirurgico: Ischia non soffre perché ha troppo turismo, ma, tra le altre cose, perché ha turismo senza governo, crescita senza strategia, numeri senza visione. Il pregio maggiore di questo lavoro è l’onestà intellettuale: Mattera non si limita a denunciare. Propone. Indica. Spiega. E soprattutto collega. Unisce la teoria alla pratica, la ricerca accademica alla quotidianità di chi accompagna gruppi di stranieri alla scoperta di un’isola che ancora meraviglia, ma che rischia di consumarsi sotto i propri stessi passi. La sua tesi afferma una verità che le politiche locali faticano a comprendere: non basta ridurre i danni; bisogna condividere la gestione. Bisogna smettere di intendere il turismo come una corsa a chi fattura di più e iniziare a considerarlo come una responsabilità collettiva. E qui riecheggia, doverosamente, l’UNESCO: le generazioni presenti devono trasmettere il patrimonio alle future “in condizioni non peggiori”. Un imperativo semplice, ma che in molti, purtroppo, dimenticano. Mattera lo dice senza infingimenti: Ischia ha risorse straordinarie, ma continua a non valorizzarle. Ha potenzialità enormi, ma manca di coordinamento. Ha comunità attive, operatori coraggiosi e associazioni con la medesima matrice, imprenditori capaci – purtroppo non sono la stragrande maggioranza -, ma soffre la miopia di amministrazioni locali più concentrate sul presente elettorale che sul futuro territoriale. Eppure, proprio perché viva di contraddizioni, Ischia è un laboratorio perfetto per immaginare un nuovo modello turistico: meno invasivo, più autentico, più intelligente, capace di mettere al centro la qualità della vita dei residenti e non il volume delle presenze. L’elaborato di Mattera non dà soluzioni definitive – e qui dimostra un’onestà che molti studiosi più blasonati non hanno. Dà invece qualcosa di più raro: una chiamata al coraggio. Un invito a osare modelli alternativi, a unirsi, a cooperare, a pensare oltre la contabilità di una stagione che soffoca e dimentica le altre. E se è vero che le tesi di laurea, nella maggior parte dei casi, finiscono a impolverarsi negli archivi universitari, questa ha il merito di ambire a qualcosa di diverso: scuotere le coscienze di un territorio che, se non cambia adesso, rischia di smarrire la sua identità dietro un paravento di numeri e di slogan a scadenza quinquennale. La storia di Emanuele Mattera è la dimostrazione che non è mai troppo tardi per rimettersi in discussione. Il suo lavoro accademico, intrecciato con una vita trascorsa sul campo, mostra che le competenze pratiche e quelle scientifiche, quando si incontrano, non si contraddicono: si potenziano. E soprattutto ribadisce un concetto che andrebbe inciso sulla soglia di ogni ufficio turistico – e “comunale” - dell’isola: il futuro di Ischia non si costruisce contando i turisti, ma proteggendo il territorio che li attrae. Il resto – flussi, numeri, presenze, performance – verrà da sé. Come sempre accade, quando le cose importanti vengono messe al loro posto.