21/04/2026
Naso in su!
Pittore Antonio Bresciani e quadraturista Gaetano Ghidetti: Rosa dei Venti e Segni Zodiacali del soffitto dell'Osservatorio nella Reggia di Colorno. Affreschi del 1878-89, si trovano nel "nuovo appartamento" di Ferdinando duca di Borbone: dal foro al centro scendeva un’asta collegata a una banderuola sul tetto che segnalava la direzione del vento.
La Reggia di Colorno, o Palazzo ducale, fu nei secoli residenza dei Terzi di Parma, dei Sanseverino, dei Farnese, dei Borbone e di Maria Luigia d'Austria: si affaccia sul torrente Parma, sulla piazza e su un bellissimo e grande giardino alla francese; viene detta la "Versailles" italiana.
Il primo edificio importante di Colorno fu la rocca militare eretta nel 1337 da Azzo da Correggio con lo scopo di difendere l'Oltrepò, e morto Giberto senza discendenza diretta, il duca Gian Galeazzo Visconti passò tutte le sue proprietà ai fratelli Ottobuono, Giacomo e Giovanni dei Terzi di Parma, compresi gli importanti e strategici castelli di Colorno, denominato Rocham de Colurnio e di Guardasone, ovvero Castrum Guardaxoni.
Erano feudi posti a sentinella, a levante e ponente, di Parma, che gli vennero confermati nel 1430 da Filippo Maria Visconti, ma ciò finì nell’autunno 1449, quando sul ducato di Milano prese il potere Francesco Sforza.
La rocca di Colorno passò alla nobile famiglia Sanseverino, venne ristrutturata nel 16° secolo e trasformata in un palazzo e sede di una raffinata corte, con una prestigiosa raccolta di dipinti di Tiziano, Correggio, Mantegna e Raffaello; nel 1612 Ranuccio Farnese, duca di Parma, fece arrestare l'odiata Barbara Sanseverino che venne uccisa e s'impadronì del palazzo.
Cominciò dei lavori di ristrutturazione radicale secondo lo stile barocco, progettati e diretti dall'architetto Ferdinando Galli da Bibbiena tra il 1699 e il 1708 con l'architetto Giuliano Mozzani; venne trasformata in una splendida dimora estiva, con diverse fontane del giardino della reggia, tra cui la Fontana dei venti, in collaborazione con l'ingegnere idraulico Giovanni Baillieul, le Fontane dell'Obelisco e della Piramide.
Tra il 1712 e il 1719 venne installata anche la fontana del Trianon, ispirata all'omonima del parco di Versailles, e altre fontane ornate di statue, molte delle quali nei secoli successivi andarono per altre vie e a ornare altri giardini, anche all'estero.
Nel 1731 e dopo la morte di Antonio Farnese, ultimo duca di Parma, per discendenza materna il ducato passò a Carlo III di Borbone che trasferì a Napoli le collezioni e gli arredi del palazzo, nel 1749 il ducato passò a Filippo di Borbone, fratello di Carlo III e secondogenito di Elisabetta Farnese.
Filippo affidò all'architetto Ennemond Alexandre Petitot il compito di ristrutturare il palazzo in stile rococò, con abbondanza di sete, specchi alla veneziana, arazzi, argenterie e preziosi servizi di porcellana "alla francese": vennero usate prevalentemente maestranze francesi per far sì che gli interni del palazzo somigliassero alla reggia di Versailles in onore della moglie di Filippo, Luisa Elisabetta, figlia prediletta di Luigi XV, e all'esterno del palazzo fu aggiunto lo scalone esterno.
Il palazzo passò dunque a Ferdinando di Borbone, successore di Filippo, e a sua moglie Maria Amalia d'Asburgo-Lorena, che però preferiva risiedere nel casino di caccia di Sala, lontana dal marito.
Ferdinando, uomo molto religioso, fece ricostruire l'oratorio di corte di San Liborio e l'attiguo convento dei Domenicani direttamente collegato al suo appartamento privato da uno stretto corridoio; nel suo appartamento venne inoltre realizzata una biblioteca con più di 6000 volumi, e l'osservatorio astronomico.
Alla morte di Ferdinando il Ducato di Parma venne annesso da Napoleone alla Francia, il 28 novembre 1807 un decreto di Napoleone lo dichiarò "Palazzo Imperiale" e furono iniziati nuovi lavori di ristrutturazione in stile neoclassico; dopo il Congresso di Vienna, il ducato fu assegnato alla moglie di Napoleone Maria Luigia d'Austria che ne fece una delle sue residenze preferite aggiungendo un ampio giardino alla francese.
Dopo l'Unità d'Italia il palazzo venne ceduto dai Savoia al Demanio dello Stato italiano, e nel 1870 venne acquistato dalla provincia di Parma. Quasi tutto l'arredo mobile del palazzo fu trasferito nei vari palazzi dei Savoia, tra cui il Quirinale a Roma, Palazzo Pitti a Firenze, il Palazzo reale di Torino e la Palazzina di caccia di Stupinigi. Sorte ancora peggiore hanno avuto il prezioso lampadario della Sala Grande e quello della sala della musica, che si trovano oggi all'estero presso la Wallace Collection di Londra.
Dopo l'acquisto da parte della provincia il palazzo fu adibito a Ospedale Psichiatrico distruggendo il teatro di corte, per ricavarne dei locali.
Fortunatamente le sale (sono più di 400) artisticamente più importanti del palazzo poterono in gran parte salvarsi in quanto concesse in uso come abitazione per i dipendenti dell'ospedale, la maggior parte di loro sono con i pavimenti in marmo rosa e affrescate o solo sui soffitti o anche sulle pareti: perfettamente integra è invece la chiesa di corte di San Liborio e il suo organo Serassi che conta ben 2898 canne e viene utilizzato per concerti.
Durante la Seconda guerra mondiale nel 1943 il Palazzo fu occupato dall'esercito tedesco; il 20 marzo 1945, bombardieri anglo-americani attaccarono Colorno e nel raid aereo vennero colpite la ferrovia e i depositi di carburante nascosti nel parco.
Il 23 dicembre 1999 con delibera della Giunta Provinciale di Parma, il Palazzo Ducale viene rinominato in Reggia Ducale di Colorno.