13/01/2015
anche questo è Salento: EVENTI
Tavole di San Giuseppe ( Taule te San Ciseppe )
La festa di San Giuseppe ricorre ogni anno il 18 e 19 marzo ed è una delle feste religiose più antiche e diffuse della Puglia, e non solo è molto antica, con ogni probabilità risale al tardo Medioevo, anche se non vi è ancora una datazione certa sulla sua origine ; il più antico documento in cui viene menzionata questa tradizione risale al 1522, ad opera dell’arcivescovo di Otranto Monsignor De Capua.
Se ne trovano testimonianze anche in Sicilia, Abruzzo e Molise.
Come ogni anno nel Salento, nei Comuni di Giurdignano. Uggiano la Chiesa,
Palmariggi, Minervino di Lecce, Muro, Otranto e Santa Cesarea... la tradizione
delle Tavole, ancora viva e molto sentita.
La tradizione prevede la personificazione degli Apostoli... impersonati da amici o
parenti delle famiglie, cosiddetti "santi" la famiglia che fa la tavola a ognuno
da il nome dei santi che é più devoto (se maschio un nome di un santo se Femmina un nome di una Santa).
Devono essere sempre di numero dispari, un minimo di tre e un massimo di tredici Santi, richiamando il numero di Apostoli nell’Ultima cena.
Per tradizione San Giuseppe viene festeggiato per due giorni consecutivi, 18 e 19 marzo. Il 18 marzo il sacerdote passa casa per casa a benedire la tavola che il devoto ha preparato.
A mezzogiorno del 19 marzo vengono consumati dai Santi i cibi preparati, i quali sono: i lampascioni (cipolline selvatiche), la massa e ciciri (pasta fatta in casa e ceci) o i vermiceddhri di San Giuseppe (pasta casareccia viene cucinata insieme con cavoli e ceci e ricoperta con una spolverata di pane grattugiato e zucchero), i ciciri alla pignata, i cavoli lessi o le r**e, la pasta cu ‘llu mele, il pesce, le pittule, i fritti cu ‘llu mele, finocchi e arance, e tanti prodotti della terra e
della tradizione contadina; non mancano olio e vino.
Ogni pietanza ha il suo significato, ad esempio la massa simboleggia l’arrivo della primavera e la rinascita della terra, evocati attraverso i colori e i prodotti fusi in questo preparato; il pane ha un ruolo centrale in questa tradizione a dimensioni piuttosto importanti, ha una forma circolare e vuota al centro, esso rappresenta l’Ostia Consacrata; l’olio rappresenta la prosperità e la fraternità; il vino rappresenta l’amore verso Dio e il sangue di Cristo; le arance rappresentano la fertilità e l’abbondanza e i finocchi per il loro colore candido rappresentano la purezza. Un altro simbolo importante è il bastone di San Giuseppe, ornato con gigli bianchi ed è simbolo di divina elevazione di Giuseppe che accoglie la verginità di Maria, rappresentata dai gigli.
Il banchetto sacro nasce in origine come voto di ringraziamento per una grazia
ricevuta o implorata a San Giuseppe. Il voto fatto verso il Santo si adempie con un cerimoniale fatto di gesti rituali, preghiere, canti e legato ad una simbologia
complessa.
La Tavola oltre la fede ha anche lo scopo di celebrare la fine dell’anno agricolo e l’inizio della rinascita della natura, propiziandone l’abbondanza dei raccolti, in
un intreccio fra sacro e profano. In origine , la tavola era un atto di bontà fatto
dai nobili del posto, verso i più poveri; si imbandivano ricche tavole, colme di
pietanze che venivano donate ai bisognosi e ai meno fortunati.
La tavola soddisfava l’antico bisogno sociale di richiesta di cibo e il devoto si
assumeva l’onere di dispensare un prodotto povero, pasta casereccia con ceci e altro, per tutta la comunità.
Le case dei devoti si trasformano in piccole chiese ricche di fede e devozione.
Vi invitiamo tutti credenti e non credenti a partecipare a questa manifestazione
affinché questa tradizione non venga mai perduta.
per altre informazione sono a vostra completa disposizione.
altre info su:
http://villafraula.it.gg/Tavole-di-San-Giuseppe.htm