06/03/2026
Queste bellissime parole non le ho scritte io, ma il mio amico e collega Andrea Vannucci . Mi permetto di copiarla e diffonderla perché è esattamente il racconto di chi siamo. E soprattutto è la risposta più definitiva e indiscutibile a Chat Gpt e a tutte le “intelligenze” artificiali...
Vendere viaggi.
Detta così sembra una cosa semplice.
Talmente semplice che oggi molti pensano che si possa tranquillamente fare da soli.
Apri Internet.
Confronti due prezzi.
Clicchi.
Paghi.
Fine del lavoro.
O almeno così sembra.
Perché oggi chi fa il nostro mestiere viene spesso visto come un intermediario inutile.
Qualcuno che “vuole guadagnare sulla mia vacanza”.
Quasi un ostacolo tra me e il viaggio.
È il destino di ogni intermediazione nel mondo moderno:
l’intermediario non è più colui che accompagna, protegge e consiglia…
ma diventa, agli occhi di molti, quasi un ladro.
Certo, dobbiamo dirlo con onestà: qualche volta questo mestiere è stato anche tradito da chi lo ha fatto male.
Ma la verità è un’altra.
La verità è che questo lavoro non si misura quando tutto va bene.
Si misura quando tutto smette improvvisamente di funzionare.
Quando i voli spariscono.
Quando gli aeroporti chiudono.
Quando le linee telefoniche non rispondono più.
Quando migliaia di persone sono lontane da casa e cercano qualcuno che dica semplicemente:
“Non ti preoccupare. Ci penso io.”
In questi giorni ho visto scene che raccontano meglio di qualsiasi discorso cosa significa davvero fare questo mestiere.
Ho visto colleghi passare ore al telefono cercando disperatamente una soluzione tra voli pieni e aeroporti bloccati.
Ho visto occhi stanchi, voci spezzate e computer ancora accesi a notte fonda.
Ho visto persone gioire come bambini per aver trovato due posti su un volo che riportavano a casa qualcuno che aspettava da giorni.
Ho visto disperazione.
Ho visto sollievo.
Ho visto cuori.
Perché questo lavoro, prima di essere un lavoro, è questo.
E poi ci sono anche loro.
Quelli che ti chiamano e ti dicono:
“Ti prego aiutami a rientrare… non ho prenotato con te perché sai… un amico conosceva tizio…”
Oppure:
“Un amico di un amico è bloccato da una settimana e non riesce a parlare con nessuno sulla piattaforma dove ha prenotato… tu riesci ad aiutarci?”
Oppure ancora la frase più famosa di tutte:
“Ma su Internet ho trovato una tariffa più bassa.”
O, versione aggiornata ai tempi moderni:
“ChatGPT mi ha consigliato di fare così.”
Ecco.
Amici cari — concedetemi un pizzico di sano sarcasmo toscano —
con grande eleganza avrei potuto anche dirvi di rivolgervi all’amico di tizio o all’algoritmo che vi ha venduto il viaggio.
Sarebbe stato legittimo.
Ma sapete qual è stata la risposta più elegante?
Continuare a fare il nostro lavoro.
Perché alla fine ogni singolo nostro cliente (o quasi) sta tornando o è tornato a casa.
E forse qualcuno di loro ricorderà per sempre quella persona gentile al telefono che, con pazienza e competenza, ha trovato una soluzione quando sembrava impossibile.
Questo è il nostro mestiere.
Non vendiamo semplicemente viaggi.
Ci prendiamo la responsabilità delle persone quando sono lontane da casa.
Quando sono dall’altra parte del mondo.
Quando hanno paura.
E questo non lo trovi in una piattaforma.
Adesso speriamo solo che tutto questo finisca presto.
Perché l’impegno che in questi giorni hanno dimostrato i nostri collaboratori — e quelli di tante altre agenzie e tour operator — è qualcosa di enorme.
A volte ci chiamiamo concorrenti.
Ma in momenti come questi ci ricordiamo una cosa molto semplice:
siamo tutti dalla stessa parte.
La parte di chi mette il cuore, la passione e la responsabilità davanti a tutto.
Perché il viaggio non è solo una prenotazione.
È fiducia.
Ed è una delle cose più preziose che una persona possa affidarti.