07/12/2025
La Merica.
Il 6 dicembre 1907 a Monongah, negli Stati Uniti d'America, si consumò la più grande tragedia mineraria di tutti i tempi, nella quale persero la vita circa mille minatori.
La maggioranza delle vittime era di origine italiana; ben 87 erano molisani.
Ancora oggi i dati ufficiali riportano 362 vittime, ma in realtà, dopo anni di ricerche approfondite, si è giunti alla determinazione che nella catastrofe perirono 956 minatori.
L'esplosione fu causata da un accumulo di gas. Le cronache narrano che il giorno precedente le miniere rimasero chiuse e, per risparmiare energia, furono spenti gli aeratori. Questo avrebbe determinato l'accumulo di gas che innescò la deflagrazione, sacrificando la sicurezza a favore del profitto.
La paga dei minatori non era legata alle ore effettivamente lavorate, ma alla quantità di carbone estratto e portato in superficie (lavoro a cottimo).
Per questo motivo, tra le vittime vi furono molti bambini, costretti a lavorare al fianco dei loro genitori per combattere la fame e aumentare la produzione.
Nell'anno dedicato al Turismo di Ritorno e alla riscoperta delle radici, non possiamo dimenticare chi è caduto sul lavoro all'estero perdendo, lontano da casa, la vita che sognava di migliorare.
Giornate come questa non possono rappresentare solo un momento di ricordo, per quanto doveroso e necessario, ma devono essere occasione di riflessione seria e convinta sull'etica del lavoro.
Infatti, le dinamiche di Monongah sono tristemente attuali:
Bambini costretti a lavorare, spesso a cottimo.
Il capitalismo senza etica che sfrutta la manodopera fino all'estremo.
La sicurezza sul lavoro sacrificata a favore del "dio denaro".