Menfi Storia e Tradizione

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Questa immagine è un documento storico di straordinaria importanza che ritrae Piazza Madrice a Menfi nei giorni immediat...
14/01/2026

Questa immagine è un documento storico di straordinaria importanza che ritrae Piazza Madrice a Menfi nei giorni immediatamente successivi al terremoto del Belice del 1968.
​Il sisma, che colpì la Sicilia occidentale tra il 14 e il 15 gennaio, rase al suolo interi centri come Gibellina e Montevago. Menfi, pur non avendo registrato vittime dirette, subì danni strutturali gravissimi che cambiarono per sempre il volto del suo centro storico.
​Analisi della fotografia
​L'immagine mostra il cuore pulsante del paese trasformato in un campo di emergenza:
​La Chiesa Madre sventrata: Al centro della foto spicca l'antica Chiesa Madre (dedicata a Sant'Antonio di Padova). Si vede chiaramente il crollo della volta e di gran parte della facciata superiore, lasciando esposto l'interno. Questa chiesa, risalente al XVIII secolo, era il simbolo della comunità; dopo anni di abbandono come rudere, fu demolita e ricostruita in chiave moderna dall'architetto Vittorio Gregotti.
​La Tendopoli: La piazza (Piazza Madrice) è occupata da decine di tende bianche ministeriali. Questo era il destino dei "senzatetto del Belice": migliaia di persone vissero per mesi (e in alcuni casi anni) in queste sistemazioni precarie prima del passaggio ai baraccamenti di cemento e amianto.
​Il contesto urbano: Si nota il contrasto tra i palazzi nobiliari ancora in piedi ma lesionati e le macerie accumulate lungo i bordi delle strade. Gli alberi (evidenziati in verde nel ritocco fotografico) sono tra i pochi elementi organici rimasti intatti in un paesaggio di pietra frantumata.
​Il Terremoto del 1968 a Menfi
​A differenza di altri paesi della Valle del Belice che vennero ricostruiti da zero in siti diversi (come "Gibellina Nuova"), Menfi scelse di ricostruire sul vecchio sito. Tuttavia, il processo fu lungo e doloroso:
​L'emergenza: Menfi divenne un centro nevralgico per i soccorsi e lo smistamento degli aiuti, data la sua posizione leggermente più costiera rispetto all'epicentro.
​La perdita del patrimonio: Molti edifici che potevano essere salvati furono abbattuti negli anni successivi per far posto a nuovi piani urbanistici, portando a una perdita d'identità architettonica che molti cittadini rimpiangono ancora oggi.
​La ricostruzione di Gregotti: Il progetto di Piazza Madrice di Vittorio Gregotti (completato solo negli anni '90) è oggi un caso di studio internazionale. L'architetto decise di non "fingere" il passato: la nuova Chiesa Madre ingloba i pochi resti superstiti (alcune pareti laterali) ma si presenta con forme geometriche nette e moderne, separate dal Palazzo Comunale da una vasta piazza pedonale che richiama lo spazio della tendopoli che vedi in foto.
​Questa foto non è solo la cronaca di una catastrofe, ma l'istantanea di un momento in cui un'intera civiltà contadina siciliana si rendeva conto che il proprio mondo non sarebbe mai più stato lo stesso.

Bellissima 🔝 🔝 🔝 🔝 🔝
14/09/2022

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12/09/2022
12/09/2022

Santi Bivona (Menfi, 18 dicembre 1853 – Menfi, 13 maggio 1932) è stato un medico, oculista e storico italiano. Opera sua sono 28 memorie mediche pubblicate tra il 1885 e il 1927. Fece varie sperimentazioni mediche e pubblicò i risultati di delicati interventi definiti essenziali nell'ambito della medicina odierna. Si dilettò nello studio della storia del paese natìo, così scrisse opere come "Burgimilluso il castello di Menfi" o "Scritti storici su Menfi e il suo territorio".

Biografia Modifica
Santi Bivona nacque a Menfi il 18 dicembre 1853 da Gaspare Bivona e Damiana Alcuri. Poco sappiamo della sua infanzia, fuorché il fatto che compì i primi studi privatamente con i sacerdoti Baldassare Bivona, Pietro Mistretta e Antonio Giglio. Proseguì gli studi superando con successo gli esami d'ammissione al Liceo Classico, così s'iscrisse al Liceo Classico Umberto I di Palermo. Tornò a casa dopo l'improvvisa morte del padre, interrompendo gli studi per sostenere la famiglia nel lavoro nei campi, per poi tornare al Liceo Umberto I e riprendere gli studi. Conclusi gli studi al liceo, si iscrisse all'Università di Palermo nella facoltà di medicina, per poi specializzarsi in oculistica presso l'Università di Bologna e completare la formazione presso l'Università della Sorbona, a Parigi. Una volta tornato a Menfi esercitò la professione di medico oculista, ma notò le precarie condizioni sanitarie del paese, così, una volta diventato sindaco di Menfi, decise di far realizzare una grande opera idrica che avrebbe portato l'acqua potabile nelle case dei menfitani, evitando così malattie causate dalle pessime condizioni igieniche precedenti, come tracoma e colera. Per i suoi studi venne riconosciuto come membro onorario dell'Accademia Scientifica di Pietroburgo. Nel 1925 egli prese parte ad un congresso di oftalmologia a Roma, dove palese i risultati degli studi effettuati circa la cura dell'ulcera carnale, mentre in occasione di altro congresso, nel novembre del 1927, fece conoscere gli esiti di un intervento chirurgico assai delicato riguardante la incrostazione di piombo alla cornea. Attraversò il periodo della dittatura di Mussolini come uomo libero che attraversa indenne le tensioni locali e le beghe del primo fascismo, dal quale ebbe ufficialmente considerazione e rispetto, nonostante egli non fosse vicino al regime, come noto ai compaesani. Quando il 13 maggio 1932 Santi Bivona morì fu organizzato un lutto cittadino, l'intero paese venne adornato in onore dei suoi funerali, a cui parteciparono le autorità, anche quelle di regime, tributandogli onori ufficiali. Oggi Menfi lo ricorda dedicandogli il nome di una strada, dell'Istituto Comprensivo del paese e della biblioteca comunale. Ricordiamo le sue numerose azioni nel paese a che molto amò, fondando ad esempio il Collegio di Maria che per anni educò le fanciulle menfitane all'istruzione e alle arti, nonché a badare al focolare domestico. Scrisse vari scritti sulla storia di Menfi, trattando temi come il Burgimilluso, Castello federiciano di Menfi; i villaggi Inico e Pintia; l'economia di Menfi; la toponomastica dell'area durante la dominazione araba. Ricordiamo tra i suoi scritti "Burgimilluso il Castello di Menfi" e la raccolta "Scritti storici su Menfi e il suo territorio". All'ingresso della scuola che prende il suo nome vi è una statua (un tempo situata dietro la Chiesa Madre di Menfi) che lo rappresenta, fatta realizzare dallo scultore De Lisi dal popolo di Menfi nel 1953 ad imperitura memoria dell'illustre compaesano

Indirizzo

Menfi
92013

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