23/12/2014
Febbraio 2013, arrivo a Varanasi titubante, non del tutto preparato all’impatto con un’India che mi attrae e spaventa allo stesso tempo, troppe volte ho sentito dire che l’India o si ama o si odia, o per meglio dire non si riesce ad entrare in sintonia con un mondo che alle nostre menti occidentali è talvolta troppo lontano, incomprensibile.
Il mattino dopo, all’alba, usciamo per il primo vero contatto con l’India: il gange che scorre limaccioso ma allo stesso tempo imponente e sacro trasmette un senso di pace, i pellegrini formano un fiume di persone loro stessi, e poi bambini …
I bambini di Varanasi sono ovunque, belli con gli occhi neri e denti bianchissimi, vestiti di stracci ma ricchi dentro, sorridenti.
I bambini di Varanasi giocano con aquiloni fatti di nulla, con p***e di stracci, con qualsiasi altra cosa trovata in giro come solo i bambini sanno fare.
I bambini di Varanasi giocano nell’acqua del sacro Gange mentre a pochi metri da loro gli adulti pregano e si immergono con sacro fare a volte disturbati dai loro giocosi spruzzi.
I bambini di Varanasi cercano di venderti qualsiasi cosa, ti chiedono l’elemosina e tu sai che così non li aiuti ma li tieni lontani da scuola perchè se guadagnano più dei genitori che lavorano duramente vengono mandati a mendicare piuttosto che a scuola, ma tu non ce la fai e alla fine cedi e vorresti poter regalare loro tutto, ma sono troppi.
I bambini di Varanasi lavorano aiutando gli adulti con le barche per i turisti sul sacro Gange, vendendo le offerte per la madre Ganga e aiutando i parenti nelle varie attività del mercato sfrecciano leggiadri per le strette vie del mercato di Benares.
I bambini di Varanasi, simbolo di vita in una città che è un luogo sacro per morire e non rinascere mai più.
Il ciclo della vita che si ripete ogni giorno con il sole che nasce all’alba e muore al tramonto per rinascere poi il mattino successivo, il cerchio della vita che si ripete all’infinito con il ciclo delle reincarnazioni che sono la base della fede induista, un ciclo che solo nell’antica Benares si può spezzare , morendo e facendosi cremare a Varanasi.
Antonio Lazzari
Varanasi (Benares) è una delle città più antiche al mondo e Città Sacra dell’India o meglio degli Induisti. Secondo l'induismo l'unico posto della terra in cui gli dei permettono agli uomini di sfuggire al “samsara”, cioè all'eterno ciclo di morte e rinascita, è la riva occidentale del Gange a Varanasi, perciò nel corso dei secoli milioni e milioni di induisti sono venuti a morire qui.
Ogni Induista, almeno una volta nella sua vita, deve essersi recato a Varanasi e qui deve immergersi nel sacro fiume Gange almeno da 5 diversi ghats. I ghats sono delle rampe di scale di pietra che terminano all'interno dell'acqua del fiume. Ogni mattina all'alba, gli Indù iniziano a compiere dai ghats le proprie abluzioni.