26/05/2026
Oggi Miles Davis compirebbe 100 anni.
Lo ricorda così un nostro talento, Paolo Fresu:
"La sua musica mi colpisce e mi affascina tuttora e mi rendo conto che è uno dei pochi artisti che riescono ad essere sempre attuali.
Attuali sono il suo suono e la sua estetica.
Le sue frasi, i suoi occhi e le sue mani rugose come una carta geografica delle migrazioni africane"...
Il trombettista Miles Davis nasce Il 26 maggio del 1926 ad Alton in una famiglia benestante.
Nel Sud degli Stati Uniti esistono ancora le leggi di segregazione e si assiste spesso a violenze razziali e linciaggi nei confronti dei neri.
Tre anni dopo si assiste al crollo di Wall Street e la Grande Depressione si impossessa di un Paese che il jazz rischiara e al quale linguaggio Davis da un apporto fondamentale rivoluzionandone il percorso.
La canzone “Strange Fruits” [gli “strani frutti” sono i corpi dei neri appesi agli alberi dal Ku Klux Klan] cantata da Billie Holiday è del 1939 e Rosa Parks, nel 1955, da vita al movimento per i diritti civili guidato anche da Martin Luther King Jr.
L’anno precedente Miles esce dal tunnel dell’eroina e negli anni settanta entra in quello della cocaina, alcol e depressione non senza avere registrato dischi fondamentali nella musica del Novecento ma senza avere inciso con Jimi Hendrick che muore pochi giorni prima di entrare in studio.
Viene picchiato nell’agosto del ’59. Nonostante sia già famoso viene manganellato dalla Polizia di New York perché esce insieme a una donna bianca dal locale dove si esibisce.
Sono passati oltre vent’anni da quando, bambino, cammina per strada a East St. Louis con la custodia della tromba sputando chicchi di riso per rinforzare la muscolatura della bocca e sognando di musica.
Venti anni di lotte razziali che ancora oggi, in America, non sono risolte.
Si appassiona alla boxe, dedica un disco al pugile nero Jack Johnson nel 1971, si arrabbia con il mondo ma non suona di spalle per questo motivo come molti pensano.
Lo fa per comunicare meglio con i suoi musicisti e il suo suono non cambia nel tempo, nonostante cambi il suo modo di porsi con il mondo.
I puristi storcono il naso quando suona “Time After Time” di Cindy Lauper negli anni Ottanta, ma oggi è normale suonare qualsiasi cosa.
Su di lui si è scritto di tutto e qualcuno ne ha anche ricavato uno spettacolo teatrale…
La sua musica mi colpisce e mi affascina tuttora e mi rendo conto che è uno dei pochi artisti che riescono ad essere sempre attuali.
Attuali sono il suo suono e la sua estetica.
Le sue frasi, i suoi occhi e le sue mani rugose come una carta geografica delle migrazioni africane.
Nel 1926 nasce anche il sassofonista John Coltrane ma di lui si parla di rado anche se noi gli abbiamo dedicato un festival in tempi non sospetti.
Gli è stata intitolata la Saint John Coltrane African Orthodox Church di San Francisco ed è venerato come un Santo.
Si narra che Miles lo colpì allo stomaco con un pugno per via della sua dipendenza dall’eroina e che Coltrane volle lasciare il gruppo per volare più alto.
“Kind of Blue” di Miles Davis e “A Love Supreme” di John Coltrane sono tra i dischi di jazz più acquistati e ascoltati della storia.
Santo il 1926 che ha dato i natali anche a Tony Bennet, Chuck Berry e Jerry Lewis oltre che a mia madre che l’otto dicembre compie cento anni.
Non suona ma sa riconoscere la mia voce strumentale da quella di Chet e di Miles e sa che tutto nasce, cresce e muore accompagnato dal soffio dell’anima.
Paolo