Wee Art Tour

Wee Art Tour � Visite guidate a mostre e musei
� Tour in città
� Laboratori didattici
� Viaggi cultural

31/08/2026

Siamo abituati a immaginare il Teatro alla Scala come un luogo sacro, dove il silenzio regna sovrano e le regole di decoro e rispetto devono essere seguite alla perfezione.

Bè, la situazione più di un secolo fa era davvero molto diversa!

Partiamo dai palchetti per esempio.
Erano letteralmente l’estensione di casa propria: il proprietario poteva decorare questa piccola stanza secondo i propri gusti con dipinti, tende e mobili che assecondavano il gusto personale.
Unica regola: la tenda verso la platea doveva essere dello stesso colore delle altre (rossa oppure azzurra a seconda del periodo storico).

Durante i lunghi spettacoli si poteva bere, fumare e persino mangiare!
E non si trattava di sandwich o toast, ma veri e propri pranzetti riscaldati nel retropalco da cuochi professionisti che potevano comprare le pietanze al caffè-rosticceria vicino al teatro oppure erano preparati dagli stessi nelle cucine ricavate al secondo Ridotto del Teatro.

Ve la immaginate una Scala così?
Con il profumo dello zafferano, del vino, del fumo dei sigari, delle lampade ad olio, il tutto appesantito dall’aria viziata dovuta all’assenza delle finestre, senza contare il profumo delle signore agghindate!

Che dite?
Organizziamo un tour?

27/08/2026

E tu?
Sei mai salitə sulle Terrazze del Duomo di Milano?

Un viaggio nella storia della città e della “Grande Fabbrica” camminando a più di 40 metri da terra.

Puoi raggiungere il primo livello a piedi oppure in ascensore e, una volta percorso il camminamento fino alla controfacciata, ti aspetta l’ultima fatica per salire alla Terrazza Maggiore (e che vista da quassù !)

Calpesterai il tetto del Duomo, esattamente sopra la navata centrale e potrai avere una visione a 360 gradi del capoluogo lombardo.
Da qui vedrai da vicino la Madonnina, che svetta sulla Guglia Maggiore, realizzata da Giuseppe Perego e posizionata qui sopra nel 1774.

Se ti stessi domandando quante statue ci sono in totale, eccoti un paio di dati:

🗿3400 statue,
☔️150 doccioni,
🫈96 giganti,
🔨 135 guglie

🥂 all’inizio del ‘900, proprio sotto la Guglia Maggiore, c’era un piccolo chiosco che serviva caffè, orzata, gelati e pure champagne ai visitatori che salivano fin quassù a piedi.
Eh sì, usavano le scale, perché l’ascensore arriva solo nel 1928!

24/08/2026

Ve l’avevo già spiegato l’effetto vero?
È un’immagine che uso spesso per spiegare come nascono le nostre chiese.
Secoli e secoli di sovrapposizione di edifici e rifacimenti che si adeguano ai tempi e agli stili del periodo, fino a raggiungere una versione finale (la più vicina storicamente ai giorni nostri).

Spesso, per scoprire la storia degli edifici più antichi basta guardare sotto i nostri piedi, aguzzare la vista e trovare indizi nascosti.

Nel caso della Cattedrale di Pesaro, questi indizi non sono più nemmeno tanto celati: anzi, sono letteralmente esposti agli occhi dei visitatori grazie ad un pavimento trasparente su cui ci si può camminare sopra.

Si scopre così che l’edificio si affacciava sull’antico cardo maximus e la prima chiesa risale al VI secolo d.C., poi modificata nel Medioevo e ripresa successivamente fino allo stile neoclassico attuale.

Ma i mosaici di ben due (‼️) pavimenti antichi raccontano un intreccio di storie e iconografie che mi ha lasciata davvero a bocca aperta.

Per oltre 800 mq. sirene, pavoni, lamie, esseri ibridi, decorazione geometriche e scene tratte dall’epoca classica si susseguono senza pausa creando un tappeto musico unico nel suo genere.

Tra le scene più importanti bisogna menzionare quella dedicata alla guerra di T***a.

Alcuni guerrieri e dame solcano le acque del mare a bordo di una biremi e la scritta accanto ad essa ci suggerisce che la protagonista è Elena, che torna a casa dopo la fine della
Guerra.

Poco più sopra si intravede una scacchiera, che ricorda la sfida tra Ulisse e Palamede, che erano soliti giocare durante l’assedio.

Prendetevi del tempo per osservare i dettagli di questo tappeto, emblema della stratificazione storica e iconografica di Pesaro.

💥💥💥Ecco qui un carosello pronto da salvare!Vi presento le prossime mostre in autunno a Milano, tra Palazzo Reale, Mudec ...
20/08/2026

💥💥💥
Ecco qui un carosello pronto da salvare!

Vi presento le prossime mostre in autunno a Milano, tra Palazzo Reale, Mudec e Gallerie d’Italia!

Inutile dire che ho già in programma le date per visitarla con me…
Chi è iscritto alla newsletter ha già ricevuto tutte le info 📥, per gli altri… domani vi sgancio le date!

E ora ditemi: quale mostra vi interessa di più?

🎁🎁🎁Immagina di essere un mercante che lascia la sua casa a Concorezzo e si trasferisce con il padre e la famiglia a Mant...
31/07/2026

🎁🎁🎁
Immagina di essere un mercante che lascia la sua casa a Concorezzo e si trasferisce con il padre e la famiglia a Mantova.
Lavora s**o, si impegna, stringe i giusti accordi, esporta lana e importa stoffe preziose da Venezia.
La sua vita cambia in meglio e, in pochi anni diventa ricco, anzi ricchissimo e appena ne ha la possibilità vuole dimostrare a tutti i cittadini il suo potere e la tranquillità economica raggiunta.

Come può farlo?
All'epoca non c'erano abiti firmati, né macchine di lusso, biglietti da visita e nemmeno cartelloni pubblicitari.

Decide quindi di decorare la sua dimora nel cuore economico di Mantova (Piazza delle Erbe) con la rappresentazione degli oggetti che l'hanno reso il più ricco mercante della città!

Se vi avvicinate all'edificio, potrete notare sull'architrave alcune decorazioni: bilance, piatti, cucchiai, pezzi di stoffa, pacchetti legati con un nastro.
L'incarico della ristrutturazione di casa e bottega fu affidato a Luca Fancelli, uno dei più importanti architetti dell'epoca, che si mise all'opera nel 1455.

Quando passo in città mi fermo ad osservare i dettagli della Casa del Mercante, ed ogni volta mi ritrovo a riconoscere nuovi oggetti!

E voi?
Come decorereste casa se ne aveste la possibilità?

30/07/2026

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“Non solo discoteche”.
Questa è la frase che ripeto spesso ad amici e conoscenti quando mi dicono cosa c’è da vedere a Rimini.

Potrei stare qui ore a raccontarvi di Piero della Francesca, dei Malatesta, dell’arco di Augusto o del Ponte di Tiberio.
Ma la faccio breve e vi stupisco mostrandovi una vera chicca custodita nel cuore del centro storico: la Domus del Chirurgo.

Si tratta di un’area archeologica aperta al pubblico una ventina di anni fa, visibile attraverso delle vetrate che permettono anche ai curiosi che non vogliono spendere 7 € (non siate tirchi!) di osservare da vicino una domus romana dall’interessantissima storia.

Come tutte le grandi scoperte archeologiche, anche qui ci mette lo zampino la fortuna: mentre stanno sradicando un albero in Piazza Ferrari, si scoprono dei frammenti di affresco e i lavori si fermano: scavano, scavano e scavano ed ecco che torna alla luce un complesso archeologico che racchiude edifici appartenenti a tre epoche diverse che permettono di raccontare la storia di Rimini.

La parte più interessante è senza ombra di dubbio la Domus del Chirurgo, ovvero uno studio medico con tanto di sala d’attesa e sala operatoria: all’interno di una scatola di bronzo, sono stati rinvenuti bisturi, scalpelli, sonde, pinze, bilance e misurini, vasetti in terracotta e contenitori di uso farmaceutico.
La domus era persino dotata di una latrina e un calidarium!

Si trovava vicino alle mura che davano verso il porto di Ariminum: eh già, il mare prima arrivava fino a quello che per noi è il centro cittadino!

I mosaici rinvenuti sono davvero meravigliosi, ma per osservarli meglio dovete entrare nel museo e passeggiare lungo i camminamenti in metallo che permettono di scovare dettagli interessanti: c’è pure una tomba risalente al periodo della Guerra Greco-Gotica!

Pulizie in grande stile al Teatro alla Scala
28/07/2026

Pulizie in grande stile al Teatro alla Scala

“È come fare la ceretta al dipinto!”Più o meno questo è ciò che dice chi mi ascolta dopo aver compreso cosa si intende p...
23/07/2026

“È come fare la ceretta al dipinto!”
Più o meno questo è ciò che dice chi mi ascolta dopo aver compreso cosa si intende per “strappo” nel mondo del Restauro.
E di solito parlo dello strappo nelle sale del Pisanello, custodito all'interno di , dove alle pareti riposano le sinopie di un grande ciclo di affreschi dedicati alle imprese arturiane.

Gianfrancesco Gonzaga, signore di Mantova, nel 1436 commissionò all'artista un ciclo di pitture che celebrassero il potere della famiglia, di cui si persero le tracce precocemente.
Fu grazie all'occhio attento di Paccagnini, che il ciclo tornò alla luce: rimuovendo l'intonaco si "liberarono" le sinopie, ovvero il disegno preparatorio fondamentale per dipingere poi a fresco su muro.

Ma come ci è riuscito? La tecnica dello strappo era la più immediata: in poche parole, la pellicola pittorica viene letteralmente strappata dal muro e poi ricollocata su supporti mobili.

Come funziona?
1. si applica sulla pittura una vernice isolante per fissare e proteggere i pigmenti.
2. si stende sull'opera una colla organica facilmente rimovibile e si stendono diversi strati di teli.
3. una volta asciugata la colla, il tessuto si restringe e si stacca dalla parete: ora basta "strappare" il telo e arrotolare tutto su un gigantesco rullo (nella sala dove è custodita la sinopia lo vedete esposto!).
4. se non viene via subito? Ahimè, con un po' di martellate ed olio di gomito si stacca!
5. l'affresco viene posizionato su un nuovo supporto e, infine, si versa acqua calda per staccare la pittura dai primi teli posizionati.

Sì, lo so, sembra complicato e soprattutto "pericoloso" per l'opera d'arte, ed effettivamente lo è!
Oggi è rarissimo che si utilizzi ancora questa tecnica.

Il ciclo narra per immagini il torneo organizzato da re Brangoire, dove partecipa Bohort, cugino di Lancillotto, e grande cavaliere.
Io ho una passione sfrenata per Re Artù e i suoi cavalieri e passerei ore davanti a queste opere, evidenziando anche la maestria di Pisanello, che indugia sui dettagli degli abiti e delle armature, sugli edifici sullo sfondo che tanto ricordano quelli mantovani.

21/07/2026

Miracolo!
L’ho trovata aperta!
Di cosa sto parlando? Della chiesa del Santo Sepolcro di Milano, ovviamente!

Vi avevo parlato della sua (meglio chiamarla chiesa ipogea) in un altro reel, ma questa volta colgo l’occasione per raccontarvi cosa trovate all’interno della chiesa superiore, edificata nell’XI secolo e dedicata inizialmente alla Santissima Trinità.

Fu nel 1100, in pieno fermento Crociato, che venne ridedicata al Santo Sepolcro, per volere dell’Arcivescovo Anselmo da Bovisio, che trovò la morte proprio in Terrasanta.

Con l’arrivo di San Carlo Borromeo cambia tutto: l’arcivescovo si reca a pregare nella sua cripta e si prodiga per la ricostruzione della chiesa. Suo cugino Federico costruisce accanto la Biblioteca Ambrosiana e tutto il quartiere viene modificato in funzione di questo nuovo polo istituzionale.

Ma quello che ho sempre desiderato vedere da vicino sono i due gruppi scultorei della fine del XVI secolo in terracotta custoditi nelle due cappelle a lato dell’altare maggiore: l’ultima cena con la lavanda dei piedi e un trittico sulla Morte di Cristo.

Sono opere dal forte impatto visivo ed emotivo, realizzate secondo i canoni della Controriforma per favorire l’immedesimazione dei fedeli.
Nate per essere posizionate nella cripta, che quindi diventava un vero e proprio palcoscenico per i sermoni controriformisti, vennero poi collocate nella chiesa superiore.

Il messaggio è chiaro: nella chiesa a cui si accede dalla piazza vengono narrate le scene della vita di Cristo che precedono la morte, rappresentata da una deposizione custodita nell’edificio ipogeo.

Per farla breve: una serie tv con 24 episodi (questo era il numero totale di gruppi scultorei voluti da San Carlo Borromeo) con tanto di effetti speciali!

  : my 2 cents.Mi sono seduta in penultima fila al centro per godermi tutto lo spettacolo e me lo sono goduto.Ci sono st...
19/07/2026

: my 2 cents.
Mi sono seduta in penultima fila al centro per godermi tutto lo spettacolo e me lo sono goduto.
Ci sono stati “errori” dal punto di vista storico? Sì!
Ho storto il naso quando ho visto le forchette e il coltello sul tavolo di Menelao manco fossimo da Cannavacciuolo, per le armature che parevano uscite da una sfilata di D&D, la nave di Ulisse così simile a quelle vichinghe, il cavallo realizzato come se fosse impennato…

Ma mi ha vietato di godermi lo spettacolo?
Certo che no!

Chi studia storia e parla di arte ogni giorno analizzando opere d’arte conosce bene cosa significhi il termine “attualizzazione”.

Lo spiego mille volte davanti al Cenacolo di Leonardo, con Gesù e gli apostoli in abiti del I secolo mentre mangiano da piatti adagiati su tovaglie Rinascimentali; lo sottolineo quando indico le armature lanzichenecche nelle Crocifissioni dipinte dopo il Sacco di Roma; lo ribadisco quando racconto che le stoviglie messe in bella mostra nel Banchetto di Amore e Psiche a Palazzo Te sono una sfacciata esaltazione della collezione Cinquecentesca dei Gonzaga.
Adattare al pubblico contemporaneo scene ed episodi avvenuti (o immaginati) secoli prima non è un peccato capitale o una scelta disonorevole, anzi!
Permette di raccontare meglio le storie e renderle “leggibili” a tutti e tutte.

L’unica nota amara è che avrei voluto vedere Alcinoo, Nausicaa e Ulisse, quello che per me è il vero incipit dell’Odissea, come nel bassorilievo di Canova: Odisseo di lato che si emoziona perché sente un aedo cieco narrare le grandi gesta della Guerra di T***a e lui che attacca a raccontare la sua storia.

Ho apprezzato che l’Ulisse di Nolan sia davvero un uomo solo in mezzo al mare, in balia delle sue scelte, che ragiona sugli orrori della Guerra.
Perché, a differenza del testo classico, gli Dèi qui non ci sono.
Ce lo svela alla fine del film, quando Atena si rivela per quella che è: la coscienza imbrattata del sangue di una sacerdotessa, che lo insegue per tutto il viaggio.
Spendeteli sti soldi al cinema e poi tutti a rileggere il testo che avete messo in cantina ricoperto dalla polvere di almeno 20 anni fa.

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Milano
Milano

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