Wee Art Tour

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Wee Art Tour � Visite guidate a mostre e musei
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19/10/2026

Dal 16 ottobre al 31 gennaio 2027 le porte di si aprono alle Streghe!

e hanno progettato un’esposizione temporanea che permetterà ai visitatori di scoprire quanto il ruolo della Donna-Strega sia cambiato nel corso delle diverse epoche.

Dalle sacerdotesse e profetesse del mondo classico alle curatrici del Medioevo, passando per le medium dell’Ottocento fino alla Stregoneria Bianca dei tempi più recenti, verrete guidati da incisioni, oggetti e libri che raccontano grandi cambiamenti di prospettiva.

Una mostra necessaria, per puntare i riflettori anche sul ruolo della donna moderna e sui movimenti sociali contemporanei.

Uscirete da palazzo con una domanda: “Ma le streghe sono davvero tornate?”

“Sono fatto di tutto ciò che ho visto”.Henri Matisse ci racconta in poche parole come lavora.Osserva, annota, apprende, ...
14/10/2026

“Sono fatto di tutto ciò che ho visto”.
Henri Matisse ci racconta in poche parole come lavora.

Osserva, annota, apprende, fotografa, scrive e poi rielabora.
Non è uno di quegli artisti che durante i viaggi lavora freneticamente e senza sosta.

Viene completamente spiazzato da colori, rumori, odori delle terre che esplora ed è sopraffatto da così tante novità che non riesce a tradurre immediatamente su tela o in scultura ciò che apprende.

Ha bisogno di ritirarsi nel suo studio, circondato dagli oggetti che ha acquistato durante le sue avventure in Marocco, a Tahiti, a Guadalupe: apre l’armadio e tira fuori l’abito viola a righe bianche che fa indossare alla modella del momento, posiziona il Moucharabieh, stropiccia un po’ il tappeto marocchino, posiziona la brocca egiziana e da un’occhiata all’insegna cinese.

A noi sembrerebbe un’accozzaglia di elementi slegati tra loro, ma Matisse ci vede un dialogo muto tra linee forme e colori.

Se volete tuffarvi nel suo mondo senza confini, dovete fare un salto al MUDEC - Museo delle culture ed entrare nella sua stanza, tuffarvi nel blu del cielo (o del mare?) e leggere le immagini nate dalla sua mano.
Una mano instancabile, che non si ferma neppure dopo una grave operazione che lo obbliga su una carrozzina.

Continua a lavorare, al posto del pennello la sua arma diventano le forbici e “disegna NEL colore”, senza sosta, spostando forme e creando nuovi mondi.

Se vivi nel Medioevo, come puoi dimostrare a tutta la cittadinanza che appartieni alla famiglia più ricca della città?Se...
08/10/2026

Se vivi nel Medioevo, come puoi dimostrare a tutta la cittadinanza che appartieni alla famiglia più ricca della città?
Semplice: costruisci il palazzo più bello, la torre più alta oppure ti compri una fetta di chiesa e ci piazzi un tuo ritratto.

Più o meno questo è ciò che ha fatto Guidino Suardi, quando nel 1342 chiede ad un pittore (a noi ignoto ma di grande bravura) di affrescare l’Albero della vita sulla parete del transetto della basilica di Maria Maggiore in citta alta che. Di fatto, è la chiesa più importante di Bergamo.

Ma cosa raffigura questo gigantesco affresco?

L’artista è chiamato a rappresentare per immagini le parole scritte da San Bonaventura nel 1260 nel suo libro “Lignum Vitae” che racconta la vita, la passione e la morte di Cristo.

Ecco quindi che da un alto tronco partono 12 rami da cui pendono medaglioni che ritraggono scene della vita di Gesù.
E per garantire a tutti di comprendere le scene, ogni tondo è dotato di cartiglio e iscrizione con titolo di riferimento.

In questo scatto sto indicando il vero protagonista della scena: quell’uomo vestito di rosso inginocchiato davanti ai presenti.
Tra i santi francescani più celebri della storia spicca lui, il committente con la sua scarsella attaccata alla cintura, l’abito rosso con risvolto di pelliccia e mani giunte.
Lui è il vero sponsor: Guidino Suardi.


Nel 1661 la grande tela del “Diluvio universale” di Pietro Liberi la coprì parzialmente.
Possiamo immaginare la bellezza dell’opera completata grazie ad una fotografia che mostra cosa si cela sotto il dipinto!

“Conosco Milano come le mie tasche”.Di solito i cittadini milanesi (di nascita o di adozione) mi rispondono così, quando...
29/09/2026

“Conosco Milano come le mie tasche”.
Di solito i cittadini milanesi (di nascita o di adozione) mi rispondono così, quando chiedo se hanno mai fatto una visita guidata in centro.

Non ho dubbi, solitamente rispondo io, allora invito loro a partecipare ad una caccia al dettaglio tra le piazze più famose della capitale lombarda.

Restano sempre a bocca aperta quando scoprono cose nuove che sono sempre state sotto i loro occhi.

È così che un’azienda italiana molto nota mi ha chiesto di organizzare un’attività divertente e accattivante per il loro team marketing e per alcuni ospiti francesi.

Tre ore di tour e attività letteralmente volate e risate assicurate.
Se anche tu vuoi proporre una visita speciale cucita su misura per la tua azienda, scrivimi!

21/09/2026

In occasione dei 150 anni dalla nascita di Giovanni Segantini, il comune di Caglio è la Pro Caglio hanno voluto celebrare l’opera del pittore trentino con un percorso espositivo permanente.

Tra le viuzze del borgo di 470 anime, puoi trovare le riproduzioni dei dipinti più celebri di Segantini che hanno avuto come protagonista la vita contadina e il paesaggio brianzolo, oltre alle montagne svizzere.

Un modo piacevole e differente di trascorrere un pomeriggio del fine settimana.

la prima versione del Trittico della Natura per il padiglione dell’Engadina di Expo 1900, prevedeva delle tele girevoli con piante e fiori rappresentativi della regione Svizzera, per permettere al visitatore un’immersione a 360 gradi nel paesaggio montano?
Per mancanza di fondi Segantini dovette ridimensionare il progetto, e ora puoi vedere le tele esposte in una sala ovale al Museo Segantini di Skt Moritz.

La mia gonna è abbastanza lunga?Ho iniziato la giornata raccontando di donne la cui vita è stata cancellata dalla storia...
20/09/2026

La mia gonna è abbastanza lunga?

Ho iniziato la giornata raccontando di donne la cui vita è stata cancellata dalla storia scritta dagli uomini e sono rientrata a casa leggendo le parole di un ministro che mai avrei voluto sentire.

Forse alle alchimiste di Kiefer non è stata misurata la lunghezza dell’abito, ma di sicuro è stato imposto di nascondere le proprie scoperte dietro falso nome, di lasciar firmare al marito o compagno testi scritti da loro, di lasciare la famiglia in esilio, di occuparsi del focolare e di usare le piante del giardino solo per cucinare, non certo per curare malanni o migliorare le vite di donne e uomini della propria comunità.

Eppure si sono lo stesso rinchiuse in soffitta e hanno usato alambicchi, testato ricette e guarito malanni. Hanno trovato soluzioni pratiche a problemi reali, mentre gli uomini cercavano la pietra filosofale e stramberie inutilizzabili nella vita quotidiana.

Alcune hanno rinunciato ad essere madri per rincorrere la scienza chimica e farmaceutica, altre ancora sono state sia madri che esperte mediche e chirurghe.

Mentre ad oggi ancora si consiglia al figlio di scegliere la donna “più affidabile, più seria, che sarà una buona madre di famiglia, che terrà fede all’amore che conferma con il matrimonio.”

In un’unica frase abbiamo volutamente ignorato anni di conquiste: il diritto alla maternità, al lavoro, al divorzio o al non matrimonio.

Come sempre le donne vengono valutate e decifrate in base alla loro relazione rispetto all’uomo, come se non potessero bastarsi da sole.

La mia gonna oggi era decisamente lunga.

Forse la prossima volta ve la presto, voi presenti, che avete applaudito a quel discorso ignobile: potete usarla per nascondervici sotto.

Chiudo con una citazione di Marie Meurdrac, chimica francese del 1666:
“Le menti non hanno sesso”, ci conviene ricordarlo.

Due anni possono bastare per cambiare volto ad una città?Certo, se il nome dietro al progetto di riqualificazione è Marc...
16/09/2026

Due anni possono bastare per cambiare volto ad una città?

Certo, se il nome dietro al progetto di riqualificazione è Marcello Piacentini.
Alla fine degli anni ‘20 uno dei quartieri più antichi e iconici di Brescia viene letteralmente raso al suolo per lasciare spazio ad una piazza rappresentativa del Regime.

Immaginatevi il quartiere delle Pescherie: vicoli stretti, a tratti bui, negozi che vendevano alimentari ed edifici medievali alti, ricchi di storia ma che necessitavano di manutenzione continua.
La scelta è stata quella di buttare giù tutto e ricostruire una piazza pulita, ordinata, con palazzi semplici ma imponenti.

In meno di due anni il quartiere viene sventrato: si perdono per sempre il macello quattrocentesco, la chiesetta di Sant’Ambrogio e ciò che restava della longobarda curia ducis.

Al loro posto nascono: il Torrione INA, che di fatto è il primo grattacielo in Italia (57,25 m d’altezza), il Palazzo delle Poste e la Torre della Rivoluzione, decorato da un orologio e un bassorilievo raffigurante Mussolini a cavallo (👉 scorri le foto!).
Sotto la torre puoi trovare l’arengario con bassorilievi realizzati da Maraini che narrano gli avvenimenti più importanti della storia della città.

Un cambiamento radicale che suscita alcune critiche, soprattutto da parte degli storici dell’arte che sono contrari alla demolizione di una parte dell’anima medievale della città.

nel centro della Piazza c’era il BIGIO, un’enorme scultura di Arturo Dazzi, raffigurante un giovane n**o e possente, un vero e proprio simbolo politico.
Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale è stata rimossa ed è custodita in un grande “sarcofago” in un magazzino comunale.

Al suo posto ora troviamo “La Stele” di Mimmo Paladino, che si riappropria del piedistallo usato dal Bigio, puntando il faro sul discorso di valorizzazione e risemantizzazione dei simboli della memoria f4scista in città.
Resterà qui per i prossimi 10 anni.

Come si dice?  from Morocco.Marrakech era sulla lista da anni, ma poi c’è stato il Covid, le figlie, il lavoro, i proget...
14/09/2026

Come si dice?
from Morocco.

Marrakech era sulla lista da anni, ma poi c’è stato il Covid, le figlie, il lavoro, i progetti, la scelta di mete differenti.

Poi un regalo inaspettato mi ha condotto a Marrakech.

Sapevo che sarebbe stato lontanissimo dalla mia comfort zone, io che preferisco le vie ordinate e i palazzi medievali alti e scuri, le pale d’altare e le rocce delle montagne.
Ma quei giorni di giugno mi hanno aperto le porte di un mondo coloratissimo, caotico, dagli odori e profumi intensi (così mi hanno detto, essendo anosmica mi sono persa una bella fetta di esperienza), con opere d’arte ricche di dettagli incrociati e mani sapienti che intrecciano cuoio, lana e materiali preziosi.

Il momento più bello? La cena berbera nel deserto, con questo ragazzo nella foto che ci indicava le costellazioni nel cielo, lui che in una vita precedente era stato un nomade tra le dune calde e dorate.
Ps: ci siamo regalati un tappeto marocchino ♥️
🇲🇦🇲🇦🇲🇦

11/09/2026

Ci sono luoghi che sono strettamente legati ad aziende.
Se dico Mandello del Lario, parlo della Moto Guzzi, uno dei nomi più importanti del mondo del motociclismo

L’Aquila ad ali spiegate è il suo logo, le montagne sono la sua casa e il rumore della Galleria del Vento è stata la colonna sonora per i cittadini mandellesi per circa vent’anni.

Inaugurata negli anni ‘50, il giorno prima dell’accensione, veniva inviata una comunicazione alla popolazione per avvisarli del rumore e che la corrente sarebbe saltata.

Nessuna lamentela, nessuna rimostranza: la Moto Guzzi è parte attiva della città, sfama i cittadini ed è vanto in tutto il mondo.

Ad oggi questo polo aziendale ha deciso di rinnovarsi e si è affidato all’architetto Gregg Lynn, che ha riprogettato il Museo Moto Guzzi con una forma particolare, che omaggia sia le Grigne, che le parti della moto.
Ha lasciato “viva” la fabbrica antica, quella che si accosta alla Galleria del Vento, che veniva usata anche per testare l’aerodinamicità di tute da sci, macchine e molto altro!

Vi aspetto prossimamente per una visita guidata al Museo della

31/08/2026

Siamo abituati a immaginare il Teatro alla Scala come un luogo sacro, dove il silenzio regna sovrano e le regole di decoro e rispetto devono essere seguite alla perfezione.

Bè, la situazione più di un secolo fa era davvero molto diversa!

Partiamo dai palchetti per esempio.
Erano letteralmente l’estensione di casa propria: il proprietario poteva decorare questa piccola stanza secondo i propri gusti con dipinti, tende e mobili che assecondavano il gusto personale.
Unica regola: la tenda verso la platea doveva essere dello stesso colore delle altre (rossa oppure azzurra a seconda del periodo storico).

Durante i lunghi spettacoli si poteva bere, fumare e persino mangiare!
E non si trattava di sandwich o toast, ma veri e propri pranzetti riscaldati nel retropalco da cuochi professionisti che potevano comprare le pietanze al caffè-rosticceria vicino al teatro oppure erano preparati dagli stessi nelle cucine ricavate al secondo Ridotto del Teatro.

Ve la immaginate una Scala così?
Con il profumo dello zafferano, del vino, del fumo dei sigari, delle lampade ad olio, il tutto appesantito dall’aria viziata dovuta all’assenza delle finestre, senza contare il profumo delle signore agghindate!

Che dite?
Organizziamo un tour?

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