22/04/2020
Ci eravamo lasciati alla Cima 3 del monte San Michele, proprio davanti alle bocche delle cannoniere orientate verso il Carso di Comeno. Continuiamo lungo il sentiero turistico che costeggia le pendici meridionali del colle raggiungendo in breve un valloncello sul fondo del quale troviamo, poco dopo un cippo commemorativo della XXVIII divisione, la “monumentale” entrata dello Schönburgtunnel. Questo è una caverna artificiale scavata dai soldati austro-ungarici tra la Cima 2 e la Cima 3 del San Michele. Ha due ingressi, quello al quale ci troviamo di fronte è quello rivolto a sud; l'uscita a nord-ovest è protetta anteriormente da un nido di mitragliatrice alla sommità del Canalone Tivoli, dove forniva agli osservatori austro-ungarici un ottimo punto di osservazione sulle sottostanti linee occupate dalle truppe italiane. Il tunnel era rimasto nascosto sino al 1995, quando l'entrata sud ed i resti del portale d'ingresso furono trovati tra la f***a vegetazione dagli speleologi del Gruppo Speleologico Carsico che ripulirono l'area ricostruendo il manufatto con l'iscrizione. Il portale fu realizzato nell'inverno del 1915, dopo la IV offensiva dell'Isonzo, dai soldati del 7° Feldjaeger che vi apposero l'iscrizione in onore del loro comandante Alois di Schönburg-Hartenstein che probabilmente qui aveva il posto di comando. Proseguiamo per alcune decine di metri incontrando un segnale che ci dice che sulla nostra sinistra possiamo andare a vedere la cavernetta scavata da una compagnia del genio degli Honved, con relativa targa posta al di sopra dell'entrata. Numerosi cippi ci accompagnano lungo il cammino a destra e a sinistra mentre la vista si allarga verso la valle del Vipacco, la Selva di Tarnova, il Veliki Hrib con la torre monumentale di Cerje, il Faitji. Poco più di 300 metri dallo Schönburgtunnel abbandoniamo il sentiero turistico scendendo a destra oltrepassando la catena che delimita la zona monumentale. Percorriamo 240 metri in discesa sino a raggiungere un'evidente carrareccia. Svoltiamo a sinistra e proseguiamo per 280 metri. Qui, facendo attenzione, possiamo vedere che abbiamo una strada che porta verso sud alla nostra destra e, pochi metri più avanti, una sulla sinistra in direzione nord. Possiamo prenderle entrambe: la prima ci porterà in una zona interessante per la bella pineta e per tracce del secondo conflitto mondiale e della Guerra Fredda; la seconda ci permetterà di vedere il sistema delle cannoniere di Còtici ma ci costringerà a un percorso più lungo su asfalto.
Iniziamo descrivendo la prima. Svoltiamo quindi a destra inoltrandoci nella vegetazione. Percorsi 400 metri arriviamo a un bivio dove, su un sasso proprio davanti a noi, c'è una targa che ci ricorda che proprio in quel punto vi era una stazione di cambio di una staffetta partigiana, la P16, che permetteva il collegamento tra la selva di Tarnova e Monfalcone. Questa faceva parte della rete slovena di comunicazione costituita e organizzata nel gennaio del 1943. In una prima fase era identificata come P15, dopo l'ottobre 1944 la sigla fu P16. L'attività ella P15 comprendeva la raccolta di dati e informazioni in merito all'industria militare di Trieste e Monfalcone. In più le staffette permettevano di portare materiale tecnico e sanitario acquistato nella pianura friulana agli attivisti dell'interno. Prendiamo la strada a sinistra; dopo 150 metri possiamo fare una breve deviazione sulla destra per raggiungere la cima dello Skofnik, sulla quale si trova ciò che rimane dell'Opera del San Michele. Le “opere” rappresentavano durante la Guerra Fredda dei punti di resistenza nei confronti di un'ipotetica invasione dall'est. Quelle sul Carso isontino e monfalconese erano presidiate dal 33° battaglione fanteria d'arresto “Ardenza”, di stanza a Fogliano-Redipuglia. L'opera comprende una postazione per mitragliatrice a cupola (M4) e il posto di comando (PCO). Interessante la mimetizzazione del PCO sul quale sventola costantemente una bandiera rossa. Recentemente l'opera è stata resa visitabile al pubblico e costituisce un interessante testimonianza della situazione al confine orientale fino all'inizio degli anni '90 del secolo scorso.
Ritornati al sentiero principale proseguiamo in discesa piuttosto ripida per 350 metri, sino al cimitero di San Michele del Carso. Da qui seguiremo per un centinaio di metri la strada asfaltata andando verso destra, girando poi a sinistra per passare davanti agli impianti sportivi. Giungiamo quindi a un nuovo bivio al quale prenderemo a sinistra. Dopo una curva verso destra imbocchiamo la strada a destra che dopo poco ci porta a un bivio dal quale si dipartono due strade sterrate. Prendiamo quella di sinistra con le segnalazioni per il rifugio del Gruppo Speleologico Carsico. Giungiamo al rifugio dopo circa 300 metri. Al rifugio è possibile rifornirsi d'acqua.
Lunghezza totale del percorso dal monte San Michele al Rifugio speleo, circa 3 chilometri.
Ritornando al bivio dove abbiamo dovuto fare la scelta della strada, vediamo ora dove ci porterebbe il percorso alternativo, più aderente a quello proposto nel 1919. Dopo 270 metri di strada sterrata raggiungiamo la strada asfaltata che da Peteano sale a San Michele del Carso. La percorriamo verso destra sino a raggiungere dopo 250 metri l'imbocco sulla sinistra di un sentiero segnalato che conduce alle cannoniere di Còtici. Percorrendo il sentiero possiamo osservare sulla sinistra, tra la vegetazione, resti di panche e abbeveratoi un tempo facenti parte del parco del castello di Rubbia. Le cannoniere erano composte da una galleria con sei finestre. Due corridoi le collegavano agli ingressi sulla strada San Michele-Peteano. Un terzo passaggio serviva per raggiungere un posto di osservazione da cui controllare i tiri dell'artiglieria. Sembra che in realtà le gallerie non furono mai usate come cannoniere ma come magazzini. Terminata la visita delle cannoniere ritorniamo sull'asfalto proseguendo a sinistra verso le case di San Michele del Carso. Passiamo davanti alla cantina dell'Azienda agricola Castello di Rubbia, ancora un breve pezzo di salita, un paio di curve, si passa davanti alla nota trattoria Devetak e quindi svoltiamo a sinistra. Poche decine di metri tra le case e arriviamo a un nuovo bivio. Questa volta giriamo a destra in discesa. Ancora 180 metri di asfalto e poi prendiamo un bel sterrato sulla sinistra che in 600 metri ci porterà al rifugio speleo.
Il rifugio del Gruppo speleologico Carsico sorge nelle immediate vicinanze della Grotta Regina del Carso, la più estesa cavità del Carso isontino con 320 metri di sviluppo planimetrico, con inclinazione quasi costante. Molto belle le concrezioni; la grotta si può visitare con la guida degli speleologi dell'associazione. Un avventura sotterranea che merita di essere vissuta!
Lunghezza totale del percorso lungo la variante: 3,8 chilometri
Per questo tratto di percorso sono stati consultati i testi:
“La memoria storica del Brestovec” di Mitja Juren
“Sentinelle” di Buzz Midnight
“Attività speleologica sul Carso goriziano” n.3 1995-96 Bollettino del Gruppo Speleologico Carsico.
Il sito web www.castellodirubbia.com